Tutti gli sfoghi
Sfoghi: (Pag. 930)
Gio
07
Set
2017
SONO F-I-N-I-T-O-!!!!!
Io sono sociopatico (clinicamente proprio,e sono pure grave),ciò mi porta ad aver paura delle persone e a provare tantissima ansia,che sfocia in asma o attacchi di panico,quando mi ritrovo in mezzo alla gente soprattutto se non le consosco.È una cosa bruttissima.Quest'anno sono stato bocciato e,per qualche assurdo motivo,non sono stato messo in classe con nessuno degli altri bocciati,con i quali ero riuscito a stringere una piccola amicizia.Ora mi sento malissimo,sto cadendo in depressione per questo,ho molta paura, almeno se fossi stato messo con loro avrei avuto meno ansia.
Forse riuscirò a farmi cambiare di classe,fattostà che mi sento malissimo e sono rimasto traumatizzato.
Gio
07
Set
2017
Parlare parlare illudersi perché?
Si passan le giornate insieme, tra una cosa ed un altra, ci si cerca di voler bene e capita spesso di immaginarmi cosa sia meglio per il prossimo, dopo che essa/esso ti ha spiegato la propria situazione.
Ok, fin qui ci siamo. Detto da uno che ci ha messo anni ad aprirsi, perché chiuso come un riccio. Apprezzo molto quando ci si sfoga uno ad uno, per me era difficile ora un po' meno.
Cosa succede?
1. Tutti sanno sempre cosa è meglio per te
2. Provi a ricambiare i consigli e molte volte dall'altra parte si alza una sorta di barriera egoista, come una sfida a chi sa più cose.
Vedete, non è così che funziona un confronto fra due persone che posson essere parenti, fidanzati, amici, ci si ascolta ok, poi ci si accettano a vicenda i consigli, per lo meno per rispetto dell'altra persona.
Son stanco degli atteggiamenti infantili, eppure c'è gran fatica solo per arrivare a questo punto.
Se sei meglio di me, non eravamo a discutere dei tuoi problemi, idem, per me, che ti ascolto e consiglio.
È cosi difficile per il vostro ego, restare piatti, umili? O sono io che vivo in una micro-societá fondata sull'ignoranza e il narcisismo?
Gio
07
Set
2017
Odio
Odio profondamente una mia vecchia compagna di classe (lei è stata bocciata), oltre al fatto di sentirsi chissà chi, si innamora sempre a primo colpo di tizi gnocchi che manco conosce..lo scorso anno io (quando eravamo in classe insieme) mi ero innamorata di un ragazzo più grande di me e guarda caso lei anche! Passarono mesi e lui si mise insieme a un'altra ragazza, così entrambe rinunciammo..però..quest'anno è entrato a far parte della crew un ragazzo che già mi piaceva prima e indovinate? Questa qui se ne innamora! E' passato ancora un anno e lei non ci ha mai parlato l'ha solo stalkerato e quando passava vicino a lui a braccetto con le sue amiche entrambe lo guardavano e ridacchiavano..Dio mio quanto mi viene voglia di picchiarle...però la cosa che HO ADORATO E ADORO è che..LUI LA ODIAAAAAAAAA..la odia..come la odio io <3
Gio
07
Set
2017
Sporcizia suocero
Ho sopportato per anni e adesso non ne posso più. Mio suocero (mia suocera non c'è più) è una persona lurida e un accumulatore seriale. Ha casino ovunque ed è sporco. La cucina e il bagno sono invasi dai moscerini a causa della spircizia e la conseguente mancanza di igiene. Mi viene da vomitare e da piangere. I bidoni della spazzatura colano liquido sporco fuori dal mobile che si deposita e si secca sul pavimento. C'è cacca di topo dentro gli armadietti dove tiene le bottiglie di olio e altro. Una situazione terribile. Per anni ho sopportato di pulirmi il wc prima di utilizzarlo. Il mio fidanzato all'inizio non capiva e si arrabbiava. Solo da poco tempo quando veniamo a trovarlo rimaniamo nell'appartamento al piano superiore ma prima dovevo convivere con quella realtà di sporco allucinante.
Gio
07
Set
2017
Sono arcistufa di mia sorella che ogni volta mi maltratta per ogni cosa
Salve a tutti,ho questa "sorella"se così si può chiamare che non fa altro che urlare per ogni cosa in modo minaccioso.Siccome io non voglio farmi sottomettere da una 15enne maleducata,allora io l'ho risposta con insulti come fa lei e quest'ultima mi minaccia di spaccarmi la testa e io impaurita ho chiamato i carabinieri ma mia madre non me la permesso.La cosa peggiore è che questa bestia, il giorno dopo continua ad urlare e insultare in modo minaccioso,è una persona perfida,a me che sono sua sorella mi tratta malissimo ,mentre le sue amichette le tratta benissimo.Odio mia sorella perchè è una schifosa che mi maltratta e non mi voleva chiedere scusa.Oh,se percaso qualche gruppo di ragazze la dovressero picchiare in branco,ahaha faccio finta di nulla perchè con me si comporta come una bestia
Gio
07
Set
2017
Trauma
Ho fatto l'amore con Roby. Stanotte. Sul pavimento di una camera.
