Tag: oppressione

Gio

20

Giu

2019

Oppressione

Sfogo di Avatar di NamidaNamida | Categoria: Altro

Non c'è la faccio più a reggere la situazione con la mia prozia con la quale convivo da quando avevo solo pochi mesi, lasciare la casa non è nelle mie possibilità, non ho altri posti in cui andare nè amici a cui chiedere ospitalità, sono sola. Questo mio isolamento potrei "quasi" attribuirlo alla mia "cara" prozia...finite le superiori da studentessa sono passata a casalinga, qualche volta sono uscita di casa ma solo in compagnia di parenti la cui età non era avvicinabile alla mia, al massimo conosco di vista qualche "anziano" del mio paese, non ho uno straccio di socializzazione reale e se c'è un uscita a tre, io mi sento il terzo incomodo. Mi sento male ad elaborare questa mia solitudine che da anni mi è compagna ma solo ora me ne sono resa conto. Vorrei piangere fino a non avere più lacrime, urlare fino a rimanere senza voce. Nella mia vita ho troppi "paletti". Arrivare a minacciarmi di togliermi i miei "oggetti" personali senza aver fatto niente di male e chiedere troppo cercare di respirare quando si sta soffocando dalle limitazioni che ti sono state imposte? Voglio vivere la mia vita senza un continuo "fiato sul collo" senza spioni che ti sorvegliano quando hanno la loro occasione.

Annego in un mare di oppressione. 

