Tag: desiderio

Mer

19

Set

2018

spero che si lascino

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Superbia

i miei genitori litigano abbastanza spesso anche se non tanto da separarsi, a è normale che io desideri che si separino? mi sento in colpa a pensarlo ma econdo me starei meglio se si separassero, lo so che è n pensiero stupido e che ci sono person che vorrebbero che i loro tornassero insieme eccetera, ma non posso fare a meno di pensarela così

Mer

22

Ago

2018

Senza Titolo

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Lussuria

Ciao,Voglio un ragazzo che è fidanzato.Non riesco a decifrare il comportamento di qst ragazzo, è strano! L'ho conosciuto in palestra e inizialmente mi guardava e fissava tante volte. Passava da dove facevo io degli esercizi forse per farsi notare. Parlava dopo con le stesse persone con cui parlavo io poco prima. Insomma notavo molte cose che mi intrigavano.Ho forzato un po' la mano. Ho deciso di far capitare una serie di coincidenze.quando usciva lui dalla palestra uscivo anch'io ma lo anticipavo sempre con grande fortuna così lui non se n'è mai accorto. Due volte mi è capitato di passare con la macchina di fronte la palestra all'orario in cui solitamente esce lui. E poi prendendo la via di casa mi accorgevo che lui mi era dietro. Abitiamo anche vicino. Altre due volte l'ho incontrato nello stesso posto dici si beve e si balla sul mare e lui mi ha guardato fisso come se mi volesse salutare "detto dalla mia amica", ma io ho solo dato l'idea di tirarmela un po' per rendergli un po' più difficili le cose.Poi però....Un giorno il mio istruttore lo sfotteva e lui lo zittì dicendo che in palestra ci fosse la sua fidanzata. Ragazzi non era la sua fidanzata, bensì l'amica. Un giorno aveva l'occasione di fare gli esercizi accanto a me con il tappetino ma lui prende il tappetino e va a farli da un'altra parte.Poi iniziano le vacanze estive e non lo rivedo più.Però è un vero gnocco, e vorrei davvero avere una serata con lui. Non me ne frega niente che lui sia fidanzato, non guarderebbe e non farebbe il galletto se poi ci tenesse così tanto alla sua fidanzata. Che devo pensare di lui? Come mi devo muovere? Lo voglio e basta. 

Mar

07

Ago

2018

Desideri proibiti

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Lussuria

Qual è il vostro desiderio proibito?

Chi rientra nelle meccaniche perverse del vostro 

Godimento?

Io per esempio, desidero tantissimo una mia collega 

Mi fa proprio sangue e non ci penserei davvero 

Due volte se si presentasse l'occasione di poterla

possedere

 

Mer

18

Lug

2018

Bullismo per amore

Sfogo di Avatar di ScarsoFecciaScarsoFeccia | Categoria: Lussuria

Avevo già riportato questo racconto come commento sotto un mio sfogo, mi è venuta voglia di postarlo anche come sfogo a parte. L'autore, coincidente con il narratore, NON sono io, bensì un mio conoscente, con cui parlo di tutto. L'ha scritto perché è un pazzo lunatico come me e me l'ha inviato per email qualche mese fa. 

E' tutto reale al 100%, conosco tutti i personaggi coinvolti di persona e sono stato testimone parziale della faccenda. 

 

 

 

INIZIO RACCONTO...

Giovanni ed io siamo stati amici per tutti i quattro primi anni delle superiori, anzi, per meglio dire, lui mi è stato amico per tutto questo tempo. Era un ragazzino epilettico, con diversi problemi comportamentali, fra i quali una forte introversione ed una grande insicurezza. Non so bene quali altri problemi psichici lo assalissero, so solamente che ogni tanto gli toccava sottoporsi a delle visite mediche. Non era aggressivo, non aveva mai mostrato un comportamento violento verso il prossimo come fanno, ad esempio, alcuni soggetti autistici, eppure si capiva all’istante che in lui c’era qualche rotella fuori posto.

 

 

Vivevamo nello stesso sobborgo di provincia, un piccolo paesino di duemila abitanti o poco più. Giovanni era considerato un fenomeno da baraccone, veniva ripudiato da quasi tutti i suoi coetanei, che lo prendevano in giro e gli facevano i dispetti. Essendo io uno dei pochi ragazzi a non approfittare della sua ingenuità, Giovanni decise di fare affidamento su di me, legandosi morbosamente alla mia persona, come se io fossi la sua ancora di salvezza, un bagliore di luce divina che fendeva il suo mondo avvolto nell’oscurità più totale, una figura da cui prendere esempio per avere una vita sociale accettabile.

