Tutti gli sfoghi
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Sab
27
Gen
2018
Non รจ il paese per farsi una famiglia
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Alla veneranda età di 30 anni, pensavo che la scelta di sistemarsi fosse quella giusta.
Ho studiato lingue straniere all'università, ma dopo lo sconcertante livello di preparazione ottenuto da questa facoltà del nord ho deciso di emigrare per fare un po' di esperienza lavorativa all'estero. E, vista la sconcertante preparazione linguistica avuta in quegli anni a fare la triennale, anche per migliorare la lingua ad un livello più che eccellente. Non si può dire che io non abbia mai lavorato, ho avuto impieghi nel turismo per pagarmi la retta nelle varie estati della mia post-adolescenza, ho anche fatto delle traduzioni da freelance pagate miseramente. Ho lavorato qualche settimana in un call centre. Insomma, prima di decidere di trasferirmi in Inghilterra avevo gia provato a fare la giusta esperienza. Una laurea che non offriva sbocchi di una professione certa non aiutava ne in Italia ne all'estero, perciò mi son arrangiato a fare quello che potevo, sempre impegnandomi al massimo e nel rispetto del mio contratto. Ho lavorato alla reception di un albergo appena arrivato, facendo il turno di notte, quindi vivendo come un cadavere di giorno. Per tutto il periodo autunno-inverno vedevo la luce del sole solo nel tragitto tra la stazione della metro e casa mia. Ma potevo pagarmi un affitto, e appena ho potuto, ho provato a cambiare, trovando un lavoro nel settore dei trasporti al front desk. Li ho potuto usare quello per cui avevo studiato, ovvero le lingue straniere conosciute, praticamente su base giornaliera. Avevo un lavoro ben pagato, per 7 ore/die, e con la mia compagna siamo riusciti addirittura a prendere in affitto un monolocale tutto nostro, utopia in un posto come Londra per molti. E con questo piccolo taglio allo spazio dentro casa, riuscivamo comunque a poterci permettere qualche extra oltre alle spese obbligate. E i nostri diritti venivano ampliamente rispettati da tutti. E' vero, il mio contratto era a termine, ma ero sicuro che impegnandomi sempre ad ogni scadenza sarebbe stato rinnovato in automatico. Poi, la nostalgia. Il desiderio di avere una famiglia nostra, sul modello italiano, una casa, una macchina, dei figli, i nostri parenti e amici di sempre vicini a noi. Dopo un anno abbiamo preso la decisione sofferta, mollare un lavoro sicuro in un ambiente di vita dal tenore abbastanza basso per l'oblio occupazionale italiano, che però assicurava una qualità di vita più alta. Ad oggi, dopo ben 2 anni dal ritorno, non mi pento di essere di nuovo qua, non fosse per ciò che abbiamo passato.
Mesi in cui mandando il curriculum per lavori che sembravano decenti, facevano saltar fuori soltanto offerte truffaldine o pagate a provvigione. Dopo 3 mesi di ricerca, ci siamo arresi a mandare Curriculum anche per gli stage retribuiti dallo stato. 600 € al mese, per fare 40 ore alla settimana, straordinari, ferie e mutua non retribuiti, nessun contributo per la pensione versato. Ma insomma, quello passava in convento, ed entrambi l'abbiamo fatto. Per quanto mi riguarda, nella mia esperienza ho visto tanto sfruttamento, pochi diritti e una gestione dell'impresa molto feudale da parte dell'azienda. Tant'è che essendo io una testa calda, per l'assunzione post tirocinio il mio contratto durava solo due mesi e mezzo. Che puntualmente, non è stato rinnovato. Ma io mi ero gia mosso per tempo, e avevo trovato lavoro. Però, per quanto mi piacesse, non era fattibile in termini pratici ed economici. Si trattava di un lavoro a 80km di distanza da dove vivevamo, ed un trasloco Monday to Friday non era concepibile. L'ho fatto per 6 mesi, e devo dire che da quando sono tornato in Italia questo è stato l'unico posto dove i diritti dei dipendenti venivano rispettati. Nessuno straordinario se non espressamente richiesto o effettuato di spontanea volontà, nessun problema a concedere permessi o far uscire le persone dieci minuti prima come nel mio caso per prendere il treno in tempo. Io dal canto mio ho sempre dato il massimo tant'è che al momento delle mie dimissioni mi fu espressamente detto che se avessi avuto solo il tempo di attendere la scadenza del mio contratto a termine sarebbe arrivato un rinnovo indeterminato. Purtroppo facendo il pendolare a quella distanza non potevo continuare a vivere, perciò appena mi venne offerto un lavoro a venti minuti da casa non mi sembrava vero. Iniziai questo nuovo posto di lavoro, in cui mi venne detto che potevo entrare tra le 8 e le 9, e andarmene dopo le 18 o comunque appena avevo finito il lavoro che svolgevo. Peccato che anche se il mio lavoro fosse gia finito dalle 17, più di una volta il mio responsabile mi ordinò di rimanere ancora qualche ora. Ovviamente non retribuito, in quanto non vi era la bollatrice per