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Mer
25
Set
2019
gioco fregatura
Per scoprire se certi siti sono truffa , mi sono iscritto in un sito on line di roulette sponsorizzato da a..c ebbene gioco puntando sul rosso o nero e le prime volte vinco ...le successive sere , ho provato a puntare sul nero per ben 13 volte e uscito il rosso più un verde, sempre giocando al raddoppio per recuperare naturalmente! Deduzione: sito sponsorizzato = giocatore dammi i tuoi i soldi ! Vaffa.....
Mer
25
Set
2019
Non ce la faccio più..
Mi vedo una balena!!
Sono alta 162 cm e ne peso 60.
Voi direte? Vabbe dai qualche chiletto in più non è niente di che. Per me lo è. Mi vedo enorme, una balena. Provo a dimagrire ma sembra che il mio corpo non collabori. Sono entrata in un vicolo cieco. Non sono più felice. Sono fidanzata, ma il mio ragazzo a parte qualche accenno, non ne sa niente di questa condizione.
Non riesco più a piacermi come prima, eppure vedo tante ragazze che stanno così bene con se stesse.. come fanno?
Mer
25
Set
2019
garantito
sono io che non sono alla tua altezza. non il contrario. la rabbia mi ha fatto dire anche cose che non penso ma resta il fatto che io non ho la sensibilità di cui hai bisogno.
ricordalo, sempre. sono io che non merito te. mi allontano perché mi sentirò sempre inadeguata.
garantito.
Mer
25
Set
2019
La traversata
Stretto
Tra due minuti tocca a voi, tenetevi pronti, preoccupatevi solo di raggiungere la vostra barca e poi affiancatela fino all'arrivo e, mi raccomando, godetevi la nuotata. L'atmosfera è vibrante di adrenalina sulla spiaggia popolata di uomini e donne (poche, stranamente) in costume, occhialini, e cuffia (solo un paio indossano la muta). Le partenze sono scaglionate. Trenta persone seguite, a gruppi di tre, da dieci barche che seguono la rotta delle correnti, in continua variazione, e che delineano quindi percorsi completamente differenti. Nel giro di pochi minuti ci si troverà completamente sparpagliati per lo Stretto. Così mi hanno raccontato poi gli accompagnatori, perché io, come tutti gli altri colleghi forsennati, avrei visto soltanto la fiancata della mia barca e il blu intenso e senza fondo del mare, per quello che mi avrebbe consentito l'appannamento degli occhialini. Difficile stabilire un'età media dei partecipanti. È un umanità abbastanza assortita per provenienza ed età appunto. Molte però sono le persone di mezza età, come ormai è possibile notare in qualsiasi contesto sportivo amatoriale.
Personalmente non ho mai partecipato a queste kermesse. Anzi, mi sono sempre tenuto alla larga da maratone, mezze maratone, raduni ciclistici e altra attività in cui ormai noi vecchi siamo diventati protagonisti, in questa sorta di epidemia sociale che ci vede tutti alla ricerca di una seconda giovinezza. Negli scorsi anni mi sono limitato a tenermi in forma con un po' di palestra. Il caso e le vicende della vita, però, mi hanno portato quest'anno ad intensificare la mia attività fisica. Dalla fine di aprile, per diverse settimane, ho dedicato un paio d'ore alla piscina, un paio di chilometri per quasi ogni giorno. L'idea della traversata dello Stretto mi è stata lanciata da un mio lontano cugino, lui sì dedito a qualsiasi tipo di attività fisica open air, dalla maratona al ciclismo su strada e in montagna. Non mi sono mai sentito troppo coinvolto in questo voler mordere la vita in un'incessante ricerca di una nuova avventura, di un nuovo progetto che ti aiuti a dare un senso a questa esistenza. Questo voler aggiungere qualcosa di epico da poter raccontare e condividere come un novello tassello della continua ridefinizione di un tuo posto nel mondo, man mano che lo senti sbiadire, man mano che ne avverti uno sgretolamento che è soprattutto nella tua mente piuttosto che nei fatti. Del resto è solo lì, nella tua percezione, che abita questa realtà.
