Tutti gli sfoghi
Sfoghi: (Pag. 1559)
Ven
11
Mar
2016
non credo di sentirmi grasso
La verità? Molti la reputano una malattia ma per me è solo un idea di vita....una scelta di vita. Si vorrei essere magro ma dopo continui tentativi è stato tutto inutile...in preda a disperazione e angoscia cercavo di dimagrire... Ma poi un giorno mi sono ricreduto di quello che credevo la rovina della mia vita.... Ho cominciato a stressarmi di meno e essere semplicemente me stesso... Vabbè con molti kg in più e che ne arriveranno degli altri ancora....pazienza. Io mangio regolarmente e non amo esagerare sulle schifezze anche se a volte la tentazione arriva però poi passa subito. Ho cominciato a sentirmi meno a disagio e dico la verità questo cambiamento lo trovo una liberazione della mia persona da quella vita fatta di etichette e stereotipi... Nella quale mi emarginavo.... Sono grasso?mi vedi grasso? Vabbè. Fa niente amo il mio grasso e amo mangiare e ovviamente anche ingrassare mi piace, la mia compagna mi trova bello così e spesso durante la giornata si prende anche ei la libertà di sgarrare nel mangiare...anche se veramente non vorrei che lo facesse per il bene di se stessa....ma lei è convinta di volerlo fare...dicendomi che non gli importa di diventare brutta per la società e ne di diventare grassa....a lei ha affascinato sta cosa e vuole veramente sentirsi libera anche lei dalle etichette della donna perfetta dalle misure stabilite dalla società.....per me non è malattia questo ma un modo di vivere.... Anche lei ora sta ingrassando di un po' di kg ma in verità dico che adoro questa cosa...facciamo meglio l'amore la sera trovandoci bene l'uno abbracciato all'altra vediamo i nostri corpi allargarsi ulteriormente...amo la mia ragazza che é convinta di continuare ad ingrassare e insieme stiamo avendo una storia perfetta....piena di amore e di cibo....e potete giudicarci anche male...ma ci sarà qualcuno che capirà
Ven
11
Mar
2016
A volte vorrei mi saltasse addosso
A volte mi sento quasi come messo in disparte... In realtà so che questo non è vero, so che la mia lei mi ha sempre nel suo cuore, c'è un ottimo rapporto tra noi due, però mi sento così e mi sembra manchi ancora qualcosa. Ho sempre cercato di essere per lei il suo principe azzurro, ho sempre creduto nel vero amore e credo anche che questo sia nato assieme al nostro rapporto, mi sono reso conto però che se vuoi vivere in una favola poi devi affrontarne le conseguenze: nelle favole il principe non ha un lato malizioso. Per carità, non sono di certo un pervertito o un ninfomane... Però mi piace, lei e il suo corpo e spesso e volentieri basta il più piccolo gesto per eccitarmi... Tutte le volte che vado un po oltre al bacio o all'abbraccio lei si tira in dietro, per pudicizia. Nonostante questo pian piano riesco a scioglierla un po, però ce n'è sempre una (tralasciando il fatto che in quest'ultimo periodo non è stata benissimo, poveretta, se sta male non può farci niente e non è colpa sua). A volte vorrei che fosse lei a saltarmi addosso... Vorrei sentirmi desiderato e non solo platonicamente... Ho provato a parlargliene, dicendole che è una cosa bella, una cosa di cui non vergognarsi e in effetti da quando le ho parlato la situazione è migliorata... Però ancora si fa fatica...
Ven
11
Mar
2016
Tutto Joker minuto per minuto
Contenitore vuoto. In aggiornamento continuo in tempo reale.
Ven
11
Mar
2016
Bulli da bacheca...
Qualche tempo fa´lessi uno sfogo anonimo sulla mediocritá dei commenti, bhé lo quoto a pieno come dite voi.
