Lussuria
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Dom
22
Lug
2018
Sondaggio per donne
Preferite venire con il sesso orale o con il coito?
Cosa pensereste se il vostro patner preferisse farvi venire solo con l'orale?
Dom
22
Lug
2018
Perché????
Perchè ci innamoriamo sempre degli uomini sbagliati? Di quelli stronzi, di quelli ermetici, di quelli che ti fanno penare ogni giorno e poi con un solo gesto sono capaci di farti toccare il cielo??? Questo mio post si lega ad uno vecchio ormai di mesi.... l’aggiornamento è che ci siamo rivisti e sebbene tutto quello che ho immaginato nell’attesa non si sia poi avverato continuo a pensare a lui ogni singolo giorno... ha un potere su di me che non riesco a controllare, che nessuno ha solo lui e per quanto fosse assente per i suoi problemi personali e per quanto ci sia rimasta male continuo a desiderarlo e sognarlo e pensarlo.... quanto “male” mi deve fare ancora prima di riuscire a staccarmi da lui???
Dom
22
Lug
2018
Sesso da sposati
17 anni sposati, io 42 lui 45 ,io bella mora ,lui militare in carriera ,non abbiamo mai fatto scintille a letto per colpa di entrambi ,lui molto frenato e io di riflesso mi comportavo di conseguenza,senza slanci senza essere libera .Pochi giorni fa sono esplosa gli ho detto che non ce la facevo più che io ero diventata ciò che lui voleva che io fossi a letto,il suo specchio,perché non mi era concesso altro.Mi ha risposto che anche lui aveva represso certe voglie perché lo inibiva il fatto che ero sua moglie e non una donna di strada .Gli ho intimato di cambiare atteggiamento,così è stato ,ora facciamo l'amore in maniera appagante senza freni inibitori e con passione.Ah,dimenticavo ,lui non mi tradiva e neanch'io. A volte i problemi si risolvono anche solo avendo dialoghi costruttivi ed aperti .Buona vita a tutti !
Sab
21
Lug
2018
Ho un problema?
Ciao a tutti, fresco fresco d'iscrizione vi scrivo per capire un po' la situazione.
Ho 28 anni, come la mia partner con cui convivo da poco.
Premetto che nel rapporto di coppia va tutto bene, ci amiamo, ci coccoliamo e tutto quanto.
Nulla di nuovo, rapporto di 9 anni in cui il sesso è andato a scemare (dalle 3-4 volte al giorno nei primi periodi a lunghe pause di X mesi, fino ad arrivare al triste momento di "adesso").
Ora passo ad eliminare un po' di possibili risposte dicendo che sono un bel ragazzo, non ha un altro e le piaccio. Non la tradirei mai e lei lo sa per certo, le altre nemmeno le guardo.
Ora, tolto qualche caso in cui mi tocca elemosinare un pompino svogliato per non compiere una strage in mezzo ad una piazza di persone, pare che lei non voglia far sesso perché a me è cresciuto il membro (possibile ma non ho idea onestamente, non ci ho fatto caso) e le faccio male quando scopiamo.
A livello di soddisfazione (ovvio non sono nel suo corpo quindi non è una certezza) penso di cavarmela bene (oppure lei è brava a fingere) visto che spesso squirta e ansima da far scoppiare il cuore (a quanto dice raggiunge anche l'orgasmo, ma essendo maschio è complesso comprendere quello femminile e cosa si intenda esattamente)
Ora che mi sono dilungato parecchio torno sul fulcro dello sfogo: io ho sempre voglia, ma letteralmente sempre. Lei mi fa eccitare anche solo con la minima provocazione e mi basta anche solo vederla nuda o in lingerie per farmi scaturire una voglia allucinante. Ho un problema? Nel sesso sono molto aperto, e posso dire dalle mie esperienze di aver fatto parecchie cose che molti uomini sognano soltanto (con la partner attuale è non), ma questa voglia che mi attanaglia continuamente, sfociando in cambiamento d'umore, insonnia, male ai muscoli, sensazione di fame insaziabile (i maschi capiranno esattamente cosa intendo, quando devi svuotarti è esattamente quello che provi), rappresenta un problema che ho a livello fisico o mentale, od è normale?