Cinquecento
Via! Cazzo ma lo sto facendo veramente? Ho guardato la sponda calabra dalla mia stanza ogni giorno per tutta la mia adolescenza. Spesso, mentre studiavo, mi distraevo col binocolo e guardavo i treni che si formavano alla stazione di Villa S. Giovanni per partire verso il nord Italia, diretti verso un altrove che mi sembrava carico di vita ed occasioni che confusamente avvertivo come necessarie ed improcrastinabili. L'idea della traversata a nuoto era qualcosa di mitologico allora, qualcosa che, nella percezione comune, solo atleti eccezionali erano in grado di compiere. Da tempo non è più così. Come dicevo, e come è noto, la pratica sportiva amatoriale si è diffusa a macchia d'olio e una nuotata su una distanza di tre chilometri e mezzo è qualcosa che chiunque è in grado di affrontare con un minimo di allenamento. Del resto, dalla spiaggia del capo, la distanza con il continente sembra davvero esigua, ci andavamo spesso a bighellonare da ragazzi, nelle giornate di sciopero. Questa mattina però non mi sembra così a portata di mano e quando mi tuffo, e cerco il ritmo con le prime bracciate, ho ben presente che una vasca così lunga non l'ho mai fatta in vita mia. L'acqua non è così fredda come ricordavo. Del resto settembre è un mese magico, una luce diversa, più intensa, ma anche più riposante, e la temperatura del mare che restituisce il calore incamerato per tutta l'estate.Cinquecento! Lo urlo fuori dall'acqua. Sono i metri che abbiamo percorso e che comunico, come d'accordo, ai miei compagni di avventura. Non ho gadget tecnologici né orologi e non ho mai avuto l'ossessione dei tempi, ma per darmi un obiettivo nelle nuotate a mare ho sempre contato le bracciate, fino ad elaborare un rudimentale metodo di calcolo della distanza percorsa che il barcaiolo, dotato di GPS, mi confermerà essere non così impreciso. La notizia ha un buon effetto sull'umore del nostro compagno di traversata (l'altro è quel mio cugino) che all'impatto con l'acqua era andato in panico totale. Il freddo dell'acqua, la paura per il fondale che in poche bracciate si inabissa fino a non essere più visibile, una sensazione di vomito che altri, più prosaicamente, definiscono caga. Lo abbiamo un po' incoraggiato (non l'ho detto prima, dandolo per scontato, ma la traversata era non competitiva) ed è andato avanti a rana per tutto il primo tratto. Quando ho urlato la distanza pensava di aver percorso solo duecento metri. Radio barcarolo, che ne ha viste tante, lo dava già per ritirato. Il phisique du role del resto non aiutava. Spalle un po' cascanti, vita 'abbondante'... per definirlo, mia cugina, che era tra gli accompagnatori a seguito, aveva ripescato la messinesissima espressione di 'arancinu ch'i pedi'. Ma in acqua io ho imparato a diffidare delle apparenze. Fisici palestratissimi che disperdono potenza in gesti inutili e arancini ch'i pedi, per l'appunto, che vanno come schegge.
Acque profonde
Pensare che, all'inizio dell'anno, mi chiedevo se non fosse il caso di disdire l'abbonamento alla società canottieri dove poi mi sono allenato tutta l'estate, dove sono iscritto da anni e che negli anni è costato una bella cifra per me e per tutta la famiglia. Ma la prospettiva per me era quella di lavorare ormai all'estero, per grandi istituzioni e con ben altri compensi. Quanto avrei potuto sfruttare quell'abbonamento?
