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Gio
09
Giu
2016
Senza Titolo
Ma voi ve le ricordate le litigate fatte coi vostri genitori? Ricordate le frasi cattive, urlate in un momento di odio, di pura rabbia dove l'unica cosa che importa è ferire l'altra persona? In questi ultimi due anni ho accumulato tante, troppe frasi. C'è silenzio ora e non ci sono più abituata.
Gio
09
Giu
2016
il21marzo...primavera...il21giugno estate...bah...
ciao ragazzi....per caso è primavera????no...perché dalla mia parti di è sentita per una decina di giorni...poi sempre a solo pioggia!!!!Piove anche ora!!!FA voi che tempo fa?
Gio
09
Giu
2016
Consiglio di sensibilizzazione
Ragazzi, brutta la sindrome di astinenza, io ho visto da vicino i danni che fa, quindi state lontani da certi pericoli. Ha cominciato ad agitarsi; sosteneva di volerne uscirne ma che non ce la fa. Ci prova ma lamenta forti dolori di pancia. Se non é astinenza di sicuro somatizza da lungo tempo la questione, non so cosa sia peggio. L’intestino è molto delicato e può ammalarsi davvero. Faccio finta di nulla per gli strani odorini ogni volta, so che sta soffrendo anche adesso. Mastico poco di psicologia, astinenza o no, uno tanto ansioso, mai conosciuto. Consiglio di andare dallo psicologo e lui in risposta dice che c’è stato ma che ha scoperto che quello ha lo stesso identico problema al suo e che quindi ha solo buttato via i soldi poiché alla fine ha dovuto accogliere sulla propria spalla il lamento dello psicologo. (I soldi li ha presi uguale)
Ma perché capitano tutte a me mi domando?
Un giorno risento odorini, capisco che il mio amico è peggiorato:”Qualcosa dovresti fare!” Penso fra me e me non sono insensibile io! Assecondo, tento di respirare con la bocca e lui mi prende la mano e mi avvicina di più a lui, ora sembro in aerosol. Gli metto una mano sulla spalla mentre lui viene afflitto da un’altra fitta di dolore alla pancia:” Vuoi sfogarti con me?” Gli chiedo e sento l’aria circostante invadermi il cervello. Io sono sensibile e la sofferenza, a volte, si sente nell’aria ma non tutti sanno avvertirla, io sì.
Finalmente si libera del tutto e mi dice che ci sta provando a smettere, ma che non può buttare via il lavoro di una vita. È da un po’ che cerca di stare lontano, (tanto di cappello), ma non ce la fa, proprio non ce la fa:
” Buttare via una vita intera, le amicizie, i sorrisi e le notti passate fra un brindisi e l’altro di vino rosso e qualche birretta. Gli amori vissuti, le emozioni le amicizie passate e recenti non posso cancellare tutto dall’oggi al domani. Non posso, capisci? Io sono vero, capisci? Tutti mi conoscono. I loro messaggi sono rivolti a me. Anche mia sorella è purtroppo caduta nel tunnel, mia madre, anche se per fortuna almeno lei non é portata, sembra sia immune. Ultimamente pure la mia ragazza, ma lei ci gode proprio al pubblico, tutti la stanno conoscendo la zoxxolona e tutti conoscono me, come faccio ora ad uscirne, già era difficile prima. ” Si interrompe e prende a piangere.
Sfogamici, il mio amico non ce l'ha fatta ancora ad uscirne e spero almeno che stavolta sarete d’accordo con me. Non mi avete creduto in nulla! Mi avete fatto rimproveri senza motivo e su ogni questione in ogni mio sfogo di disavventura. Nemmeno un minimo di solidarietà da parte vostra, non solo nel merito dei miei sfoghi ma nemmeno per via dell'ingiustizia sda me subuti. neppure una buona parola con gli administratory di sfoghiamoci a ripristinarmi l’account, quindi insensibilità, ripeto, per la grave ingiustizia che sto vivendo (Ste cose succedono solo in Italia per colpa della casta di politici che ci ritroviamo) Almeno su questo pensiero che ora vi dirò spero sarete dunque d'accordo, Se non per me fatelo per chi volete bene affinché non si trovi ad affrontare lo stesso dramma del mio amico. OOOO, non se ne esce più!!! Quindi stavolta non potete non essere d’accordo con me, non darmi ragione, perché davvero sareste dito pollice in giù enon mi giudicgerete gravemente se al mio amico gli urlato in faccia finalmente ciò che da tempo volevo dirgli:"
”Solo se uno è coglione si iscrive con i suoi dati veri in facebook. Lo sei fattene una ragione, coglione. L'unica cosa buona é che almeno sai di avere una morosa zoxxolona”
Ecco adesso scrivete quello che volete, DIVERTITEVI, tanto NON VI POSSO COMMENTARE! Lo so che voi tutti avete profili fake ma almeno apprezzate la mia buona volontà.