Mi faccio un giro di tanto in tanto tra i post nuovi o vecchi che siano e noto nei commenti solamente critiche ma critiche cosi´sciocche da schernire solo il problema dello sfogante al punto di aggravarlo solamente. Inutile fare i nomi dei commentatori motlo spesso sono sempre gli stesssi, ( a parte una "spell" che la trovo veramente l´unica matura ed inteliggente pronta a commentare ma non a giudicare) tutti quanti chi piu´chi meno si soffermano sulle banalitá. Ad esempio la tipa di 46 anni che parla della sua lunghissima adolescenza e di un amore mai sbocciato, bene tutti a criticare la sua scrittura e farla sentire un ignorante senza pensare alla fragilitá delle persone oppure a quello che alla fine ha deciso di non tradire l´amico e fottersi la moglie, bene li´tutti a soffermarsi di quanto sia sfigato e brutto (come lui ammette per carita´) ma é possibile che bisogna rincarare la dose e sciacciare tal volta l´animo giá precario di uno sfogante?? Meditate gente io credo che non siete piu´maturi e sensibili di un 14enne che su facebook critica una ragazza grassa o un ragazzo bruttino creando in loro ancora piu´insicurezze di quanto non ne avessero´giá. Vi unite, vi spalleggiate, cercate un punto debole e lo ingigantite molto spesso ..... che senso ha??? Poi pero´tra di voi eeehhh li´non vi offendete per caritá li´siete molto corretti e diplomatici?!?! se qualcuno dice una cazzata spesso dite "perhcé dici questo" oppure "questa volta non mi trovi daccordo´" mai a dire che ne so´" ma stai zitto ignorante, ma cosa hai voluto scrivere che non si capisce niente oppure non capisci niente sfigato".
Il bullismo non é una cosa che esiste solo nella fase adolescenziale ma una pratica adottata in tutte le etá e voi ne siete la prova.
Molto spesso immagino che gli sfoganti siano persone che cercano risposte o giudizi su argomenti che non hanno il coraggio di confidare a nessuno, amici (ammesso che ne abbiano anche ) o parenti che siano, quindi minimizzare il problema ed invece soffermarsi sui dettagli fisici o grammaticali a cosa serve?? se non a trasformare uno sfogo, una dichiarazione, una confessione in una semplice barzelletta.
La mia non vuole essere una critica ma un vero e proprio richiamo alla sensibilitá delle persone! vanno bene opinioni anche sulla moralitá ma se si attacca l´estetica o la cultura se non l´inteliggenza perfinio di una persona allora io non ci sto e dico che siete il classico "BRANCO" che fa vittime fra gli sfoganti.
Non lo so´forse mi sbaglio ma reputo che qui oltre che prendere in giro persone si potrebbe fare anche del sociale e sarebbe un peccato perdere questa occasione.
Ven
11
Mar
2016
Bah....
Mi fanno ridere gli uomini che danno della poco di buono ad una donna a seconda di come si veste, o di quanti partners ha avuto. In molti casi sono solo spocchiosetti che prima se le fanno e poi disprezzano, o sono quelli che rimangono sempre ed irrimediabilmente a bocca asciutta. I migliori sono quelli che vogliono acrobazie funamboliche nel letto e poi dicono: “Eh, però con una così non ci puoi avere una relazione seria”. Mi fanno ancora più ridere le donne che additano la malcapitata come sgualdrina a seconda della condotta di vita che ha, o di come si presenta... Semplice invidia o paura che vi fotta il marito sotto i baffi? Ma il bello in tutto ciò, è che quando fai notare a questi soggetti che siamo nel 2016, ed è auspicabile che chiunque abbia la propria libertà sessuale, o la libertà di non castigare il proprio corpo in uno scafandro, si piccano e dicono “Eh ma un po' di pudore, eh ma non bisogna buttarsi via, eh ma l'amore bla bla bla, tu sbagli a dire queste cose”. QUANDO SI DICE UNA COSA, E SI GIUDICA UNA PERSONA, IL MINIMO CHE SI DOVREBBE ACCETTARE È CHE GLI ALTRI FACCIANO LO STESSO. Quindi io per qualcuno sarò troppo libertina, e loro per me sono dei rompiballe un po' bigottelli e probabilmente un po' troppo soggiogati dalle convinzioni cultural-religiose che ci vorrebbero tutti umili, moderati, brave pecorelle del signore. Inoltre mi sembrano un po' tutti schizoidi: ma questi uomini che giudicano tanto, poi sono gli stessi che si lamentano che non fanno sesso, che le donne se la tirano e bla bla bla? E queste donne, sono le stesse che poi inneggiano alla solidarietà femminile e in realtà sono vipere che vorrebbero averla solo loro? Non so...Sarà una banalità e non dirò nulla di nuovo, ma non capisco perché se un uomo se ne fa 15 al mese, al limite gli dicono che è un po' stronzo, che usa le donne (che poi saranno tanto d'accordo quanto lui, quindi usate direi di no). Ma nessuno si scandalizza più di