Sab
27
Gen
2018
Non è il paese per farsi una famiglia
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Alla veneranda età di 30 anni, pensavo che la scelta di sistemarsi fosse quella giusta.
Ho studiato lingue straniere all'università, ma dopo lo sconcertante livello di preparazione ottenuto da questa facoltà del nord ho deciso di emigrare per fare un po' di esperienza lavorativa all'estero. E, vista la sconcertante preparazione linguistica avuta in quegli anni a fare la triennale, anche per migliorare la lingua ad un livello più che eccellente. Non si può dire che io non abbia mai lavorato, ho avuto impieghi nel turismo per pagarmi la retta nelle varie estati della mia post-adolescenza, ho anche fatto delle traduzioni da freelance pagate miseramente. Ho lavorato qualche settimana in un call centre. Insomma, prima di decidere di trasferirmi in Inghilterra avevo gia provato a fare la giusta esperienza. Una laurea che non offriva sbocchi di una professione certa non aiutava ne in Italia ne all'estero, perciò mi son arrangiato a fare quello che potevo, sempre impegnandomi al massimo e nel rispetto del mio contratto. Ho lavorato alla reception di un albergo appena arrivato, facendo il turno di notte, quindi vivendo come un cadavere di giorno. Per tutto il periodo autunno-inverno vedevo la luce del sole solo nel tragitto tra la stazione della metro e casa mia. Ma potevo pagarmi un affitto, e appena ho potuto, ho provato a cambiare, trovando un lavoro nel settore dei trasporti al front desk. Li ho potuto usare quello per cui avevo studiato, ovvero le lingue straniere conosciute, praticamente su base giornaliera. Avevo un lavoro ben pagato, per 7 ore/die, e con la mia compagna siamo riusciti addirittura a prendere in affitto un monolocale tutto nostro, utopia in un posto come Londra per molti. E con questo piccolo taglio allo spazio dentro casa, riuscivamo comunque a poterci permettere qualche extra oltre alle spese obbligate. E i nostri diritti venivano ampliamente rispettati da tutti. E' vero, il mio contratto era a termine, ma ero sicuro che impegnandomi sempre ad ogni scadenza sarebbe stato rinnovato in automatico. Poi, la nostalgia. Il desiderio di avere una famiglia nostra, sul modello italiano, una casa, una macchina, dei figli, i nostri parenti e amici di sempre vicini a noi. Dopo un anno abbiamo preso la decisione sofferta, mollare un lavoro sicuro in un ambiente di vita dal tenore abbastanza basso per l'oblio occupazionale italiano, che però assicurava una qualità di vita più alta. Ad oggi, dopo ben 2 anni dal ritorno, non mi pento di essere di nuovo qua, non fosse per ciò che abbiamo passato.
Mesi in cui mandando il curriculum per lavori che sembravano decenti, facevano saltar fuori soltanto offerte truffaldine o pagate a provvigione. Dopo 3 mesi di ricerca, ci siamo arresi a mandare Curriculum anche per gli stage retribuiti dallo stato. 600 € al mese, per fare 40 ore alla settimana, straordinari, ferie e mutua non retribuiti, nessun contributo per la pensione versato. Ma insomma, quello passava in convento, ed entrambi l'abbiamo fatto. Per quanto mi riguarda, nella mia esperienza ho visto tanto sfruttamento, pochi diritti e una gestione dell'impresa molto feudale da parte dell'azienda. Tant'è che essendo io una testa calda, per l'assunzione post tirocinio il mio contratto durava solo due mesi e mezzo. Che puntualmente, non è stato rinnovato. Ma io mi ero gia mosso per tempo, e avevo trovato lavoro. Però, per quanto mi piacesse, non era fattibile in termini pratici ed economici. Si trattava