Tag: crisi

Dom

15

Ott

2017

Mi prostituisco la sera in macchina

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Sono gay ho 30 anni, e sono stato sempre piuttosto carino androgino con un bel fisico. Ho deciso dopo anni di lavori con contratti usa e getta come commesso di prostituirmi.... Vestito da donna. 2 o 3 sere a settimana mi vesto e trucco e vado in un parcheggio della mia città ad aspettare in auto... Beh ...mi capita di fare anche 100 euro in neanche 2 ore ,con uomini sposati o presunti... Questo secondo lavoro mi gratifica economicamente.... Questo è il mio segreto che nessuno conosce

Ven

06

Ott

2017

Trovarsi un amante

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

E ora sono pronta a ricevere critiche,insulti e risposte banali,ma se tra queste  ne leggeró almeno una che mi aiuti ,allora ne sarà valsa la pena.

Sono sposata da 10 anni.Con mio marito non so neanche piú se possiamo definirci una coppia,sembriamo piú che altro due coinquilini che dividono un appartamento.Non c'é dialogo e men che meno intimità. Abbiamo un figlio di 8 anni e praticamente,lui é l unico legame che ci é rimasto.Nessuno immaggina che il nostro rapporto sia cosí logoro.Io non lo amo neanche piú.Volevo separarmi,ma lui non é d accordo.Dice che lui mi ama ma non é affatto vero.Mi fa infuriare che non vuole ammettere che non mi ama,la verità é che non si vuole separare perché l appartamento in cui viviamo é solo mio,l ho avuto in regalo da mia nonna e pertanto a lui non spetterebbe nulla.So che potrei comunque divorziare anche senza il suo consenso,ma a me dispiace,perché so che questo gli creerebbe parecchi problemi,e in realtà un poco di bene gli e ne voglio ancora.

Peró cosí facendo sto distruggendo la mia vita.Io sono sposata e mi sento single.Vorrei un amante.Ma non so neanche da dove cominciare.Mi piaceva tantissimo una persona due anni fa,ci ho fantasticato su parecchio,ero convinta che potessi interessargli anche io,ma alla fine non é sucesso nulla.Non sono riuscita a dirgli chiaramente quali fossero le mie intenzioni,e ancora sto a rimurginare su come o cosa avrei dovuto fare per fargli capire che poteva provarci con me anche se sono sposata.Non voglio una scopata e via.Non mi interessa.Vorrei una storia,un amante fisso,un rapporto doppio.Lo so che me ne direte di tutti i colori,ma secondo voi é piú vergognoso questo o buttarlo in mezzo alla strada?Io non voglio buttare mio marito in una strada,ma ho bisogno di calore,di emozioni dialogo e complicità... Tutto ció che con lui non ho.

Sab

09

Set

2017

Sembrava tutto perfetto...