tanto. Per la donna no. Ah no. Lei avrà sempre quelle 5, 6 persone per tenerci bassi, che le daranno addosso. Anche se lei non ha “rubato” il compagno o la compagna a nessuno. Anche se è una che si fa i fatti suoi e non va a spiattellarli in giro. Anche se è una persona tranquillissima che non ha mai fatto male a nessuno. Ma dai....Ma questa gente non si ride in faccia da sola quando si guarda allo specchio? Ma ce la fa a guardare in casa propria o deve sempre spiare il vicino dallo spioncino? Che pena oh, che pena. Si, lo ammetto. Mi sento superiore a questi soggetti, eccome. E non perché io ritenga che sia più giusta una condotta o un'altra. Semplicemente perché io vivo benissimo senza dover etichettare una persona a seconda di quante volte si sbottona i pantaloni, o di quante volte si cala le mutande. A un certo punto chissene. Fai sesso solo con chi ami, bene, non ti verrò mai a dire “Ma insomma, datti una mossa, non sai che ti perdi” (non lo penso, chi ha quella convinzione è giusto che viva così, e di sicuro non le manca nulla). Fai sesso con 4 persone in un botto solo? Bene, se è quel che ti appaga è giusto così...Che diritto ho di dire che non sarai mai una persona seria, che nessuno ti vorrà mai o che fai schifo? Non capisco, ma il concetto di dignità e rispettabilità di una persona passa per le sue mutande? Bah....
Ven
11
Mar
2016
Quando la gente imparerà a farsi i c**** suoi???
Si, sono una brutta persona. Almeno a dire vostro. Brutta persona perché non mi sciolgo in un fiume di smancerie quando vedo un bambino, né mi commuovo nel vedere la pubblicità di SavetheChildren. E no, non ne voglio di marmocchi, inutile che continuate a dirmi che me ne pentirò, che per le donne non avere figli è un fallimento (siamo fattrici di serie o esseri dotati di potere decisionale?). Sono una brutta persona perché sono poco sensibile alle dinamiche umane, perché non uso mai parole come etica e morale. Per me ha senso solo la logica, unita ad un minimo di coerenza che però, non sempre si può rispettare. Brutta persona perché non voglio formalizzare i rapporti, non voglio convivere, non mi voglio sposare. Cattiva perché penso sempre prima a me stessa e poi agli altri. Stramba perché mi sento più simile ad un animale non umano anziché ad un animale umano, e facilmente ho più empatia per la prima categoria che non per la seconda. Mi avete proprio rotto le palle gente, e lo ribadisco, voi ditemi pure quella che sono, che io vi dico quella che NON sono. Non sono una che farebbe un figlio solo per accontentare il capriccio di un ego paterno, o per tenermi un uomo. Non sono una che sceglie di stare con chi ha desideri di famiglia, matrimonio etc..., ma scelgo chi è simile a me, per cui non faccio soffrire proprio un cazzo di nessuno. Non sono una che si fa dire qual'è la sensibilità giusta e il grado di empatia che devo avere: nessuno mi impone cosa io debba “sentire” e cosa no. Certo non ho mai fatto male a nessuno a meno che questi non lo abbia fatto prima a me. No, non porgo l'altra guancia, no non lascio perdere, io mi difendo. Mi spiace, non ho religione e non ho morale, né la faccio agli altri. E si, spesso, molto spesso, preferisco un gatto ad un essere umano, ma essendo conscia dei miei impegni etc.. non mi sono presa la responsabilità di prendere nemmeno un gatto...Figuriamoci un figlio, una famiglia....Ma voi, voi padri di famiglia che stanchi dopo il lavoro vi rivolgete spazientiti ai vostri figli, e voi madri che vi lamentate di quanto sia dura la vita di genitore, di quanta libertà sia volata via, che diritto avete di rompere le balle a me???? E voi, che da bravi cristiani vi pugnalate alle spalle, ma con continenza apparente, che avete la vostra moralità integerrima a parole, e puntualmente fatta a pezzi dalle vostre azioni, da me che volete??? E voi sensibiloni che piangete davanti ai bambini che muoiono di fame, salvo poi augurare la morte al tossico con l'ago in vena a lato della strada, siete migliori di me??? A me una cosa mancherà sempre: la certezza di avere la verità in mano, il sentirmi autorizzata a giudicare senza ombra di dubbio chi ho di fronte, l'ipocrisia e l'incoerenza di predicare bene e razzolare male. Io predico quello che penso e faccio quello che voglio, senza rompere le scatole a nessuno e senza pretesa di avere una vita migliore. Però mi ci avete proprio portata ad essere più schietta e senza filtri di prima. QUESTO NON VUOLE IN ALCUN MODO OFFENDERE CHI E' UN BRAVO GENITORE, NE' UNA PERSONA DI PER SE' SENSIBILE ED EMPATICA, massimo rispetto per le scelte di vita altrui, purché non ci si rompa le palle.