 

Lui mi vedeva come il suo migliore amico, stravedeva per me, tanto che iniziò ben presto a prendermi come esempio, ad imitarmi in tutto ciò che facevo, ripetendo tutte le mie frasi ad effetto, le mie battute e i miei modi i dire, e la cosa peggiore è che faceva tutto ciò in modo del tutto decontestualizzato, apparendo ai suoi interlocutori ancora più strano di quanto non lo fosse già. Era come se avessi un pappagallo sulla spalla, come quelli che si vedono nei film sui pirati.

 

Ci vedevamo praticamente ogni giorno. Io e lui prendevamo lo stesso autobus per andare a scuola la mattina, e a volte lo incontravo anche al ritorno quando uscivamo alla stessa ora. Andavamo in due istituti differenti, situati però nello stesso campus, perciò in ricreazione lui mi veniva a cercare, e tutto questo era a dir poco opprimente per me, non solo perché mi faceva fare brutte figure con gli amici e con le ragazze, ma soprattutto per il fatto che a fianco a lui apparivo come un infermiere che assisteva un disabile. Non aveva la minima capacità di elaborazione e di inventiva, perciò sia affidava completamente a me, faceva le stesse cose che facevo e le ripeteva fino allo sfinimento.

Giovanni, la mia macchinetta ripetitrice personale, rendeva la mie giornate noiose e monotone, se le passavo in sua compagnia. Mi spiego meglio. I comportamenti fuori dal comune del mio amico strambo, nella maggior parte dei casi, suscitavano imbarazzo e ribrezzo, ma poteva anche capitare che strappassero un sorriso dalla bocca di qualche stolto, e se ciò accadeva Giovanni sprizzava di gioia, convinto del fatto che la gente lo considerasse simpatico e non miseramente ridicolo. Una volta che una sua azione sconsiderata provocava la reazione da lui richiesta, ovvero le risate dei presenti, Giovanni tendeva a ripetere questa azione, o a dire quella determinata frase ininterrottamente, sperando di ottenere nuovamente le risate che il suo gesto aveva provocato la prima volta che lo ha messo in atto.

 

L’esempio maggiormente rappresentativo erano le bestemmie. Giovanni bestemmiava costantemente, pronunciava circa un centinaio di imprecazioni al giorno, era diventato per lui quasi un vizio. C’è chi si mangia le unghie, c’è chi fuma, e poi c’era Giovanni, che ad ogni occasione invocava il nome di Dio invano. In questo caso ero sollevato dal fatto che apparisse un ritardato agli occhi delle persone comuni, dato che questa percezione del suo essere giustificava in qualche modo suo comportamento, faceva in modo che venisse tollerato. Giovanni non si rendeva conto della gravità di ciò che diceva, né dell’impatto negativo che le bestemmie provocassero sulla sua immagine e sulla mia, che ero sempre presente quando lui imprecava nei mezzi pubblici o nei corridoi scolastici. Si sentiva in qualche modo protetto da me, così, quando mi trovavo vicino a lui, Giovanni si lasciava andare ai più svariati comportamenti del tutto privi di morale, senso civico e pudore. Mentre lui era giustificato per la sua disabilità, io venivo accusato di essere responsabile, come se fosse colpa mia che lui bestemmiasse, come se spettasse a me insegnargli a vivere nella società umana, in mezzo alla gente normale.

 

Ancora adesso non so bene perché non volli sfaldare la nostra amicizia appena mi accorsi che le cose non stessero andando nel migliore dei modi, probabilmente mi faceva comodo avere uno scagnozzo quando giravo per i corridoi, ma sinceramente non mi viene in mente altro che giustifichi il fatto di non aver troncato i rapporti con lui all’istante. Ora che ci penso, spesso lo usavo per fare dell’ironia, prendendolo un po’ in giro di fronte agli altri per strappare qualche sorriso e aumentare la mia popolarità. Lui mi vedeva come un caro amico sul quale riporre la sua fiducia, io lo vedevo più come una sorta di oggetto di scena che usano i comici per rendere più concreta la loro arte. Diciamo che nei momenti in cui Giovanni non bestemmiava e non faceva altre cose socialmente non approvate mi faceva davvero comodo averlo con me se non avevo altri appoggi sui quali fare i miei sketch comici. 