Mer

09

Ago

2017

L'affetto inutile. L'amore materno

Sfogo di Avatar di LicheneLichene | Categoria: Ira

Vorrei partire spiegando il titolo del mio sfogo, che non intende ergersi a valore incontestato, ma è semplicemente il giudizio relegato alla mia visione e alla mia esperienza con l'amore materno.
Inutile, dicevo, perché per me l'amore dovrebbe essere qualcosa in grado di smuoverci e migliorarci, di farci trovare la forza per affrontare quei problemi che, se fosse soltanto per amor proprio, molto pigramente lasceremmo da parte.
La mia esperienza con l'amore materno, cioè quello che mia madre nutre per me, è quello di un amore inutile, che cioè non crea, non dà sicurezze, non è da base, non è stimolo e, in definita, potrebbe essere definito dannoso.
Io ho una fortissima rabbia nei confronti di mia madre da che io ricordi e adesso che mi avvicino ai 30 anni mi rendo conto he in tal senso sono riuscita a fare ben pochi passi in avanti.
Infatti mi rendo conto che non odiare, perdonare, contestualizzare, superare e, se necessario, ignorare, non è compito del genitore ma del figlio.
Mia madre ama di amore cieco e infantile, che però non l'ha fatta muovere di un passo dalla sua debolezza, che con ansia trasmette a me.
Io sono la figlia più piccola e nei miei confronti ha sempre mostrato un particolare attaccamento, alimentato da un senso di colpa dovuto al fatto di aver iniziato a lavorare a tempo pieno proprio mentre io ero in fasce, che però non è mai stato contraccambiato.
Il motivo per cui non ho mai sviluppato una predilezione nei suoi confronti è che mi sono sempre sentita soffocata dal suo amore, e contestualmente questo grande affetto non è nemmeno servito a darmi conforto nei momenti di bisogno.
Mia madre infatti è estremamente passiva, fuori dal mondo, una bambina troppo cresciuta che non è più assolutamente in grado di essere da esempio o quantomeno fornire un sostegno a un figlio che inizi ad avere più di 4-5 anni e dunque che abbia esigenze psicologiche più complesse.
I motivi di rancore per me sono tantissimi, ma quello che più non perdono è l'indifferenza con la quale questa madre, che tanto si lancia in superficiali effusioni, ha ignorato e ignora un grave problema di salute della figlia per sincero egoismo.
Entrambe soffriamo di psoriasi, io in forma grave.
Anche in questo senso lei si dimostra debole, si vergogna enormemente del suo problema, che è veramente di lievissima entità, e all'insorgere dello stesso disturbo in me, anziché trovare in questo la forza di reagire e di affrontare con me anche la sua situazione, ha preferito vivere con imbarazzo entrambe. 
La mia malattia è tabù, non esiste, così come non esiste la sua. In 20 anni di psoriasi non ricordo di aver sentito nominare questa parola per più di 2 volte, al punto che io stessa provo vergogna a pronunciarla.
Non ho mai ricevuto cure particolari, anzi sono stata scoraggiate a trovarne giacché mia madre prova risentimento nei confronti dei medici che non sono stati in grado di occuparsi di lei, e dunque sminuisce ogni tentativo fatto.
Personalmente la  mia situazione è migliorata quando ho potuto permettermi economicamente di prendermi cura di me, ma anche nel farlo mi rendo conto di avere un rapporto malsano con la questione. Infatti, vista l'indifferenza nella quale sono stata cresciuta relativamente a questo problema, ho deciso di non condividere mai nulla di quello che faccio a livello terapeutico in famiglia.
Mia madre non espone mai la sua pelle coprendosi anche d'estate e privandosi di spiaggia e sport, benché abbia a malapena due chiazze sui gomiti.
Per quanto riguarda me, invece, il disturbo interessa tutto il mio corpo e ho tuttora molti problemi ad accettarmi.
E' soprattutto in casa che mi sento a disagio, proprio perché vedo la vergogna di mia madre per se stessa riflettersi su di me.
Avrei voluto avere accanto qualcuno che, oltretutto conoscendo in prima persona questo disturbo, mi mostrasse che si vive lo stesso, che si può essere amati e che non è giusto eclissarsi dalla vita per paura del confronto con gli altri.
Mia madre invece, certo involontariamente, ha fatto l'opposto, rendendomi all'epoca una bambina timidissima, insicura e triste.
Non mi ha stimolato a superare le mie paure, anzi con i suoi gesti ha sempre indirettamente dato conferma ai miei timori.
Avevo vergogna di mostrarmi in costume da bagno e non ho mai imparato a nuotare per questo, né sono stata incoraggiata a farlo.
E' un affetto inutile per me quello che è fatto di smancerie, baci e il tuo piatto di pasta preferito, se poi non è accompagnato da un vero interesse per quello che è la mia persona.
Sono un'adulta incompleta e nonostante abbia successo nella vita lavorativa, mi sento ancora un'adolescente per colpa soprattutto di questo fardello di rancore.
Non fa bene, fa male al cuore e ci rende aridi, ma non so come affrontare la cosa.
Adesso sono costretta per un periodo a vivere con i miei e questo senso di disagio si rende ancora più forte dopo aver vissuto da sola.
Piango molto spesso, sono ipersensibile e arrabbiata.
Mi sento anche ingiusta, perché mia madre è "una brava persona", ma io credo sia piena zeppa di problemi irrisolti e il suo affetto no, non fa per me.

Sab

10

Set

2016

Chiusa in gabbia!!!!

Sfogo di Avatar di LidialoveLidialove | Categoria: Ira

La famiglia dovrebbe essere amore, comprensione, voglia di vedere l'altra persona felice, giusto?! Bene , la mia famiglia materna è tutto il contrario.

Ho quasi 20 Anni, in cerca di lavoro  vivo con i miei genitori e i miei nonni che abitano al primo piano (porta in comune).

Mia madre è totalmente succube dei suoi, quando dico totalmente significa che i miei nonni comandano tutto, la sua vita e anche la mia e quella delle mie 2 sorelle.

Mio padre fa finta di non vedere (lavora tutto il giorno) e quando proviamo a parlarci minimizza tutto.

Sono fidanzata da 3 anni con un ragazzo che vive ancora con i suoi perché lavora ma siccome c'è crisi prende solo metà stipendio, non sufficiente per andare a vivere da solo.