Gio
10
Mar
2016
Ho paura che mi vedano una palla al piede
Quando mi spiegano le cose, è difficile che le capisca bene al primo colpo... ho bisogno di provarle, di fare pratica. E non riesco a spiegarmi come facciano gli altri che invece le capiscono al volo. Mi sento un essere inutile, cazzo quanto li invidio! Loro faranno strada e io rimarrò sempre nella merda.
Gio
10
Mar
2016
suocere
ragazze e ragazzi..
io non so piu come fare con mia suocera... abitiamo lontani (1000km) da casa e vuole sapere tt la programmazione delle ferie... in piu da qnd conviviamo è diventata una tragedia anke dove dormire qnd andiamo giu che rompe le palle li da fastidio anke se dormiamo da me... adesso per fortuna che la figlia ha accupato il piano superiore ho una scusa in piu in teoria ..invece secondo lei no... dovrei dormire dv sta la sorella nella stanzetta basta che dormo a casa... ma si può??? qnd mia mamma h una casaccia enorme ...
la gelosia la sta corrodendo.. molti mi dicono che la situazione cambiera nel momento in cui c sposeremo...dato che lei vuole mettere ane becco sulla vita del figlio senza considerare che esisto anke io.. del tipo che secondo lei io devo tornare giu e il mio ragazzo dovrebbe stare su cosi lui fa avanti e indietro e lo vede piu spesso...
cose assurde... io chissa quale gg scoppierò non ce la faccio più vorrei parlare con uno spicologo per capire che problema ha qst donna....
Gio
10
Mar
2016
Amo ancora profondamente il mio ex ragazzo
Ciao, mi chiamo Debora.
Ho bisogno di sfogare ciò che sento, e anche se forse nessuno mi darà il supporto che cerco, è già abbastanza poterlo esprimre esplicitamente. Scrivere di qualcosa che ti fa male, in un modo o nell'altro, ti impone di accettare quel dolore. Quando io e il mio ex ragazzo ci siamo conosciuti io avevo 16 anni e lui 14. Eravamo immaturi ovviamente, ma ci siamo sempre sentiti diversi dalle altre persone per il vizio di "pensare troppo". Comunque ci siamo conosciuti ad un comicon, e abbiamo stretto amicizia sin da subito. In realtà, anime e manga a parte, non avevamo molti interessi in comune. Lui era un patito di videogiochi, di pc e informatica, frequentava un istituto industriale ad indirrizo informatico appunto, e desiderava diventare un programmatore. Io amavo leggere, la scrittura è sempre stato il mio interesse principale (scrivo storie da quando avevo 7 anni), mi piacevano le serie Tv e frequentavo un liceo classico. Tuttavia ciò non ci ha impedito di intessere un bel rapporto; pur non avendo interessi particolari in comune, avevamo una forte affinità caratteriale e questo non ha fatto altro che facilitare la rispettiva conoscenza. Ridevamo, scherzavamo insieme, ci introducevamo l'uno negli interessi dell'altro, e lo stesso umorismo e ironia ci hanno permesso di diventare amici. In realtà, migliori amici. Parlavamo di tutto, dalle cose più stupide agli argomenti più seri. Ci raccontavamo del nostro passato e ci supportavamo vicendevolmente. Sviluppavamo nostre opinioni personali sugli argomenti esistenziali, e non vedevamo l'ora di trascorrere del tempo insieme. Ed è così che mi sono innamorata di lui.
