Altro

Sfoghi: (Pag. 639)

Ven

26

Mag

2017

Homo faber fotunae suae...un cavolo!

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Ormai mi addormento la sera sperando di non svegliarmi perchè questo non è un incubo ma è la realtà a cui non posso sfuggire.

Cerco cerco su internet come uscire dalla depressione, come prendere in mano la propria vita... ma la realtà è che sto subendo senza poter modificare tutto questo e la cosa che odio è proprio non poterci fare nulla. Ho 21 anni, ma quanti cavolo di pesi devo avere? Devo vivere in una casa con dei genitori che neanche si sono accorti che la figlia piange 10 volte al giorno e ha bisogno di aiuto e invece mi danno solo addosso, un fidanzato che per 6 anni mi è stato vicino e gli sono stata vicino e che ora ha cambiato completamente idea sulla sua vita e pur sapendo che è l'unica persona su cui potevo contare, come lui si era offerto di essere, pensa che stiamo negli anni 50 in cui io devo attendere che lui faccia carriera... Mi piace studiare medicina, ma è cosi dura che avrei bisogno di appoggio e invece tutti mi danno addosso. Belle quelle frasi 'dipende tutto da te' ' devi contare solo su di te' ma poi ti voglio a fare tutto completamente da solo e con tutti che ti danno addosso. E poi non puoi andare mica da un amico, per quanto fidato, a dirgi 'ei, preferirei non vivere più cosi la smetto di soffrire, cavolo!' perchè è un peso troppo grande.

fanculo tutto, fanculo tutto il bene che ho fatto, ora io ho bisogno e non interessa a nessuno. Chi fa bene se la prende sempre in quel posto. 

 

Gio

25

Mag

2017

Fumando

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Accendo la sigaretta, aspiro il fumo che va in gola, entra nei polmoni.. Il suo sapore..

Ho iniziato a fumare quando avevo 15 anni perché mi sentivo sola. Fumare era uno (stupido) moto di ribellione. Poi ho smesso di mia volontà, non fumo più quotidianamente e mai riprenderò a farlo.... Lo stato ci guadagna troppo, non c'è bisogno di regalargli altri soldi.

Però poi arriva il mio ragazzo che mi vieta categoricamente di fumare. 

E indovinate un po, quando lui mi fa girare i coglioni che cosa vorrei?

Un palco di corna o fumare. Come si è ridotta la mia vita... Non sono più io, ho perso me stessa lungo il percorso e chissà adesso come faccio a recuperarmi.

Ho sempre pensato di essere la peggior amica di me stessa. L'ombra sta arrivando e non so dov'è il sole.

Tags: sole

Gio

25

Mag

2017

La Partita

Sfogo di Avatar di ElSolitarioElSolitario | Categoria: Altro

Giornata a riposo..moglie a lavoro..fuori una bellissima giornata e allora mi dico..inutile stare in casa a giocare alla play.

Mi vesto e vado a giocare  a basket. 

Prendo il Subaru e mi porto nel paese vicino dove c'è un campetto. Arrivo e mi accorgo che un canestro e piegato. Porcadi quella...

Qualche genio ha provato a fare O'Neil rompendone uno..vabbè c'è anche l'altro. 

Ci sono anche dei ragazzi..due parole ciao mi chiamo tizio. domande stupide: Non ti ho mai visto prima! e io: neanche io se per questo. e ride...che ti ridi ahahah ragazzini..

Mi chiedono se voglio fare una partita..gli dico di si anche se è quasi un anno che non gioco..

Si inzia. Il livello è nella media quindi riesco a gestirli anche perchè un anno senza tirare a canestro si fa sentire. Sfrutto la mia altezza di 167 cm per sgusciare attorno a un ragazzo enorme che impacciato non mi sta dietro e faccio canestro con un terzo tempo.

Due tiri a canestro dalla distanza e poi pausa.