Gio
09
Giu
2016
UNA MOGLIE FOLLE
MA POSSIBILE CHE QUESTA CAMBIA IDEA CONTINUAMENTE STUZZICA STUZZICA ED ASPETTA CHE IO LE METTA LE MANI ADDOSSO A STA PUTTANA,,,,DOBBIAMO ANDARER DAVANTI AL GIUDICE E SE NE ANDRA' A FARE IN CULO A LEI E A QUEI PEZZI DI MERDA DEI SUOI PARENTI DI MERDA IL COGLIONE DI SUO FRATELLO LA PUTTANA DELLA FIGLIA E IL DROGATONE DEL FIGLIO.......
PORCO .....
Gio
09
Giu
2016
Senza Titolo
Voglia di studiare vieni a me, ho l'esame e devo ancora iniziare a ripassare.
Aiuto.
Gio
09
Giu
2016
chi mi fa gli auguri di buon compleanno ?
ciao, sono sola chi mi fa gli auguri di buon compleanno.....anche chi avevo (oggi ho chiuso con lui)i giorni prima dei miei compleanni sempre si incazza così da non farmi gli unici aguri e da non farmi nulla .....neanche un presente.
Gio
09
Giu
2016
compleanno di non nata
ciao a tutti, oggi è il mio compleanno, sono anni che sono sola, ho avuto una vita difficile e mi sono isolata per non ricevere altre ferite da terzi, e non ricevo gli auguri di nessuno, ho solo una persona a me cara ma anche quella immancabilmente ogni volta, il giorno prima del mio compleanno si incazza con me e fa in modo che oltre a passarlo male,non vederci ed a rovinarmelo non ricevo neanche un augurio e un regalo.
Di regali sono stufa di farmeli da sola.
Per me il compleanno non è fondamentale ma fa piacere a tutti sentirsi dire tanti auguri cara....è una dimostrazione di amore e di affetto...
E' come se non fossi mai nata....un vuoto....come se qualcuno mi ricordasse....tu non esisti per il mondo.....i tuoi sentimenti non ci sono.....
Gio
09
Giu
2016
Avevo occhi solo per te ma tu guardavi da un'altra parte
Ciao questo non è un vero e proprio sfogo..voglio solo condividere con qualcuno le mie emozioni e sentimenti...
Ciao...mi ricordo quando eravamo dei buoni amici,scherzavamo ridevamo ci abbracciavamo sempre..ero molto contenta di poter contare su una persona come te..per me in quel periodo eri straordinario eri soprattutto un buon amico...mi piaceva stare con te era come se tutti i problemi che avevo intorno in quel momento svanissero..e forse è proprio da li che i miei sentimenti incominciarono a crescere ma non gli davo tanto peso..ma sentivo una vocina dentro di me che mi ripeteva più volte di provarci di farmi vedere interessata a te..anche perché vedevo che nutrivi i stessi sentimenti nei miei confronti...e infatti quel periodo quando siamo usciti e quando mi scrivevi quelle parole dolci stavo davvero bene..tutto quello che desideravo era rivederti e sorridere insieme a te...Mi dovevi vedere..parevo una ragazzina..ero felice,spensierata e molto più tranquilla perché sapevo che tu c'eri..però come tutte le cose belle anche per questo momento arrivò la fine...ti vedevo distaccato freddo nei miei confronti e ancora oggi non capisco cosa ho sbagliato con te..eri la mia speranza che stava diventando realtà ma hai preferito lasciar stare..non mi spiegavo il perché di questo però ho deciso di andare avanti facendo finta di niente come sempre..con questo mio carattere impulsivo,orgoglioso e anche un po timido..quel tempo stavo davvero male tutto quello che volevo eri tu e nient'altro..poi i giorni passavano più in fretta e di te non ci capivo più niente a volte mi guardavi altre volte neanche la parola mi rivolgevi e io continuavo a sprofondare nelle mie illusioni..ora sono qua che parlo di te e ti posso dire che i nostri bei momenti non se ne andranno mai,li porterò sempre con me..come quella volta che abbiamo iniziato a cantare davanti a tutti le nostre canzoni preferite oppure ogni volta che giocavamo e per scherzo o magari