È successo, però, che le cose abbiano preso una spiacevole piega inaspettata. Il mio approccio 'out of the box' in ambito lavorativo non sempre viene apprezzato. Soprattutto in contesti istituzionali di alto livello nei quali mi sono trovato ad operare ed in cui, come spesso succede, le persone vogliono sentirsi confortate da un modo 'strutturato' di affrontare le questioni e dove un metodo fortemente 'orientato alla soluzione' non sempre paga. A volte le figure con cui collabori non si accontentano del fatto che tu sia in grado di fornire una soluzione ma vogliono capire con quale metodo tu l'abbia ottenuta. Perché questo modo di approcciare i problemi può apparire talvota geniale, altre naïf, ed entrambe le visioni sono, per così dire, legittime. È così che, da un giorno all'altro, mi sono trovato senza lavoro con un preavviso che, per usare un eufemismo, potremmo dire risicato. L'istituzione si faceva forte di un scellerato contratto che prevedeva una rottura immediata e senza preavviso con la società di recruitment con cui invece io avevo stipulato un regolare contratto annuale. Siamo andati in causa con la società di recruitment ma, in attesa di ricevere un risarcimento, mi sono trovato, dopo tanto tempo, di nuovo sul mercato. Il curriculum prestigioso è un'arma a doppio taglio. Non puoi abbassare richieste economiche e demansionarti più di tanto senza destare sospetti. Peccato perché per il mio profilo le richieste in Germania fioccavano e fioccano, ma richiedono quasi tutte la conoscenza del tedesco di cui ho acquisito solo pochi insufficienti rudimenti. Ed è così che alla fine di marzo sono rientrato in Italia e ho dato inizio ad un valzer di colloqui per accordi di collaborazione ormai raggiunti e subito dopo saltati, per i motivi più disparati. Un valzer durato fino a prima delle vacanze estive, quando un mio ex-collega, socio di un'azienda di consulenza, mi ha offerto finalmente un contratto. Giusto un nanosecondo prima che esaurissi tutte le mie disponibilità finanziarie.
Tornare indietro
Dalla Germania ero tornato in tempo per la laurea di Figlio. Dopo la separazione i rapporti con Laura si erano ulteriormente deteriorati. Non voleva più sentirmi nemmeno per telefono. Avevo fatto passare del tempo nella speranza che le cose si appianassero. Non avevo in mente di tornare indietro ma avevo una confusa voglia di mantenere un feticcio di rapporto civile. Era solo questo? Davvero non volevo tornare indietro?
Niente era cambiato nelle dinamiche e soprattutto nella percezione di Laura riguardo al nostro rapporto. Ricominciare sarebbe significato ritornare, presto o tardi, sugli stessi problemi, quelli che ci avevano nuovamente allontanato dopo esserci riconciliati mille volte. Ma mi mancava. Mi mancava moltissimo, lei, Figlio, la mia vita familiare. Improvvisamente mi ero ritrovato con molto tempo libero, nella mia bella casina ed in un quartiere delizioso. Dovevo restare in zona su consiglio dell'avvocato e del resto l'affitto era già stato pagato. Mi godevo l'inverno mite andando a fare jogging lungo il fiume o a leggere al parco sulle panchine al sole tra pensionati, studenti, clochard e lavoratori in pausa pranzo. La chitarra che mi ero portato si era rivelata insospettabilmente preziosa. Dopo decenni avevo ripreso a scrivere canzoni e, non contento, le avevo cominciate ad incidere con la strumentazione acquistata in un bel negozio di strumenti musicali. Il ricordo di quel mese e mezzo è molto dolce e malinconico. Qualche volta mi concedevo una cena al ristorante peruviano vicino casa che era estremamente accogliente. La ragazza simpaticissima, con cui parlavamo un misto di inglese, spagnolo e una spruzzatina di quel poco tedesco che avevo imparato, mi faceva accomodare sempre allo stesso tavolo. Mi ritrovavo a passeggiare sulla Berger Straße con i suoi negozietti. Avevo messo gli occhi su un delizioso trench nero che sarebbe stato una favola addosso a Laura. Già Laura. Lei era prossima al compimento dei suoi cinquant'anni. Decido di azzardare e di chiamarla il giorno del suo compleanno. Mi risponde. Il tono è finalmente conciliante. I messaggi sono più distesi. La prospettiva della laurea di Figlio contribuisce a smussare gli spigoli della comunicazione che, fino a quel momento, verteva quasi esclusivamente sui soldi. E lei che mi parla della necessità di parlare a quattr'occhi. Le propongo di venire a trovarmi per un weekend. Mi ringrazia ma oppone motivi di impegni di lavoro e di opportunità di risparmiare da parte mia. Non insisto.