Cavolo..hanno 10 anni in meno di me e si vede. Io ho bisogno di una bombola. loro fumano sigarette come se non ci fosse un domani.

Gli dico che non riesco a continuare che non ho più fiato e loro si allenano a tirare dala distanza. Passano le ore tra un tiro e l'altro e riprendo la mano. Mi ricordo quando ero piccolo che mi allenavo da solo sotto la pioggia, oppure essendo che nel mio apese di periferia non c'era un campo da basket io ed un altro gruppo di disperati ci creavano il canestro arrangiandoci.

Poi arrivò per volonta Divina il campo e ci passammo i migliori anni ad allenarci e giocare.

Ieri ero pù felice di veder giocare quei ragazzi che giocare io stesso. Mi sono comunque divertito. Mi mancano i miei amici...ma ci distanziano regioni, chilometri, vite diverse e scelte.

 

Gio

25

Mag

2017

i problemi degli altri

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Non capisco perchè alcune persone abbiano la velata pretesa che siano gli altri a trovare soluzioni ai loro problemi.

Capisco l'amicizia e l'aiuto reciproco ma in alcuni casi si tratta solo di sfruttare gli altri. Senza contare che se hai solo me che è disposta ad aiutarti, dovresti farti una domanda e darti una risposta.

Questa volta ho detto no! Mi dovrei sbattere a destra e manca per una problematica non mia. Io se posso aiuto, ho già aiutato questa persona nei limiti delle mie possibilità, ma ora basta, senza contare che i miei casini me li risolvo da sola.

 

 

Gio

25

Mag

2017

Voglio andare via da tutto e tutti

Sfogo di Avatar di MargotMargot | Categoria: Altro

Voglio andarmene da questa città,lasciare tutto e tutti,cancellare la mia vita e ricominciare daccapo....mi è presa così oggi.Con la mente fantastico e poi cado in questa realtà che non sento più mia..mi sento demoralizzata ai massimi livelli,se nn fosse per mio figlio che per forza di cose mi fa sentire attiva ma dentro sono morta.Ho una situazione matrimoniale davvero surreale,sarò l'unica al mondo credo...ci siamo separati per grandi incompatibilità carettariali poi ripresi e ora nuovamente c'è un momento di stacco o meglio mio marito da un mese nn vive con noi...sono davvero senza forze..penso al divorzio ma questa cosa mi mette paura e nn so perché dato che è l'unica cosa giusta da fare...mandare a fanculo tutto e via!

Gio

25

Mag

2017

Resoconto personale ultimo anno

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Giugno 2016, lascio la mia ex ragazza, nonostante la amassi tanto, con lei mi sentivo vecchio e triste, mi sentivo gia al capolinea.

Da li in poi è un fiume di lacrine e alchool,  Luglio e agosto  e settembre passano completamente ubriachi e persi. Inizio anche a fumare sigarette in quantità.

Ottobre 2016, comincia l'università, entusiasmo iniziale svanisce in fretta con l'arrivo del gelido inverno.

Dicembre 2016, grande crisi nostalgica ed esistenziale, comincio a frequentare una psicologa piuttosto avara.

Mi manca la mia ex ragazza, mi pento di averla lasciata, l'università mi appare finta ed inutile. 

Marzo-Aprile 2017 cominciano alcuni miglioramenti alternati a ricadute, riduco le sigarette drasticamente, comincio a fare sport.  

Vado con una ragazza che ho conosciuto, molto carina ma la cosa non funziona, la mia ex mi manca ancora.

Maggio 2017, arriva il caldo estivo, ma invrce che dornarmi energia me la toglie, poca motivazione, esami vicini, poco interesse e poca voglia di fare e di scoprire. La curiosità mi abbandona.

Mi accorgo che ogni qualvolta squilli il telefono, o veda di spalle una ragazza dai capelli rossi, il mio cuore si ferma una secondo nella speranza che sia lei a chiamarmi o lei di fronte a me.