tenere d'occhio entrate e uscite del personale. Ero arrivato ad un livello in cui dovevo chiedere il permesso per uscire al mio orario! Più di una volta mi sono trovato ad uscire alle 20, un venerdi addirittura dalle 8 del mattino fino alle 21! Con mezz'ora di pausa pranzo nel mezzo. E non ditemi che una persona può essere lucida rimanendo 13 ore al lavoro. Poi per via di una soffiata last minute mi trovai a fare un colloquio con una ditta a pochi KM da casa. Contratto da 3 anni in apprendistato, orari umani, pausa pranzo da un'ora e mezza che mi consentiva di tornare a mangiare a casa o di andare in palestra nel mezzo e quello che sembrava un ambiente di lavoro piacevole. Ma come mi dirà il mio attuale capo, si trattava solo di un barile pieno di letame con uno strato di miele sopra a coprire il tutto. Si trattava di una ditta a conduzione familiare, con il capo che è un self-made man, partito dal garage di casa che gestisce una ditta di medie dimensioni con fatturati in crescita e importanti. Impiegato addetto all'export la mia mansione, con la promessa che il ragazzo dimissionario mi avrebbe affiancato ancora un mese per insegnarmi il lavoro. Questa è stata la promessa disattesa. Il suddetto non aveva più voglia di lavorare, faceva il minimo indispensabile e mi metteva a leggere archivi o a guardare su internet foto di materiale. Ho imparato a usare il software gestionale per quello che mi serviva ma per il resto non mi ha insegnato altro. Al colloquio mi parlavano di gente che allo scoccare dell'orario scappava. Ma non è quello che volevano in me. Volevano che io stessi oltre l'orario di lavoro "se necessario". Gia al primo giorno di lavoro mi resi conto che dalle 16 le mail da me non arrivano più perchè gli uffici del mio pacchetto clienti hanno gia chiuso. Quindi sovente ci si trova due ore libere in cui si può organizzare quello che non si è riuscito a fare prima, e alle 18 in teoria si è tranquilli di poter andare a casa con tutto risolto. A più riprese il capo mi faceva notare che voleva vedere dell'estro da parte mia. Però tra me e me penso, se i soldi sono tuoi e ogni minima decisione come 10 euro di sconto va approvata da te, come faccio ad avere idee e agire autonomamente con coraggio? Lasciatti correre questa cosa e continuai a fare il mio.
Poi, il patatrac. Con la mia compagna da anni avevamo in mente di sposarci, e abbiamo deciso di farlo la prossima estate. Per lei dirlo ai capi è stato traumatico. Non le hanno fatto sicuramente le congratulazioni, e il voler prendere 15 giorni di licenza matrimoniale è stato un affronto per loro. Ho pensato pochi giorni fa che fosse il caso di dirlo anche ai miei capi. Il principale, li per li, me l'ha messa sul ridere. Dopo le classiche battute sul ripensarci, ha poi detto che è una scelta importante e ha dato quelli che sembravano consigli da padre. Me ne tornai tranquillo al mio posto ignaro di tutto. Poi la mia ragazza mi disse di aver vinto un viaggio un mese prima del matrimonio. Li per li ero titubante se chiedere le ferie. Però ho pensato, ma si, al massimo mi diranno di no tranquillamente. Quando entrai nell'ufficio c'era solo la moglie del titolare. Quando le dissi questa cosa, la vidi molto tirata e non accennava un movimento. Per poi dirmi chiaro e tondo che sono rimasti spiazzati dal fatto che mi sposassi e andassi via due settimane dandogli questa notizia dopo solo 4 mesi dall'inizio del contratto. E che sono stati ingenui a farmi un contratto cosi lungo con cosi tante tutele nei miei riguardi. Mi sento spiazzato, ma soprattutto mi dice che non sembro essere stimolato a lavorare visto che alle 18 me ne vado senza mai fermarmi oltre l'orario, come loro mi avevano detto, e che forse è meglio se cerco la mia dimensione e mi guardo attorno. Una frase così mi può solo tagliare le gambe, con tutti che escono allo scoccare del minuto io sono l'unico che deve fermarsi di più nonostante sia palese che non abbia più nulla da fare e mi organizzi il lavoro in modo da finirlo in tempo? Ma soprattutto lo dice la parola, “stra”ordinario, quindi fuori dall'ordinario. Mica deve essere la regola. Ma soprattutto, come si può giudicare la qualità di una giornata lavorativa dalle ore che uno passa in ufficio? Se vedi che lavoro di merda dimmelo subito (e da quando è iniziato l'anno non mi sembra di andare a rilento) invece di esplodere cosi solo quando ti si presenta una scusa. Poi per le ferie extra ok, non le farò, ma attaccarmi sul personale dicendo che lo sapevo gia al colloquio che mi sarei sposato mi sembra molto offensivo. Come se averlo saputo lì avrebbe cambiato qualcosa. Forse si in realtà, non mi avrebbero assunto. Perchè è facile dire che non avresti giudicato qualcuno da questo, ma in realtà lo avrebbero fatto eccome. Come in molti colloqui ho dovuto dire di essere single convinto, o di vivere con amici invece che con la mia ragazza, perchè avere una