 

Le cose procedettero in tal modo fino a metà del quinto anno, periodo in cui feci conoscenza con una ragazza bellissima di nome Elena, una pacifista vegana con i capelli tinti, sempre schierata in prima fila nelle proteste per salvare gli alberi della foresta pluviale oppure una specie animale in estinzione. Lei, oltre ad avere due occhi azzurri come il cielo, una voce soave ed un sorriso a dir poco stupendo, era dolcissima, riservata, timida, ma al tempo stesso aveva delle idee originali, tutte sue, che la rendevano unica nel suo genere. Mi legai subito ad Elena, quando le stavo vicino provavo sulla mia pelle tutti quei sintomi riconducibili a quella malattia adolescenziale che gli psicologi e i registi dei film romantici chiamano comunemente “amore”. Le mie intenzioni erano quelle di chiedere ad Elena di metterci assieme, non volevo perdere una persona speciale come lei. Mi ero fatto sacco di stupidi progetti e filmini mentali che comunemente affollano le teste vuote di quelli stupidi liceali brufolosi con gli ormoni a mille.

 

Io ed Elena frequentavamo la stessa scuola, ci vedevamo spesso in ricreazione e le sue amiche ridacchiavano e facevano delle battutine quando io e lei passeggiavamo insieme. Tutto stava procedendo secondo i piani e questo mi rendeva molto felice. Le cose, però, presero una brutta piega quando agli incontri con Elena in ricreazione si aggiunse Giovanni, che iniziò a comportarsi come suo solito, rendendo la situazione imbarazzante e impedendomi di godermi quei momenti con la ragazza dei miei sogni. Lui rappresentava un ostacolo per la realizzazione dei miei progetti con Elena, andava eliminato al più presto se non volevo bruciare l’occasione di ottenere una fidanzata così bella per causa sua.

 

La goccia che fece traboccare il vaso fu questa: un giorno, a fine ricreazione, salutai Elena dandole un bacio sulla guancia, e lo stesso fece Giovanni in modo del tutto inappropriato, senza che gli fosse richiesto, senza che mai lo avesse fatto prima d’ora, e quando Elena si allontanò il mio amico se ne uscì dicendomi che voleva provarci con lei e che era giunto per lui il momento di perdere la verginità. Tamburi di guerra signore e signori, tamburi di guerra nel mio cuore accompagnarono il risveglio della parte del mio animo più malvagia, una parte che pochi hanno avuto l’onore, o la sfortuna, di incontrare, di fronteggiare, senza la quale questo racconto non esisterebbe.

 

Non ci vidi più dalla rabbia, in quel momento non ebbi la facoltà di ragionare sul fatto che Giovanni, non essendo un ragazzo normale, per nulla attraente, privo della ben che minima capacità relazionale, non avrebbe mai potuto intralciare i miei piani. Sarebbe bastato dirgli che Elena mi piaceva molto e che doveva farsi da parte, e lui avrebbe adempito alle mie richieste come un cagnolino ubbidiente quale era sempre stato. Rilevai questa situazione come estremamente grave dopo che la associai ad un altro evento avvenuto in autobus qualche mese prima: io stavo flirtando da un po’ di tempo con una ragazzina di nome Federica, e spesso capitava che in autobus la tenessi per mano, e siccome anche Giovanni era in autobus con me, anche lui le prendeva la mano senza il suo consenso, e Federica, pur non ribellandosi al suo comportamento, notando la sua instabilità mentale, ed essendo una ragazza educata, mi disse che trovava la situazione del tutto assurda e che il mio mostro da passeggio mi metteva in cattiva luce.

 

Ciò che mi ha sempre contraddistinto in queste situazioni in cui il mio animo è pervaso da un forte senso di rabbia malvagio è la mia estrema razionalità e progettualità. La notte stessa in cui Giovanni mi disse che voleva provarci con Elena non dormii, passai tutte le ore che avrei dovuto investire per il sonno a elaborare passo per passo un piano per allontanare Giovanni dalla mia amata, e ci riuscii facilmente, con mio grande stupore, come se fosse qualcosa che era insito nella mia testa e che aspettava solo di essere messo nero su bianco. L’indomani passai all’azione. Il mio complice fu Camilla, una mia amica che sapeva bene chi fosse Giovanni e quale ostacolo rappresentasse per me. Lei accettò senza problemi, dopo essersi assicurata che io mi sarei preso tutta la responsabilità e che non avrei fatto il suo nome, nel caso le cose non fossero andate come da me progettate. Forse Camilla accettò a collaborare alla realizzazione del mio piano malefico perché non aveva capito a pieno quale impatto distruttivo avrebbe causato sulla psiche di Giovanni.