Grazie a tutti quelli che vorranno partecipare alla discussione!
Mer
18
Lug
2018
Bullismo per amore
Avevo già riportato questo racconto come commento sotto un mio sfogo, mi è venuta voglia di postarlo anche come sfogo a parte. L'autore, coincidente con il narratore, NON sono io, bensì un mio conoscente, con cui parlo di tutto. L'ha scritto perché è un pazzo lunatico come me e me l'ha inviato per email qualche mese fa.
E' tutto reale al 100%, conosco tutti i personaggi coinvolti di persona e sono stato testimone parziale della faccenda.
INIZIO RACCONTO...
Giovanni ed io siamo stati amici per tutti i quattro primi anni delle superiori, anzi, per meglio dire, lui mi è stato amico per tutto questo tempo. Era un ragazzino epilettico, con diversi problemi comportamentali, fra i quali una forte introversione ed una grande insicurezza. Non so bene quali altri problemi psichici lo assalissero, so solamente che ogni tanto gli toccava sottoporsi a delle visite mediche. Non era aggressivo, non aveva mai mostrato un comportamento violento verso il prossimo come fanno, ad esempio, alcuni soggetti autistici, eppure si capiva all’istante che in lui c’era qualche rotella fuori posto.
Vivevamo nello stesso sobborgo di provincia, un piccolo paesino di duemila abitanti o poco più. Giovanni era considerato un fenomeno da baraccone, veniva ripudiato da quasi tutti i suoi coetanei, che lo prendevano in giro e gli facevano i dispetti. Essendo io uno dei pochi ragazzi a non approfittare della sua ingenuità, Giovanni decise di fare affidamento su di me, legandosi morbosamente alla mia persona, come se io fossi la sua ancora di salvezza, un bagliore di luce divina che fendeva il suo mondo avvolto nell’oscurità più totale, una figura da cui prendere esempio per avere una vita sociale accettabile.
Lui mi vedeva come il suo migliore amico, stravedeva per me, tanto che iniziò ben presto a prendermi come esempio, ad imitarmi in tutto ciò che facevo, ripetendo tutte le mie frasi ad effetto, le mie battute e i miei modi i dire, e la cosa peggiore è che faceva tutto ciò in modo del tutto decontestualizzato, apparendo ai suoi interlocutori ancora più strano di quanto non lo fosse già. Era come se avessi un pappagallo sulla spalla, come quelli che si vedono nei film sui pirati.
Ci vedevamo praticamente ogni giorno. Io e lui prendevamo lo stesso autobus per andare a scuola la mattina, e a volte lo incontravo anche al ritorno quando uscivamo alla stessa ora. Andavamo in due istituti differenti, situati però nello stesso campus, perciò in ricreazione lui mi veniva a cercare, e tutto questo era a dir poco opprimente per me, non solo perché mi faceva fare brutte figure con gli amici e con le ragazze, ma soprattutto per il fatto che a fianco a lui apparivo come un infermiere che assisteva un disabile. Non aveva la minima capacità di elaborazione e di inventiva, perciò sia affidava completamente a me, faceva le stesse cose che facevo e le ripeteva fino allo sfinimento.
Giovanni, la mia macchinetta ripetitrice personale, rendeva la mie giornate noiose e monotone, se le passavo in sua compagnia. Mi spiego meglio. I comportamenti fuori dal comune del mio amico strambo, nella maggior parte dei casi, suscitavano imbarazzo e ribrezzo, ma poteva anche capitare che strappassero un sorriso dalla bocca di qualche stolto, e se ciò accadeva Giovanni sprizzava di gioia, convinto del fatto che la gente lo considerasse simpatico e non miseramente ridicolo. Una volta che una sua azione sconsiderata provocava la reazione da lui richiesta, ovvero le risate dei presenti, Giovanni tendeva a ripetere questa azione, o a dire quella determinata frase ininterrottamente, sperando di ottenere nuovamente le risate che il suo gesto aveva provocato la prima volta che lo ha messo in atto.