famiglia, o anche solo pensarci, è vietato dai biechi imprenditori italiani dalla mentalità provinciale. O come le ragazze in età fertile devono dire di odiare i bambini e non volere figli perchè altrimenti potrebbero prendere il periodo di maternità. Perchè quando ti si dice non puoi pensare al bene dell'azienda solo quelle 8 ore al giorno dal lunedi al venerdi ma metterci del tuo e andare oltre sinceramente mi sento preso per il culo. Mica le ditte sono anche dei dipendenti. Se mi paghi 10 ore te le faccio volentieri, ma se metti in chiaro di pagarmi quel tot, per quelle ore, io quelle ti faccio. Non faccio finta di lavorare una ventina di minuti oltre le 18 solo per farti vedere che io ci tengo e non mi cade la penna al gong. Se c'è bisogno mi fermo ovvio. Ma invece di confrontarsi cercando di capire come mai io riuscissi a organizzarmi tutto per tempo, e capire come migliorare dove c'era bisogno, è più facile attaccare dicendo che non mi sento stimolato. E urlare dicendo che gia dal secondo giorno (e loro erano in ferie quindi non c'erano tra l'altro) io allo scadere dell'ora uscivo. Ma anche se fosse, io ancora non sapevo fare il lavoro, ero in training e che senso avrebbe avuto stare li dentro da solo senza poi sapere cosa fare se tutti erano gia andati via.
Questo vorrei che fosse chiaro. L'Italia non è un paese dove si possa pensare serenamente di avere una famiglia, dove si possa credere di avere dei diritti. Quando si firma un contratto per un'azienda, secondo l'imprenditore, si diventa una proprietà universale della stessa. Solo per il fatto che si paga uno stipendio mensile (PER TOT ORE, NON A COTTIMO) si pensa che sia normale pretendere oltre l'orario di lavoro. Si pensa che negare le ferie nella bella stagione (perchè la scusa è sempre la stessa, anche se ci sono con te colleghi che possono coprirti senza problemi per qualche giorno c'è troppo lavoro), costringere le persone a prendersi qualche giorno solo a febbraio o a novembre sia l'unico modo. Ma a questo punto sembra anche mobbing: perchè gli altri possono anche arrivare un po' più tardi dell'orario stabilito ma quando escono spaccano il secondo, mentre io sono stato minacciato e redarguito per il semplice fatto che rispetto l'orario precisamente? Perchè le mie colleghe possono prendere permessi a destra e a manca, ferie di qua e di la mentre io che in tutti questi mesi ho preso solo mezz'ora di permesso per farmi aggiustare l'auto (che mi serve per arrivarci al lavoro) e fatto le ferie solo per le chiusure aziendali quando decido di farle in autonomia il diritto mi viene negato?
Il congedo matrimoniale nel periodo estivo non gli va bene, una settimana di ferie a maggio non va bene. Mi si viene detto che ormai la fiducia in me è compromessa e che dovrei cercarmi un altro lavoro. Ma col cavolo. Io rimango li fino all'ultimo giorno di contratto, spillandogli fino all'ultimo centesimo. E poi se lo vorranno, mi sbatteranno fuori, ma intanto io prenderò anche la disoccupazione per qualche anno mentre cercherò altro. Non ci tengo particolarmente a rimanere a vita con certe persone, sarebbe da stupidi. Mi preparo un idea per aprire qualcosa di mio per poi andarmene con un plateale V......
Sab
27
Gen
2018
Adoro farmi vedere nudo
Ho un pene abbastanza grosso, è lungo 19 cm e... adoro quando mi vedono nudo.. specie se fingo che sia casuale.
Qualche sera fa ho fatto festa con dei miei amici e li ho ospitati tutti da me, alcuni dormivano per terra nei sacchi a pelo perchè erano in tanti. Tengo sempre una lucetta accesa durante la notte, vedevo tutti che dormivano... quasi tutti. A un certo punto mi sono soffermato su una delle ragazze, una figa da paura, bionda, magra, dall'aspetto alternativo con diversi piercing a naso e orecchie.. purtroppo fidanzata con uno che era lì e che dormiva beato; mi son accorto che anche lei era sveglia: aveva solo una canottiera e nient'altro sotto, le vedevo perfettamente il seno, una quarta o forse una terza molto abbondante.. beh, mi è venuto duro. Scostando delicatamente i pantaloni per non farmi sentire, dalle mutande ho fatto sì che una buona parte del mio pisello fosse ben visibile. Faccio finta di dormire ovviamente, e con gli occhi socchiusi mi son reso conto che dopo poco lei si gira verso di me, lo nota e non stacca gli occhi dal mio cazzo per un po'. Vedevo un po' sfocato perchè non volevo farmi scoprire, ma la vedevo che mi guardava e mi veniva ancora più duro; dopo un po' si è alzata, si è avvicinata a me e ha controllato scrupolosamente che stessi dormendo: in quel momento ho abbassato totalmente gli occhi di modo che dall'alto non si capisse che in realtà erano socchiusi. Non avevo una buona visuale, ma ovviamente dovendo guardare in basso, avevo gli occhi fissi verso le mutande... la vedo con la coda dell'occhio che controlla che anche gli altri dormani, quindi prende il telefono e fa una foto proprio lì.