È passato il mio compleanno da due giorni, non sono ne felice ne triste,  non ho voglia ne di festeggiare ne di stare a casa,, il posto migliore è la scuola al momento.

Aspetto dei miglioramenti 

 

 

Mer

24

Mag

2017

Le fave secche

Sfogo di Avatar di Raffy74Raffy74 | Categoria: Altro

Una busta dimenticata da tanto tempo in una scatola, su un ripiano di uno scaffale, in un angolo buio di un locale in disuso. Una busta di fave secche. Semi scaduti da anni, forse ormai improduttivi e inutili. Che farne? La logica e la consuetudine direbbero di gettarli, troppo vecchi e rinsecchiti, non c'è più nulla a cui potrebbero servire… Ma logica e consuetudine sono cattive consigliere e disobbedire loro suscita sempre un certo non so che. E da quelle fave secche, finite profonde nell’aiuola delle rose, ora sono nate floride piantine che protese verso il cielo, son sicura, raggiungerano le nubi e oltre, fino al castello del gigante. Il suo tesoro sarà premio per tutti noi che ancora crediamo nella fantasia e nel consolatorio suo potere. Dai diamanti non nasce niente, dalle fave nascono i fior.

Mer

24

Mag

2017

Un quartetto d'archi a cena

Sfogo di Avatar di ColeridgeColeridge | Categoria: Altro

Arrivo

'Hola Coleridge'. Mi saluta Miguel, con ancora sulle spalle l'ingombrante custodia. In un attimo la sala si riempie di valigie e strumenti. Ci è venuto a trovare il nostro quartetto d'archi preferito. Sono amici di Figlio e, se si esclude Julio, il violinista genialoide e lucidoschizzato, gli altri hanno tutti un paio di anni più di lui, intendo Miguel e le altre due ragazze. Se non si fosse capito sono spagnoli e, con Figlio, si sono conosciuti alcuni anni fa a un corso di perfezionamento. Càpitano spesso da queste parti per corsi, concorsi e concerti e ogni tanto ci fanno questa deliziosa carognata di chiederci, tutti insieme, ospitalità per la notte: una tradizione inugurata un paio di anni fa quando avevano suonato per l'associazione di Laura. 

Pensavamo di riceverli per cena, ma si sono presentati già il primo pomeriggio per il caffè, e così abbiamo dato loro anche la possibilità di farsi una generosa siesta. Per sdebitarsi, comunque, si sono presentati con una pregevole bottiglia di Rioja del 2009.

Preparazione 

E' deciso che stasera ai fornelli mi cimenterò io che, in questo campo (ma in fondo anche in altri, diciamolo) non mi discosto dalla media dei maschi italiani: cucino soprattutto per piacere, avendo il privilegio di non doverlo fare quasi mai per necessità. Ho poche specialità: tutti primi piatti e un po' di griglia. Sono un disastro con l'uso del forno con il quale, diversamente dalla padella-wok, per dire, non ho alcun tipo di empatia. 

Siamo un po' troppo numerosi per uno spaghetti alle vongole o allo scoglio, così mi oriento per la mia pasta alla nduja, la ricetta preferita di Figlio che, di solito, se ne scofana tre piatti. Ci eravamo visti in settimana con i ragazzi e gliene avevo parlato. Fortuna ha voluto che il mio personale pusher calabrese - uno di quei fruttivendoli che si piazza col furgone sulle piazzole di sosta, per intenderci - si era finalmente ricordato di portarmene un po'. Riesco anche ad organizzare un secondo di melanzane alla griglia in salmoriglio. Verso l'ora di cena il quartetto esce con Figlio per andarsi a fare un aperitivo. Laura rientra e quasi non la sento: si mette di fronte al televisore, un evento più unico che raro. Di solito, dopo aver varcato la soglia di casa, si mette in modalità multitasking e si cimenta in tre o quattro attività parallele tra cucina, lavanderia, telefono e computer. Ma oggi è molto amareggiata e molto incazzata. Con me. 