 

Il primo passo fu quello di far conoscere Giovanni a Camilla, la quale si mostrò molto amichevole nei suoi confronti. Combinai il loro incontro dando appuntamento alla mia complice alla fermata del bus, dove arrivai scortato da Giovanni. Camilla chiese il numero telefonico alla povera vittima ignara di ciò che stava succedendo, la quale non esitò a dettarglielo. Il pomeriggio successivo all’incontro dei due feci delle registrazioni in cui mi lamentavo con Camilla del fatto che Giovanni stesse troppo appiccicato ad Elena, ma non mi limitai a questo, bensì riempii queste note vocali con numerosi insulti e minacce nei confronti del mio amico, dicendo ad esempio che gli avrei spaccato la faccia se si fosse permesso un’altra volta a parlare con la ragazza che mi piaceva. Ne feci tre di questi audio, uno peggio dell’altro, dopo di che li inviai a Camilla.

 

La mia complice, a sua volta, aveva il compito di inviare questi audio a Giovanni, come da me indicato, in maniera contestualizzata. Così Camilla, seguendo passo per passo le mie indicazioni, lo contattò quel pomeriggio, mostrandosi estremamente preoccupata per lui, dicendogli che voleva condividere le note vocali da me inviate a lei perché al loro interno erano contenute numerose minacce, aggiungendo anche che non mi aveva mai sentito così furioso. Il mio obbiettivo era quello di terrorizzare Giovanni a tal punto da fare in modo che non si intromettesse più fra me ed Elena.

 

Il mio piano era andato come sperato, era filato tutto liscio, adesso non restava altro che aspettare le reazioni. Nei giorni seguenti a quello in cui si attuò il mio piano malefico le cose procedettero normali, io e Giovanni continuammo ad incontrarci in fermata del bus, anche se il suo entusiasmo era molto meno rispetto agli altri giorni. In ricreazione si fece vivo molto più raramente e non bestemmiava più. Fui entusiasta che le cose stessero andando come previsto.

 

Io sapevo che lui sapeva, lui non sapeva che io sapevo e che tutto ciò era stato progettato da me, eppure lui non mosse un dito, non fece un fiato, continuò a frequentarmi, seppur con meno grinta rispetto al solito. Suppongo che questo suo attaccamento nei miei confronti fosse legato al fatto che, oltre a me, Giovanni non avesse nessun altro amico, e che pur di restarmi vicino fosse disposto ad incassare questi duri colpi e ad adattarsi alla situazione, in modo autodistruttivo e masochista. Si potrebbe fare riferimento alla sindrome di Stoccolma, all’amore verso il proprio persecutore, ma non ne sono certo. E’ più probabile che certe persone sono talmente legate ad altre che, nel momento in cui queste ultime non coincidono le aspettative, le prime tendono ad evadere dalla realtà, a mentire a loro stessi e ad illudersi che le cose non siano diverse da come se le sono immaginate, che il male non è insito nell’esistenza umana, che tutti i sogni possono essere realizzati, che tutti hanno pari opportunità e che per tutti c’è un lieto fine.

 

Un sabato sera non molto distante dal giorno in cui Camilla inviò le mie note vocali al diretto interessato, io, Camilla ed Elena (n.d.s./Nota Di ScarsoFeccia; anche io ero presente ma al momento ignoravo completamente la situazione, notavo solo che Giovanni stava il più lontano possibile da lui) venimmo invitati ad una festicciola in un locale, in cui si esibiva un band composta da studenti della mia scuola. In quell’occasione ebbi un ulteriore conferma che tutto fosse andato come avevo sperato, visto che Giovanni non si azzardò nemmeno una volta a rivolgere il suo sorriso ad Elena, a malapena la salutò. Passarono una decina di giorni senza che nulla di strano accadesse, ero più che certo che il mio fosse stato un colpo perfetto, senza alcuna ripercussione negativa nei miei confronti, ma avevo cantato vittoria troppo presto.