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Ho 23 anni... Ho sempre avuto paura a lasciarmi andare, non riesco a fidarmi delle persone perché finora sono sempre rimasta scottata. Eppure quasi un anno fa mi contatta un collega di università, dice di avermi notata da tanto tempo ma non aveva mai avuto il coraggio di parlarmi, pur avendo conoscenze in comune e viaggiando (siamo entrambi pendolari) con gli stessi mezzi pubblici. Non so perché, ma stavolta sento che è diverso: ci provo, mi dico! In fondo, qualche sguardo gliel'avevo lanciato anch'io e un po' speravo che la curiosità fosse reciproca, anche se a pelle mi stava antipatico.... iniziamo a sentirci tutti i giorni, usciamo spesso (soli o in compagnia di amici comuni) ed io ho una voglia matta di baciarlo! Lui è perfetto, rispetta i miei tempi, non affretta le cose....e dopo un mesetto (che per me è sembrato un'eternità), scatta il bacio. Ci mettiamo insieme, intesa perfetta e niente smancerie asfissianti. A capodanno, un po' come nei film, nel mezzo di un battibecco scherzoso, mi dice il primo "ti amo", io rimango di sasso, lui ride per la mia faccia, lo bacio ma non rispondo, anzi gli chiedo "sicuro?", lui conferma, ripete il ti amo più volte.... nonostante il mio timore a lasciarmi andare, so di essermi innamorata anch'io ma fatico a dirlo! Ho come l'impressione che se lo ammetto ad alta voce, tutto crollerà....comunque metto queste paure da parte e tutto sembra andare alla grande! nei mesi successivi trovo anch'io il coraggio di dirglielo, in un momento di intimità. Lui ride "ah sai dirlo anche tu?! Comunque anch'io" la sua reazione.... sei mesi perfetti, qualche piccolo litigio risolto sempre con qualche battuta scema che mi faceva scoppiare a ridere e finiva tutto lì e via di coccole e carinerie.... all'inizio dell'estate inizia un periodo un po' stressante, entrambi sotto esame, lui persino lavora... arriva il mio compleanno e lui non può esserci (so che volendo avrebbe potuto gestirsi diversamente, glielo faccio notare ma finisce lì, non era certo questione di vita o di morte)....recupera con qualche giorno di ritardo e a me va bene così, mi bastava stare insieme.... ci vediamo sempre meno perchè è un periodo di grande lavoro per lui, ma ci sentiamo costantemente...io (e forse qui ho sbagliato) inizio a fargli pressione affinché si presentesse ai miei, in modo da essere ancora più liberi di vederci quando avremmo voluto (perchè la sera non posso uscire con "sconosciuti" e per loro lui lo era e lui era libero quasi sempre la sera tardi). Insomma, sinceramente non morivo dalla voglia di fare presentazioni però bilanciando gli interessi, il desiderio di stare insieme era più forte e mi fregava ben poco del resto. Beh, ovviamente dice che non si sente pronto, che in famiglia ha avuto brutte esperienze di storie finite male e ha paura di ripetere gli errori dei parenti e di deludere i genitori, oltre che me.... lascio passare, ma gli continuo a far presente che prima o poi dovrà superare questa paura, è una cosa naturale e non deve caricarla di aspettative... intanto arriva luglio, ho una strana sensazione, non so perché (lui si comportava normalmente) ma sentivo che stava cambiando qualcosa...nega più volte, poi cede. Dice che è confuso, che avrebbe voluto parlarmene da un po' ma non aveva il coraggio. Dice che in estate sarà pieno di lavoro e ci vedremmo pochissimo, che sa di farmi male e non riesce a pensare che soffro per colpa sua, che ha paura di non sapersi gestire fra i vari impegni e sarei io a rimetterci. Litighiamo, diciamo cose pesanti, lui mi dice "tieni i regali", io quindi penso mi stia lasciando ma lui si rimangia tutto, dice che ho frainteso e non mi sta mollando, ma che non sa cosa fare, che si sente spento. Il mattino dopo gli chiedo scusa, sentivo di averlo pressato troppo e gli dico che non mi interessa se dovremmo vederci poco nei successivi mesi, lo amo e sono disposta a mettermi in disparte. Lui mi tranquillizza...andiamo avanti così per un paio di settimane, mi scrive sempre ma non ci vediamo. Ogni tanto ho qualche crisi perché mi sento spaesata e gli chiedo di trovare 5 minuti per parlare faccia a faccia, ho bisogno di guardarlo negli occhi! Lui si nega, io mi sento sempre più confusa. Ho paura che non mi ami più, mi faccio un sacco di film mentali e ho davvero bisogno di guardarlo in faccia per capire. L'ho sempre capito da uno sguardo, senza bisogno di parlare.... ma continua a negarsi (oggi lavoro, ho l'esame fra poco, sono stressato ecc) e ammette che ha paura di incontrarmi perché, sapendo di essere in crisi, teme che possa dirmi qualcosa di sbagliato e farmi piangere e non sopporterebbe di vedermi piangere... sono giornate terribili, cerco di stare tranquilla e di parlargli normalmente ma ho un chiodo fisso....arriva intanto agosto, una domenica c'è l'ennesima discussione e lui ammette: da luglio non è cambiato niente, anzi. Si sente un fallito perché ancora è lontano dalla laurea, non ha il lavoro che vorrebbe ecc....io lo rassicuro, non è la laurea a renderlo una persona migliore! Parliamo fino a notte tardi, mi dice di stare tranquilla, di non pensare troppo, che sono troppo buona e dovrebbero farmi Santa perché ancora lo sopporto e non l'ho mandato a quel paese. Il giorno dopo decido di non scrivergli, scompaio...così per 4-5 giorni. Lui non mi cerca!! Gli riscrivo il venerdì successivo...una coppia di amici, conviventi, si era appena lasciata perché lui, improvvisamente non era sicuro di voler andare avanti. Il mio lui sembra quasi felice, ride, dice che era ovvio che sarebbe successo, che lei non l'ha mai sopportata e lui non era certo una cima (riflessioni effettivamente condivisibili, ma non in quel momento! Io mi concentravo più sulla sofferenza di lei che si era vista crollare il mondo addosso). Sabato silenzio (gli invio il link di un articolo ma non mi risponde), domenica nulla.... lunedì gli scrivo. Gli devo parlare! "Se il buongiorno si vede dal mattino, iniziamo male" mi dice... io inizio un monologo su come si sia allontanato senza un motivo e senza spiegazioni, ma in fondo una persona che mi trascura e non sa cosa vuole o se mi vuole, non la voglio accanto. "Mi hai già lasciata tu, non l'hai detto, ma l'hai fatto" gli dico.... mi risponde una cosa del tipo "mi dispiace questa situazione, non voglio che stai male per me. È solo colpa mia, non hai nessuna colpa tu, ho sbagliato io"....io dico che avrebbe dovuto solo essere sincero, piuttosto che aspettare che fossi io a fare tutto (chiedergli cosa non andava, iniziare le varie discussioni, persino chiudere). È indubbio che gli voglia bene, ma così non si può andare avanti. Non mi risponde! Non lo cerco più e lui scompare completamente. È passato un mese, io sono distrutta e nonostante tutto non riesco ad odiarlo... lo amo e continuo a giustificarlo! So che probabilmente non mi ha mai amata veramente, almeno non quanto io ho amato lui... ha sicuramente avuto paura di impegnarsi ma si è proprio comportato da ragazzino immaturo! A questo punto penso abbia fatto di tutto per farsi lasciare....ma a che pro?? Avrei preferito avesse avuto le palle di dire "non ti amo, preferisco stare solo. Scusami"

adesso manca poco all'inizio delle lezioni universitarie e dei vari viaggi coi mezzi....ho il terrore di incontrarlo, non so come comportarmi! L'ultima volta che ci siamo visti andava ancora tutto bene....ora ho paura di incrociare i suoi occhi e vedere indifferenza nei miei confronti... in tutto ciò, quando mi appare una sua foto sui social sento come se mi strappassero il cuore dal petto a mani nude! Posso solo immaginare quanto male starò quando lo rivedrò, anche se solo di sfuggita.... e poi, dopo questa storia, autostima sotterrata e fiducia nel prossimo pari a zero! 

Gio

07

Set

2017

Sentore d'autunno

Sfogo di Avatar di ColeridgeColeridge | Categoria: Ira

Sabato 2 settembre - Noci fresche. Le ho trovate stamattina al supermercato a un prezzo accettabile considerando che, di solito, queste primizie se le fanno pagare uno sproposito. Ancora umide di mallo. Sfiziosissime, ne mangerei il triplo se non fosse per la seccatura dello spellamento a unghia dei gherigli. Me le sgranocchio nervosamente a tavola, a pranzo concluso. Laura non le ha neanche assaggiate ed è andata su a riposare. Per lei sono ricominciati i collegi docenti e in questi giorni, tra l'altro, non sta bene, quindi era piuttosto provata. Figlio, appena arrivato, è ripartito stamattina per un altro corso di perfezionamento, quindi a tavola sono da solo a sgranocchiare noci, sorseggiarmi un gutturnio dopo tante settimane (d'estate quasi solo birra, poco vino e mai rosso) in attesa di svuotare lavastoviglie sbarazzare tavola riempire lavastoviglie prepararmi un caffè dotarmi di felpa e fumarmi una pipa in terrazzino tempo permettendo. Più autunno di così.