Dopo un po' di tempo di questa amicizia, non ce l'ho fatta più e gliel'ho detto. Sapevo di essere ricambiata perché un nostro amico me lo aveva confidato, certo che io provassi lo stesso per lui. Ah, sì, ho omesso questa cosa: lui mi aveva presentata ai suoi amici e io ai miei, e andavamo d'accordo con tutti. Così ci siamo messi insieme. Ero la persona più felice del mondo perché avevo trovato a 17 anni ciò che la gente cerca per tutta la vita. Era il mio ragazzo e il mio migliore amico e le cose non potevano andare meglio di così. Tuttavia la nostra non è mai stata molto semplice. Per un annetto di relazione i suoi genitori si sono costantemente ostacolati al nostro rapporto perché non condividevano il nostro "appiccicume" e poco prima di diventare maggiorenne interrompemmo i contatti perché i suoi minacciavano di denunciarmi essendo loro figlio ancora minorenne. Inutile dire che lui provava un'ostilità profonda verso questi atteggiamenti, e ovviamente anche io. Tuttavia ho sopportato qualsiasi invettiva e offesa (anche pesante) mi rivolgessero perché lo amavo. Quel mese di lontananza è stato straziante. Non sapevo dove fosse, cosa facesse, ed ero terrorizzata all'idea che smettesse di amarmi, o che, in qualche modo, non riuscendo a reggere quella situazione cedesse sotto le pressioni dei suoi genitori. Fortunatamente i suoi capirono cosa era successo e che avevamo smesso di sentirci, e di vederci. In quel periodo eravamo entrambi distrutti. Così i suoi lentamente allentarono la presa, e cominciarono a dimostrarsi più bendisposti nei miei confronti. Io e lui tornammo a sentirci e vederci cercando in tutti i modi di non indispettire i suoi genitori, e in realtà, ben presto iniziarono a comportarsi gentilmente con me, invitandomi a cena, salutandomi quando ero al telefono con lui, interessandosi a me e ai miei gusti. Così mettemmo tutti una pietra sopra a ciò che era successo.
Il problema è che in realtà io e lui non eravamo più gli stessi. Tendenzialmente siamo sempre stati un po' troppo predisposti al sacrificio, ma credo che dopo quel momento la situazione ci sia completamente sfuggita di mano. Definivamo l'amore come anteposizione del bene dell'altro al proprio e forse è così, ma per dei ragazzini di 16 e 18 anni era un concetto troppo difficile da comprendere. Così abbiamo esagerato, e gli eccessi non sono mai una cosa positiva. Io ero terrorizzata dall'idea che a lui non importasse di me; non so perché questa ossessione si era insinuata così prepotentemente in me dato l'amore che mi aveva dimostrato e la fiducia che aveva riposto nella nostra relazione, ma accadde. Ero convinta che preferisse i suoi interessi a me, che preferisse gli amici, la famiglia, tutto quanto, e che io fossi in fondo alla lista dei suoi pensieri. Desideravo essere una priorità, ma sentivo di non esserlo e questo mi distruggeva. Pretendevo che lui trascorresse molto più tempo con me, e che dedicasse meno attenzione alle altre cose, che reputavo una distrazione da me. Lui inizialmente non sapeva come gestire il mio temperamento, e desiderava solo placare quel turbinio che mi aveva sovrastata, così acconsentiva alle mie richieste. A tutte le mie richieste, anche quelle più difficili, che non voleva, sottomettendo la sua volontà alla mia serenità. In realtà so perché accadde: perché lui è sempre stato realmente ossessionato dai suoi interessi. Preferiva di gran lunga trascorrere il suo tempo giocando al pc che in mia compagnia, e questo è un parere abbastanza oggettivo. Dopo il periodo di distanza cui eravamo stati costretti io non desideravo altro che la sua presenza. Sentivo però, che il desiderio non era ricambiato, non perché non mi amasse più, ma perché i suoi interessi risucchiavano la maggior parte del suo tempo e delle sue energie. Così con il tempo, quando si rese conto di non riuscire a stare dietro a tutte le mie richieste, iniziò a mentire.