per avere un po di contatto fisico con te..ti pizzicavo la pancia..e poi quei sguardi che per riviverli mi giravo sempre a cercarti e mi prendevo continui richiami dai prof..però non mi importava perché l'unica cosa che volevo eri tu..Tu che a volte mi trattavi bene e altre volte no ma io ti ho sempre perdonato...forse scrivendo questa lettera ho capito il mio sbaglio...forse sei diventato così perché mi hai dato per scontata vedendo che per te c'ero sempre..purtroppo tu non cambierai e io starò qui ad aspettare ancora un tuo messaggio..non ti potrò vedere per 3 mesi e non sai quanto ho sofferto oggi dovendoti salutare..oggi è come se ho lasciato una parte di me..è come se quel poco che c'era stato non era poi così importante per te..e anche se fa male dirlo è ora di voltare pagina..di dire ciao a quello a cui eravamo abituati..ma malgrado ciò ci sono persone che fanno talmente parte della nostra vita che saranno presenti ovunque andremo..si questa frase è per te..perché sei il mio punto di riferimento..la mia stella polare..sei quella piccola voce dentro il mio cuore che rimarrà con me per SEMPRE.
Questa diciamo era una lettera che ho dedicato al ragazzo del quale mi sono innamorata.lo so che è un po lungo ma sentivo il bisogno di esternare le mie gioie e i miei dolori in qualche modo.
Mer
08
Giu
2016
TRISTEZZA INTERIORE...
Sono circa le 23, e un magone impressionante mi sale dal cuore, mi trovo qua sul divano dopo una giornata alquanto deludente, di per se' non è accaduto nulla di rilevante, ma è dentro che ho qualcosa di rilevante. Mi sento spento, triste, vuoto, ogni giorno ricomincia la routine, per poi ritrovarmi la sera nel mio antro tronfio dei miei pensieri , delle mie debolezze ,insicurezze, sono stanco,stanco di non essere capito, stanco di non ricevere l'apprezzamento meritato, stanco di una convivenza alquanto monotona e priva di stimoli. La routine come si suol dire è l'unica sicurezza che mi rimane, è la mia calda coperta in cui mi rifugio, sò sempre dove ho posizionato le scarpe, dove ho sistemato il pranzo della pausa, sò dove posizionerò il caffè nella tavola, tutto preordinato, tutto stabilito. Arrivo la sera con un dolore lancinante al cuore, una tristezza infinita, mi sento debole, afflitto, non capito, sono solo , io e il mio dolore nel mio antro, vorrei piangere ma non riesco, vorrei farmi un bel pianto di quelli che ti svuoti di tutte le energie, o sennò che mi scoppi pure il cuore, la mia comparsa in questa vita l'ho fatta, non mi posso lamentare, non ho lasciato nulla d'indelebile ne ho fatto male alcuno. Ho tanto amore dentro, e nessuno che sappia coglierlo, sento il calore della notte accarezzarmi, una carezza inutlie in me, non è la notte che cerco, ne cerco la carezza della brezza,cerco una carezza al cuore, dato da un cuore, cerco affetto, un affetto vero,disinteressato, profondo, cerco e non trovo nulla. E resto qui nel mio antro, con gli occhi bassi, il viso arrossato da rabbia e tristezza, e quello che creo sono queste futili parole , inutili, improbabili, senza capo ne coda. Voglio piangere o come lo voglio, e invece no anche tu ficcami questo pugnale nel cuore e sorridi alla vita, intanto io nel mio antro sciolgo i lacci della mia armatura, logora, strapazzata, contenitore di un corpo sanguinante, sofferente, stanco...Che la notte avvolga me e miei pensieri, domani è un nuovo giorno, una notte per fingere di riaggiustare i pezzi del mio essere, poi con una bella mascherina si torna in scena, una scena banale priva di vitalità. NOn m'interessa essere compatito, ma se anche lo faceste non sarebbe peggio di ora.