Stappo il vino per farlo arieggiare un po'. Tornano i ragazzi e chiamo Figlio per dirgli di apparecchiare e di chiedere a mamma per i piatti. Ma dov'è? Ah non è in sala? Si è dileguata. Sopperisco io per le direttive e dopo un po' Laura si materializza in cucina con una faccia storta più che eloquente. I ragazzi sembrano apprezzare il profumo del sugo, si comincia a diffondere quella tipica allegria che prelude al momento di sedersi a tavola. Non apparecchiate per me, non ho fame. Ecco come rovinarla quell'allegria. Qualche debole insistenza un po' imbrazzata da parte dei ragazzi. Qualcuna da parte mia, con corredo di occhiacci per richiamarla a un dovere di ospitalità. No davvero non mi sento, e poi lo sai che non mangio quella pasta, mi fa schifo anche l'odore. Ne avevo preparata apposta una versione light in una padella separata. Niente. Del resto su questa pietanza, così come gli hamburger grigliati nel camino, o la mia pausa pipa sul balcone si gioca una guerra di potere che logorerebbe von Clausewitz in persona. Va bene, entro un attimo in sala dopo aver lasciato la pasta a mantecare nel sugo. No per favore, i bicchieri rossi dell'Ikea no con questo vino. Prendo i calici. Ma dai non prendere i bicchieri di cristallo. Li lavo io. Sì come no, vediamo quanti giorni resteranno in cucina. Siamo al battibecco ostentato. Ma il fatto è che Laura è molto amareggiata e anche molto incazzata. E quando lei è molto incazzata, soprattutto con me, non ha alcuna intenzione di dissimulare. O, se dissimula, lo fa in un modo che si capisca che, comunque, è molto molto incazzata. 

Cena 

Ci mettiamo a tavola mentre Laura, comunque, si accomoda sul divano accanto al tavolo e, bontà sua, prende almeno un calice di vino. La nduja del mio pusher si rivela immediatamente di altissima qualità ma di una potenza micidiale: mai vista una roba del genere. Mi era venuto il dubbio quando, mettendo le solite quantità, avevo notato un sospetto sughetto denso, dello stesso colore del Rioja del quartetto. 

Una delle ragazze per poco non ha un mancamento. Per fortuna ci sono le melanzane. Laura si rianima e provvede ad allestire un'alternativa con un sottile (ma non ostentato) compiacimento, per dover essere intervenuta lei in soccorso. Per chi ce la fa, piccante a parte, la ricetta non è mai venuta così bene: gustosa e cremosa al punto giusto. E' una specie di piacevole supplizio: il boccone arriva subito pieno e gustoso, ma poi, a tradimento, un fuoco ti pervade fino alla base del cervello. Al traguardo arriveranno solo Miguel, Figlio e, naturalmente, il sottoscritto. Tutti azzardiamo un bis. Gli altri commensali, a parte la violinista che ha alzato subito bandiera bianca, vanno avanti fin dove possono, alternando i bocconi con acqua vino e pane. In ogni caso la circostanza un po' comica e il vino contribuiscono a stemperare il sottile imbarazzo che si era creato. Laura ci raggiunge a tavola, si parla di musica. Alla fine, mi viene un'illuminazione per sciogliere definitivamente la tensione. Molto buono il vino, però non basta, dico rivolgendomi a Miguel. I ragazzi mi guardano un po' interdetti, sentendosi improvvisamente in debito per l'ospitalità. Gli racconto la storia di quel musicista, credo fosse Horowitz, che voleva comprare un quadro che non poteva permettersi e alla fine lo paga con un concerto in esclusiva a casa dell'antiquario. Quindi adesso ci fate un concerto. Una risata compiaciuta accoglie la proposta.  