Non ce la faccio più.

Se parlo di convivenza , vengo aggredita verbalmente e per poco anche fisicamente, per loro è inaccettabile e non vogliono neanche che io mi faccia una vacanza col mio fidanzato. Non ho modo di reagire perché io e lui non abbiamo soldi né per convivere ne per farci un viaggio.

Questa situazione mi ha portato a sviluppare negli anni ansia forte e attacchi DJ panico, che migliorano solo se cambio casa: per esempio, quando vengono i miei zii paterni dalla Germania io e il mio ragazzo stiamo sempre con loro e l'ansia mi scompare quasi del tutto.

Loro sono persone splendide, ti lasciano libero di essere te stesso, consigliano senza imporre e ti guidano senza risultare invadenti.

Mia madre ovviamente odia la famiglia di mio padre e sta sempre attaccata ai suoi e vorrebbe che noi figli ubbidissimo ciecamente come fa lei.

Li odio ragazzi. Non scherzo, non esagerò, è un rifiuto.

Ogni domenica per me e' iluna tortura, devo mangiare giù con loro e quando risalgo a casa mia piango sempre dal nervoso. Non condivido ne discorsi ne punti di vista ne niente, sono arretrati e cattivi proprio.

 Non ne posos più, mi stanno uccidendo.

Non posso sposarmi a 20 anni, ma neanche riesco a immaginare di restare in quella maledetta casa per minimo altri 5 anni...😢 

Mer

09

Set

2015

sento il bisogno di evadere dalla nostra storia.

Sfogo di Avatar di 2palletante2palletante | Categoria: Ira

siamo fidanzati da 7 anni, ora ne ho 21. non abbiamo mai avuto esperienze con altre persone dal punto di vista sentimentale. fino a qualche mese fa stavo bene, la nostra storia mano a mano è diventata sempre più stressante a causa del suo farmi da gabbia. ma mi andava bene comunque, cioè tra dispiacere e piacere il dspiacere non precaricava. ora lui sta iniziando ad esagerare, critica apertamente la mia famiglia, mi vieta di vestirmi come voglio, mi vieta di farmi amici i miei colleghi di università perchè sono maschi, critica come parlo, critica cosa mangio, critica il mio essere passionale (quasi a farmi sentire una ninfomane e ci sto malissimo. per sua volontà lo facciamo 3 volte in un mese di media), critica il mio organizzarmi e pansare prima di agire, critica la mia fermezza, critica i miei pregi, i suoi difetti li proietta su di me e quindi accusa me degli sbagli che compie lui. è diventato orgoglioso e cocciuto, non capisce mai. ormai l'equilibrio tra noi nn c'è più. non so più come accontentarlo e non so nemmeno se voglio ancora continuare a farlo. è diventato più un impegno costante che una relazione. con tutte le conseguenze: stress e voglia di evasione. gli ho parlato con abbastanza calma. lui è sempre stato molto mite ha reagito tra urla, pianti, accuse, critiche... nulla di costruttivo. gli ho chiesto di non criticare la mia famiglia, di eliminare la sua ossessione per i vestiti (ossessione, perchè inizia a farsi i film anche su come va vestito lui... questo è trasparente, questo ha il buchino quindi fa vedere la nudità... prima solo con me ora anche con se stesso). gli ho chiesto di farsi degli amici (anche se fosse una comitiva mista mi va bene) così se è stressato ripartisce lo stress con più persone e non carica me ogni volta e si finisce che o si litiga o io mi tengo tutto dentro per evitare i litigi e ci sto na merda. 