So che avrei dovuto percepire il suo amore senza bisogno di "prove concrete", tuttavia ero convinta che il concetto di amore fosse legato a "ciò che sei disposto a fare per me". Lui mi mentiva, giorno dopo giorno, su ogni minima cavolata, e quando iniziai a rendermene conto e a rimproverarlo per questo, lui esasperatamente diceva che non voleva farmi del male. Così io sono diventata tutto ciò che non avrei mai voluto diventare, e lui anche. Io ero una stalker disgustosa, e il solo ricordo di ciò che ero mi crea ribrezzo. Appena finivo di studiare gli imponevo di trascorrere tutto il pomeriggio con me, senza vie di eccezione. Gli controllavo il cellulare, la cronologia google, gli ultimi accessi sui social e se qualcosa non mi quadrava diventavo una furia. Mi fa schifo anche solo parlarne. Lui mentiva sempre di più; fondamentalmente le sue bugie alimentavano le mie insicurezze, le mie insicurezze alimentavano il mio bisogno ossessivo di controllo, e il mio stalkeraggio alimentava le sue bugie. Era un circolo vizioso da cui non riuscivamo più a uscire. Dopo circa sei-sette mesi di questa situazione, ho iniziato a capire di averlo ridotto a uno straccio. Certa del suo amore, e ripugnata da ciò che ero diventata, cessai tutti i miei atteggiamenti negativi. Cercai di farmi andare bene anche le cose che mi facevano male e iniziai ad anteporlo a tutto e tutti, anche a me stessa. Ed è questo il secondo grave errore che ha portato al misero fallimento del nostro rapporto.
Fondamentalmente compresi che non dovevo diventare un ostacolo ai suoi interessi, ma integrarmici, esattamente come quando eravamo solo amici. Così cercai di rassicurarlo condividendo tutti i suoi interessi e questo lo rese felicissimo. Giocavamo ai videogiochi insieme, mi insegnava le basi di programmazione e mi parlava di tutti i suoi progressi e di ciò che imparava. Non ne capivo nulla, ma mi piaceva ascoltare. Il problema in tutto questo è che mi convertii a ciò che lui desiderava che io fossi, dimenticando totalmente chi ero. Non leggevo più, non scrivevo più, non compravo più manga, nè guardavo anime. Risparmiavo i soldi per fargli dei regali e per il nostro futuro insieme, rinunciando a qualsiasi forma di interesse mi aveva contraddistinta prima di conoscere lui. Nonostante i miei sacrifici in lui si era innescato un processo troppo profondo per essere bloccato. Continuava a mentirmi su tante cose, non riusciva ad essere sincero e quando gli chiedevo perché continuasse a farmi questo lui piangendo diceva che aveva paura di perdermi. Fondamentalmente le pressioni che avevo esercitato su di lui in quel periodo si sono trasformate in questo: nel terrore di perdermi. Credo avesse anche percepito che in realtà mi stavo forzando ai suoi interessi perché diceva che non ero felice, diceva che era un male per me. La verità è che io pensavo lo stesso di me.
Così, quando ripresi ad autolesionarmi (cosa che non facevo da quando avevo 14 anni ormai) ho capito che era arrivato il momento di dire basta. Un rapporto dovrebbe rendere felici, non distruggere così. Avevo cercato di recuperare il rapporto che avevamo nei primi anni di amicizia e relazione, ma era tutto inutile. Lui non era più la stessa persona, e la mia presenza non faceva altro che ferirlo. Inoltre io avevo perso di vista me stessa e i miei interessi, quelli veri, mi mancavano disperatamente tanto. A dispetto della paura di perdermi che dichiara così spudoratamente, so che in realtà voleva lasciarmi. Lo so perché più volte litigando disse che voleva chiudere, che non ce la faceva più, che stava impazzendo. Così sopperii alla sua codardia trovando io stessa quel coraggio. Ero più grande e mi sono assunta la responsabilità di diventare io "il mostro". Così l'ho lasciato, ma siamo rimasti amici. Quando ho capito che anche in un rapporto di amicizia subiva le stesse pressioni, ho costretto me stessa, andando contro tutta la mia volontà, a troncare ogni rapporto e contatto. E quando ci siamo detti addio, è quel giorno che la mia vita si è fermata.