Offro il viaggio a mia mamma con il quale il rapporto è piuttosto difficoltoso da molti anni. Lei in Germania ha passato i primi anni del suo matrimonio, quando sono nato io. Passiamo qualche giorno insieme in serenità. È stata una buona idea. Prima di tornare in Italia faccio la pazzia e passo al negozietto a comprare il trench. Ci si vedrà alla laurea di Figlio. Incontro lì anche i miei suoceri ed i miei cognati in un'atmosfera un po' imbarazzata. Al pranzo di laurea Laura ed io sediamo accanto al centro della tavola. L'atmosfera è moderatamente gioviale anche se in un sottofondo di disagio. Con mia suocera ci si scambia qualche sguardo di intesa. Ci siamo sempre voluti bene. Con Laura, nei giorni precedenti, ci eravamo incontrati per un aperitivo e le avevo consegnato il mio regalo. Era sorpesa e confusa. Le dico di aprirlo a casa, proposta che accetta comunicandomi con un messaggio il suo gradimento e ringraziamento. Nei giorni successivi alla laurea c'è un suo concerto in associazione. Le propongo di rivederci lì. Lei replica che la cosa è prematura e la metterebbe in imbarazzo. Imbarazzo. A Messina c'è un espressione che solitamente viene transcodificata con il modo di dire "Fare il pesce in barile". Si dice fare "u sceccu 'nto lenzolo", ossia l'asino nel lenzuolo. Non ne conosco la genesi ma io sono convinto che il significato sia molto più raffinato. Il pesce in barile si mimetizza alla grande e ci vuole un occhio fino per poterlo individuare. L'asino nel lenzuolo non si mimetizza affatto, se non nella sua convinzione di non essere visto perché dall'esterno è perfettamente individuabile. Imbarazzo. Eccolo il lenzuolo dietro il quale si nascondeva Laura pensando di far riferimento ad un generale imbarazzo di amici e persone che conosciamo in fondo superficialmente. Rispondo di non giocare con la parole e a questo punto di dirmi di chi sarebbe questo imbarazzo. Mi risponde dicendomi che l'imbarazzo ci sarebbe stato anche senza la presenza di Michele. Michele. E chi cazzo è Michele. Credeva che fossi al corrente di tutto e la volessi provocare, non si è resa conto che le sue stesse parole avevano reso, per me che la conosco da mezza vita, tutto lampante. Una storia che andava avanti dall'inizio dell'anno. Lei aveva voltato pagina. Io l'avevo lasciata in sospeso.
Da quel momento tutto è cambiato. C'è stato un incontro in cui le ho chiesto di parlarci chiaramente. L'incontro è stato burrascoso. Da quel momento i toni sono tornati ad inasprirsi. A quel punto sono stato io a togliere tutte le occasioni e non volerle parlare né guardarla più in faccia. E di occasioni ce ne sono state. Perché ci si incontrava proprio alla piscina della canottieri. Lei da sola o con Figlio, io per il tempo della mia nuotata - che poi si è trasformata in allenamento - oppure a leggere sulla sdraio. A volte nuotando nella corsia accanto ed ignorandosi. Un giorno, previo accordo, sono anche passato da casa per prendere le cose residue. Le avevo chiesto invano di evitare di incontrarci ma lei ha voluto presenziare. Ci parlavamo ma io non l'ho mai guardata. Sono passate settimane e mesi. Io ho cominciato a metabolizzare. Michele lo conoscevo di vista. Prima di conoscere lei. Mi è sempre sembrato un tipo a posto devo dire. In quell'incontro lei mi ha detto che tutto è successo per caso e che aveva la sensazione di aver incontrato una persona che finalmente la capisce. Durissima da digerire ma il bicarbonato fa miracoli.