 

Il giorno in cui arrivarono le conseguenze delle mie azioni meschine io stavo preparando la valigia. Il giorno successivo sarei partito per la Francia, con i miei compagni di scuola. Quel pomeriggio ricevetti una serie di messaggi carichi di insulti e minacce dal padre di Giovanni che aveva scoperto tutto. Da quello che riuscii a capire da quei messaggi rabbiosi e stracolmi di errori grammaticali quanto di offese, i genitori di Giovanni avevano visto il figlio traumatizzato, e che in quel periodo stava avendo attacchi di panico molto frequentemente. Dopo averlo inquisito a lungo, Giovanni cedette e confessò tutto, fece ascoltare i miei audio ai suoi genitori, che per prima cosa pensarono di venire a casa mia per chiarire la questione, ma a quanto pare Giovanni, essendo ancora profondamente legato a me, gli scongiurò affinché loro non venissero a farmi visita.

 

A quel punto raccontai tutto al padre, gli dissi del perché avessi fatto ciò che ho fatto a suo figlio e come avessi attuato il tutto. Raccontai di Elena, di Camilla e così via. Mentre scrivevo mi sentivo fiero di aver elaborato e portato a termine un colpo così dannatamente perfetto e che nessuno mi avesse fermato in tempo non accorgendosi di nulla. Il padre, non aveva le capacità di ragionamento necessarie in grado da capire tutte le dinamiche che avevano portato a quella situazione, perciò mi chiese il motivo delle mie azioni, io risposi in modo accurato, ma lui non capì nulla, voleva solo giustizia per il suo figlio povero mentecatto destinato a rimanere solo a vita, la quale non arrivò mai. Dopo qualche altra minaccia buttata là, come ad esempio il fatto che gli audio li avrebbe tenuti per sé, mi intimò di non avvicinarsi più a suo figlio, e mi disse che suo figlio si fidava ciecamente di me, mi considerava una brava persona e io l’ho tradito, l’ho deluso, dopo di che non mi scrisse più nulla.

 

Partii per Parigi, mi dimenticai totalmente di questa storia, sia perché non ricevetti nessun altro messaggio minatorio, sia perché il senso di colpa non sfiorò nemmeno per un instante il mio animo. Al mio ritorno le cose procedettero come tutti i giorni, come se nulla fosse, a differenza che Giovanni non si è più avvicinato a me e non mi ha più guardato negli occhi. Inutile dire che tutto ciò mi rese molto felice, le cose andarono meglio, non venni più additato come l’infermiere dell’handicappato con la sindrome di Tourette e trascorsi con Elena delle ricreazioni più tranquille. I genitori di Giovanni, ancora oggi, si limitano a guardarmi con disprezzo se mi incrociano per strada. Fino ad oggi non ho subito conseguenze, né me ne sono pentito, anzi, sono addirittura grato verso la mia parte malvagia di aver progettato tutto questo, perché se tutto ciò non fosse mai accaduto io non avrei mai scritto questo racconto. Racconto questa storia ai miei amici, e loro ridono, mi ammirano e sostengono le mie gesta, dicendomi che ho fatto bene. Questo racconto è la prova che Dio, il Karma ed altre scemenze simili sono solo delle trovate originali mirate ad illudere le persone, convincendole che esiste un ordine supremo che premia i meritevoli e fa il contrario verso coloro che vanno contro i canoni morali.

 

 

Che ne pensate? 

Lun

23

Apr

2018

Sesso, Desiderio, Ex Prof

Sfogo di Avatar di DarkerDarker | Categoria: Lussuria

Parto subito dicendo che ho sempre avuto la “perversione” di andare a letto con un’ insegnante, (Sono Lesbica). Una di quelle cose che se ci penso mentre faccio sesso mi fa venire quasi imemdiatamente. Mi eccita da morire, e poi ho sempre avuto il pallino della Milf (che mi sono già portata a letto ma questa è un’altra storia).