Mer
08
Giu
2016
Robe
Ho 19 anni ed è da un anno che frequento l'università. A parte un gruppetto di amici che ho frequentato per varie iniziative e in modo molto occasionale sono assolutamente solo. Avete presente quando pensate di essere diventati tutto quello che avete sempre disprezzato? Ecco, diciamo che la mia siuazione è simile. Mi ero detto che l'università sarebbe stata un nuovo inizio e invece non ho legato davvero neanche con quelle due/tre persone con cui sego il corso. Mi sono detto che non ero ancora pronto, che sarebbe servito almeno un anno di rodaggio per ingranare, per farmi le ossa e inserirmi meglio nell'ambiente. Ma credo che ormai mi abbiano inquadrato per quello che sono: un coglione. Forse sono troppo severo con me stesso ma dopo anni di esperienza sono arrivato alla cosnclusione di avere un attitudine alle figure di merda. Eliminati tutti i fronzoli, tutte le sovrastrutture che mi sono creato negli anni rimane questo. Sforno figure di merda a ripetizione, a volte sembra che non capisca il punto della situazione, o meglio che non capisca bene il ruolo che svolgo all'interno di un gruppo. Fino a poco tempo fa e di tanto in tanto anche ora riuscivo a essere così presuntuoso, a volte addirittura arrogante da mettermi alla pari con gli altri e cercare di guardarli dall'alto verso il basso.
Forse molte cose non quadrano in questa descrizione, forse ci sono delle profonde contraddizioni nella mia vita. Ho provato a capirle, a risolvere tutte e inefficienze comunicative e relazionali con i miei compagni prima e con la gente in generale dopo. Ho provato a smontarmi e rimontarmi tante di quelle volte per trovare il bug nascosto, per oleare il meccanismo e limare le parti difettose. E sopratutto, per molto tempo prima di rivolgermi ad uno psicologo (che mi è stato di grande aiuto ma con cui non ho concluso la terapia), e anche dopo ho fatto questo lavoro quasi esclusivamente da solo. Prima era facile perchè avevo come metro di giudizio me stesso (e a pensarci adesso era una follia). I primi dubbi sono cominciati subito dopo la terza media, quando mi accorgevo che esisteva tutto un mondo oltre le mura della scuola e di casa (le uniche forse conoscevo allora) che non si adeguava al mio modo di vedere le cose. Faccio un passo indietro.
Fin da quando ricordi ho sempre cercato di far ridere le persone. E' una cosa che mi porto da dietro dalla nascita, quasi un istinto. Ma dall'altro lato ero il classico topo di biblioteca. Non uscivo con degli amici, non facevo sport, non sapevo dove abitasse il calcio. Già da piccolo mi sono reso conto che non ero tagliato per lo sport, che tutta quel dimenarsi non era per me. Insomma ricordo che a sei anni quando il barbiere mi chiese cosa volessi fare da grande risposi "il paleontologo". Direi che basti come presentazione. Ma la cosa di cui mi sono accorto negli ultimi anni è che i miei genitori e sopratutto mia madre erano orgogliosi di me. Ora io non so se fecero bene o se furono eccessivi con tutto questo orgoglio ma sicuramente il mio ego deve esserne uscito abbastanza gonfiato. Ma la differenza con gli altri ragazzi è stata il mio isolamento, che in parte veniva dal fatto che non ero di costituzione molto sana e dall'altra dal mio aspetto. Fino ai primi anni del liceo sono sempre stato grassottello e con la faccia abbastanza infantile, quasi scialba anzi. Ora ho cominciato a prendermi cura del mio corpo e le cose hanno cominciato a migliorare. Ma prima fisicamente ero insignificante. E' servito perchè ho puntato sulla simpatia. In fondo cercavo solo il gioco e la battuta immediata, la cazzata sparata a effetto e alle medie riuscivo a cavarmela e credevo (CREDEVO) di avere tutto sotto controllo, sentivo di avere tutte le certezze che mi servivano e se volevo dire qualche puttanata la dicevo senza pensarci troppo. Ma lasciare la scuola media fu un trauma, perchè all'improvviso quasi da un giorno all'altro mi sentivo sempre più lontano dai miei amici, i discorsi inadeguati e immaturi. E