di un lavoro a 80km di distanza da dove vivevamo, ed un trasloco Monday to Friday non era concepibile. L'ho fatto per 6 mesi, e devo dire che da quando sono tornato in Italia questo è stato l'unico posto dove i diritti dei dipendenti venivano rispettati. Nessuno straordinario se non espressamente richiesto o effettuato di spontanea volontà, nessun problema a concedere permessi o far uscire le persone dieci minuti prima come nel mio caso per prendere il treno in tempo. Io dal canto mio ho sempre dato il massimo tant'è che al momento delle mie dimissioni mi fu espressamente detto che se avessi avuto solo il tempo di attendere la scadenza del mio contratto a termine sarebbe arrivato un rinnovo indeterminato. Purtroppo facendo il pendolare a quella distanza non potevo continuare a vivere, perciò appena mi venne offerto un lavoro a venti minuti da casa non mi sembrava vero. Iniziai questo nuovo posto di lavoro, in cui mi venne detto che potevo entrare tra le 8 e le 9, e andarmene dopo le 18 o comunque appena avevo finito il lavoro che svolgevo. Peccato che anche se il mio lavoro fosse gia finito dalle 17, più di una volta il mio responsabile mi ordinò di rimanere ancora qualche ora. Ovviamente non retribuito, in quanto non vi era la bollatrice per tenere d'occhio entrate e uscite del personale. Ero arrivato ad un livello in cui dovevo chiedere il permesso per uscire al mio orario! Più di una volta mi sono trovato ad uscire alle 20, un venerdi addirittura dalle 8 del mattino fino alle 21! Con mezz'ora di pausa pranzo nel mezzo. E non ditemi che una persona può essere lucida rimanendo 13 ore al lavoro. Poi per via di una soffiata last minute mi trovai a fare un colloquio con una ditta a pochi KM da casa. Contratto da 3 anni in apprendistato, orari umani, pausa pranzo da un'ora e mezza che mi consentiva di tornare a mangiare a casa o di andare in palestra nel mezzo e quello che sembrava un ambiente di lavoro piacevole. Ma come mi dirà il mio attuale capo, si trattava solo di un barile pieno di letame con uno strato di miele sopra a coprire il tutto. Si trattava di una ditta a conduzione familiare, con il capo che è un self-made man, partito dal garage di casa che gestisce una ditta di medie dimensioni con fatturati in crescita e importanti. Impiegato addetto all'export la mia mansione, con la promessa che il ragazzo dimissionario mi avrebbe affiancato ancora un mese per insegnarmi il lavoro. Questa è stata la promessa disattesa. Il suddetto non aveva più voglia di lavorare, faceva il minimo indispensabile e mi metteva a leggere archivi o a guardare su internet foto di materiale. Ho imparato a usare il software gestionale per quello che mi serviva ma per il resto non mi ha insegnato altro. Al colloquio mi parlavano di gente che allo scoccare dell'orario scappava. Ma non è quello che volevano in me. Volevano che io stessi oltre l'orario di lavoro "se necessario". Gia al primo giorno di lavoro mi resi conto che dalle 16 le mail da me non arrivano più perchè gli uffici del mio pacchetto clienti hanno gia chiuso. Quindi sovente ci si trova due ore libere in cui si può organizzare quello che non si è riuscito a fare prima, e alle 18 in teoria si è tranquilli di poter andare a casa con tutto risolto. A più riprese il capo mi faceva notare che voleva vedere dell'estro da parte mia. Però tra me e me penso, se i soldi sono tuoi e ogni minima decisione come 10 euro di sconto va approvata da te, come faccio ad avere idee e agire autonomamente con coraggio? Lasciatti correre questa cosa e continuai a fare il mio.