L’esempio maggiormente rappresentativo erano le bestemmie. Giovanni bestemmiava costantemente, pronunciava circa un centinaio di imprecazioni al giorno, era diventato per lui quasi un vizio. C’è chi si mangia le unghie, c’è chi fuma, e poi c’era Giovanni, che ad ogni occasione invocava il nome di Dio invano. In questo caso ero sollevato dal fatto che apparisse un ritardato agli occhi delle persone comuni, dato che questa percezione del suo essere giustificava in qualche modo suo comportamento, faceva in modo che venisse tollerato. Giovanni non si rendeva conto della gravità di ciò che diceva, né dell’impatto negativo che le bestemmie provocassero sulla sua immagine e sulla mia, che ero sempre presente quando lui imprecava nei mezzi pubblici o nei corridoi scolastici. Si sentiva in qualche modo protetto da me, così, quando mi trovavo vicino a lui, Giovanni si lasciava andare ai più svariati comportamenti del tutto privi di morale, senso civico e pudore. Mentre lui era giustificato per la sua disabilità, io venivo accusato di essere responsabile, come se fosse colpa mia che lui bestemmiasse, come se spettasse a me insegnargli a vivere nella società umana, in mezzo alla gente normale.
Ancora adesso non so bene perché non volli sfaldare la nostra amicizia appena mi accorsi che le cose non stessero andando nel migliore dei modi, probabilmente mi faceva comodo avere uno scagnozzo quando giravo per i corridoi, ma sinceramente non mi viene in mente altro che giustifichi il fatto di non aver troncato i rapporti con lui all’istante. Ora che ci penso, spesso lo usavo per fare dell’ironia, prendendolo un po’ in giro di fronte agli altri per strappare qualche sorriso e aumentare la mia popolarità. Lui mi vedeva come un caro amico sul quale riporre la sua fiducia, io lo vedevo più come una sorta di oggetto di scena che usano i comici per rendere più concreta la loro arte. Diciamo che nei momenti in cui Giovanni non bestemmiava e non faceva altre cose socialmente non approvate mi faceva davvero comodo averlo con me se non avevo altri appoggi sui quali fare i miei sketch comici.
Le cose procedettero in tal modo fino a metà del quinto anno, periodo in cui feci conoscenza con una ragazza bellissima di nome Elena, una pacifista vegana con i capelli tinti, sempre schierata in prima fila nelle proteste per salvare gli alberi della foresta pluviale oppure una specie animale in estinzione. Lei, oltre ad avere due occhi azzurri come il cielo, una voce soave ed un sorriso a dir poco stupendo, era dolcissima, riservata, timida, ma al tempo stesso aveva delle idee originali, tutte sue, che la rendevano unica nel suo genere. Mi legai subito ad Elena, quando le stavo vicino provavo sulla mia pelle tutti quei sintomi riconducibili a quella malattia adolescenziale che gli psicologi e i registi dei film romantici chiamano comunemente “amore”. Le mie intenzioni erano quelle di chiedere ad Elena di metterci assieme, non volevo perdere una persona speciale come lei. Mi ero fatto sacco di stupidi progetti e filmini mentali che comunemente affollano le teste vuote di quelli stupidi liceali brufolosi con gli ormoni a mille.