grazie al cazzo direi io. Numero uno la mia classe rispetto alle altre era forse tra le più educate e io tra loro forse il più educato di tutti. Voglio dire prendevo per il culo il ciccione della classe ma a me come per tutti sembrava ordinaria amministrazione. Uscito dai confini della classe vedevo solo persone "sboccate", troppo mature per i miei standard. Numero due, i miei "standard" erano rimasti pressochè inalterati lungo i tre anni di scuola media e si mi ero semplicemente uniformato con un certo distacco al modo di fare dei miei compagni di classe, come se fosse un contentino che gli davo, poi potevo fare il cazzo che volevo. E se ripenso a come ragionavo all'epoca l'unica cosa che mi viene in mente è che mi meritavo tutto il bullismo di questo mondo. Ora io ero abbastanza "darwinista" sotto questo punto di vista, un po' come tutti gli altri. Se uno veniva preso per il culo è perchè non era abbastanza adeuato, adatto. E cazzo, io all'ultimo anno mi sentivo inadeguato, minchia se mi sentivo inadeguato. Ma sempre per questa dindrome del superuomo non ho mai chiesto aiuto a nessuno, amici o parenti e mi sono tenuto tutto dentro. E' da allora che ho iniziato a elaborare i motivi di questi miei continui insuccessi con gli amici. Per me gli amici erano tutt. E se c'era una cosa che non soportavo era di essere insultto da loro, insomma lo vedevo come un tradimento, un affronto, la prendevo veramente sul personale. Insomma persi la loro fiducia ma mi rimase il dubbio: che cosa mi aveva allontanato da loro? Perchè tutto a un tratto non ero più adeguato?
Credo che da allora fino ad oggi, e non scherzo nel dirlo, questo sia stato il mio pensiero fisso ogni cazzo di giorno. Per anni. Per (quasi) tutta la durata delle scuole superiori. Quasi perchè ho avuto la gran botta di culofortuna di aver avuto nella mia classe 5 o 6 delle persone migliori che abbia mai conosciuto, con cui finalmente potevo parlare di quello che veramente mi interessava. Eravamo un gruppetto di 5 ragazzi e si parlava quasi esclusivamente di nerdate, supereroi, fantascienza, fumetti, film, serie tv, manga, cartoni animati. Insomma per me era natale ogni giorno. Incredibile il mio umorismo era di nuovo adatto a loro. Certo ci isolavamo quasi ermeticamente dal resto della classe (tra parentesi, era il liceo classico quindi eravamo 5 ragazzi in una classe di 30 persone). Alla lunga cominciavo a sentire il peso di questo squilibrio maschi femmine. Insomma vedevo quelli dello scientifico e un po' li invidiavo perchè lì erano venti maschi, "cazzo le lì potevi diventare un vero uomo". Perchè la verità è che mi piaceva il rapporto con i miei nuovi amici, ma credevo che mancasse qualcosa. Io sentivo, chiaramente, di non essere più quello di prima che mi stavo rammolendo, anzi che mi stavo rincoglionendo. Quante giornate ho passato nella depressione più nera credendo che le cose stessero peggiorando e che non sarebbero potute mai più potute migliorare.
Ecco se penso ad una mia caratteristica di quel periodo è che cercavo di imitare gli altri. Tutto normale direbbe qualcuno. No perchè io con quella vocetta fastidiosa e quell'aspetto sfigato se provavo a imitare gli altri, forse loro non potevano o non volevano dirmelo, ma stavo sul cazzo. E alla lunga anche parecchio. Insomma non ero veramente io ma uno sfigato che provava a essere come gli altri, riuscendo solo a essere patetico. Anzi ero anche stronzo. In cinque anni di superiori avrò parlato con ciascuna delle ragazze della classe (escluse quelle nerd) una manciata di volte. Parlando delle ragazze alcune toccavano rari livelli di zoccolaggine che uno si aspetterebbe solo da un alberghiero. Insomma, come si dice da noi, erano sorta di vastase, cozzale nel midollo. E io un po'cozzalo ci sono nato. Ma a me metteva a disagio il fatto che fossero ragazze e che in volgarità ci superassero. Pensare che al liceo eravamo ancora maschi contro femmine... cristo santo che massa di ritardati che eravamo. Tornando al discorso...