Poi mi sono svegliata. Passare da un bellissimo sogno alla cruda realtà è qualcosa di davvero brutto. Ma proprio brutto. Bruttissimo.
Preferisco avere incubi, così quando mi sveglio mi sento sollevata.
Gio
07
Set
2017
Sentore d'autunno
Sabato 2 settembre - Noci fresche. Le ho trovate stamattina al supermercato a un prezzo accettabile considerando che, di solito, queste primizie se le fanno pagare uno sproposito. Ancora umide di mallo. Sfiziosissime, ne mangerei il triplo se non fosse per la seccatura dello spellamento a unghia dei gherigli. Me le sgranocchio nervosamente a tavola, a pranzo concluso. Laura non le ha neanche assaggiate ed è andata su a riposare. Per lei sono ricominciati i collegi docenti e in questi giorni, tra l'altro, non sta bene, quindi era piuttosto provata. Figlio, appena arrivato, è ripartito stamattina per un altro corso di perfezionamento, quindi a tavola sono da solo a sgranocchiare noci, sorseggiarmi un gutturnio dopo tante settimane (d'estate quasi solo birra, poco vino e mai rosso) in attesa di svuotare lavastoviglie sbarazzare tavola riempire lavastoviglie prepararmi un caffè dotarmi di felpa e fumarmi una pipa in terrazzino tempo permettendo. Più autunno di così.
Ci provo ad essere sereno, ma sono un po' avvilito e un po' incazzato. A dire il vero non sono incazzato solo un poco, ero forse un po' incazzato con Laura negli scorsi giorni, ma ora sono molto, ma molto incazzato con me stesso. E sono avvilito. Piuttosto avvilito. Avevo provato appunto a tirarmi su cucinando una pasta e fagioli e allestendo la tavola con il vino e le noci. Laura, come dicevo, appena rientrata ha mangiato svogliatamente un po' di pasta, non ha voluto vino, s'è presa un po' di prosciutto dal frigo ed è andata a letto. Ma, come dicevo, Laura non sta molto bene in questi giorni, mentre io, se non l'avessi detto, sono avvilito e incazzato. Con me stesso.
Settimana di vacanza
Era una settimana di vacanza questa. L'avevo preventivata proprio in vista del fatto che Laura avrebbe preso servizio a inizio mese. Avevamo stabilito di non fare grandi cose. Un po' di faccende di casa, un po' di tempo per noi e solo un paio di giorni al mare visto che le nostre vacanze ce le siamo fatte e sono costate pure un botto. Una settimana cominciata sotto i migliori auspici. Ci pensavo giusto qualche pomeriggio fa, nella sala d'attesa del pronto soccorso, mentre Laura era dentro a farsi visitare per un codice verde. Lo scorso fine settimana era ancora estate, estate piena. A questo pensavo. E noi, da soli a casa, avevamo ripreso a fare l'amore anche un po' rumorosamente. La sera, fuori per l'aperitivo, lei sfoggiava abbronzatura, sorriso radiante e umore delizioso. Agitava le spalle con la musica (lo fa di rado, la mia pianista classica), arrivando a sussurrarmi di aver quasi voglia di ballare assieme tra i tavoli.
Lunedì mattina partenza per le Cinque Terre. Albergo carino in centro paese, ci attrezziamo per farci il primo tratto di camminata del celebre sentiero che unisce i cinque borghi sul mare, su e giù per i costoni di roccia. Non proprio una passeggiatina amena, sotto il sole a picco. All'arrivo, nel primo pomeriggio, ci concediamo un meritato bagno a mare, un pezzo di focaccia col pesto e ce ne torniamo in treno all'albergo. Ci facciamo la doccia e restiamo a poltrire in accappatoio sul copriletto. Lei manifesta anche un proposito vagamente birichino ma è un po' in conflitto con la preparazione per la serata che è già in fase avanzata con capelli lavati e crema viso. Dopo qualche tentativo comico (i capelli!! fa gli occhiacci e ride) decidiamo di rimandare alla sera e ce ne andiamo in giro a bighellonare tra negozietti, anticipi di aperitivi, selfie sul molo, progetti per l'autunno, progetti per il futuro di Figlio, pettegolezzi su amici e passanti. E passa il tempo, passa talmente che tutti i ristoranti interessanti sono stracolmi di turisti. Si sa che i migliori sono in posizione sfigata, ma non vorremmo rinunciare alla vista mare, così troviamo un buon compromesso con un ristorante vicino al molo: sembra molto turistico ma il profumo non è male e si è appena liberato un tavolino all'esterno in posizione interessantissima. E' nostro. Servizio non speditissimo ma abbastanza compatibile con la quantità di gente. E poi non abbiamo fretta. Optiamo per il mezzo litro di bianco della casa. Di solito va più che bene. Non questa volta, E' un intruglio slavato dal gusto indefinibile. Chiediamo il cambio e prendiamo una bottiglia. Verso generosamente ad entrambi, lei protesta debolmente, ma poi lo beve tutto a stomaco vuoto. Non sempre le fa un buon effetto, dipende da come gira la conversazione. E la conversazione, per motivi insondabili, non stava prendendo una buona piega.