Poi, il patatrac. Con la mia compagna da anni avevamo in mente di sposarci, e abbiamo deciso di farlo la prossima estate. Per lei dirlo ai capi è stato traumatico. Non le hanno fatto sicuramente le congratulazioni, e il voler prendere 15 giorni di licenza matrimoniale è stato un affronto per loro. Ho pensato pochi giorni fa che fosse il caso di dirlo anche ai miei capi. Il principale, li per li, me l'ha messa sul ridere. Dopo le classiche battute sul ripensarci, ha poi detto che è una scelta importante e ha dato quelli che sembravano consigli da padre. Me ne tornai tranquillo al mio posto ignaro di tutto. Poi la mia ragazza mi disse di aver vinto un viaggio un mese prima del matrimonio. Li per li ero titubante se chiedere le ferie. Però ho pensato, ma si, al massimo mi diranno di no tranquillamente. Quando entrai nell'ufficio c'era solo la moglie del titolare. Quando le dissi questa cosa, la vidi molto tirata e non accennava un movimento. Per poi dirmi chiaro e tondo che sono rimasti spiazzati dal fatto che mi sposassi e andassi via due settimane dandogli questa notizia dopo solo 4 mesi dall'inizio del contratto. E che sono stati ingenui a farmi un contratto cosi lungo con cosi tante tutele nei miei riguardi. Mi sento spiazzato, ma soprattutto mi dice che non sembro essere stimolato a lavorare visto che alle 18 me ne vado senza mai fermarmi oltre l'orario, come loro mi avevano detto, e che forse è meglio se cerco la mia dimensione e mi guardo attorno. Una frase così mi può solo tagliare le gambe, con tutti che escono allo scoccare del minuto io sono l'unico che deve fermarsi di più nonostante sia palese che non abbia più nulla da fare e mi organizzi il lavoro in modo da finirlo in tempo? Ma soprattutto lo dice la parola, “stra”ordinario, quindi fuori dall'ordinario. Mica deve essere la regola. Ma soprattutto, come si può giudicare la qualità di una giornata lavorativa dalle ore che uno passa in ufficio? Se vedi che lavoro di merda dimmelo subito (e da quando è iniziato l'anno non mi sembra di andare a rilento) invece di esplodere cosi solo quando ti si presenta una scusa. Poi per le ferie extra ok, non le farò, ma attaccarmi sul personale dicendo che lo sapevo gia al colloquio che mi sarei sposato mi sembra molto offensivo. Come se averlo saputo lì avrebbe cambiato qualcosa. Forse si in realtà, non mi avrebbero assunto. Perchè è facile dire che non avresti giudicato qualcuno da questo, ma in realtà lo avrebbero fatto eccome. Come in molti colloqui ho dovuto dire di essere single convinto, o di vivere con amici invece che con la mia ragazza, perchè avere una famiglia, o anche solo pensarci, è vietato dai biechi imprenditori italiani dalla mentalità provinciale. O come le ragazze in età fertile devono dire di odiare i bambini e non volere figli perchè altrimenti potrebbero prendere il periodo di maternità. Perchè quando ti si dice non puoi pensare al bene dell'azienda solo quelle 8 ore al giorno dal lunedi al venerdi ma metterci del tuo e andare oltre sinceramente mi sento preso per il culo. Mica le ditte sono anche dei dipendenti. Se mi paghi 10 ore te le faccio volentieri, ma se metti in chiaro di pagarmi quel tot, per quelle ore, io quelle ti faccio. Non faccio finta di lavorare una ventina di minuti oltre le 18 solo per farti vedere che io ci tengo e non mi cade la penna al gong. Se c'è bisogno mi fermo ovvio. Ma invece di confrontarsi cercando di capire come mai io riuscissi a organizzarmi tutto per tempo, e capire come migliorare dove c'era bisogno, è più facile attaccare dicendo che non mi sento stimolato. E urlare dicendo che gia dal secondo giorno (e loro erano in ferie quindi non c'erano tra l'altro) io allo scadere dell'ora uscivo. Ma anche se fosse, io ancora non sapevo fare il lavoro, ero in training e che senso avrebbe avuto stare li dentro da solo senza poi sapere cosa fare se tutti erano gia andati via.