Ci provo ad essere sereno, ma sono un po' avvilito e un po' incazzato. A dire il vero non sono incazzato solo un poco, ero forse un po' incazzato con Laura negli scorsi giorni, ma ora sono molto, ma molto incazzato con me stesso. E sono avvilito. Piuttosto avvilito. Avevo provato appunto a tirarmi su cucinando una pasta e fagioli e allestendo la tavola con il vino e le noci. Laura, come dicevo, appena rientrata ha mangiato svogliatamente un po' di pasta, non ha voluto vino, s'è presa un po' di prosciutto dal frigo ed è andata a letto. Ma, come dicevo, Laura non sta molto bene in questi giorni, mentre io, se non l'avessi detto, sono avvilito e incazzato. Con me stesso.

 

Settimana di vacanza

Era una settimana di vacanza questa. L'avevo preventivata proprio in vista del fatto che Laura avrebbe preso servizio a inizio mese. Avevamo stabilito di non fare grandi cose. Un po' di faccende di casa, un po' di tempo per noi e solo un paio di giorni al mare visto che le nostre vacanze ce le siamo fatte e sono costate pure un botto. Una settimana cominciata sotto i migliori auspici. Ci pensavo giusto qualche pomeriggio fa, nella sala d'attesa del pronto soccorso, mentre Laura era dentro a farsi visitare per un codice verde. Lo scorso fine settimana era ancora estate, estate piena. A questo pensavo. E noi, da soli a casa, avevamo ripreso a fare l'amore anche un po' rumorosamente. La sera, fuori per l'aperitivo, lei sfoggiava abbronzatura, sorriso radiante e umore delizioso. Agitava le spalle con la musica (lo fa di rado, la mia pianista classica), arrivando a sussurrarmi di aver quasi voglia di ballare assieme tra i tavoli.


Lunedì mattina partenza per le Cinque Terre. Albergo carino in centro paese, ci attrezziamo per farci il primo tratto di camminata del celebre sentiero che unisce i cinque borghi sul mare, su e giù per i costoni di roccia. Non proprio una passeggiatina amena, sotto il sole a picco. All'arrivo, nel primo pomeriggio, ci concediamo un meritato bagno a mare, un pezzo di focaccia col pesto e ce ne torniamo in treno all'albergo. Ci facciamo la doccia e restiamo a poltrire in accappatoio sul copriletto. Lei manifesta anche un proposito vagamente birichino ma è un po' in conflitto con la preparazione per la serata che è già in fase avanzata con capelli lavati e crema viso. Dopo qualche tentativo comico (i capelli!! fa gli occhiacci e ride) decidiamo di rimandare alla sera e ce ne andiamo in giro a bighellonare tra negozietti, anticipi di aperitivi, selfie sul molo, progetti per l'autunno, progetti per il futuro di Figlio, pettegolezzi su amici e passanti. E passa il tempo, passa talmente che tutti i ristoranti interessanti sono stracolmi di turisti. Si sa che i migliori sono in posizione sfigata, ma non vorremmo rinunciare alla vista mare, così troviamo un buon compromesso con un ristorante vicino al molo: sembra molto turistico ma il profumo non è male e si è appena liberato un tavolino all'esterno in posizione interessantissima. E' nostro. Servizio non speditissimo ma abbastanza compatibile con la quantità di gente. E poi non abbiamo fretta. Optiamo per il mezzo litro di bianco della casa. Di solito va più che bene. Non questa volta, E' un intruglio slavato dal gusto indefinibile. Chiediamo il cambio e prendiamo una bottiglia. Verso generosamente ad entrambi, lei protesta debolmente, ma poi lo beve tutto a stomaco vuoto. Non sempre le fa un buon effetto, dipende da come gira la conversazione. E la conversazione, per motivi insondabili, non stava prendendo una buona piega.

 

Cenetta

Non male gli spaghetti allo scoglio. Porzione per due. Molte cozze, che qui chiamano muscoli. Laura però non le mangia più da quando, alcuni anni fa, ne ha beccata una marcia che le ha provocato una tremenda indigestione. Quindi siccome tocca a me sbrigare la pratica mi do da fare, visto che sono anche piuttosto affamato. Lei mi guarda con un'espressione quasi schifata e sibila un commento che mi lascia basito. Mangi come fai sesso. Un po' le chiedo spiegazioni con gli occhi, un po' cerco di riportare la conversazione su tematiche più compatibili con un ristorante affollato. 


Suona il cellulare. E' il mio. Mia madre. Cazzo, non la sento da giorni e l'ultima volta l'ho pure liquidata sbrigativamente senza poi richiamarla. Avevo provato a chiamarla io nel pomeriggio. Non ha risposto e mi richiama, come al solito, al momento meno indicato. Devo rispondere. Le dico subito che sono a cena con Laura e che poi ci saremmo sentiti con calma. E tuttavia mi sento un po' in colpa a riattaccare così dopo l'ultima volta. Come va? Le chiedo con un tono sbrigativo, sottintendendo che non si andasse troppo oltre i convenevoli. Inutile. Attacca con un diluvio di lamentazioni a getto continuo che non riesco ad arginare in alcun modo. Se provo a interromperla non mi sente nemmeno e non posso alzare la voce. Imploro con gli occhi la comprensione di Laura che è pochissimo indulgente quando si tratta di mia madre. Non si parlano da anni. E' visibilmente contrariata. Comincia ad agitarsi. Parla a mezza voce con me, ma senza rivolgersi a me. Alza leggermente il tono. Minaccia di andarsene se non riattacco subito. Se ne va. Io finalmente riesco a trovare un varco nel profluvio di parole prive di un contesto intellegibile e, finalmente, riesco a chiudere la telefonata. Non mi muovo. Tanto le chiavi della stanza ce le ho io. Non per molto. Dopo qualche minuto Laura torna indietro, doppiamente incazzata per essere stata costretta a farlo. Reclama le chiavi senza neanche sedersi. Gliele do con ostentata nonchalance e resto seduto al mio posto. Dopo un po' arriva una sua telefonata. Riattacco. Faccio lo stesso anche ai successivi tentativi. 