Da quella sera quando la vedo la immagino a guardare la foto del mio cazzo di nascosto... e la cosa mi piace da morire.
Sab
27
Gen
2018
MALEDETTE SUOCERE
Io abito a Milano e mia suocera vive a Catania ma anche da lì riesce a rendermi il fegato marcio è la persona più cattiva che esista sulla faccia della terra è stata sempre una grande putt. Na è lo è ancora e falsa e Co. Bina tragedie ha fatto di tutto per allontanarmi dalla mia famiglia e per allontanare le mie figlie dalla mia famiglia pur avendo dato una vita infelice a mia moglie è riuscita adesso a plaggiarla così le unecge motivazioni di Scontro sono diventate le discussioni che facciamo grazie a questo schifo di persona.
Io la odio e la odio con tutto me stesso ma il Signore é grande e sicuramente saprà lei ha l inferno assicurato e spero possa bruciare per l eternità visto che vuole essere creata e speriamo presto... Mi ha reso la vita impossibile sia da vicino che da lontano ma non mollo la contrasto e la umili ogni volta che posso.
Scusate lo sfogo ma è stato bellissimo.... Provate a fargli qualche chiamata anonima così vi aprite il quore e non litigate con la moglie o con il marito.
Sab
27
Gen
2018
I misteri di Facebook
Come già ho avuto modo di dire, il mio ragazzo periodicamente si allontana per motivi lavorativi. Sta via due, a volte tre settimane. Viviamo insieme, e mi sono sempre fidata ciecamente di lui e dei sentimenti che nutre per me. Ogni tanto però, mi faccio un giro sul suo facebook per vedere i messaggi, o le ricerche che fa. Capita sporadicamente, solo quando la lontananza mi mette strane idee in testa. Lui lo sa. Non ho mai riscontrato niente. Ieri ho avuto questo impulso, ed erano un paio di mesi che non lo facevo. E niente, la password non è più quella di sempre. C'è anche una nuova email, che io non conoscevo, collegata al suo account. Ho affrontato la questione e mi ha risposto che non lo sapeva, e che non è stato lui. In effetti si è sempre mostrato impedito con queste cose. Ma chi cavolo lo ha fatto se non è stato lui, e a che pro? Secondo voi è possibile che si tratti di hacker, o di qualcuno che vuole farci litigare? Non so che pensare. Tralaltro questa nuova mail comprende il nomignolo con cui lo chiamano gli amici, e mi pare strano che un hacker possa conoscerlo. Ho anche tentato di aprire questa mail ma è stata cancellata. Poi, chiunque avrebbe potuto facilmente accedere al suo facebook, visto che la password era la data di nascita, e prendersi tutte le informazioni desiderate. Allora perché cambiare password?
Vi è mai successo qualcosa di simile? È possibile che dica il vero, o è solo un bravo attore?
Sab
27
Gen
2018
Cornuto collaborativo.
Con Elisa ha avuto un fidanzamento di lungo corso, all'insegna di qualche sega e ditalino per via di pali e dei controllori vari che ci marcavano sempre stretti, ma anche per la sua educazione perbenista e bigotta eriditata dalla sua famiglia, tuttavia questo stato di cose mi faceva anche comodo in quanto potevo segarmi a volontà non avendo impegni sessuali frequenti con Elisa.
Arrivammo al matrimonio a finalmente ci togliemmo pali e controllori anche se abitavamo in uno stabile tutto di parenti sempre bigotti e tutti presi dal vortice del gioco (lotto, cate, bingo, ecc..) fortunatamente Elisa disdegnava questo cose.
In viaggio di nozze mi resi immediatamente conto di non essere sessualmente in grado di soddisfare Elisa il mio piccolo cazzetto segaiolo non era sufficiente per la sua fica grossa, larga,sporgente e carnosa, dieci pompate del mio cosino mii facevano sborrare imbrattando il monte di venere di Elisa di sborra sflaccida e filamentosa, fortunamentamente la sua edicazione puritana le relegava al ruolo di moglie dedita al piacere del marito.
Almeno io così credevo, ma dovetti ricredermi quasi subito, Eisa richiamava gli sguardi di quasi tutti gli uomini che incontravamo e questo mi dava enormente fastidio per via della gelosia, il viaggio di nozze si stava trasformando in un viaggio della gelosia.
Invece successe in me qualche cosa di strano la sera mentre la scopavo, sborrando subito, mi venivano in mente gli sguardi di libide dei vari uomini che durante il giorno l'avevano guardata, questo amplificava il mio orgasmo sflaccido la punto che qualche volta sborrai sul monte di venere di Elisa senza neanche penetrarla.