Fino alla fine del liceo ho sempre avuto, tranne con qualche eccezzione buoni voti anche se non ero il migliore della classe. Tra i migliori invece c'era la persona con cui ho stretto per la prima volta una vera amicizia. Non quelle superficiali da ragazze, fatte solo di apparenze e cagate, ma un amicizia adulta e profonda, che spaziava dale battute più squallide ai discorsi intellettuali. Insomma in quanto a film, fumetti e compagnia bella ogni giorno c'era di che parlare e in più ne parlavamo come se fossimo appartenenti a una qualche cerchia ristretta. Non come ora che i cinecomics te li sbattono in faccia e se non guardi serie tv non sei nessuno. No, noi sapevamo di essere sfigati ma c'era il tacito accordo di dimenticarcene e di goderci quei discorsi in santa pace. E questa cosa è durata molto a lungo, finchè avevo 16/17 anni. Ogni tanto avevo qualche scazzo con loro, perchè quando tentavano di punzecchiarmi in qualche modo mi offendevo subito, mi inalberavo e poi me ne andavo in depressione apparentemente senza motivo. Probabilmente per gran parte della classe non sembravo normale. Non coglievo alcune allusioni sessuali, anzi mi mancava proprio quella mentalità di rendere tutto sessuale. E se proprio ci provavo era solo un tentativo stereotipato. Aggiungo anche che dalla terza media ho cominciato a balbettare e ad avere problemi di ansia.Questo mi ha portato a parlare sempre di meno e solo per dire battute nella spranza che almeno in questo modo potevo conservare l'amicizia con loro. E ancora una volta credevo che lo standard perfetto da seguire nella vita di tutti i giorni fosse quello che adottavo con quei tre/quattro ragazzi della mia classe. Anche perchè ero troppo spaventato e insicuro per uscire con altre persone. Avevo troppa paura di fallire anche con loro, ma sopratutto di fallire con me stesso.
Ancora adesso per me è difficile immaginare l'enorme pazienza che hanno avuto nel sopportarmi per tutto quel tempo. E il bello è che col tempo si accumulvano sempre più segnali di stress nei miei confronti da parte loro, che io non capivo. A me importava solo di stare con loro e parlare sempre delle stesse cose. Loro si rompevano di parlare sempre degli stessi argomenti. C'è anche da dire che se stavano con me era perchè anche loro non stavano messi meglio. Uno di loro in particolare era asociale fino al limite della misantropia e sarcastico come la merda.
Negli ultimi due anni di liceo classico la situazione è notevolmente peggiorata. In breve, col sarcastico una volta finì che mi diede un pugno e da allora gli ho parlato solo a sforzo. Con quell'altro invece, di cui credevo di fidarmi di più, andò a finire che mi disse in faccia e non per scherzo che pensava che fossi un coglione. Ma la cosa che mi ha ferito di più fù mentre dicevo una minchiata a lui Arriva una compagna, ascolta la battuta e poi dice all'altro "Devi ridere!". Sarà che ero una fighetta all'epoca ed ero facilmente influenzabile (non che ora non lo sia), sarà che il fatto di far ridere era l'ultima certezza a cui mi aggrappavo e che pensavo di fare bene, ma quella frase mi ha smonato. Mi ha insinuato il dubbio. E se per tutto questo tempo non avessi fatto ridere? E se finora hanno riso solo per pietà, solo per non mettermi a disagio? A quell'epoca le seghe mentali erano di questo tipo e anche peggiori. E sono sicuro che molte di queste mi hanno portato a conclusioni sballate che in seguito hanno profondamente influito sulla mia psiche. Perchè se non si era capito da allora è cominciata la vera depressione, quella per cui si va dagli psicologi non quella per dire.