Cenetta
Non male gli spaghetti allo scoglio. Porzione per due. Molte cozze, che qui chiamano muscoli. Laura però non le mangia più da quando, alcuni anni fa, ne ha beccata una marcia che le ha provocato una tremenda indigestione. Quindi siccome tocca a me sbrigare la pratica mi do da fare, visto che sono anche piuttosto affamato. Lei mi guarda con un'espressione quasi schifata e sibila un commento che mi lascia basito. Mangi come fai sesso. Un po' le chiedo spiegazioni con gli occhi, un po' cerco di riportare la conversazione su tematiche più compatibili con un ristorante affollato.
Suona il cellulare. E' il mio. Mia madre. Cazzo, non la sento da giorni e l'ultima volta l'ho pure liquidata sbrigativamente senza poi richiamarla. Avevo provato a chiamarla io nel pomeriggio. Non ha risposto e mi richiama, come al solito, al momento meno indicato. Devo rispondere. Le dico subito che sono a cena con Laura e che poi ci saremmo sentiti con calma. E tuttavia mi sento un po' in colpa a riattaccare così dopo l'ultima volta. Come va? Le chiedo con un tono sbrigativo, sottintendendo che non si andasse troppo oltre i convenevoli. Inutile. Attacca con un diluvio di lamentazioni a getto continuo che non riesco ad arginare in alcun modo. Se provo a interromperla non mi sente nemmeno e non posso alzare la voce. Imploro con gli occhi la comprensione di Laura che è pochissimo indulgente quando si tratta di mia madre. Non si parlano da anni. E' visibilmente contrariata. Comincia ad agitarsi. Parla a mezza voce con me, ma senza rivolgersi a me. Alza leggermente il tono. Minaccia di andarsene se non riattacco subito. Se ne va. Io finalmente riesco a trovare un varco nel profluvio di parole prive di un contesto intellegibile e, finalmente, riesco a chiudere la telefonata. Non mi muovo. Tanto le chiavi della stanza ce le ho io. Non per molto. Dopo qualche minuto Laura torna indietro, doppiamente incazzata per essere stata costretta a farlo. Reclama le chiavi senza neanche sedersi. Gliele do con ostentata nonchalance e resto seduto al mio posto. Dopo un po' arriva una sua telefonata. Riattacco. Faccio lo stesso anche ai successivi tentativi.
La ragazza che ci aveva servito arriva cinguettante per proporre il menu dei dolci e dei liquori e capisce subito l'antifona. La signora torna? Non credo. Va via un po' delusa. Le stavamo simpatici. Di solito siamo particolarmente cordiali, soprattutto quando, a servire ai tavoli, troviamo ragazzi che si pagano gli studi. Quando siamo in buona naturalmente, e non era più aria. Pian piano il numero dei clienti si assottiglia. Pago il conto ma resto al tavolo a finire la bottiglia di bianco. Faccio segno alla ragazza che può sbarazzare. Alla fine resto l'unico ciente sul tavolino di plastica che sta fuori dal plateatico sul ciglio della strada.
Il locale chiude e la ragazza mi saluta cercando di celare un filo di sconcerto. Laura prova a chiamarmi ancora e poi mi manda un messaggio dicendosi preoccupata. Le rispondo subito dicendo che sono lì esattamente dove mi ha lasciato. Mi augura la buona notte. E' un braccio di ferro sterile che mi vede perdente. Sono fuori dal B&B e non ho le chiavi del portone, quindi mi deve aprire lei e il telefono si sta scaricando. Le comunico assertivo che sto tornando, quindi di aprirmi. E' l'una e mezza passata quando rientro e mi infilo nel letto senza dire una parola. Alle 2 mi addormento. Alle 4 mi sveglio, stanco morto ma con una rabbia sorda che mi impedisce di dormire. Mi alzo, mi vesto con gli stessi indumenti rintracciati a tentoni ed esco. Non c'è una vera e propria hall. Mi metto sul terrazzo col computer, Non funziona nemmeno il trucco del lavoro. Di solito per prendere sonno elaboro cervellotiche procedure che mi sfiniscono. Non questa volta. Troppa adrenalina. Le sei. La strada chiusa al traffico di giorno è attraversata di continuo dai furgoni dei fornitori e dai camioncini della nettezza. Comincia a fare giorno e decido di andare sul lungomare a passeggiare. Ripercorro le stesse strade deserte attraversate la sera prima passeggiando mano nella mano. Verso le 8 mi manda un messaggio chiedendomi di tornare in stanza.
Precipitoso rientro
L'idea originaria era quella di passare l'intera giornata a mare e rientrare con calma nel tardo pomeriggio. Tutto saltato. Si torna a casa immediatamente: ognuno di noi ha minacciato l'altro e ci si è quindi trovati sorprendentemente d'accordo. Mentre vado a prendermi un cappuccino e scegliere una brioche da tutta la generosa colazione del buffet, lei decide di preparare già i pochi bagagli invece di raggiungermi. Pago il conto al titolare che in modo circospetto mi chiede se la signora farà colazione anche lei. Il tono della nostra prima discussione mattutina deve essere giunto alle sue orecchie. Gli rispondo che credo di sì. In realtà usciremo dalla stanza solo per dirigerci, con i bagagli, direttamente al parcheggio. Non dopo esserci urlati nuovamente i nostri rispettivi disappunti. La nostra rabbia è tanta. L'inconfessata consapevolezza di essere in fondo due imbecilli, capaci di rovinare tutti i momenti più belli con le proprie mani, peggiora le cose.