Un giorno a bordo piscina si avvicino l'aiutante dell'animatore del villaggio per chiederci se volevamo parteciapre. l'indomani, a una escursione con le barche ad una spiaggia lì vicino.
Mi colpì il fatto che lo chiedesse a Elisa nonostante io, il marito, fossi lì di fianco, parlaromo tranquillamente della gita come se io non fossi neanche presente, Elisa confermò la nostra partecipazione e chiese di cosa si trattasse così Giovanni (l'aiuto bagnino) si fermò a chiacchierare seduto al fianco di Elisa per circa 15 minuti durante i quali io rimasi immobile come un coglione, limitandomi ad elargire sorrisi a Giovanni, come a dire si parla con mia moglie tranquillamente io non vi interrompo.
Vedere Elisa in bikini osservata da Giovanni il quale parlava con lei, ma se la mangiava con gli occhi mi scosse profondamente, stavo inziando a osservare Elisa non più con gli occhi dell'amore ma con quelli del sesso, l'idea che parlasse con un altro uomo in mia presenza, mi scombussolava, pensavo ai suoi paranti perbenisti l'avessero vista li sdraiata lascivamente in bikini sotto lo sguardo di libidine di Giovanni mi elettrizzava tutto, un fremito interno mi avvolgeva, mi stavo emozionado tutto, presi il telefonino con la scusa di vedere i messaggi e invece iniziai a riprendere Eisa e Giovanni che chiacchieravano beatamente in mia presenza.
Era ora di pranzo e finita lo loro chiacchierata Elisa mi disse andiamo a pranzo. Ci avviammo e dopo pranzo andammo io a letto ed Elisa dall'etetista del villaggio per un precedente appuntamento di pulizia del viso gratuita.
Rimasi solo in camera e la prima cosa fu di riverede quei dieci minuti di video che avevo fatto a Elisa e Giovanni che chiacchieravano, colsi atteggiamenti, poiszioni e sguardi che non avevo notato di presenza, in'oltre giovanni aveva un pacco molto grosso che si intravedeva dal costume ed Elisa diverse volte aveva posato lo sgurado lì mentre lui le fissava seno e fica sporgente sotto il costume, non capii più nulla e mi segai come un pazzo gemendo e sborrando con il cazzetto in mano.
L'idomani mattina alle nove partimmo per la gita con le barche eravamo una ventina suddivisi in varie barche piccole, subito Giovanni chiamo Elisa dicendole di salire sulla barca da lui pilotata, stranamente era una delle due barche più piccole dove potevano salire solo tre persone, così ci trovammo in barca, io Elisa e Giovanni.
Partimmo in ordine sparso verso la spiaggia ma era chiaro che ogni gruppo era autonomo, in barca Elisa si tolse subito il pareo e rimase in bikini mostrando tutto il suo splendore a Giovanni, io tolsi maglietta e pantaloncino e rimaso in un ridicolo slip che metteva in mostra il mio cazzettino e le mie palline, Giovanni già in costume metteva in ben evidenza un pacco di tutto rispetto.
Eravamo seduti di fronte, lui chiacchierava tranqullamente con Elisa come si io non ci fossi nè io mi permettevo di intromettermi nella loro discussione, come il giorno prima mi limitai a sorrisi e a un ruolo passivo. Ridevano e scherzavano mentre io mi spaventavo anche per il mal di mare, infatti Elisa mi chiese se stavo bene e Giovanni mi disse perchè non ti sdrai un poco, cosa che feci subito facedo finta di stare un poco disturabato dal mal di mare.
Le barche presero tutte direzioni diverse e Giovanni ci invitò a fermaci in un tratto delle spiaggia isolato dove avremmo potuto fare il bagno, ci tuffammo dalla barca e acemmo il bagno a momento di risalire Elisa era in difficoltà e io cercai di aiutarla spingendola ma non riuscivo a farla salire in barca. fu così che lei disse a Giovanni mi aiuti tu a salire, mi feci da parte lasciandi a Giovanni il computo di sollegare Elisa dalla chiappe e spingerla dentro la barca.
Sotto i mio sguardo passivo Giovanni pose una mano in mezzo alle cosce di Elisa e la spinse su, il primo tentativo fallì ed Elisa ridendo scivolò sul corpo di Giacomo che si incollò a lei in mia presenza, riemerse ancora incollati e lui rimise la mano in mezzo alla cosce findandola in barca.
Elisa oltre alla mano sulla fica doveva aver sentito, quado si erano incollati in acqua, anche qualche cosa di duro, era elettrizzata, salita in barca disse voglio fare un co di tuffi.
Si gettò nuovamente ridendo mentre io rimasi in barca, quidi il compito di aiutarla a risalire spettava a Giacomo, molto più robuto di me, in acqua si incollarono più volte e la mani di Giovanni ormai era di casa in mezzo alle cosce di Elisa che aveva sempre più dificoltà a risalire in modo da farsi palapare da Giovanni l'eccitazione era visibile dall'innervamento dei suoi capezzoli.