Per un anno non ho fatto che pensare a lui, e ho rifiutato qualsiasi ragazzo mi si sia proposto perché mancava completamente la complicità che avevo con il mio ex. Qualsiasi persona fosse, pensavo solo che non era lui. L'ho sognato in continuazione, e al risveglio era straziante avere a che fare con quei ricordi, e accettare che appartenevano ad un passato a cui non si poteva più tornare. Per un'infinità di volte ho desiderato riscrivergli, contattarlo, cercare un dialogo, ma non potevo farlo. Lo amavo troppo per imporgli di nuovo la mia presenza. Sapevo che era la cosa giusta, che stava ritrovando se stesso, e che si stava disintossicando da me. Doveva riappropriarsi della sua vita e imparare a volersi bene come prima non era mai riuscito a fare. Ed è questo che mi sono sempre ripetuta quando volevo scrivergli. Faceva malissimo, ma ho sopportato perché lo amavo. Dicono che l'amore è restare, ma non è così. A volte amare vuol dire lasciar liberi. E so che è difficile da capire, ma fa un male terribile andar via da qualcuno che ami solo perché quello è il suo bene. Eppure a volte l'amore è questo. E fa male.
È passato un anno da quando ci siamo lasciati. Ho 20 anni ora, e lui 18, e sono innamorata della stessa persona da quando ne avevo 16. Così non ce l'ho fatta più e l'ho ricontattato. Mi ha risposto, e abbiamo parlato dalle 15 di pomeriggio alle 23 disera. Riprendere a parlargli è stata una sensazione stranissima; il cuore batteva dentro il petto come le prime volte, e tremavo mentre leggevo ciò che mi raccontava e mentre condividevo con lui la mia vita. Gli ho raccontato che vivo in un'altra città, che frequento l'università di chimica, gli ho parlato dell'ambiente qui, delle persone, e delle amicizie che sto stringendo. Lui mi ha racontato della sua scuola, dei suoi nuovi interessi, della gente che ha conosciuto sui giochi online. Leggevo le sue parole e pensavo "cavolo, davvero avevo ancora un cuore?". Ma poi, in diverse occasioni durante la conversazione, lui ha ribadito di stare bene e che non gli importa più ormai, riferendosi a noi. Ed è vero, non c'era né affetto, né risentimento nella sua voce, e questo mi ha distrutto. Mi aspettavo che mi respingesse, mi aspettavo odio, rabbia, o dolore, ma non l'indifferenza. Forse in effetti era il sentimento più prevedibile. Quando gli ho chiesto di evitare di rinfacciare quanto stesse bene e il suo disinteresse si è riaperto un capitolo della nostra vita, e le ferite hanno ripreso a bruciare più vividamente che mai. Ha contraddetto se stesso più di una volta ripetendo prima di stare bene e che non gli importa più ormai, che è andato avanti e suggerendomi di fare lo stesso in caso non lo abbia fatto, ma poi sostituendo quelle parole con diversi "fa male", alludendo sia all'esperienza passata che al risentirci. Ma le parole più terribile sono state "sono stato deluso perché credevo davvero in noi, perché credevo che le cose sarebbero andate bene, perché mi fidavo di una relazione che ha ceduto". Ha detto che non mi accusa di nulla, anzi, mi ringrazia perché sa quanto dolore mi sia costata la mia scelta e sa che ho agito anche nel suo interesse. Ha detto di non avermi mai contattato perché gli faceva male, e quando l'ho accusato di esserci passato su in fretta, ha risposto che un anno non è in fretta. Ha anche detto di non volere relazioni per un bel po', ma che comunque è andato avanti. E che l'amore non è anteposizione dell'altro come entrambi credevamo, ma trovare qualcuno con cui si è in perfetta sintonia. Non ripeterà gli stessi errori, ha detto, e anche se sono stata molto importante per lui e non dimenticherà ciò che abbiamo condiviso, ormai sono solo un ricordo.