La ragazza che ci aveva servito arriva cinguettante per proporre il menu dei dolci e dei liquori e capisce subito l'antifona. La signora torna? Non credo. Va via un po' delusa. Le stavamo simpatici. Di solito siamo particolarmente cordiali, soprattutto quando, a servire ai tavoli, troviamo ragazzi che si pagano gli studi. Quando siamo in buona naturalmente, e non era più aria. Pian piano il numero dei clienti si assottiglia. Pago il conto ma resto al tavolo a finire la bottiglia di bianco. Faccio segno alla ragazza che può sbarazzare. Alla fine resto l'unico ciente sul tavolino di plastica che sta fuori dal plateatico sul ciglio della strada. 


Il locale chiude e la ragazza mi saluta cercando di celare un filo di sconcerto. Laura prova a chiamarmi ancora e poi mi manda un messaggio dicendosi preoccupata. Le rispondo subito dicendo che sono lì esattamente dove mi ha lasciato. Mi augura la buona notte. E' un braccio di ferro sterile che mi vede perdente. Sono fuori dal B&B e non ho le chiavi del portone, quindi mi deve aprire lei e il telefono si sta scaricando. Le comunico assertivo che sto tornando, quindi di aprirmi. E' l'una e mezza passata quando rientro e mi infilo nel letto senza dire una parola. Alle 2 mi addormento. Alle 4 mi sveglio, stanco morto ma con una rabbia sorda che mi impedisce di dormire. Mi alzo, mi vesto con gli stessi indumenti rintracciati a tentoni ed esco. Non c'è una vera e propria hall. Mi metto sul terrazzo col computer, Non funziona nemmeno il trucco del lavoro. Di solito per prendere sonno elaboro cervellotiche procedure che mi sfiniscono. Non questa volta. Troppa adrenalina. Le sei. La strada chiusa al traffico di giorno è attraversata di continuo dai furgoni dei fornitori e dai camioncini della nettezza. Comincia a fare giorno e decido di andare sul lungomare a passeggiare. Ripercorro le stesse strade deserte attraversate la sera prima passeggiando mano nella mano. Verso le 8 mi manda un messaggio chiedendomi di tornare in stanza. 

 

Precipitoso rientro

L'idea originaria era quella di passare l'intera giornata a mare e rientrare con calma nel tardo pomeriggio. Tutto saltato. Si torna a casa immediatamente: ognuno di noi ha minacciato l'altro e ci si è quindi trovati sorprendentemente d'accordo. Mentre vado a prendermi un cappuccino e scegliere una brioche da tutta la generosa colazione del buffet, lei decide di preparare già i pochi bagagli invece di raggiungermi. Pago il conto al titolare che in modo circospetto mi chiede se la signora farà colazione anche lei. Il tono della nostra prima discussione mattutina deve essere giunto alle sue orecchie. Gli rispondo che credo di sì. In realtà usciremo dalla stanza solo per dirigerci, con i bagagli, direttamente al parcheggio. Non dopo esserci urlati nuovamente i nostri rispettivi disappunti. La nostra rabbia è tanta. L'inconfessata consapevolezza di essere in fondo due imbecilli, capaci di rovinare tutti i momenti più belli con le proprie mani, peggiora le cose. 


Lei è fuori dalla grazia di Dio. Ammette di avere esagerato il giorno precedente ma mi incolpa di non aver voluto arginare l'escalation negandomi al telefono, e poi chiama in causa tutta una serie di mie mancanze, sia storiche, sia recenti. Tralasciando le prime mi accusa di aver concesso che la telefonata con mia madre durasse più del dovuto durante una cena a due e, poi, di averle versato da bere troppo e di averlo fatto nonostante le sue rimostranze, ma cosa pensavo di fare, farla ubriacare per disinibirla? Ma che stai dicendo Laura. Sì, perché c'è questo tuo modo di porti così fisico così... da porco. Non ci sto e le chiedo se non sia impazzita. Non sto contribuendo a calmare le acque e questo ha su di lei il solito effetto. Urla, si avvicina, agita le mani. Usa le mani. Un colpo in testa. Siamo alle solite ma io sono esasperato. Le prendo le braccia, gliele metto dietro la schiena e la avviso, a brutto muso, di mettere in atto quello che da tempo minaccio di fare. Laura io un giorno ti darò un ceffone, uno solo, ma te lo ricorderai per un bel pezzo. Devi tenere le mani a posto. Raccattiamo le ultime cose e ce ne andiamo. Partiamo di buon mattino per andare a casa, dove avremmo passato l'intera giornata che avevamo deciso di trascorrere a mare.

 

Parlando di sesso

Il tecnico di laboratorio ha detto che c'è perdita ma che devo aspettare la dottoressa. Me lo comunica via WhatsApp Laura. La mattina successiva è voluta andare da sola all'appuntamento con la specialista, fissato al pronto soccorso il giorno prima. Accolgo la notizia con apparente calma, chiedo qualche spiegazione in più e poi, con la stessa calma, mi dirigo in cucina e assesto un pugno al lampadario di alluminio spaccando la lampadina. Ma torniamo al giorno in cui abbiamo lasciato l'albergo.