Mi emozinai tutto e vederla in qual modo lasciva, aveva perso ongi inibizione, sposata da sei giorni era in acqua con un sconosciuto che la palpava e si strusciava su di lei in mia presenza.
Certaente anche leistava realizzando il fatto che io come marito attivo non era un gran chè e quindi stavo assumento il ruolo del maritino.
Rientrammo e andammo a pranzo io per l'emozione mangiai poco ed ebbi attacchi di diarrea derivati dalla forte emozioen che avevo provato a verla in acqua in quel modo, presi delle pillole e andai a riposare mentre Elisa mi disse vado in piscina a prendere un poco di sole.
Passai gli utlimi tre giorni distrubato (anche se stabo bene facevo credere di stare male per lasciare Elisa libera) quando arrivara Giovanni io andavo in camera con la scusa di andare in bagno e lo lasciavo soli il dopo pranzo e pricipalmente la sera durante gli spettacoli e l'intrattenimento io subito dopo cena salivo in camerne lasciadoli soli al tavolo.
Al rientro di Elisa mi facevo trovare nudo a letto ma lei stanca e spossata si faceva la doccia e si coricava, solo su mia insistenza mi pendeva il cazzetto in mano e mi faceva una sega, anzi la seconda sera con la scusa xhe si era fatta la doccia e non voleva più sudare mi prese la mano e me la portò sul cazzetto e mi disse segati tu amorer.
Presi il cazzetto flaccido in mano e non me lo feci più ripetere iniziai a segarmi il cazzetto flaccido sborrandomi sulla pancia quasi subito, lo sguardo di Elisa era di immensa soddisfazione, conferamvo il mio ruolo di maritino incapace di imporsi sulla moglie e di fare tutto quello che lei gli ordine di fare.
Chiaramente avendo accettato che Elisa ferequntasse Giacomo e segandomi invece di adempiere ai doveri sessuali ero sclassificato come marito e come uomo sia agli occhi di Elisa e principalmente e quelli di Giacomo il quale la prendeva in camera in mia presenza senza neanche cagarmi.
Del resto avevo accettato questo ruolo rendendomi conto della mia incapacità sessuale e avendo una moglie che era una vera cavalla pertanto dovevo accettare che cercasse uno stallone.
Rientrammo dal viaggio di nozze e subito a casa le cose cambiarono il mio ruolo di segiolo non mi consentiva di assumere il comando della casa ma solo quello di sottomesso a Elisa infatti divenni molto presto un marito cornuto collaborativo, aiutare nelle faccende domestiche fu il mio principale ruolo, lavare, stirare, stendere, fare i piatti lentamente diventava compito mio mentre Elisa si guardava intorno perchè doveva essere soddisfattta.
In paese era problematico, al villaggio turistico non ti conosceva nessuno ma qui ogni passo è controllato, ogni azione vista da tutti e il pettegolezzo e fortissimo.
Ma la grande fortuna fu la passino per il gioco di tutti i componenti del suo parentato, andavano al bingo tutte le sere o il pomerigio, l'unico esente da questo era Stefano il marito della cugina di Elisa, nostri dirimpettai di pianerottolo, che invece del gioco preferiva gli allenamenti in terrazza.
Era un tioo palestrato e ben messo con un grosso pacco che si vedeva dai pantaloni, dal costume e dalla tuta, ache lui notò subito Elisa al mare e complkice il gioco a carte degli altri inziarono ad ammirarsi reciprocamente sotto il mio sguardo passivo e complice, stavamo facendo il bis del viaggio di nozze.
Questa volta sapevo come fare, li lasciavo sempre più spesso da soli andando anche io a guadare come gicavano a carte, si facevano il bagno insime ed Elisa si sedeva a gambe larghe sul bagasciuga mentre lui in piedi in acqua l'ammirava e si faceva ammirare il cazzo in erezione lontano dagli sguardi di tutti impegnati con il gioco delle carte.
Elisa da subito riprese a farmi segare e io collaborai facendomi delle seghe in sui presenza gemendo e sborrando come un maiale, la sborra filamentosa che mi usciva dal cazzettino flaccido me la spalmavo sulla pancia sotto lo sguardo di Elisa che ormai di pudore non ne aveva più neanche una briciola.
Fu così che mentre tutti andavano al gioco del Bingo, io mi facevo la sega di fronte a Elisa e poi mi coricavo, lei saliva in terrazza dove Stefano faceva allenamento per farsi montare da lui gemendo e godendo sotto i sui colpi somministrati da un cazzo grosso, duro e resistente che spruzzava pi di diecifitti di sborra densa.
Quando Elisa mi disse che voleva prendere la pillola approvai subito per vitare sorprese indesiderate, lei ha trovato un uomo che la soddisfa con riserbo e discrezione, io mi sego come un maiale cornuto e contento, i suoi parenti sono tutti all'oscuro di tutto principalmente suo cugina e quella bigotta di mia suocere e io ho una bella moglie troia che adoro a cui sbrigo le faccende domestiche per lasciarla libera di fottere con Stefano quando ne ha voglia. La pillola ci ripara da gravidanze indesiderate e io stesso la mattina mi premuro di ricordalre di prenderla.