Lei è fuori dalla grazia di Dio. Ammette di avere esagerato il giorno precedente ma mi incolpa di non aver voluto arginare l'escalation negandomi al telefono, e poi chiama in causa tutta una serie di mie mancanze, sia storiche, sia recenti. Tralasciando le prime mi accusa di aver concesso che la telefonata con mia madre durasse più del dovuto durante una cena a due e, poi, di averle versato da bere troppo e di averlo fatto nonostante le sue rimostranze, ma cosa pensavo di fare, farla ubriacare per disinibirla? Ma che stai dicendo Laura. Sì, perché c'è questo tuo modo di porti così fisico così... da porco. Non ci sto e le chiedo se non sia impazzita. Non sto contribuendo a calmare le acque e questo ha su di lei il solito effetto. Urla, si avvicina, agita le mani. Usa le mani. Un colpo in testa. Siamo alle solite ma io sono esasperato. Le prendo le braccia, gliele metto dietro la schiena e la avviso, a brutto muso, di mettere in atto quello che da tempo minaccio di fare. Laura io un giorno ti darò un ceffone, uno solo, ma te lo ricorderai per un bel pezzo. Devi tenere le mani a posto. Raccattiamo le ultime cose e ce ne andiamo. Partiamo di buon mattino per andare a casa, dove avremmo passato l'intera giornata che avevamo deciso di trascorrere a mare.
Parlando di sesso
Il tecnico di laboratorio ha detto che c'è perdita ma che devo aspettare la dottoressa. Me lo comunica via WhatsApp Laura. La mattina successiva è voluta andare da sola all'appuntamento con la specialista, fissato al pronto soccorso il giorno prima. Accolgo la notizia con apparente calma, chiedo qualche spiegazione in più e poi, con la stessa calma, mi dirigo in cucina e assesto un pugno al lampadario di alluminio spaccando la lampadina. Ma torniamo al giorno in cui abbiamo lasciato l'albergo.
Dopo queste sfuriate la nostra modalità di sblocco è sempre la stessa. Io me ne sto chiuso a riccio senza spiccicare parola ad aspettare che il suo nervoso sbollisca ottenendo l'effetto esattamente opposto, fino a quando non si arriva ad un nuova litigata che si esaurisce per sfinimento e porta entrambi a più miti consigli. Stavolta mi accorgo un po' per tempo e prendo io l'argomento già in macchina, approfittando anche del fatto che sta guidando lei (le mie due ore di sonno non favoriscono alternative). I toni si distendono un po', anche se siamo molto distanti da una riappacificazione. Le frasi smozzicate, le frecciatine velenose rendono evidente che c'è dell'altro e che la sostanza è proprio tutta nel taciuto. Continuiamo a parlare per tutta la giornata. Parliamo di aspettative tradite. Di fraintendimenti. Di taciti accomodamenti e celate insoddisfazioni. Di tutto quello che in questi anni non ci siamo mai veramente detti, che non abbiamo mai veramente approfondito. I ricordi restituiscono un vissuto distorto e piegato alle proprie aspettative deluse. Non esiste una verità dei fatti. Esistono desideri inespressi e non capiti. Incomunicabilità. Superficialità e incapacità di calarsi nei pensieri dell'altro. Ma non è assurdo che proprio adesso, quando il sentore d'autunno della nostra esistenza comincia appena ad essere avvertito, non si riesca ad apprezzare la meraviglia di un tempo d'estate che ancora, nonostante tutto, è vivo e presente, talvolta anche con un tepore più avvolgente e piacevole rispetto al vigore dei nostri trent'anni?
E così discutiamo. Torniamo sugli episodi recenti e remoti facendo balenare all'altro una versione dei fatti inedita quando si riesce a fare capolino tra i vari fammi finire, parli sempre tu, ma se non sai cosa voglio dire ecc. ecc. Parliamo soprattutto di sesso.
Perché ti sei fermato l'altro giorno. Sai che non mi piace quando mi prendi da dietro. Sai che detesto quando mi baci dietro e mi infili la lingua nel culo! A volte esageri anche quando lo fai davanti. Mi hai fatto venire, bravo ci sei riuscito, e allora perché non hai finito? No, dovevi prendermi anche davanti, dovevi vedermi in faccia, ma cosa pretendevi, di baciarmi dopo che mi hai baciato il culo tutto il tempo?