Questo vorrei che fosse chiaro. L'Italia non è un paese dove si possa pensare serenamente di avere una famiglia, dove si possa credere di avere dei diritti. Quando si firma un contratto per un'azienda, secondo l'imprenditore, si diventa una proprietà universale della stessa. Solo per il fatto che si paga uno stipendio mensile (PER TOT ORE, NON A COTTIMO) si pensa che sia normale pretendere oltre l'orario di lavoro. Si pensa che negare le ferie nella bella stagione (perchè la scusa è sempre la stessa, anche se ci sono con te colleghi che possono coprirti senza problemi per qualche giorno c'è troppo lavoro), costringere le persone a prendersi qualche giorno solo a febbraio o a novembre sia l'unico modo. Ma a questo punto sembra anche mobbing: perchè gli altri possono anche arrivare un po' più tardi dell'orario stabilito ma quando escono spaccano il secondo, mentre io sono stato minacciato e redarguito per il semplice fatto che rispetto l'orario precisamente? Perchè le mie colleghe possono prendere permessi a destra e a manca, ferie di qua e di la mentre io che in tutti questi mesi ho preso solo mezz'ora di permesso per farmi aggiustare l'auto (che mi serve per arrivarci al lavoro) e fatto le ferie solo per le chiusure aziendali quando decido di farle in autonomia il diritto mi viene negato?
Il congedo matrimoniale nel periodo estivo non gli va bene, una settimana di ferie a maggio non va bene. Mi si viene detto che ormai la fiducia in me è compromessa e che dovrei cercarmi un altro lavoro. Ma col cavolo. Io rimango li fino all'ultimo giorno di contratto, spillandogli fino all'ultimo centesimo. E poi se lo vorranno, mi sbatteranno fuori, ma intanto io prenderò anche la disoccupazione per qualche anno mentre cercherò altro. Non ci tengo particolarmente a rimanere a vita con certe persone, sarebbe da stupidi. Mi preparo un idea per aprire qualcosa di mio per poi andarmene con un plateale V......
2 commenti
Certo che certi datori...
...sono irrispettosi e stronzi. Nessuno ha il diritto di rimanere tutte queste ore in ufficio se il lavoro è finito. Tutti han il diritto di prendersi le ferie. Questi datori di lavoro ormai si credono di essere i padroni del mondo e questo ovunque, non solo in Italia.
Pagano poco, si incazzano sempre, dan ordini spesso insensati, giudicano gli impiegati senza conoscere la realtà dei fatti, se sbagli invece di insegnarti pretendono che uno capisca tutto come se fosse nato imparato, se esci al tuo orario non gli va bene e non pagano gli straordinari e per i due miseri soldi che danno pretendono che uno si faccia il mazzo così. Mica capiscono che il più delle volte la gente non è motivata e lavora per avere dei soldi per vivere e che anche se motivata purtroppo senza soldi non si campa?
Mah valli a capire, tutti uguali.
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the same old story...
Quanto ti capisco! Sento storie del genere ogni maledetto giorno! Sono giovane come te, 2 lauree, tanti lavoretti e stage alle spalle, ma nessuno disposto ad offrirmi un conratto, neppure a progetto o a tempo determinato. I miei coetanei, a parte rarissime eccezioni sono messi come o peggio di me. Insomma, la tua è la fotocopia di storie che ascolto ogni giorno e che vivo sulla mia pelle.
Gli unici che si salvano sono quelli che hanno studiato odontoiatria.
Mia cugina, per dirne una, stessa età e stesso ambiente famigliare (non siamo figlie di papà...), guadagna una barca di soldi!!!
E' vero che ha dovuto fare il mutuo per aprire lo studio, ma con i soldi che guadagna l'investimento iniziale è già stato ampiamente ripagato!
Avessi fatto come lei...mi mangio ancora le mani!!!
Ad ogni modo, è inutile dire "se avessi fatto quello o quest'altro...", come spesso faccio io, bisogna pensare al futuro perché il passato non si può cambiare, e comunque non possiamo essere tutti dentisti!
Bisogna trovare un modo intelligente e vantaggioso per riciclarsi, dimenticarsi della laurea e delle esperienze passate e ricominciare da zero.
E' molto difficile, ma è l'unica cosa che possiamo fare.
Nel frattempo sto rivalutando il lavoro come cameriere o lavapiatti...credimi, è molto più dignitoso fare lo sguattero in trattoria che in aziend! Tanto guadagni quasi lo stesso e hai pure più tempo libero!
Ti giuro, ho iniziato ad odiare l'ambiente degli uffici!
In bocca al lupo comunque...!