Poco tempo fa, parliamo di 7 mesi fa, ho reincontrato una mia ex prof  del liceo, bisessuale dichiarata, sta con una donna, lei sa che sono Lesbica e fin qui tutto ok.

se devo essere sincera quando ero più piccola manco mi piaceva, però quella sera, non so, l’ho guardata e mi è partito l’ormone.

abbiamo iniziato ad uscire di tanto in tanto, a volte sole, a volte no. E più passa il tempo, e più me la scoperei, sogno molto spesso di scoparmela e più volte sono venuta nel sonno. Quando le sfioro la pelle mi passa una scarica elettrica su tutto il corpo, poi vabbè è eccezionale, unica, molto intelligente, acculturata, spiritosa e un peperino. Passo la metà del tempo che mi parla a pensare a tutte le porcate che farei con lei se potessi, mi da l’idea di una che a letto ha fantasia. Vorrei portarmela a letto concretamente, io ne ho 25, lei 50 ed è fidanzata in crisi ma questo mi preoccupa meno in quanto la maggior parte delle mie avventure di una notte erano etero e fidanzate. Mi preoccupa l’età, mi preoccupa il suo No, non me ne è mai fregato nulla di un No ma questa volta mi blocca a tal punto da non lanciarmi. Ho paura di sentirmi dire che è nella mia testa e basta, nulla che potrà mai essere concreto.

il nostro rapport è un po’ strano, ci stuzzichiamo facciamo battute a sfondo sessuale, mi ha confidato che le cose con la fidanzata non vanno bene e che spessp discutono anche per idiozie. Io credo che in fondo lei sappia che a me attizza, solo che io vorrei un suo segnale anche un No, è ambigua, le piace piacere. Una volta mi lanciò lì che le picaciono quelle giovani (eravamo con altra gente) e per la prima volta in vita mia sono diventata rossa e ho abbassato lo sguardo per l’eccitazione e per vergogna. Ma non do molto peso a quello che ha detto, poteva essere anche solo una provocazione

Davanti a lei non riesco ad essere me stessa al 100% come farei provandoci con qualsiasi altra donna. Sinceramente non ho mai avuto troppi problemi (ho preso tanti no e tanti si non sono Rodolfo Valentino intendiamoci ahahahahah) penso di saperci fare abbastanza ma lei mi fa troppo sangue non ragiono, ho proprio voglia di possderla e sottometterla.

amici, non so che fare, ho voglia di fottermela ma ho paura che quella che sarà fottuta sarò proprio io

Non è mai successo nulla, non so nemmeno come provarci con lei, mi paralizzo per la paura di fare una figura di merda, fosse per me la bacerei e la porterei di peso a letto!

aug! (Rumori di clave)

buonaserata! 

Ven

20

Apr

2018

con un uomo 30 anni piĆ¹ grande di me

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Lussuria

Sono una ragazza molto timida, riservata,pacata e composta, ma nascondo un segreto:da parecchio tempo mi piacciono quelli più grandi, perchè li trovo misteriosi, eccitanti e allo stesso tempo affascinanti .quattro anni fa,infatti, mi sono invaghita di un uomo molto più grande di me, lui se n'è accorto ed ha iniziato a corteggiarmi fino a farmi sentire sensazioni fortissime, mai provate con i miei coetanei. Quando è andato oltre il semplice corteggiamento in me è  scattato un forte senso di colpa e vergogna nei confronti dei miei genitori,con la paura di essere scoperta, punita, giudicatae non accettata , per cui  queste cose mi hanno causato una tremenda depressione che ho dovuto curare. all'epoca dovetti raccontare tutto, però la situazione si risolse dando la colpa di tutto a lui, quando infondo sono stata io. Ora sono qui a confessare che nonostantegli anni lo penso fastandicandoci su, e che quando lo vedo per strada ho le farfalle allo stomaco e non capisco il perchè. Dovrei non pensarlo minimamente.P.S A quei tempi ero prossima alla maggiore età, ed ho un bel rapporto con mio papà. Giuro che non riesco a spiegare il mio atteggiamento

Dom

15

Apr

2018

Ciao sono ScarsoFeccia

Sfogo di Avatar di ScarsoFecciaScarsoFeccia | Categoria: Invidia

 

Voi, persone che si impongono l'onere di leggere gli sproloqui del vergine incompreso che si nasconde dietro il nick "ScarsoFeccia" (anonimi inclusi)....che opinione avete maturato di me?

 

Come mi vedete in generale?

 

 

Lo chiedo perchè mi piace sapere che sensazioni, per quanto orribili, gli altri provano leggendo dei miei problemi infantili.
Mi vedete come un bamboccio viziato e immaturo? Come un cercatore d'attenzione che ha trovato la sua gallina dalle uova d'oro? Come un pazzo bisbetico? Un fanfarone ignorante con un complesso di inferiorità e una morbosa fascinazione per le donne?