Terra!
Ci ricompattiamo al traguardo dei tre chilometri. Arancinu ch'i pedi si è abbastanza rinfrancato e nuota alla mia sinistra mentre mio cugino è rimasto un po' indietro. Ho continuato a chiamare le distanze percorse ogni cinquecento metri ma adesso, adesso la costa è lì davanti. Le macchine che passano sulla statale sopra il costone di roccia, il pilone sopra di noi. Fino a quel momento non mi ero mai soffermato a guardarmi né indietro né avanti, se non per una fugace occhiata. Sempre e solo blu del mare e fiancata della barca di accompagnamento. Ma adesso mi sembra incredibile, dopo una nuotata, aver acquisito una prospettiva di cui, fino a quel momento, avevo potuto godere solo dal traghetto al momento dell'attracco. Mancheranno un cinque-seicento metri. Ce l'abbiamo fatta, ci diciamo felici e un po' increduli. Il giorno prima lo scirocco sollevava delle belle onde, il cielo coperto. Sarebbe stato proibitivo in quelle condizioni ma il vento è calato improvvisamente nel cuore della notte e per quel braccio di mare è sufficiente a riportare la calma. Questa mattina di primo autunno è luminosa e meravigliosa. Passato il primo attimo di leggero sgomento, quando il fondale sparisce dalla tua visuale, è impagabile nuotare nel blu profondo. Non so spiegare con precisione cosa mi abbia portato a decidere di intraprendere questa sfida. Ho deciso solo alla fine di agosto, ho contattato l'organizzazione e ho trovato un buco lasciato dalla rinuncia di altri. Pensavo di conferire a questo evento una sorta di catarsi, di simboleggiare un passaggio. In queste settimane, il pensiero di questo appuntamento, mi è stato di aiuto per digerire una solitudine che la sera comincia a pesarmi. Non ho più la stessa ansia di qualche mese fa. Riprendere a lavorare mi ha ridato quella stabilità che mi serviva. Ho ottenuto il risarcimento dalla Germania. Le notti ho ripreso a dormire e anche gli incontri con Laura, in cui ci si ignora, non fanno male. Ma lei ha cominciato a venirmi a trovare più o meno ogni notte in sogno e io mi sveglio con una sensazione mista di vuoto rabbia e dolcezza prima di alzarmi e andare incontro al mio giorno. Che però affronto senza rivolgermi indietro e scacciando sapientemente tutte le varie circostanze in cui mi sovviene un momento del passato legato a un luogo, una luce, una frase, un'immagine, un silenzio. Solo qualche sera fa mi è capitato di emozionarmi. Ero all'Osteria del Ciliegio dove prima andavamo assieme con Laura e dove ogni tanto faccio capolino da solo per una birra. Era una serata abbastanza fiacca. Il titolare aveva cominciato a mettere della musica assurda, Giuni Russo, Loretta Goggi. Quando vado per pagare mi fa. Dai scegli un brano. Non mi viene in mente niente. Dai possibile. Alla fine non so neanche perché mi viene in mente Amarsi un po' di Battisti. Le parole mi accoltellano. Amarsi un po' è come bere, difficile come respirare... però volersi bene no, partecipare, è difficile, quasi come volare. Devo nascondermi alla vista quando prendo il resto. Poi esco a piedi e la musica mi accompagna per un bel pezzo quando esplodo in un singhiozzo che dura una decina di secondi. Spesso riconosciamo i nostri errori tardi e poniamo riparo in un'altro contesto. Laura mi aveva tra le righe confessato che non era tutto rose e fiori nel nuovo rapporto e che sapeva benissimo che era anche lei ad avere un problema. Ed è così che può capitare di far tesoro delle brutte esperienze e poi migliorarsi in un nuovo contesto. Questo pensiero mi uccide quando mi sfiora ma in qualche modo ho imparato a conviverci.