Come cambiano i punti di vista. Le stavo facendo un massaggio sulla schiena. Avevo virato su questa modalità hot e lei sembrava gradire molto. Ogni tanto si ritraeva e poi si riapriva. Il coito da dietro è sembrato il naturale esito. Più volte, in passato, mi aveva detto che in questo modo non godeva, se non con un aiuto davanti. Ho pensato che ero io a sbagliare indugiando troppo su un movimento lineare. Così avevo privilegiato quello rotatorio con un effetto che sembrava aver decisamente apprezzato. Così, dopo il suo orgasmo, avevo deciso di cambiare posizione e sceglierne una più gradita a lei che, però, avendo un tipo di orgasmo molto 'mascolino', visibilmente non aveva più voglia. Quindi non ho avuto più voglia nemmeno io. Le dico che non avevo minimamente capito che la cosa le avesse dato fastidio. Ho provato a dirtelo, ma tu insisti, cosa avrei dovuto fare? Un po' vedo che fa piacere a te, un po' probabilmente mi piace anche in quel momento, ma in un modo animalesco, che poi mi fa sentire a disagio. Forse non sono io la donna per te. Guarda, forse dovresti trovarti qualcuna con cui fare sesso, te lo dico davvero, capisco che non riesco a soddisfarti. See, come no Laura.
E comunque a me piace quando veniamo insieme, mi dice. Il giorno prima eravamo stati benissimo, come non stavamo da tempo. Per quale motivo hai avuto necessità di prenderti la pillolina il giorno dopo. Eh, forse proprio perché il giorno prima ho avuto la sensazione di esserci arrivato per il rotto della cuffia. Laura, le cose per me sono cambiate in questi ultimi mesi. E' avvenuto tutto al di fuori del mio controllo e della mia volontà. Non posso ribadirle troppo che adesso l'unica cosa che davvero mi provoca un'erezione è l'odore del suo collo e la tenerezza del suo abbraccio. Certo che le farebbe piacere, ma quell'adesso, implica che fino a pochissimo tempo fa le cose non erano proprio così. Che un sedere tornito in palestra, che fa gli esercizi esattamente davanti ai miei occhi, prima mi provocava qualche accenno di tumefazione, mentre adesso posso tutt'al più ammirarlo con il distacco estetico di un pittore. Che il mio personale sentore d'autunno sta imboccando un percorso tortuoso, a metà tra l'erotomania dannunziana e una remota pace dei sensi che ha un che di malinconico ma anche di profondamente placido.
Non mi masturbo più. Questo glielo dico. Prima lo facevo regolarmente durante i lunghi periodi in cui non avevamo rapporti. Ma anche quando li avevamo. Il giorno dopo. Una sorta di celebrazione. Lo dico come la cosa più naturale di questo mondo e non mi avvedo di aver squarciato il velo di Maya su uno dei taciti segreti che più frequentemente caratterizzano il menage di una coppia sposata da anni. Ma i segreti di Pulcinella non andrebbero mai svelati. Cioè tu in tutti questi anni hai continuato a masturbarti. Preferivi fare questo invece che stare insieme, invece che cercare di riavvicinarci. Non è così. Provo a spiegarglielo. Da soli è una cosa diversa, più intima e più banale, meccanica: non soppianta in alcun modo lo stare assieme. Non lo capisce. Sembra completamente fuori dal suo orizzonte comportamentale.
Io non so più chi sei, mi dice. Ogni volta esce fuori qualche sorpresa. Ma tu ti ricordi quando i primi tempi io volevo stare assieme e tu mi dicevi che non è detto che si deve fare ogni sera. Quando ti ho detto una cosa del genere? Una sola volta, che poi è basatata a non farmi più riprovare. Non me ne rammento minimamente. Però ci può stare. In tutti questi anni sono tante le cose che sono successe. Le sensazioni provate. Le tensioni per i figli e il lavoro. E' capitato sì che non avessi voglia io.
E quindi adesso si spiega tutto. Lo dice rompendo un momento di silenzio. Prima ti sfogavi da solo e adesso scarichi tutte le tue voglie su di me. Prima ti guardavi i porno e adesso vorresti farli con me. Ma cosa dici, stai isolando spezzoni di discussione, elementi isolati e li stai rimontando in una sorta di realtà parallela. Questo è quello che mi arriva Coleridge. Come al solito hai rovinato tutto. Come al solito, quando inizio a fidarmi salta fuori qualcosa che mi trascina giù di nuovo.
L'hai detto e l'hai fatto
E allora? La porta di casa s'è appena richiusa e la raggiungo in sala. Cosa ti ha detto? Ha confermato quello che ha detto il tecnico di laboratorio. Cioè? Abbassamento abbastanza evidente della percezione sulla regione grave, infatti mi dànno fastidio i rumori di sottofondo come il motore della macchina. Tutto mi rimbomba in testa e domani iniziano i consigli. Guarigione? Ci vorrà un mese e mezzo: nel 90% dei casi si rimette tutto a posto da solo, altrimenti bisogna intervenire chirurgicamente. Naturalmente l'orecchio deve stare completamente all'asciutto, quindi attenzione in doccia e niente più bagni in piscina. E poi continuare con le gocce che mi ha prescritto ieri al pronto soccorso. Ho un controllo tra una decina di giorni, e poi un altro paio.
Laura insegna musica. Sta tutto il giorno tra classi di ragazzini e consigli. Quest'anno inizierà finalmente dei corsi per direzione d'orchestra per intraprendere i quali da anni le sto facendo una testa così. Questa situazione è una iattura, e speriamo che non si trasformi in una tragedia.