Dopocena 

Continuiamo a conversare, e io sbarazzo un po' di roba dalla tavola finché Miguel se ne esce: Adesso me rollo questa paglia e me la fumo nel terassino, e poi estoy pronto per il conserto. No, ma dicevate sul serio? Non si può suonare a quest'ora. Ma come? siamo in quattro appartamenti, alle 10 e mezzo di sabato, la famiglia di sotto con tre bambini ci ha storicamente e sistematicamente sbriciolato i cabbasisi fino a oltre mezzanotte ogni sabato estivo, roba che non si riesce a sentire nemmeno la televisione, poi una coppia di amici e i dirimpettai malmostosi che per un quarto d'ora s'attaccano dai. Niente da fare. Avendo sempre a che fare con il rispetto degli orari e con due musicisti in casa (tra cui sé stessa) Laura è molto ligia. Vai a capire se si tratta di questo o del fatto che lei è molto molto incazzata con me. Le mie riserve comunque le tengo per me e mi limito ad esprimerle con un perplesso bah ed un'alzata di sopracciglia mentre finisco di sparecchiare. Peccato. I ragazzi e Figlio restano a parlottare nel terrazzino, Laura dà la buonanotte e va a letto. Io finisco di mettere la roba in lavastoviglie e di lavare e asciugare i bicchieri di cristallo uno a uno, giusto per dimostrare che, quando voglio, posso evitare di fare quello che faccio di solito, ossia, lasciarli sul piano della cucina come aveva profetizzato Laura. Poi alla spicciolata tutti raggiungono il letto tranne le ragazze che hanno dormito quasi fino all'ora di cena. Io mi fumo la pipa in terrazzino combattendo un vago giramento di coglioni ed una sottile amarezza e preoccupazione che ho da qualche giorno. Alla fine tutti a letto. 

Mattina dopo

Ma che succede? c'è una gara di gokart sotto casa alle 7 del mattino? Il rombo dei motori arriva dalla finestra del lucernaio in modo ciclico, ma non capisco, viene dalla statale. Laura non sembra infastidita e dorme girata verso il suo comodino. Io, ormai sveglio, mi alzo e vado a preparare la colazione. Di solito la faccio per tutti, ma stamattina siamo in troppi e dipende da chi si alzerà prima e quindi ci sarà un giro di caffè con l'unica caffettiera da 2 che utilizziamo. Preparo quindi il caffè per me, taglio il pane per tutti, metto fuori biscotti, burro, marmellata, latte, spremiagrumi, tazze e tazzine e me ne vado in terrazino a fare colazione in grazia di Dio. Alla spicciolata si alzano i ragazzi e si servono. Si alza Laura che mi fa notare di non averle fatto trovare niente pronto e, per chiarire meglio il concetto, si sfila la fede e la mette nella tasca dei miei pantaloni sibilandomi con la voce roca di non ridargliela mai più. Finito di fare colazione lei saluta e va in associazione a studiare un po'. Mi sembra arrivato il momento di chiarire. Prendo la macchina e la raggiungo alla sede. Per strada si spiega l'arcano della sveglia mattutina: c'è la Millemiglia cavepozznaccitatuttquand'! 