Scrivete quello che volete è tutto a fini puramente scientifici, non abbiate pietà dei miei sentimenti, distruggetemi l'anima con sadismo e derisione se ve la sentite, infierite sulla mia carcassa martoriata con tutte le vostre furie.
Come mi immaginate fisicamente? Pensate che sia stupido, di mente chiusa?  Simpatico, antipatico?

Sono molto curioso, esprimetevi per favore. 

Gio

22

Feb

2018

Che incubo!

Sfogo di Avatar di aznarungaznarung | Categoria: Lussuria

Ciao a tutti,

 è il mio primo sfogo dopo averne letti tanti, sinceramente non so quanto aiuti identificarsi nei problemi degli altri in quanto spesso poi non leggo molte soluzioni (forse quei pochi che la trovano poi non hanno più interesse a sfogarsi in senso positivo, però forse aiuterebbe). Questa considerazione mi ha portato a pensare di rendere questa mia esperienza + interattiva vedendo direttamente cosa ne pensa un passante X della mia situazione:
Sposato da quasi 5 anni, convivo da 12. Abbiamo due figli maschi, uno di 3 anni e l'altro appena nato. 
Scommetto che indovinate già qual'è il MIO problema... ;) Però la vorrei porre in maniera diversa. Non è tanto il sesso a mancarmi quanto un riscontro nel mio bisogno di essere desiderato sessualmente/intimamente. Per carità, ho 35 anni e non sono più il 22enne che ha conosciuto mia moglie all'epoca. In questi anni sono venuti fuori dei miei problemi legati a un disturbo di personalità borderline-narcisista che ho provato ad indirizzare con una terapia familiare ma senza successo (ho abbandonato la terapia dopo vari tira e molla di quasi 2 anni). Fisicamente ho messo su qualche chiletto (ma non è che quando, al contrario, li ho persi abbia notato chissà quali differenze). Insomma, non sono certo l'uomo dei sogni (come così lei non è la donna dei sogni). Certo porto lo stipendio a casa (pure lei anche se prende di meno), quando posso do una mano (ma metto il segno dove arrivo, il mio lavoro mi leva molte energie e spesso mi occupa anche in casa - leggasi reperibilità), provo ogni giorno a diventare un padre migliore per i miei figli (spesso accontentandomi dei risultati precari dovuti al mio disturbo e al mio carattere), insomma non ostante le difficoltà cerco di andare avanti anche se lo faccio con pessimismo e rassegnazione. Premetto che quando ci siamo conosciuti non ero così. Ero desideroso di costruire qualcosa per il mio futuro ma un tarlo + di altri ha eroso completamente la mia autostima in tutti i campi: lei non mi desidera. Probabilmente non l'ha mai fatto. La sensazione è che interesse vero in tal senso da lei sia sempre e solo arrivato nei momenti di picco ormonale (quindi 1 volta al mese). Tutti gli altri rapporti sono sempre stati dei "contentini" che lei mi dava (anche se, a suo dire, ha sempre raggiunto l'orgasmo, anche quando praticamente mi sono dovuto "imporre" pur di avere un rapporto). Da quando ci sono i figli, che ve lo dico a fare. Non che prima si girassero film porno eh, ma ora l'unica occasione in cui lei si avvicina (sempre per darmi un contentino, ovvio) è quando mi vede letteralmente distrutto (magari da un co-insieme di fattori: lei che non me la da e una delusione sul lavoro. Lei che non me la da e un acuirsi dei miei sintomi, lei che non me la da e un altro motivo X).Insomma, l'unica vera costante nei miei pensieri sul fallimento, sull'insuccesso, sulla mia autostima a pezzi è sempre che lei non prova amore erotico nei miei confronti. Negli anni ovviamente ho provato tutte le strategie: parlarne, incazzarmi, maggiore presenza e cura del rapporto, 0 presenza e cura, provato a tenermi in forma, provato a rivoluzionarmi moralmente e spiritualmente, provata la terapia familiare, provato ad ignorarla del tutto (questa è l'unica strategia ancora "valida" quanto meno mi consente la conservazione della dignità). Questo mi ha portato, e lo dico con l'amaro in bocca, a intercettare quelle che sono le sue necessità e a chiudere anche io i rubinetti (nella bambinesca ripicca del "se non mi dai quello che voglio, allora da me non avrai quello di cui necessiti"). E così eccoci qui, in loop. Parlarne serve solo a farle constatare che lei è diversa nei bisogni su questo aspetto da me (Tradotto: è un problema tuo, per me non esiste) e che il muro che ho messo di certo non aiuta (ma non si rende conto che prima del muro ho adottato diverse altre strategie). Adesso io mi chiedo: ma è possibile per una persona accettare di non desiderare il proprio compagno? Al di là di tutto quello che la vita ti vomita addosso, io non riesco a concepire di non avere voglia di lei. Lo vorri fare anche quando sono distrutto, stremato, depresso, stanco della vita. Lei non si sa bene, dopo 12 anni, di cosa debba avere bisogno. Non credo lo sappia nemmeno le  Aver maturato la credenza che lei non mi voglia mi porta a comportarmi in un certo modo che serve a dare coerenza alle mie credenze (altrimenti impazzirei). A questo punto che si fa? Questa situazione mi sta creando una zavorra insopportabile. Vorrei cambiare molti aspetti della mia vita (per esempio sogno di trasferirmi all'estero) ma ogni piccola difficoltà è la goccia che fa traboccare il vaso ricolmo della mia mancanza di autostima. Mi sento un fallito. Come posso essere l'uomo che vorrei essere se mia moglie in primis non vede in me l'uomo che tento di tirare fuori? E, soprattuto, perchè cazzo questa cosa è così importante? perchè non riesco a rassegnarmi e ad andare avanti senza questa necessità di conferma. Perchè la mia autostima deve dipendere da questo aspetto.
Qualcuno è già incappato in loop del genere? Come ne siete usciti (se ne siete usciti)?