Il giorno dopo il nostro rientro e dopo le eterne discussioni che hanno preso il posto di quella che doveva essere una giornata di vacanza, gli animi sembrano un po' rasserenati. La buona dormita sicuramente ha aiutato. Intraprendiamo attività di manutenzione casa. Deve passare il tipo a rimontare le zanzariere, io ho un po' di faccende in banca e posta, dobbiamo sistemare lo sgabuzzino con un armadio da smontare e portare in discarica. All'ora di pranzo decidiamo di fare una pausa e andare in piscina. Le parte l'embolo esattamente mentre stiamo raggiungendo la piscina in macchina, facendo un giro più lungo per un strada bloccata. Non ci posso pensare a quello che mi hai detto ieri. Ma chi sei? Ti rendi conto che non so più chi sei? Non so chi ho avuto accanto in tutti questi anni? Ma dovevi proprio dirmele quelle cose, non potevi tenerle per te? Sbraita. Urla. Non si dà pace. E quando arriviamo al parcheggio di nuovo diventa manesca. Mi faccio una nuotata per rinfrescarmi le idee e togliere occasioni in pubblico, mentre lei prende il sole. Torniamo a casa dove avevamo lasciato i lavori a metà. Devo smontare l'armadio che lei ha svuotato la mattina. Ma la situazione non è rientrata. La discussione riprende più virulenta di prima e lei è già entrata in modalità Super Sayian. Strabuzza gli occhi, urla, mi sputa addosso. Faccio quello che mi è già capitato di fare in situazioni del genere, ossia mi chiudo in bagno per far abbassare la temperatura. Lei va fuori di testa. Mi da' del vigliacco, pesca a piene mani da tutto il repertorio di insulti a cui è in grado di accedere. Io aspetto che si calmino le acque ed esco. Le acque non si erano affatto calmate. Si torna di nuovo alle mani. E allora cambio approccio. Mi avvicino a lei e le tengo le braccia. Poi tiro indietro la mano destra con un gesto inequivocabile e una minaccia che esprimo con gli occhi in un attimo sospeso in cui mi chiedo se darle seguito o al contrario, come al solito, farla sfumare. Opportunamente.
Ma quanto ci mette? Ho già sfogliato tre o quattro riviste. Ogni tanto passeggio in su e in giù. Un'umanità varia sta lì, in bilico tra
l'annoiato e l'impaziente. Qualcuno è stato fatto accomodare sulla sedia a rotelle, qualcun altro fa la spola con il distributore di bibite. Che vergogna. Dal vetro, poco dopo essere arrivati, vedevo lei che raccontava all'infermiere di una dinamica totalmente inventata. Fatti venire in mente qualcosa da dire, mi diceva mentre la portavo al pronto soccorso. Fino a pochi minuti prima mi stava urlando che mi avrebbe denunciato. Io sconvolto le ho replicato che mi sarei autodenunciato io, ma di andare perché qualcosa era successo. La sua reazione alla sberla che non ricordo neanche quando avevo deciso di darle, era anomala. Ricordo solo che in un attimo di lucidità avevo solo cercato di far caso a non colpirle l'orecchio. Evidentemente non c'ero riuscito. La sua rezione sorpresa e incredula era anomala, urlava, diceva che avvertiva un soffio continuo, le davano fastidio tutti i rumori.
Finalmente esce. Allora? Ha detto che deve vedermi domattina e che fino ad allora non si sbilancia. Devo prendere queste gocce. Ma come stai? Cosa ti ha detto? Mi guarda. Hai sempre detto che la volta che mi avresti dato una sberla me lo sarei ricordato. Sei stato di parola. Mi hai sfondato il timpano.
giovedì 7 settmbre: tra qualche giorno la prima visita di controllo. La situazione sembra molto migliorata. La mia vaga sensazione di essere una merda d'uomo, oltre tutte le possibili giustificazioni, mi accompagna a distanza ma non mi abbandona
Gio
07
Set
2017
Capitolo 2
Buon giorno a tutti, come state? Ho deciso che è arrivato il momento di continuare la mia storia, anche se ritengo non cambi nulla, né a me né a voi.
Here we are, my friends!
Sono sempre stata una bambina autosufficiente, nel mangiare, nel dormire, nel fare i compiti, in tutto. Perciò i miei hanno sempre creduto che non necessitassi di aiuto in niente né, tantomeno, di attenzioni: ero autosufficiente, di che avrei potuto aver bisogno? È dall'età di 4/5 anni che non ricevo "coccole" dalla mia famiglia, zero attenzioni, zero dimostrazioni di affetto, come se fossi "troppo avanti per queste cose". Appena chiedevo consiglio o aiuto per qualcosa, anche solo per ricevere un poco di attenzione (che cercavo come fosse aria), mi spronavano ad arrivarci da sola, "ce la puoi fare, impegnati un poco".