Arancinu ch'i pedi s'è ripreso alla grande e adesso ci dà dentro. Ha uno stile assurdo, nervoso, a strappi, tutto di braccia, le gambe immobili, ma in qualche modo è efficace perché prende la testa del gruppo e si dirige spedito verso la costa rocciosa. Il mio stile? Avessi nella vita questa regolarità di bracciata. Ritmo sempre uguale, respirazione destra sinistra ogni tre bracciate, senza pretese ma che fa il suo onesto lavoro. Seguo un po' distanziato. e finalmente riappare il fondale alla vista. Basterebbe toccare uno scoglio ma io mi voglio proprio sedere. Mi infilo in un'insenatura mentre da dietro mi urlano tocca! tocca! E alla fine arrivo anch'io. Ultimo del mio gruppo visto che mio cugino ha tagliato a sinistra e si è accomodato su uno scoglio un po' più al largo. Raggiungo la barca e riattraversiamo lo Stretto per tornare al punto di partenza. La traversata è compiuta. Ha richiesto meno sforzo del previsto e, una volta completata, è già evaporata rapida come un sogno, tanto per infilarci una scontata citazione di Calderon de la Barca. A questo punto dovrei fare un paragone con la traversata della vita, quella di un amore finito in attesa di un nuovo che può sbocciare ma se c'è una lezione che ho imparato da questa esperienza è che, durante il tragitto, non hai mai la minima percezione di quello da cui ti allontani e di ciò a cui ti avvicini. L'unica cosa che vedi è il blu del mare e la fiancata della barca che ti guida, sperando e fidando che ti porti a destinazione. Mi toccherà cominciare a credere in Dio?
Mer
25
Set
2019
sono vittima di mobbing?
Da circa 3 mesi lavoro, con contratto da libero professionista, come operatrice sociale in un reparto ospedaliero. Fin dall'inizio ho notato cose strane: non è chiaro chi sia il mio capo, nessuno mi sa dire con esattezza la mia mansione lavorativa, mi vengono dette mille cose diverse. Si tratta di un progetto finanziato da un fondo pubblico, vinto da una società capofila, ma io vengo contrattualizzata da una succursale, che nulla mi sa dire del mio ruolo e mi rimanda sempre alla società capofila, con la quale teoricamente non dovrei avere nessun rapporto, visto che non è la società vincitrice a pagarmi.
Devo lavorare con un'altra ragazza, assunta dalla scoietà capofila, che ha un ruolo professionale inferiore al mio. Fin dall'inizio si comporta in modo strano: si nasconde in macchina nel parcheggio aspettando che io arrivi per poi seguirmi fin dentro il reparto pensando che io non la veda; dà poca confidenza, sembra che mi voglia scavalcare. Da premettere che si tratta di una ragazzina senza arte nè parte (io ho 35 anni e una laurea, lei 23).
Faccio finta di nulla e cerco, nella più totale disinformazione, di darmi da fare per capire cosa dovessi fare di preciso. Mi fanno iniziare senza un contratto e senza assicurazione professionale; dopo mie varie insistenze riesco a sistemare questa faccenda. Dopo circa un mese vengo chiamata dalla direttrice della società capofila (una stronza arrogante che tra l'altro non è il mio datore di lavoro) nel suo ufficio; questa mi dice che "i suoi controllori" le hanno riferito che a lavoro non rendo, non sono professionale, che non mi assento e altre schifezze varie. Con carte alla mano, dimostro che mi sono sempre presentata rispettandogli orari, che nonostante mi abbiano mandato allo sbaraglio senza darmi informazioni sono comunque riuscita a ritagliarmi un mio spazio e a farmi aprrezzare. Le dico che chi le ha riferito queste falsità sta compiendo diffamazione, e lei non mi ha voluto riferire chi le riportava queste cose. Ovviamente capisco che si tratta della ragazza che divide con me lo spazio lavorativo, ma alla direttrice non lo dico e facco finta di niente, mantenendo l'educazione e chiedendo altri chiarimenti rispetto le mie mansioni, che ovviamente non mi vengono dati.