Dopo queste sfuriate la nostra modalità di sblocco è sempre la stessa. Io me ne sto chiuso a riccio senza spiccicare parola ad aspettare che il suo nervoso sbollisca ottenendo l'effetto esattamente opposto, fino a quando non si arriva ad un nuova litigata che si esaurisce per sfinimento e porta entrambi a più miti consigli. Stavolta mi accorgo un po' per tempo e prendo io l'argomento già in macchina, approfittando anche del fatto che sta guidando lei (le mie due ore di sonno non favoriscono alternative). I toni si distendono un po', anche se siamo molto distanti da una riappacificazione. Le frasi smozzicate, le frecciatine velenose rendono evidente che c'è dell'altro e che la sostanza è proprio tutta nel taciuto. Continuiamo a parlare per tutta la giornata. Parliamo di aspettative tradite. Di fraintendimenti. Di taciti accomodamenti e celate insoddisfazioni. Di tutto quello che in questi anni non ci siamo mai veramente detti, che non abbiamo mai veramente approfondito. I ricordi restituiscono un vissuto distorto e piegato alle proprie aspettative deluse. Non esiste una verità dei fatti. Esistono desideri inespressi e non capiti. Incomunicabilità. Superficialità e incapacità di calarsi nei pensieri dell'altro. Ma non è assurdo che proprio adesso, quando il sentore d'autunno della nostra esistenza comincia appena ad essere avvertito, non si riesca ad apprezzare la meraviglia di un tempo d'estate che ancora, nonostante tutto, è vivo e presente, talvolta anche con un tepore più avvolgente e piacevole rispetto al vigore dei nostri trent'anni?

 

E così discutiamo. Torniamo sugli episodi recenti e remoti facendo balenare all'altro una versione dei fatti inedita quando si riesce a fare capolino tra i vari fammi finire, parli sempre tu, ma se non sai cosa voglio dire ecc. ecc. Parliamo soprattutto di sesso. 


Perché ti sei fermato l'altro giorno. Sai che non mi piace quando mi prendi da dietro. Sai che detesto quando mi baci dietro e mi infili la lingua nel culo! A volte esageri anche quando lo fai davanti. Mi hai fatto venire, bravo ci sei riuscito, e allora perché non hai finito? No, dovevi prendermi anche davanti, dovevi vedermi in faccia, ma cosa pretendevi, di baciarmi dopo che mi hai baciato il culo tutto il tempo? 


Come cambiano i punti di vista. Le stavo facendo un massaggio sulla schiena. Avevo virato su questa modalità hot e lei sembrava gradire molto. Ogni tanto si ritraeva e poi si riapriva. Il coito da dietro è sembrato il naturale esito. Più volte, in passato, mi aveva detto che in questo modo non godeva, se non con un aiuto davanti. Ho pensato che ero io a sbagliare indugiando troppo su un movimento lineare. Così avevo privilegiato quello rotatorio con un effetto che sembrava aver decisamente apprezzato. Così, dopo il suo orgasmo, avevo deciso di cambiare posizione e sceglierne una più gradita a lei che, però, avendo un tipo di orgasmo molto 'mascolino', visibilmente non aveva più voglia. Quindi non ho avuto più voglia nemmeno io. Le dico che non avevo minimamente capito che la cosa le avesse dato fastidio. Ho provato a dirtelo, ma tu insisti, cosa avrei dovuto fare? Un po' vedo che fa piacere a te, un po' probabilmente mi piace anche in quel momento, ma in un modo animalesco, che poi mi fa sentire a disagio. Forse non sono io la donna per te. Guarda, forse dovresti trovarti qualcuna con cui fare sesso, te lo dico davvero, capisco che non riesco a soddisfarti. See, come no Laura.

 

E comunque a me piace quando veniamo insieme, mi dice. Il giorno prima eravamo stati benissimo, come non stavamo da tempo. Per quale motivo hai avuto necessità di prenderti la pillolina il giorno dopo. Eh, forse proprio perché il giorno prima ho avuto la sensazione di esserci arrivato per il rotto della cuffia. Laura, le cose per me sono cambiate in questi ultimi mesi. E' avvenuto tutto al di fuori del mio controllo e della mia volontà. Non posso ribadirle troppo che adesso l'unica cosa che davvero mi provoca un'erezione è l'odore del suo collo e la tenerezza del suo abbraccio. Certo che le farebbe piacere, ma quell'adesso, implica che fino a pochissimo tempo fa le cose non erano proprio così. Che un sedere tornito in palestra, che fa gli esercizi esattamente davanti ai miei occhi, prima mi provocava qualche accenno di tumefazione, mentre adesso posso tutt'al più ammirarlo con il distacco estetico di un pittore. Che il mio personale sentore d'autunno sta imboccando un percorso tortuoso, a metà tra l'erotomania dannunziana e una remota pace dei sensi che ha un che di malinconico ma anche di profondamente placido. 


Non mi masturbo più. Questo glielo dico. Prima lo facevo regolarmente durante i lunghi periodi in cui non avevamo rapporti. Ma anche quando li avevamo. Il giorno dopo. Una sorta di celebrazione. Lo dico come la cosa più naturale di questo mondo e non mi avvedo di aver squarciato il velo di Maya su uno dei taciti segreti che più frequentemente caratterizzano il menage di una coppia sposata da anni. Ma i segreti di Pulcinella non andrebbero mai svelati. Cioè tu in tutti questi anni hai continuato a masturbarti. Preferivi fare questo invece che stare insieme, invece che cercare di riavvicinarci. Non è così. Provo a spiegarglielo. Da soli è una cosa diversa, più intima e più banale, meccanica: non soppianta in alcun modo lo stare assieme. Non lo capisce. Sembra completamente fuori dal suo orizzonte comportamentale.

Io non so più chi sei, mi dice. Ogni volta esce fuori qualche sorpresa. Ma tu ti ricordi quando i primi tempi io volevo stare assieme e tu mi dicevi che non è detto che si deve fare ogni sera. Quando ti ho detto una cosa del genere? Una sola volta, che poi è basatata a non farmi più riprovare. Non me ne rammento minimamente. Però ci può stare. In tutti questi anni sono tante le cose che sono successe. Le sensazioni provate. Le tensioni per i figli e il lavoro. E' capitato sì che non avessi voglia io.