Diversità di vedute

Perché sei venuto, non abbiamo proprio niente da dirci e io ho da fare, sono venuta qui apposta. Provo ad articolare un ragionamento, ma l'impresa mi appare subito disperata, come disperata, e fuori di sè, è Laura che ha tutta l'aria di non volersi controllare e fare quello che fa in queste situazioni, ossia quando è disperata e incazzata con me: alzare le mani. Vai fuori. Ti vuoi calmare un attimo. Altrimenti esco io e ti chiudo dentro. Esce in un guizzo ma io la raggiungo e le impedisco di chiudere la porta. Rientra ma le parole se ne sono andate in vacanza. E' tutto uno scattare e parlarsi sul muso, lei urlando, io socchiudendo gli occhi e cercando di riportare la calma. Poi le vie di fatto, il 'vattene' viene espresso con le mani a tirare e a spingere. E poi via, un morso su un braccio, uno sull'altro, unghie sulla faccia, ginocchiate dove capita, e dove non capita. Il mio atteggiamento ostentatamente calmo diventa una sfida che la fa incazzare ancora di più. Mi da uno schiaffo ed io le offro provocatoriamente l'altra guancia. Lei si infuria, si odia per comportarsi così e si dispera e quindi picchia in modo ancora più selvaggio. Alla fine faccio quello che avrei dovuto fare da subito. Esco, d'improvviso, senza dire niente e senza girarmi. Torno a casa. Lei rientra in tarda mattinata: i ragazzi hanno deciso di salutarci e andare in città. Li accompagna lei. Mi chiama per salutarli. Abbracci e se ce la facciamo ci vediamo al concerto domani. Escono tutti tranne me e Figlio. Laura rientra un attimo per una puntualizzazione. Grazie per esserti offerto di dare tu un passaggio. Ma perchè non me l'hai chiesto, che ne so? Ceeerto e io devo chiederti tutto, non ci arrivi da solo Coleridge, dai tu un passaggio ai ragazzi, Coleridge? Mi accompagni dal dottore eh.. Coleridge? Pausa. Gelo. Esce. Figlio seccato e sconcertato mi chiede. Ma si può sapere che è successo? Cos'è questa storia del dottore. Ecco Laura se volevi trovare un modo per mettermi in merda ci sei riuscita e adesso che cazzo gli dico? 

Macchie 

Guarda, mi sono sporcata, ma con che cosa? sembra gelato. Non ho mangiato gelato. E' una piccola macchia sul vestito che Laura si toglie sempre in sala iniziando lo spogliarello che, quando è di fretta, si conclude direttamente in doccia. Sembra sangue, dico io. Ed è sangue. Come di sangue era la macchia che avevamo trovato sul copriletto alcune settimane fa passando dal lenzuolo. Viene dal seno. Dal seno. Un sintomo abbastanza inquietante. Io non ne sapevo niente e, in ogni caso - scoperto dopo - è associato a molte patologie per lo più non gravi. Però un campanello d'allarme, uno di quelli squillanti. Figlio, tornato a casa da poco, esce dalla doccia e notando un po' di agitazione chiede che succede. Laura aveva appena realizzato la cosa e la consapevolezza le aveva assestato una coltellata alle spalle. No no, nulla un capogiro, mente, oggi non mi sono fermata un attimo. Chiama la sua amica che ha combattuto la sua battaglia di chemio durata qualche anno e adesso è comunque costretta a stare lì, appostata come un cecchino, sempre a scrutare il proprio corpo a caccia di cellule a cui è partita la brocca. Questo accadeva verso la fine della scorsa settimana.  

Il giorno dopo Laura va dal nostro medico, si sente colpevole perché non fa la mammografia da secoli e il dottore, infatti, la cazzia. Io la capisco, lo so , è una cazzata che non si dovrebbe neppure pensare, però la capisco. Con medici e visite ha già abbastanza a che fare per una serie di motivi, insomma che palle. La settimana è ormai alla fine quindi gli esami vengono rinviati alla successiva, ossia questa. Ossia quella che è stata preceduta dal weekend in cui abbiamo ospitato il quartetto.  