 

Grazie a tutti per l'aiuto che vorrà darmi. 

Sab

17

Feb

2018

ti penso...

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Lussuria

Non ci vediamo da settimane. Ma ti penso, spesso. 

Gli sguardi, le battute...ti volevo e ti voglio. Una sbandata per un ragazzo, uno qualunque, neanche il mio tipo. Ma dio avevi quello sguardo, ci mangiavamo con gli occhi. Spero di non rivederti, perchè sei troppo spesso nei miei pensieri. Ma a volte penso a come sarebbe andata. Non volevo nulla da te, solo un momento, da soli, in mezzo a quegli scaffali.  

Tags: desiderio

Mar

26

Set

2017

Sangue che bolle.

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Non so se sono pazza o altro ma, lo voglio da morire. E' l'uomo più affascinante che abbia mai visto. Mamma mia tremo appena lo vedo! E' il fuoco che mi arde dentro. Quelle labbra che ha sono il mio paradiso. Ci metterei la mia bocca sopra e non mi staccherei più. E' bello da morire. Vorrei fare l'amore con lui fino a svenire. Lo penso e lo penso e lo penso. Lo desidero da impazzire. Sono innamorata pazza di lui. E' la perfezione. Mi chiedo se sia normale tutto questo. Intendo, provare così tanto trasporto verso un uomo. A volte è come se stessi impazzendo. Il cuore mi batte all'impazzata e mi sento i brividi alla schiena. Lo sogno ogni notte e quando mi sveglio sono depressa perché so di ritornare alla triste realtà. Una realtà in cui lui non è mio. Sento tutto il mio corpo che lo desidera, ogni parte di me vuole lui. Vorrei baciarlo fino a rubargli anche il respiro, vorrei accarezzarlo, sentire il suo odore, assaporarlo, stringerlo a me e sono sicura che non ne avrei mai abbastanza. Vorrei essere sua e scordarmi anche di me stessa tra le sue braccia. Scordarmi di tutto e diventare una cosa sola con lui. Mi sento persa e malata di desiderio. Un desiderio che cresce sempre di più e non so se mi farà morire di dolore, sapendo che non lo avrò mai. La vita è tiranna. Muoio per lui ma non sarà mai mio. E io morirò ogni giorno di più con questa consapevolezza. Se solo Dio volesse concedermi un miracolo, gli chiederei di far sì che lui sia mio e di cancellare la vita schifosa che mi tocca vivere. Quest'uomo mi scorre nelle vene. E' la sensazione più bella e più brutta che abbia mai vissuto. Lui è solo un sogno; meraviglioso, paradisiaco, ma solo un sogno. 

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