E quindi adesso si spiega tutto. Lo dice rompendo un momento di silenzio. Prima ti sfogavi da solo e adesso scarichi tutte le tue voglie su di me. Prima ti guardavi i porno e adesso vorresti farli con me. Ma cosa dici, stai isolando spezzoni di discussione, elementi isolati e li stai rimontando in una sorta di realtà parallela. Questo è quello che mi arriva Coleridge. Come al solito hai rovinato tutto. Come al solito, quando inizio a fidarmi salta fuori qualcosa che mi trascina giù di nuovo.

 

L'hai detto e l'hai fatto

E allora? La porta di casa s'è appena richiusa e la raggiungo in sala. Cosa ti ha detto? Ha confermato quello che ha detto il tecnico di laboratorio. Cioè? Abbassamento abbastanza evidente della percezione sulla regione grave, infatti mi dànno fastidio i rumori di sottofondo come il motore della macchina. Tutto mi rimbomba in testa e domani iniziano i consigli. Guarigione? Ci vorrà un mese e mezzo: nel 90% dei casi si rimette tutto a posto da solo, altrimenti bisogna intervenire chirurgicamente. Naturalmente l'orecchio deve stare completamente all'asciutto, quindi attenzione in doccia e niente più bagni in piscina. E poi continuare con le gocce che mi ha prescritto ieri al pronto soccorso. Ho un controllo tra una decina di giorni, e poi un altro paio.


Laura insegna musica. Sta tutto il giorno tra classi di ragazzini e consigli. Quest'anno inizierà finalmente dei corsi per direzione d'orchestra per intraprendere i quali da anni le sto facendo una testa così. Questa situazione è una iattura, e speriamo che non si trasformi in una tragedia.

 

Il giorno dopo il nostro rientro e dopo le eterne discussioni che hanno preso il posto di quella che doveva essere una giornata di vacanza, gli animi sembrano un po' rasserenati. La buona dormita sicuramente ha aiutato. Intraprendiamo attività di manutenzione casa. Deve passare il tipo a rimontare le zanzariere, io ho un po' di faccende in banca e posta, dobbiamo sistemare lo sgabuzzino con un armadio da smontare e portare in discarica. All'ora di pranzo decidiamo di fare una pausa e andare in piscina. Le parte l'embolo esattamente mentre stiamo raggiungendo la piscina in macchina, facendo un giro più lungo per un strada bloccata. Non ci posso pensare a quello che mi hai detto ieri. Ma chi sei? Ti rendi conto che non so più chi sei? Non so chi ho avuto accanto in tutti questi anni? Ma dovevi proprio dirmele quelle cose, non potevi tenerle per te? Sbraita. Urla. Non si dà pace. E quando arriviamo al parcheggio di nuovo diventa manesca. Mi faccio una nuotata per rinfrescarmi le idee e togliere occasioni in pubblico, mentre lei prende il sole. Torniamo a casa dove avevamo lasciato i lavori a metà. Devo smontare l'armadio che lei ha svuotato la mattina. Ma la situazione non è rientrata. La discussione riprende più virulenta di prima e lei è già entrata in modalità Super Sayian. Strabuzza gli occhi, urla, mi sputa addosso. Faccio quello che mi è già capitato di fare in situazioni del genere, ossia mi chiudo in bagno per far abbassare la temperatura. Lei va fuori di testa. Mi da' del vigliacco, pesca a piene mani da tutto il repertorio di insulti a cui è in grado di accedere. Io aspetto che si calmino le acque ed esco. Le acque non si erano affatto calmate. Si torna di nuovo alle mani. E allora cambio approccio. Mi avvicino a lei e le tengo le braccia. Poi tiro indietro la mano destra con un gesto inequivocabile e una minaccia che esprimo con gli occhi in un attimo sospeso in cui mi chiedo se darle seguito o al contrario, come al solito, farla sfumare. Opportunamente.

 

Ma quanto ci mette? Ho già sfogliato tre o quattro riviste. Ogni tanto passeggio in su e in giù. Un'umanità varia sta lì, in bilico tra 

l'annoiato e l'impaziente. Qualcuno è stato fatto accomodare sulla sedia a rotelle, qualcun altro fa la spola con il distributore di bibite. Che vergogna. Dal vetro, poco dopo essere arrivati, vedevo lei che raccontava all'infermiere di una dinamica totalmente inventata. Fatti venire in mente qualcosa da dire, mi diceva mentre la portavo al pronto soccorso. Fino a pochi minuti prima mi stava urlando che mi avrebbe denunciato. Io sconvolto le ho replicato che mi sarei autodenunciato io, ma di andare perché qualcosa era successo. La sua reazione alla sberla che non ricordo neanche quando avevo deciso di darle, era anomala. Ricordo solo che in un attimo di lucidità avevo solo cercato di far caso a non colpirle l'orecchio. Evidentemente non c'ero riuscito. La sua rezione sorpresa e incredula era anomala, urlava, diceva che avvertiva un soffio continuo, le davano fastidio tutti i rumori.

 

Finalmente esce. Allora? Ha detto che deve vedermi domattina e che fino ad allora non si sbilancia. Devo prendere queste gocce. Ma come stai? Cosa ti ha detto? Mi guarda. Hai sempre detto che la volta che mi avresti dato una sberla me lo sarei ricordato. Sei stato di parola. Mi hai sfondato il timpano.

 

giovedì 7 settmbre: tra qualche giorno la prima visita di controllo. La situazione sembra molto migliorata. La mia vaga sensazione di essere una merda d'uomo, oltre tutte le possibili giustificazioni, mi accompagna a distanza ma non mi abbandona


Lun

28

Ago

2017

Nuovi poveri

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Due anni fa una multinazionale ha offerto a mio marito una bella cifra per rilevare la sua attività. Mi sono sentita al settimo cielo e per qualche mese ho vissuto con la convinzione che sarei diventata milionaria. Mi immaginavo ricca, con mio marito finalmente a casa e non sempre in giro per lavoro, i figli sistemati, la casa ristrutturata e arredata a nuovo, e le mie sorelle e alcuni parenti non benestanti, grazie al nostro aiuto economico, senza più l’ansia di arrivare alla fine del mese. 