La discussione si innesca sabato mattina quando torno dalla spesa e la vedo visibilmente alterata. Ma fammi capire Coleridge, io sono qui con una possibile diagnosi di cancro al seno, lunedì ho una visita d'urgenza e tu non hai nemmeno pensato di prendere ferie e accompagnarmi. Cazzo. Cazzo cazzo cazzo, deficiente che non sono altro. Non provo nemmeno a cimentarmi in una patetica arrampicata sugli specchi e confermo. Mi guarda. Gelida. Ecco questo è il mio problema, non so mai quando posso contare su di te. Io provo ogni volta a passare sopra tutto ma poi devo arrendermi all'evidenza. Silenzio. Cerco di evitare l'inevitabile ossia di farfugliare stupidaggini. E infatti non ci riesco e faccio esattamente così, farfuglio stupidaggini tali da non essermi rimaste in mente nemmeno per dieci minuti. Tutta la domenica pomeriggio l'ho impiegata per mettere a posto un roba di lavoro urgente in modo da poter riparare ed essere presente, ma Laura è irremovibile: adesso domani te ne vai al lavoro e non rompi le palle qui. 

Ci dovevi pensare prima: le cose si fanno al momento giusto, dopo non hanno più alcun significato. 

Versioni e tensioni

Insomma cos'è sta storia del dottore. Lo sguardo di Figlio è preoccupato e io non ho fatto a tempo ad elaborare una spiegazione alternativa. Temo di dire cose che lo possano preoccupare di più. Alla fine gli dico la verità tenendomi un po' sul vago. Parlo di qualche sintomo da verificare, di alcuni esami da fare, ma posso permettermi di abbozzargli una verità che, per adesso, non è così dura fortunatamante. Lui sgrana gli occhi e poi si accoccola nella versione tranquillizzante del non c'è niente da preoccuparsi. Quando torna Laura le dico che la sua uscita e le domande di Figlio mi hanno costretto a rivelare qualcosa. Non è la prima volta che capita una cosa del genere, sempre con uscite così, out of the blue. Nessuno dei due comunque, per motivi completamente diversi, ha voglia di farne una questione.  

Il giorno dopo devo comunicare via SMS perché mi ha bloccato pure su Whatsapp. Mi manda un messaggio quando ha fatto il prelievo per l'esame citologico, la mammografia il giorno successivo. Non ci sentiamo per tutto il giorno. Mi chiama solo la sera e mi chiede cosa faccio. Cosa faccio cosa? Che vuoi dire? Vai a tango o no. Tango? Ci avevo già rinunciato veramente, non mi sembrava il caso. Fai quello che vuoi, io vado, se vieni spero che ci facciano ballare insieme il meno possibile. Ma pensa te, va bene va bene, ci vediamo lì. A tango cominciano ad insegnarci un po' di passi più elaborati. Lei si impegna molto quando prova i movimenti da sola, e rimane molto concentrata anche quando balliamo. Si muove morbida e asseconda i miei movimenti anche più di quanto non avvenga di solito. Chi ci guarda da fuori non può intuire che, in quegli abbracci, scorre tensione elettrica a 220v. I maestri sono carini e sorridenti e ci fanno un sacco di complimenti. Penso facciamo una buona impressione e ci reputino un buon acquisto. 

Quando usciamo la tensione è un po' stemperata. Il giorno dopo mi impegno per scegliere il momento giusto per chiamarla. E' quando in macchina raggiunge scuola e ha un po' di chiometri da percorrere, così parla con il viva voce. Come va, sei partita adesso? Partita per dove, sto andando a fare la mammografia, te l'avevo scritto no? E due. Ma che cazzo mi passa per la testa. Non so che dire anche le scuse diventano patetiche a questo punto. Le mando un lungo SMS in cui mi scuso in modo più articolato. La mammografia ha esito positivo. Ma la secrezione anomala è confermata e il responso definitivo arriverà la prossima settimana dall'esame citologico. Rimango io a baloccarmi con la mia leggerezza che in queste circostanze diventa fastidiosa superficialità. Nella speranza che tutto diventi un nuovo vecchio argomento di discussione e recriminazione tra di noi. Meglio continuare ad essere il coglione di sempre: significherà che potrò permettermelo io e, soprattutto, potrà permetterselo lei. 

 

Mer

24

Mag

2017

Poi dicono che...