Dopo questo episodio la ragazzina mi toglie il saluto e la parola; mi evita completamente con disprezzo e scopro che va a fae la spia alla direttricesu tutti i miei movimenti, compresi l'ora in cui arrivo e in cui me ne vado, dove parcheggio ecc. La ragazzina in questione, dopo avermi tolto il saluto, qualche giorno fa mi fa una piazzata davanti a tutti (stavo compilando una carta e mi ha accusata di averla esclusa dalla cosa; in poche parole con molta calma le spiego che la cosa non la riguardava essendo una pratica di mia competenza, e non sua).
Riesco a portare a termine un obiettivo del progetto e la stronza della direttrice mi richiama dicendo che non mi potevo permettere di fare quella cosa, che non era un obiettivo del progetto (cosa assolutamente non vera). Le chiedo ulteriori chiarimenti sul mio ruolo e sulle specifiche delle mia mansioni e anche in questo caso non ricevo risposta; mi tratta di merda davanti a tutti. Mi fa capire che al periodo di scadenza del contratto farà pressione sulla società che mi ha contrattualizzata per non far rinnovare il contratto fino a scadenza naturale.
Ho chiesto più volte copia del progetto alla mia società e non mi è stato dato e vengo pure pagata con estremo ritardo. L'impressione che ho è che stiano tentando di farmi fuori per piazzare qualcuno più raccomandato. Nei miei confronti ci sono ostilità e controlli da parte della ragazzina; il lavoro è diventato un inferno e nessuno mi tutela (fanni tutti orecchie da mercante). Non so se tutto ciò sia mobbing e sto pensando di difendermi legalmente dal momento che mi viene concretamente impedito di svolgere il lavoro. Non so che prove potrei portare; credo che avrei dovuto registrare di nascosto queste conversazioni per avere una prova. Nel frattempo sono circondata da queste persone di merda che volutamente mi ostacolano e mi rendono la vita impossibile. Cosa posso fare per tutelarmi?
Mer
25
Set
2019
Amare
Credo di non essere capace di innamorarmi, vorrei tanto sapere cos'è l'amore ma non sono in grado, perdo subito l'interesse, forse non do una possibilità a nessuno ma credo che se scatta la scintilla non c'è bisogno di forzare nulla, non ho mai sentito il mio cuore battere sul serio, interesse zero, mai superato tre appuntamenti, alla fine sono talmente disinteressata che mi dimentico persino di rispondere ai msg del tipo di turno, non è cattiveria è che non mi frega nulla, qualsiasi interesse avevo all'inizio sparisce nel fumo, credo di essere guasta.
Mer
25
Set
2019
Le mie amiche sono diventate noiose
Le mie amiche di sempre non vogliono più uscire, sono apatiche, si scocciano di far tutto.
Aperitivo in centro? NO
Iscrizione in palestra? NO
Latino-americano? NO
Sabato sera in qualche locale? NO
Vacanze al mare? NO
Passano le giornate a casa divise tra netflix e instagram a stalkerare tizi che a loro piacciono e che stando a casa non incontreranno mai. Non hanno figli, nè fidanzato, vivono dai genitori, lavoricchiano
Mi sono ridotta a 30 anni ad uscire da sola, a viaggiare da sola...ma mi sento sempre più triste ed incompresa :(
Mer
25
Set
2019
😱😈 voglia di non aprire!
Ogni volta che sono in caduta libera e mi avvicino alla quota di sicurezza, mi viene sempre una voglia irrefrenabile di non aprire il paracadute
Una volta che avevo la Cypress disinserita sono sceso i 450 metri senza aprire
Un giorno sfiorai addirittura i 400, è stato fantastico
Adoro quella sensazione di paura mista eccitazione che mi si crea nello stomaco quando vedo il terreno avvicinarsi sempre di più, e io sto ancora cadendo nel vuoto come un sassolino
(Anche perché penso che, intelligente come sono, se davvero lo facessi troverei senz'altro all'ultimo momento una soluzione alternativa per salvarmi il culo. Pure se avessi dimenticato il paracadute in aereo prima di buttarmi fuori)
Mer
25
Set
2019
Che sapore ha la felicità?