Provo solo un poco di vergogna quando incontro Stefano anche se ufficialmente io non so nulla, ma lui sarà al corrente delle mie seghe, del mio cazzetto impotente e piccolo e del fatto che sono un marito collaborativo perchè mi vede stendere, lavare, stirare e fare i piatti.
Elisa è la donna più bella del mondo e io sono orgoglioso delle corna che mi ha messo e del fatto che gode molto con Stefano alla faccia di tutti i suoi parenti bigotti.
Sab
27
Gen
2018
Leggete e datemi un parere sincero per piacere!
Sono una ragazza sposata da qualche anno. Con mio marito abbiamo scelto la comunione dei beni, di comune accordo. Mio marito non sta male economicamente ma, io vengo da una famiglia che economicamente sta meglio. Dopo il nostro matrimonio, mi sono state lasciate in donazione delle proprietà da parte di mia nonnna e mio padre ne ha acquistato altre, intestandole a me. Per ogni atto notarile che è stato redatto, su volere di mio padre, il notaio ne ha redatto uno in cui mio marito dichiarava di rinunciare ai beni che sarebbero divenuti di mia proprietà. Sottolineo che questo è stato volere di mio padre e che siccome mio marito non ha interesse ai beni materiali che posseggo, ha firmato senza alcun problema. Non nascondo che la cosa mi ha alquanto urtato, perchè anche se i miei genitori sono stati sempre generosi con mio marito, non è di certo una bella cosa questa. In verità, la cosa ha dato fastidio molto a me e per niente a mio marito. Potreste dirmi che visto che non ero d'accordo avrei potuto oppormi ma, io vi dico che se non l'ho fatto è per dimostrare ai miei che mio marito non fa calcoli e che se ne frega di tutto. Inoltre io non mi sono ribellata proprio perché se lo avessi fatto, magari i miei avrebbero potuto pensare che l'opposizione veniva da mio marito e non da me. Parlando del più e del meno, mio padre ci ha suggerito di fare la separazione dei beni, in quanto lui dice che se magari un domani, avendo ora un lavoro precario, dovessimo intraprendere un'attività, si eviterebbe di mettere a rischio tutti i beni di entrambi. Ora come ora, però, di aprire un'attività non se ne parla. In questi giorni ho sentito i miei che parlavano tra di loro sul fatto che volevano contattare un avvocato per chiedere informazioni su come si fa la separazione. Sinceramente a me questa cosa un pò sta urtando le scatole. Noi abbiamo deto sempre sì a tutte le loro richieste, però a me questa richiesta non piace affatto, anche perchè non ne vedo adesso la necessità. Mi sembra semplicemente un modo come un altro che ha mio padre di comendare e di avere la supremazia sugli altri. Loro non hanno riserve economiche con noi, ma comunque a me questa cosa che ci vogliono far fare non piace. Vorrei sapere secondo voi come posso oppormi senza litigare, perchè io sono molto impulsiva. Cosa posso dirgli serenamente senza trattare male nessuno e senza mettere in mezzo mio marito, che veramente se ne frega di tutto ciò. E poi vorrei sapere cosa ne pensate voi. Sbaglio io o sbaglia mio padre? Che ne pensate di un padre che ragiona così? Quale può essere l'atteggiamento migliore da parte mia? Ve lo chiedo per favore di darmi i vostri pareri. Grazie.
Ven
26
Gen
2018
il titolo non ce l'ho.
Voglio una taglia in meno.
Due, tre. Quattro.
Voglio diventare mostruosa. Un etto dopo l'altro, vertiginosamente. Voglio fare paura.
Voglio sparire.
Ed a voi, banda di stronzi, non fregherà nulla, o ve ne renderete conto tardi, perché è sempre così, è sempre stato così. A nessuno importa. Tutti, sempre, sono quelli del "se solo avessi saputo".
La banda di stronzi non siete voi utenti, che pazientemente mi avete letta in questo paio d'anni. State indirettamente seguendo, forse vostro malgrado, una parabola discendente, la cui ordinata sta precipitando (ammesso che la stiate seguendo ed ammesso che mi sopportiate, magari vi sto pure sui coglioni, o più probabilmente (95%) io vi sia proprio indifferente - com'è normale, immagino).
Sto andando giù e voglio andare ancora più giù, perchè odio tutto e tutti, me inclusa.
La banda di stronzi è quella di tutte le persone che ho e che ho avuto intorno e che non hanno mai visto al di là del proprio naso e che non mi hanno mai teso una mano. Una sola. MAI.
Genitori, insegnanti, conoscenti, amici, parenti, medici, nutrizionisti, dietologi, nessuno! Un cazzo di nessuno.
Vi odio. Vi ODIO TUTTI. E mi odio per ciò che mi sono fatta, mi sono rovinata. Odio voi che non mi avete fermata, signori banda di stronzi, e odio me stessa perché mi sono sempre odiata, e vi odio ancora di più perché avete innescato voi questa spirale di merda che mi sta uccidendo e che mi ammazzerà, se non mi prenderanno in tempo, se non mi prenderete in tempo.