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

...uno non è una persona seria e non ti danno da lavorare, se dici o fai qualcosa che non va, basta una parola di troppo o troppo poco, un concetto corretto ma espresso male...e sei fuori. "Non idoneo", ti scrivono (SE ti rispondono).

Non si considera mai il contrario: cioè quando la parte recruiting di un'azienda ha dei comportamenti scorretti e poco seri con l'aspirante candidato.

A me è capitato questo:

Lunedì mi telefonano da una nota società di consulenza su cui avevo già messo gli occhi da un bel po', per invitarmi ad un colloquio conoscitivo per una specifica posizione lavorativa. Io naturalmente accetto con gran solerzia, pensando che non mi sembrava vero e stando attenta a ogni singola parola che pronunciavo, per quanto detto sopra. Bene, ho un colloquio, mi dico.

Ieri pomeriggio mi richiama la stessa tizia di lunedì per dirmi, testuali parole:

"sfortunatamente il cliente per cui l'abbiamo contattata ha risolto con una persona interna, dunque non abbiamo più tanta urgenza per incontrarci, (balbetta un po') facciamo così, la richiamo fra due-tre settimane per riorganizzare l'incontro...tanto ormai abbiamo il suo profilo nel database! Arrivederci"

Cosa si può rispondere? "D'accordo, nessun problema, sono a disposizione, ci risentiamo, senz'altro" e altre simili leccaculate. Ma in effetti se ci si pensa: non sarebbe il caso di mandarli a quel paese? Che mancanza di serietà è questa? Pensi davvero che io rimanga a tua disposizione, anche se mi dai un impegno e poi te lo rimangi con argomentazioni discutibili? (Si, sono convinta che la tizia si sia inventata una scusa, vattelappesca qual è il vero motivo, e comunque non è un comportamento corretto, il colloquio me l'hai proposto e mo' me lo fai!)

Il problema è che loro, le grosse aziende, hanno il coltello dalla parte del manico, e lo sanno molto bene. Sanno che ci piegheremo sempre alle loro richieste, in cambio di un lavoro con uno stipendio quantomeno dignitoso. Quando in altre condizioni questa gente la manderemmo a cagare. Specie le maledette risorse umane, Dio le strafulmini. Non siamo persone, siamo risorse da allocare quando e dove preferiscono. Sto seriamente pensando di buttare all'aria la laurea e che ne so, aprire una pasticceria, vaffanculo, almeno non devo rendere conto a nessuno. A parte lo Stato. Vabbé.

 

 

Mer

24

Mag

2017

Mi piace per come suona

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Mi piace da poco un ragazzo che ho conosciuto in civica... non è alto, non è bello ma, non so, mi attrae tantissimo. Sarà perché ha dei capelli neri morbidissimi e bellissimi, perché suona la chitarra da paura o perchè è un tipo davvero intelligente... non so ma mi piace tantissimo.

Mi sono fatta venire i complessi però: non so se gli piaccio anch'io, so solo che la settimana scorsa c'è stato una specie di flirt ma poi non l'ho piu visto. Come ho gia specificato non è alto, anzi sarà all'incirca 168, mentre io sono sono 166... il problema è che se fossi snella magari potrei anche piacerli, ma non lo sono; non sono grassa,anzi, perché comunque faccio sport, mangio il giusto ecc ... però ho i fianchi larghi, sono grande di struttura, possente ecco... ho paura che magari non potrei piacergli in quel modo perchè mi ritiene troppo "grande"... magari poi anche lui potrebbe finire per sentirsi troppo piccolo... 

Però a me piace indipendentemente dall'altezza... non so, non vorrei sbattere con la testa contro un muro e finire per star male per uno che non mi caga... in questo momento poi ha la bronchite, la maturità ed è un po' stanco quindi è per questo che non lo vedo, però se da un lato mi dispiace tantissimo, dall'altro mi piacerebbe tanto avere un'occasione per vederlo e conoscerci meglio...

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