Quando avevo 15 anni conobbi un ragazzo che ha subito dimostrato un certo interesse nei miei confronti, mi dava attenzioni, mi faceva complimenti, mi faceva sentire come se esistessi anche io in questo mondo che mi ha sempre messa da parte. Tutto ciò è durato per 6 mesi, dopodiché anche lui ha iniziato a trattarmi malissimo, peggio di tutti gli altri, ma io ero inebriata dalle sue attenzioni e lo lasciavo fare. La storia durò 3 anni, anni in cui mi ha usata per il sesso, per i soldi (che mettevo da parte da anni per il fututo) e per sfoggiarmi ai suoi genitori. Mi insultava ogni giorno, dicendomi quanto inutile fossi per il mondo, quanto schifo facessi, di ringraziarlo perché era l'unico che volesse stare con me, di accontentarlo in tutto per non perderlo. All'inizio della storia con questo ragazzo i miei genitori hanno da subito reagito con divieti e insulti, e più loro agivano in questo modo più io mi spingevo in questa relazione.
Questo ragazzo mi insultava sempre ma io, in fondo, sentivo che aveva ragione, che davvero ero inutile per il mondo, non sono mai stata capace in niente, come potevo dargli torto? E allora i giorni passavano, la consapevolezza di non valere niente si faceva strada dentro di me e vi si stanziava, gli insulti fra ragazzo e famiglia diventavano sempre più frequenti. Mi odiavo. Non riuscivo a guardarmi allo specchio, mi facevo schifo, mi odiavo, volevo farmi male, volevo ferirmi. Iniziai a fumare un pacchetto di sigarette al giorno e smisi di mangiare, arrivai a pesare 38kg (per 1.60 di altezza).
Un giorno aprii gli occhi sulla mia condizione: mollai il mio ragazzo, che mi derubò e quasi mi picchiò (se non fossi scappata sarebbe finita male quel giorno), ricominciai a mangiare e mi sforzavo, anche se vomitavo quasi sempre, il mio stomaco non ce la faceva più. Ricominciai a parlare con i miei genitori che come prima cosa mi dissero "ancora non capiamo come tu abbia fatto a farti usare così, eppure sei intelligente, avresti dovuto capire ed evitarlo".
Gio
07
Set
2017
sfogo dipendenza affettiva
Non ho dormito. Non so nemmeno più se sono dipendente da lui o dal cellulare o dallo stare male. I Pink Floyd mi dicono "Don't give in without a fight". No, in questo preciso momento non mi voglio lasciare andare. Ma è degradante perdere le notti a causa di una dannata dipendenza... Dipendenza affettiva, la chiamano. Quando una persona diventa il tuo tutto, la tua droga, e senza di lei ti senti morire, è come se la tua vita non avesse più un senso. Ho un esame tra meno di 20 giorni, ho l'ansia; poi ci si mette questa dipendenza, i pensieri suicidi, il mangiare senza controllo... Le notti trascorse sveglia ad ascoltare musica, a scrivere messaggi su una maledetta chat anonima nell'illusione di non essere completamente sola, a fissare il suo ultimo accesso della giornata, senza che mi abbia scritto una sola parola... Io non sono innamorata di lui. Spesso capita, alle dipendenti affettive, me compresa, di essere innamorate e dipendenti allo stesso tempo. Questa volta fortunatamente no. Io lo odio. Gli voglio bene, è vero, ma non ne sono innamorata. Sono solo dannatamente dipendente. Non so nemmeno io dove l'ho trovata, la forza per non scrivergli niente fino ad adesso. è da una settimana che non si fa vivo. Dopo l'ultima batosta, ho imparato a non essere assillante, a non mostrare la mia apprensività; ma dopo l'ultima batosta, la dipendenza si è infittita, il disturbo si è chiuso ancor più in se stesso.. non sono guarita, ho solo imparato a controllarmi, a non lasciar trapelare niente... ho imparato a controllare il mio istinto distruttivo, un istinto apparentemente negativo ma che in realtà era l'unica cosa che mi permetteva di sopravvivere, di porre fine alle relazioni "masochiste". Io ho voglia di distruggere tutto, di mandare a quel paese l'uomo che mi sta facendo soffrire così, ma ho paura di risultare patetica. Se solo quel mio istinto non fosse stato soffocato... Ti odio V., ti odio. Ti odio per avermi mentito per mesi. Ti odio per la tua indifferenza. Ti odio perché io ancora cerco il padre che non ho avuto, e sono un'illusa, lo so, ma tu sapevi.. tu lo sapevi e hai sfruttato questa mia debolezza per prendermi ancora più in giro. E io ti ho lasciato fare. Io. Io ho permesso tutto ciò. Ti odio. Ti odio di un odio uguale al bisogno che ho di te. Ho bisogno di stringerti forte, prima con amore e poi con odio. Ma io mi fidavo perché eri un adulto. Ho solo 15 anni... Ma sopravviverò anche a questa. Io lo so, lo so che devo continuare a combattere, anche se ora non ho più forze, sono così apatica. Ma io voglio farcela, perché amo la musica e so che è la mia strada, perché io non sono vuota, nonostante stia male da anni non sono diventata la mia malattia. Voglio farcela anche se so che, appena uscita da questo mondo virtuale in cui tento di proteggermi, ritorneranno i brutti pensieri, il bisogno di porre fine a tutto, l'ansia, le difficoltà. So che quando interromperò la musica e toglierò le cuffiette starò male, ma so che non è ancora finita. So che un giorno la mia musica aiuterà altre persone a continuare a combattere. E a me basta questo.