a fine serata ha iniziato ad urlarmi contro che secondo lui dico queste cose perchè voglio farmi la mia vita senza lui, ha iniziato ad urlare come un pazzo e a colpirsi con pugni pesanti sulle ginocchia (eravamo seduti in macchina sua sotto casa mia). non l'ho mai visto così, mi sono spaventata e sono letteralmente scappata a casa mia. il giorno dopo ci siamo sentiti ma lui invece di mostrarsi pentito ha iniziato di nuovo a criticare me. il giorno seguente (ovvero ieri) mi ha scritto due messaggi dolci, mi sono mostrata più dolce e abbiamo parlato del più e del meno senza mensionare di nuovo il litigio.

io vivo fuori sede... sabato avevo programmato di non tornare al nostro paese per studiare per un esame per lunedì. a causa di questi litigi non sono riuscita a concentrarmi e non posso presentarmi all'esame. pensavo di mentirgli per la prima volta nella vita, gli dico che devo ancora fare l'esame e che non torno per studiare, invece sabato sera esco con i miei colleghi dell'università (maschi e femmine) che per la prima volta in 3 anni mi hanno proposto di fare qualcosa insieme. (il mio ragazzo non uscirebbe e rimarrebbe a casa con la mamma e il papà perchè non si vuole fare degli amici). tutto questo di nascosto sennò il mio ragazzo penserebbe che aveva ragione che voglio farmi la mia vita, mentre l'invito me lo hanno fatto dopo il litigio.

non so più cosa fare... 

Gio

11

Giu

2015

Nuovo Medioevo

Sfogo di Avatar di cherotturadicacherotturadica | Categoria: Ira

Questa è la prima volta che scrivo qua sopra quindi..Salve!

Sono arrivata a una situazione nella quale non ce la faccio più. Ormai ho 18 anni. 18 un cazzo. I miei carissimi genitori si sentono ancora in diritto di farmi restare a casa ogni giorno. "Ma come mai vorresti uscire tutti i pomeriggi?" "Che cos è quest'andazzo?"

Allora premettendo che sono l'unica femmina dopo 3 maschi più grandi. Quindi i miei sono un po "anziani" per così dire. 

Ecco per colpa loro sono stata sempre un asociale perchè mi hanno sempre tenuto sotto la campana di vetro, poi appena mi sono iniziata a fare una vita sociale questo non gli è stato bene. Non sia mai esco sia il sabato che la domenica, non sia mai che esco durante la settimana. NON SIA MAI. E' una continua lotta

Dovrebbero baciare a terra con i piedi in aria perchè sono fortunati ad avere una figlia come me (modestia a parte, è vero) non chiedo mai niente. A stento chiedo soldi. A scuola vado normale, media normale. Non bevo, non mi ritiro mai tardi, faccio sempre quello che cazzo vogliono. Ora l'unica cosa che chiedo cioè di uscire, anche con il mio ragazzo (Ebbene si) non va bene. 

Per non parlare del fatto che ho un ragazzo ormai da un anno. Pensano che poi io faccio la sgualdrina in mezzo alla strada così. Che sto con un diavolo che mi tratta male, quando è il ragazzo più bravo che ci sia. Pensano solo alla loro tranquillita "Sta a casa, in camera sua quindi stiamo tranquilli" Ma non pensano a quanto mi stanno facendo stare male. Perchè questa situazione va avanti da sempre. Ma adesso mi sono proprio rotta il cazzo. Non siamo ai tempi loro. Siamo nel 2015. Evoluzione cazzo, evoluzione. 

Tra l'altro pensavo che mia madre stesse dalla mia parte ma invece si è dimostrata uguale a quello là.  

Non so come arrivare a una soluzione, in molti mi hanno consigliato di parlare..Ma conoscendoli la "amata" discussione finirebbe con urli e insulti. Come potrei risolvere questa situazione? 

Ah ci tengo a dire che per un adolescente la casa è come una gabbia per un uccello o per qualunque altro animale, soprattutto quando è estate . Soprattutto quando ti avvicini alla maggiore età. Sese qua altro che indipendenza.

Un ultima cosa: KIVEMMUORT