I miei genitori non sono ricchi, ma grazie alla loro attività commerciale hanno sempre guadagnato bene e io le mie sorella siamo vissute senza preoccupazioni. Dopo il matrimonio la mia vita ha continuato sulla stessa linea, ho una bella casa, ho sempre avuto l’aiuto domestico tutto il giorno, i miei figli sono andati a scuole private, hanno frequentato circoli sportivi, fatto viaggi all’estero e festeggiato i compleanni in locali alla moda.

Quando mio marito mi ha detto che non avrebbe più venduto perché la multinazionale aveva rinunciato, mi è crollato il mondo.

Addio sogno.

Sono caduta in una depressione terribile.

“Non ti manca nulla, pensa a quelli che hanno perso il lavoro e non riescono più neppure a fare la spesa” mi dicevano le amiche. Lo so che molti invidiano la mia situazione, ma mi sento povera e infelice. Peraltro la crisi ha colpito anche l’attività di mio marito, le vendite sono in discesa libera e i conti in rosso. Da qualche mese, non posso più comprarmi un gioiello, ho ridotto le ore della colf e devo fare la spesa e cucinare, mentre prima la maggior parte delle sere andavamo a cena fuori o ordinavamo tutto.

Mi sento come se fossi passata dalle stelle alle stalle.

Come trascorro le giornate? A letto o sul divano, guardo la tv, scrivo sui social, coccolo il mio cane e dalle 11 di mattina in poi comincio a riempire il calice di prosecco. Bevo da sola a casa, al bar con le amiche e alle feste. Sono ingrassata e ho paura che la mia vita non sarà molto lunga. Sono egoista perché non penso ai rifugiati, alle persone senza lavoro o a chi è povero da sempre? Non sono insensibile, so che al mondo ci sono tante persone che con la cifra che spendevo solo per me vivono un mese in quattro, ma loro non soffrono come me. Chi è abituato a vivere con poco, non mai viaggiato, non è mai andato alle mostre, non ha comprato vestiti costosi o cenato al ristorante stellato, quindi non rinuncia a tutto questo per la crisi. Semplicemente non l’ha mai fatto e continua a non farlo. Io ogni volta che devo rinunciare a un viaggio o a comprarmi qualcosa mi sento povera e infelice.

 

Tags: crisi

Mar

25

Lug

2017

Islands

Sfogo di Avatar di ColeridgeColeridge | Categoria: Altro

Qualche anno fa mi è capitato di leggere un articolo di costume, una di quelle inchieste a sfondo sociologico e (poco) scientifico supporto statistico sulle vacanze degli italiani: si diceva che il momento delle vacanze spesso diventa l'ultima goccia, quella che fa traboccare il vaso di separazioni a lungo incubate.

Quale che fosse la veridicità di questa affermazione e l'attendibilità dell'inchiesta è certo che il momento delle vacanze, per una coppia in crisi, diventa spesso il momento della verità. La routine quotidiana, difatti, porta spesso ogni coppia a vivere vite parallele in cui però, paradossalmente, proprio la quotidiana lontanza fa da collante di quei pochi momenti condivisi quali il divano serale o le brevi ruvide comunicazioni telefoniche. 

L'improvviso condividere tanto tempo libero, invece, ha spesso un effetto deflagrante su questa precaria stabilità perché si è costretti a fare i conti con i nostri partner. E a fare i conti con noi stessi, con le nostre aspettative, con quello che si pensava di poter diventare insieme, con la persona che si pensava di essere e quella che in realtà siamo diventati, con la persona che pensavamo di avere incontrato e quella che ci ritroviamo.

E le sorprese saltano fuori. Spesso, effettivamente, ci si rende conto di appartenere ormai ad universi separati, oppure di essere ancora legati ad aspettative che, oramai, non sono più in grado di celare la loro illusorietà. 

Ma può capitare di ritrovarsi, forse in un attimo fuggente, per una sorta di celebrazione dei nostri sogni passati, per un omaggio alla malinconia. Forse per l'ostinato credere di poter condividere l'intensità di un momento presente e, quindi, anche di un futuro ancora insieme. Oppure ancora, perché si scopre che illusoria è la vita quotidiana, e la vera essenza del rapporto è una unione intima e inesorabile.  

Diversamente da quello che faccio di solito vorrei che questo fosse una sorta di diario condiviso. Mi piacerebbe inaugurare una sorta di sfogo collettivo in cui ognuno di noi racconti le proprie vacanze con il partner, misurandone la definitiva distanza o l'improvvisa soprendente vicinanza. Riflessioni. Episodi. Racconti di un momento intimo felice. Di una lite lacerante. Insomma qualsiasi cosa. 

Mi piacerebbe che ognuno di noi si alternasse nelle veci di scrittore e lettore; attore sulla scena e pubblico; paziente e terapeuta. Naturalmente l'invito vale anche per gli anonimi o per chi preferisce mantenersi tale.

Volevo chiamare questi sfogo Isole, perché in questo momento io mi trovo in vacanza su un isola, ma anche perché isole siamo tutti noi, nelle nostre solitudini, nel nostro arrancare, alla ricerca del titolare di un destino da condividere e a cui abbandonarsi legando il proprio. 

Poi mi è venuto in mente il termine in inglese perché mi girava in testa il titolo di questo brano degli Steps Ahead, storico gruppo di Michael Brecker, probabilmente il più grande sassofonista dell'ultimo ventennio del Novecento. 