Me lo chiedo da un po' ormai..non lo ricordo più.
C'era un tempo in cui anche io sorridevo, mi sentivo bene ed ero felice, ma ora non è più così: è tutto buio e per quanto mi sforzo non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel.
Quanto ancora dovrò andare avanti così? Quanto dolore emotivo può sopportare una persona? Finirà mai tutto questo dolore?
Sono così disperato da essere arrivato a sperare e pregare che le sue pene arrivino ad una fine, così da placare anche le mie. Quando realizzo cosa sto dicendo però mi vengono i brividi..quando lei non ci sarà più probabilmente questi miei pensieri attuali mi tortureranno..come si fa a sperare una cosa del genere? Quando i dottori mi dicono che lei non sta troppo male e che in queste condizioni può vivere tranquillamente altri 5-6 anni vengo assalito dal panico, mi paralizza. Sono la sua unica ancora di salvezza in questo mondo eppure io non riesco più a starle vicino e spero ogni giorno che arrivi quanto prima una fine. Lei è ancora lucida ed è consapevole che pian piano se ne sta andando. Chiede solo che vicino a lei ci sia qualcuno che le tenga la mano, perchè è una strada troppo lunga e dura da affrontare da sola. Come faccio a non portarla fino alla fine del suo percorso? Io ho ancora un domani, lei no. Sto affrontando da quattro anni un lutto che non è ancora avvenuto.
Un giorno arriverà la luce anche per me?
Mer
25
Set
2019
Apatia.. letargo
Sono sempre stato un ragazzo svogliato e letargico ma le cose ultimamente sono peggiorate, da quando e3finito il periodo magnifico dell'università e ho iniziato a lavorare ho perso di vista un sacco di persone e ho smesso di fare vita sociale e uscire.. adesso le uniche persone che incontro sono sul lavoro, sono tutte persone sposate e molto più grandi di me.. provo un senso di noia e di spossatezza insopportabile, sono senza stimoli e non riesco a trovarne di nuovi.. ho paura che resterò solo per sempre, non ho mai avuto un bacio, non ho mai vissuto una storia nemmeno quando ero più ragazzo, di posti ne ho frequentati in questi anni ma non scatta mai nulla con nessuno, un interesse, uno sguardo che porti a una conoscenza.. mi sento invisibile, trasparenze, non capisco tutta questa mia sfortuna in amore.. Sono gay e mi innamoro sempre di ragazzi impossibili, sembra che mi piaccia soffrire.. vorrei farmi avanti, flirtare ma ho tropp paura, i primi due anni dell'università sono stato in appartamento con un bellissimo ragazzo originario di Trieste.. lui bellissimo, classico ragazzo nordico, alto biondo, fisico asciutto, ho avuto anche l impressione che fosse gay e ho sempre sperato che accadesse qualcosa in quelle mura.. a volte mentre parlavamo notavo che si avvicinava molto, rompeva le barriere ma non ho mai capito se fosse un atteggiamento suo oppure voleva provarci.. mi sarebbe piaciuto davvero tanto provarci, in fine dei conti vivevamo da soli in quellappartamento, per anni ci ho ripensato a questa cosa, mi intrigava da mlrire, a volte usciva dalla doccia con asciugamano che copriva solo la vita in giù e venima a parlarmi, aveva degli addominali pazzeschi, ogni volta losognavo la notte e immaginavo che usciva dalla sua stanza e veniva nel mio letto per baciarmi, accarezzarmi.. son stufo di vivere di sogni, mi sento irrealizzato e infelice, ho paura che non incontrerò mai nessuno, alla fine sogno, sogno ma non succede mai nulla.. perché non può capitare anche a me? Non sono male come tipo, ho sempre ricevuto molti complimenti e lusinghe ma nessuno ci prova con me, quelli che vorrei ci provassero alla fine son tutti etero..
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