Ho riflettuto parecchio sulle esperienze avute, e in base a queste e ad altre influenze da libri, film, discorsi con alcune persone, anche frasi rubate sui treni o per strada ho provato a farmi un'idea più chiara di quello che era successo e a trovare ostinatamente una giustificazione, un senso. Sarà stato noioso leggere tutta questa roba ma secondo me era la base per capire da dove di è formata l'idea che mi sono fatto di me e di come vanno le cose lì fuori, dopo aver fatto tabula rasa di tutte le convinzioni precedenti. Dopo la fine del liceo, nell'ultimo hanno ho saltato molte lezioni universitarie, ho dato solo due esami, sono rimasto quasi sempre da solo su facebook o a guardare serie tv, che sono tipo una delle poche distrazioni che ancora mi interessano. E sanon giunto a delle conclusioni che non so giudicare bene. Sono giuste, sono sbagliate, sono fatte apposta per riunchiudermi in una spirale perversasenza via d'uscita e convincermi al tempo stesso di essere al sicuro?
Non voglio sparare sermoni anche perchè mi sento tutto tranne che un fanatico. Anzi di me stesso e degli altri, di tutte quelle seghe mentali che mi facevo sulla dignità, l'orgoglio personale eccetera ora me ne sbatto altamente il cazzo dal più profondo del cuore. Conosco già tutte le stronzate che potreste dire per migliorare l'autostima: fare sport, mangiare sano, darsi degli obiettivi, fare volontariato. Non funzionano, sono solo una facciata. Il vero cambiamento avviene dentro e deve essere convinto e volontario. Viene dall'autodisciplina. Anche queste sono cazzate. Voglio dire viviamo in un mondo senza senso, si può scherzare e fare ironia su tutto, perfino sull'olocausto. Che bisogno c'è di prendere seriamente le cose. Che bisogno c'è di disciplina quando sei ormai sei morto dentro e sai che per la maggior parte delle persone ormai sei un fallito. Cos'è, vorresti cambiare, migliorare? E per fare contnti chi? Gli altri? Che cazzo di senso ha darsi tanto da fare per darsi un tono per dare un'immagine dignitosa di sè? Cos'è alla fine se non routine, un marchingegno che le persone si sono costruite per darsi delle regole e vivere in modo decororso ma al di là del quale c'è solo la vuota apparenza. So che hanno ragione da vendere ma tutto i discorsi che hanno Nietzsche e i loro allegri amici sono soltanto una formalizzazione di pensieri che le persone si fanno dall'alba dei tempi per darsi comunque delle giustificazioni quando le cose vanno male, quando gli prende la depressione e non vogliono tagliarsi le vene. La mia vita è una merda, dicono? Bene è normale, posso sopportarlo perchè in realtà niente ha senso, non esiste una verità assoluta, quindi a tutti i conformisti, sucate, ho capito il gioco e vado oltre. Capite bene che le derive di questo pensiero sono o mettersi a piangere in un angolino e diventare totali nullafacenti o riempirsi la bocca e fare gli alternativi di sto cazzo. Io ho riflettuto per molto tempo su questo modo di pensare penso di essere più che altro materialista, realista. So che per muovere le cose delle idee ci servono, e bisogna esserne convinti, appoggiarle, perchè solo se le si appoggia la gente comincia a usarle e a costruire qualcosa di costruttivo. Ma bisogna prima sapere che non esistono in natura che sono solo un nostro artificio e che per questo motivo uno può essere comunista, può andare ai concerti di Vasco Rossi a drogarsi, può diventare vagano, può votare Trump, può scegliere di fare quello che cazzo vuole della sua vita però sapendo che in questo modo accetterà la "programmazione" che noi stessi ci siamo dati, esattamente come tutti gli altri. Per tutto questo tempo ho provato nel mio piccolo a essere diverso dagli altri, a non uniformarm, a sentirmi speciale ma ve lo dico. E' tutto inutile. Ricordo una frase che ho letto una volta, una di quelle che sembra te le abbiano strappate da dentro: "Tu sei unico, esattamente come tutti gli altri". E, conscio di essere egoista e forse un po'presuntuoso, questo modo di pensare me lo porterò dietro per un bel po'di tempo.
Anche voi la pensate in questo modo? E se si da quando? QUesto ragionamento è una tappa obbligata della vita di una persona o se ne può fare anche a meno?
Mi scuso per la lunghezza ma sono cose che mi portavo dietro da parecchio tempo
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