Ci siamo "abbracciati virtualmente" alla fine della conversazione e quando ho ammesso di star piangendo ha confessato di essere commosso anche lui. Tuttavia so che le lacrime avevano emozioni diverse. Lui era commosso per aver chiarito un'ultima volta la nostra separazione, mentre io piangevo distrutta dall'idea che non potremo mai tornare insieme. È da una settimana che piango in continuazione, che non dormo, e che lo stomaco chiuso mi impedisce di mangiare davvero un pasto decente. Spesso mi assale un senso di nausea e devo reprimere la voglia di istigarmi il vomito pur di placare quei conati. Vorrei autolesionarmi, ma non me lo permetto perché nonostante tutto non ce l'ho con me. Ci siamo ripromessi di scriverci, ma non so se accadrà. So che lui non mi contatterà mai, e se non lo faccio io tutto scemerà via, scivolando definitivamente nel dimenticatoio.
Ogni fottuto giorno mi alzo con la speranza di essere privilegiata da Dio, e che sto rivivendo un giorno di due anni fa, quando tutto questo era ancora salvabile. E ogni giorno accetto che non è così. So di aver agito per il suo bene, so anche che lui ha recuperato la sua identità come io ho recuperato la mia. Ma come soffrivo quando avevo lui ma non avevo me, soffro ora che ho me ma non ho lui. Lui è andato avanti. Lui non mi ama più. E so che è normale, so che la vita sarebbe continuata comunque; e sentir dire dalla stessa persona che diceva di farsi schifo, di odiarsi, e di di aspirare al suicidio, che si ama e che prima di qualsiasi altra persona verrà sempre se stesso mi rende orgogliosa perché è esattamente ciò che desideravo comprendesse quando gli ho restituito la libertà. Ma proprio per questo so che non ripeteremmo gli stessi errori. So che se mi desse una seconda possibilità saremmo felici insieme. Avrei solo voluto si fidasse di me quando, di fronte alle sue bugie, gli disegnavo il futuro che si sarebbe prospettato se non avesse smesso. E quel futuro lì è questo qui.
Vorrei solo svegliarmi e sapere che è stato tutto un brutto sogno, e poter agire con la consapevolezza di poi per dirgli quanto lo amo. O piuttosto, vorrei non svegliarmi affatto.
Gio
10
Mar
2016
Non riesco a liberarmi della paura della mia relazione precedente
Allora, buongiorno a tutti... Vi narro questo fatto molto carino e simpatico per modo di dire. Sono stata fidanzata quattro anni. Dopo mesi di sofferenza più TOTALE perchè non capivo se amavo più questa persona o no finalmente sono riuscita ad abbandonare la nave. Fin qui tutto bene. Era la fine di agosto ed io sulle onde del "ma si è ancora estate adesso mi diverto" mi ero abbandonata a fiumi di alcool (per dire ovviamente) per riprendermi da una storia conclusa. Raccattare i pezzi di me alla fine di quello che è stato il mio primo vero amore e gestirmi un po' nella vita. Mesi e mesi di disagio affrontati con un mio amico che mi faceva da spalla. Peccato che, questi mesi e mesi di disagio, nei quali io dovevo divertirmi, con chiunque e in qualsiasi luogo e darmi alla leggerezza più totale, pensando solo a me stessa bene o male si sono affiancati ad un'altra strada. Ho incontrato subito un'altra persona che, mi ha catturato nella sua tela di ragno e mi ha fatto nuovamente diciamo "innamorare". Perchè il punto è proprio questo. Che ci si crede ancora all'amore? Sono ancora un po' abbatacchiata nel tunnel del "tanto tutto finisce prima o poi" e della non voglia di ristare male come questa estate. Veramente tutto questo deve finire nuovamente e anche tutto questo che provo ora andrà chissà dove!?!?... Come se ne può uscire? Se ne esce? Perchè sennò non vivo serenamente neanche questa relazione. Quali sono stati i passi che hanno mandato all'aria il sentimento che provavo prima per l'altra persona e che non mi faranno mandare all'aria il sentimento che provo ora per questa?
La parte più interessante è stato il sogno che ho fatto l'altra sera. Stavo con il mio ex, stavo male perchè non ci volevo più stare, poi c'era il mio nuovo ragazzo e lui voleva stare con me, ed io con lui. Ma non potevo per via del mio ex, mi sentivo bloccata, un bel trip insomma
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