Che maledetto poema.
Gio
07
Set
2017
lussuria....
Tra tutti i vizi, quello della lussuria è il più difficile da correggere per le enormi difficoltà che si incontrano in quanto la natura umana, ferita dalle conseguenze del peccato originale, porta impresso il segno della concupiscenza che provoca il sovvertimento dei sensi. Sant'Agostino nelle Confessioni paragona la lussuria ad una «regina crudele che stende il suo scettro dominatore» per soggiogare la mente e il cuore dei viziosi. La lussuria circuisce persone di qualsiasi condizione sociale, di ogni età ed è il vizio più comune, perché l'istinto sessuale è innato nell'uomo e nella donna. Il piacere, però, è un mezzo donato da Dio per procreare; diventa un male e quindi provoca disordine quando «il desiderio ed il godimento avvengono fuori del matrimonio o anche nel matrimonio in modo da evitare la prole». La lussuria, che si esplica in diverse forme, cerca abitualmente le soddisfazioni della ca-ne; perché trascina nelle passioni che scatenano i bassi istinti. La donna, ad es., è vista solo come mezzo per sfogare il desiderio. La lussuria causa molteplici altri mali come l'infedeltà, l'egoismo, lo scandalo, l'abbandono delle pratiche religiose, l'avversione a Dio, il disgusto per le cose pure e sante. Inoltre precipita in basso, deturpa l'immagine di Dio nell'uomo ed opera un rovesciamento dell'ordine stabilito dal Signore, in quanto il corpo non è soggetto all'anima e la concupiscenza non è soggetta alla ragione, ma è viceversa. L'istinto sessuale, invece, deve obbedire allo spirito ed assecondare lo scopo del matrimonio che è quello della procreazione; non può andare contro il fine per il quale Dio ha creato i due sessi. Purtroppo, nessun peccato arriva in modo così rapido a diventare un vizio come la lussuria, che provoca danni incalcolabili perché insidia la salute, sfigura l'anima e il corpo, ottenebra 1'intelligenza, sfibra la volontà, sottrae il gusto per le cose spirituali, sopprime il sentimento religioso. Oltre alla perdita della Fede questo vizio può condurre anche all'impenitenza finale, come avvenne per Lutero il quale, alla compagna che voleva tornare sulla retta via, così si espresse: «è troppo tardi, il carro è troppo affondato nel fango e questo tenore di vita non si cambia». Gli altri guai che causa la lussuria sono i matrimoni infelici, le divisioni, le unioni irregolari, i figli abbandonati, gli interessi calpestati, le carriere spezzate, le discordie che accrescono dissidi. Dio punisce la lussuria e, poiché Egli è Spirito Purissimo, maledice chi si rotola nel fango perché contamina il corpo che Lui ha creato, insieme all'anima, a Sua immagine. Il Signore non resta indifferente nei confronti dei lussuriosi e, poiché la lussuria è il vizio dei sensi, Egli la punisce in modo particolare. Infatti, i vizi capitali non sono giudicati e condannati tutti allo stesso modo. Mentre la superbia, l'invidia, l'accidia e l'avarizia sono vizi che circuiscono i moti dell'anima, la gola, l'ira e la lussuria circuiscono il corpo e facilmente sprofondano l'uomo nel degrado.
La lussuria causa assiduamente il peccato mortale, al contrario degli altri sei vizi che possono causare peccato veniale. Tutti costoro, però, sono vizi sommamente pericolosi, perché sono in grado di rendere l'uomo schiavo di passioni che difficilmente si riescono a sradicare ed inducono a trasgredire i Dieci Comandamenti. Con la lussuria, infatti, si infrangono il sesto e nono Comandamento. I rimedi per eliminare questo vizio sono efficaci se si è animati dal proposito di fuggire le occasioni del peccato, di mortificare i sensi e gli affetti illeciti o disordinati, di evitare l'eccessiva familiarità con persone dell'altro sesso, di praticare la castità. La castità è una virtù che tutti devono esercitare, anche se non obbliga tutti alla stessa maniera. è una virtù difficile per l'impegno che richiede continuamente, ma dona all'anima e talvolta anche al corpo una luce superiore. La castità è una virtù eroica, perché per conservarla bisogna lottare e sottoporsi ad una specie di martirio; per questo essa è la più completa tra le virtù, perché santifica il corpo e l'anima. La castità, derisa oggi dal mondo corrotto, è poco stimata, poco raccomandata, ma è una virtù che preserva l'uomo dal pericolo di dannarsi e dal contagio di gravi malattie. La preghiera, la Santa Comunione, la confessione, la mortificazione, l'istruzione religiosa, la guida spirituale, mettono in condizione di contrapporre ai sette vizi le sette virtù, e non ci sono altri elementi in grado di farlo. L'aiuto del sacerdote, i mezzi spirituali, il soccorso del Signore e un grande sforzo personale, quindi, sono in grado di estirpare la radice di questo vizio da cui ne derivano tanti altri.
Iscriviti!