Vi agevolo il link come ispirazione https://www.youtube.com/watch?v=Wh1aSZF23mo 

Ah, e buone vacanze

 

Tags: crisi

Sab

15

Lug

2017

Assenza di motivazioni

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Tra 5 giorni ho un esame all'università, l'ultimo della sessione, poi ho una settimana di stacco e parto per lavorare 24/24 fino a metà agosto. Il problema è che non riesco più a studiare, né a fare tutte quelle cose che fino a qualche settimana fa mi davano un immenso piacere (andare in palestra, uscire con gli amici, ascoltare musica cantando a squarciagola, leggere un libro). Gli esami fatti fino ad ora sono andati bene, con voti eccellenti, e mediamente studiare non è stato un gran problema. Mi interessa il percorso di studi che seguo, l'ho scelto liberamente senza costrizioni da parte dei miei genitori, solo sostegno. Ora però non riesco a proseguire. Sarà un blocco momentaneo, magari domani mi sveglio e finisco il programma, però qualcosa mi dice che non andrà così.

Il fatto è che la soddisfazione dei buoni voti non mi basta più per vivere serenamente, ho bisogno di altre gratificazioni (e da un po' di tempo a questa parte non ce ne sono). Uscire la sera con gli amici, andare a ballare, divertirmi, andare al mare. Non faccio nulla di tutto ciò da quando è iniziata l'estate praticamente, e avendola aspettata per molto tempo mi sento parecchio giù.

Che senso ha studiare, lavorare, fare le cose che la società ci chiede di fare se oltre a quello non abbiamo spazi per noi?

Dom

18

Giu

2017

Senza Titolo

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Non so più cosa fare

Il mio migliore amico mi ha davvero salvato la vita, ho avuto solo lui con cui sfogarmi per questo ultimo anno e mezzo in cui mi è veramente successo di tutto e desideravo seriamente di morire, per me lui è la persona più importante del mondo

Lui però ha altre due "amiche intime", come dice lui, e io soffro di fobia dell'abbandono, ho il costante terrore che lui preferisca loro a me, non sopporto essere al loro stesso livello di affetto, non ci dormo la notte e spesso mi vengono crisi isteriche perché iniziano a passarmi per la testa pensieri strani 

Penso che preferisca loro a me, anche se mi ha detto più volte che non è vero, eppure a me dà sempre la stessa impressione

Con loro due esce sempre, con me mai, lui dice perché siamo compagni di classe ma ora la scuola è finita, eppure non vuole mai uscire con me

Se devo essere sincera vorrei che sparissero, vorrei che lui non le avesse mai conosciute, ho sempre ricacciato dentro questo pensiero ma è la verità

Odio il fatto che io non possa sostituirlo in alcun modo perché è troppo importante per me, ma se volesse potrebbe rimpiazzarmi tranquillamente

Dovremmo essere migliori amici, eppure queste due conoscono molte più cose sul suo conto rispetto a me, in più mi sento molto più vulnerabile perché lui non si è mai aperto con me come mi apro io con lui

Non voglio dirgli tutto, mi sento troppo possessiva ma non posso farci nulla, è quello che penso, ho paura di allontanarlo se gli dovessi dire tutta la verità

Vorrei dei consigli su come risolvere sta faccenda di merda

Gio

25

Mag

2017

Resoconto personale ultimo anno

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Giugno 2016, lascio la mia ex ragazza, nonostante la amassi tanto, con lei mi sentivo vecchio e triste, mi sentivo gia al capolinea.

Da li in poi è un fiume di lacrine e alchool,  Luglio e agosto  e settembre passano completamente ubriachi e persi. Inizio anche a fumare sigarette in quantità.

Ottobre 2016, comincia l'università, entusiasmo iniziale svanisce in fretta con l'arrivo del gelido inverno.

Dicembre 2016, grande crisi nostalgica ed esistenziale, comincio a frequentare una psicologa piuttosto avara.

Mi manca la mia ex ragazza, mi pento di averla lasciata, l'università mi appare finta ed inutile. 

Marzo-Aprile 2017 cominciano alcuni miglioramenti alternati a ricadute, riduco le sigarette drasticamente, comincio a fare sport.  

Vado con una ragazza che ho conosciuto, molto carina ma la cosa non funziona, la mia ex mi manca ancora.

Maggio 2017, arriva il caldo estivo, ma invrce che dornarmi energia me la toglie, poca motivazione, esami vicini, poco interesse e poca voglia di fare e di scoprire. La curiosità mi abbandona.

Mi accorgo che ogni qualvolta squilli il telefono, o veda di spalle una ragazza dai capelli rossi, il mio cuore si ferma una secondo nella speranza che sia lei a chiamarmi o lei di fronte a me.

È passato il mio compleanno da due giorni, non sono ne felice ne triste,  non ho voglia ne di festeggiare ne di stare a casa,, il posto migliore è la scuola al momento.

Aspetto dei miglioramenti 

 

 

Sab

13

Mag

2017

Senza Titolo

Sfogo di Avatar di MargotMargot | Categoria: Altro

Sono davvero stufa...devo trovare il coraggio di lasciare definitivamente mio marito,tanto è inutile,le cose non vanno e nn andranno mai bene tra noi..ho provato e riprovato,ci siamo separati  e rimessi insieme dopo anni...è una storia complicata..troppo diversi...voi direte i cocci una volta rotti...ci credevo fermamente anche perché avevamo ripreso molto bene ma purtroppo le persone non cambiano nonostante tutto... Fanculo,sono davvero incazzata con me stessa che ancora mi deprimo,mi dispiaccio e mi rovino le giornate!!! Fossi una cozza potrei trovare una giustificazione invece no,assolutamente,eppure c'è qualcosa che mi blocca,non è semplice...poi penso al divorzio...mah!!troppe,troppe delusioni...non mi fido più di nessuno...che tristezza... mi sento una fallita come se avessi buttato la mia vita,gli anni migliori...

Succ » 1 2 3 4 5 6 7

Iscriviti

Iscriviti
Iscrivendoti potrai aggiungere commenti senza attendere approvazioni, votare gli sfoghi e potrai gestire i tuoi post ed il tuo profilo senza limitazioni.
Clicca qui o sull'immagine per aggiungerti