Ma io prima che ci arriviate sarò in una fottuta bara, perché non riesco a fermarmi e a nessuno importa proprio per una sega, medici inclusi, e dato che sono maggiorenne è ancora peggio, perché un adulto può crepare e a molta meno gente frega, SE a qualcuno frega. Nessuno mi considera una ragazza. Sono già una trentenne per tutti, e io sono stufa, STUFA, STUFA.
VI ODIO TUTTI.
E tutti sono lì che "ti vogliamo tanto bene" e sorrisi e zuccherini e cicì e gnignì, CREPATE TUTTI. TUTTI.
Potete sorridermi finché più v'aggrada, e con voi per istinto cercherò di essere una bella persona, e odio ANCHE QUESTO.
Perché devono essere solo cazzi miei? A nemmeno vent'anni la mia vita non dovrebbe essere così, un problema dietro l'altro, odio su odio, e nessuno a cui dirlo perché nonostante tutto vi voglio troppo bene per trascinarvi giù con me finché posso, e vi odierò e vi amerò insieme, e mi importerete e vi augurerò di crepare mentre invece vi aiuterò a fare la cosa che volete fare di turno, e cercherò di risparmiarvi le crisi di nervi e nello stesso momento desidererò saltarvi addosso e ammazzarvi di botte!
Mi cadono i capelli e quelli che mi restano sono spezzati, la mia pelle è un disastro, ho le unghie viola ed odio, odio, odio, odio, la vista che va e viene, e voglio solo che questo schifo acceleri e acceleri, perché non ha un fottuto senso niente, adesso, niente, e a nessuno importa, a fottutamente nessuno, e so perfettamente che quando tutto ciò si vedrà sul serio, queste stesse persone saranno tutte preoccupate e vaffanculo, non vi vorrò proprio più vedere.
Salto i tempi verbali, il congiuntivo, il condizionale, le persone, non me ne frega più niente, non esco di casa, sono avvolta in vestiti giganteschi, non voglio vedere nessuno, e più passa il tempo più mi innervosisce l'idea di uscire. Io, che ero sempre fuori!
Ma alla fine chi cazzo se ne frega, tanto crepo.
Domani mattina mi sarà pure passata l'incazzatura.
Ven
26
Gen
2018
Senza Titolo
Non posso averti.. Ma posso sempre sfogare qui il mio desiderio per te..... Tutte le volte che voglio....
Ven
26
Gen
2018
Senza Titolo
Stasera ho proprio voglia di ad fare l'amore con te
Ven
26
Gen
2018
parliamo di sogni infranti
Quando si parla di sogni infranti, spesso ci si lagna che le circostanze avverse ci hanno impedito di raggiungere determinati sogni.
Lo pensavo anch'io. Poi ho visto su Facebook parecchi video. Donne e uomini che, in qualche modo, il loro sogno lo hanno realizzato. Gli esempi più noti? Bebe Vio e Andrea Bocelli. La vita è stata terribile, con loro, eppure sono emersi dalla merda in cui erano precipitati e ora hanno raggiunto un successo planetario.
A questo punto, lagnarmi della mia vita è diventata una cosa stupida da fare.
Amo scrivere. Ho proprio l'impulso a farlo. Mi sveglio ogni giorno pensando che voglio scrivere. Leggo articoli e libri fino all'ossessione, per carpire i segreti del mestiere. Addirittura critico chi scrive male, correggendo l'articolo nella mia mente, dicendo "io farei così, così e così. Verrebbe veramente un lavoro decente, e non scritto con i piedi" (ovviamente mi riferisco a chi scrive gli articoli senza averne la minima competenza, con errori di grammatica e senza la giusta obiettività che dovrebbe avere un illustre sconosciuto che si improvvisa articolista). Ne parlo di continuo. Addirittura, se mi ritrovo a vivere qualcosa di particolare, mi capita di "scriverla" dentro la mia testa. Al momento di metterla "su carta" (leggasi: scrivere al pc), però, mi blocco. Non esce nulla. E quindi lascio perdere.
Ne ho inventate di scuse. E sono mesi che accampo scuse e, nel frattempo, mi sento sempre peggio. Fino ad oggi, quando ho letto un articolo su alcuni fatti di attualità e ho pensato "ma voglio scrivere anch'io cose del genere, per lavoro!". Replica del mio alter ego scrittore, che in quel momento si stava fumando una sigaretta con i piedi appoggiati alla sua scrivania, come nei vecchi film gialli di mezza tacca "e allora perché non lo fai?".
La risposta è stata un fulmine a ciel sereno: "non credo di potercela fare."
La triste realtà dei fatti è che non ci credo più. Nonostante io ami scrivere, ami mettere i miei pensieri su carta, ami raccontare storie, la verità è questa, amara e terribile: io non credo più nel mio sogno.
Appure c'è qualcosa dentro di me che ancora spinge, per emergere. Anzi, spintona.
Dopotutto, come diceva Disney, "se puoi sognarlo, puoi farlo".
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