Io ed Elena frequentavamo la stessa scuola, ci vedevamo spesso in ricreazione e le sue amiche ridacchiavano e facevano delle battutine quando io e lei passeggiavamo insieme. Tutto stava procedendo secondo i piani e questo mi rendeva molto felice. Le cose, però, presero una brutta piega quando agli incontri con Elena in ricreazione si aggiunse Giovanni, che iniziò a comportarsi come suo solito, rendendo la situazione imbarazzante e impedendomi di godermi quei momenti con la ragazza dei miei sogni. Lui rappresentava un ostacolo per la realizzazione dei miei progetti con Elena, andava eliminato al più presto se non volevo bruciare l’occasione di ottenere una fidanzata così bella per causa sua.
La goccia che fece traboccare il vaso fu questa: un giorno, a fine ricreazione, salutai Elena dandole un bacio sulla guancia, e lo stesso fece Giovanni in modo del tutto inappropriato, senza che gli fosse richiesto, senza che mai lo avesse fatto prima d’ora, e quando Elena si allontanò il mio amico se ne uscì dicendomi che voleva provarci con lei e che era giunto per lui il momento di perdere la verginità. Tamburi di guerra signore e signori, tamburi di guerra nel mio cuore accompagnarono il risveglio della parte del mio animo più malvagia, una parte che pochi hanno avuto l’onore, o la sfortuna, di incontrare, di fronteggiare, senza la quale questo racconto non esisterebbe.
Non ci vidi più dalla rabbia, in quel momento non ebbi la facoltà di ragionare sul fatto che Giovanni, non essendo un ragazzo normale, per nulla attraente, privo della ben che minima capacità relazionale, non avrebbe mai potuto intralciare i miei piani. Sarebbe bastato dirgli che Elena mi piaceva molto e che doveva farsi da parte, e lui avrebbe adempito alle mie richieste come un cagnolino ubbidiente quale era sempre stato. Rilevai questa situazione come estremamente grave dopo che la associai ad un altro evento avvenuto in autobus qualche mese prima: io stavo flirtando da un po’ di tempo con una ragazzina di nome Federica, e spesso capitava che in autobus la tenessi per mano, e siccome anche Giovanni era in autobus con me, anche lui le prendeva la mano senza il suo consenso, e Federica, pur non ribellandosi al suo comportamento, notando la sua instabilità mentale, ed essendo una ragazza educata, mi disse che trovava la situazione del tutto assurda e che il mio mostro da passeggio mi metteva in cattiva luce.
Ciò che mi ha sempre contraddistinto in queste situazioni in cui il mio animo è pervaso da un forte senso di rabbia malvagio è la mia estrema razionalità e progettualità. La notte stessa in cui Giovanni mi disse che voleva provarci con Elena non dormii, passai tutte le ore che avrei dovuto investire per il sonno a elaborare passo per passo un piano per allontanare Giovanni dalla mia amata, e ci riuscii facilmente, con mio grande stupore, come se fosse qualcosa che era insito nella mia testa e che aspettava solo di essere messo nero su bianco. L’indomani passai all’azione. Il mio complice fu Camilla, una mia amica che sapeva bene chi fosse Giovanni e quale ostacolo rappresentasse per me. Lei accettò senza problemi, dopo essersi assicurata che io mi sarei preso tutta la responsabilità e che non avrei fatto il suo nome, nel caso le cose non fossero andate come da me progettate. Forse Camilla accettò a collaborare alla realizzazione del mio piano malefico perché non aveva capito a pieno quale impatto distruttivo avrebbe causato sulla psiche di Giovanni.
Il primo passo fu quello di far conoscere Giovanni a Camilla, la quale si mostrò molto amichevole nei suoi confronti. Combinai il loro incontro dando appuntamento alla mia complice alla fermata del bus, dove arrivai scortato da Giovanni. Camilla chiese il numero telefonico alla povera vittima ignara di ciò che stava succedendo, la quale non esitò a dettarglielo. Il pomeriggio successivo all’incontro dei due feci delle registrazioni in cui mi lamentavo con Camilla del fatto che Giovanni stesse troppo appiccicato ad Elena, ma non mi limitai a questo, bensì riempii queste note vocali con numerosi insulti e minacce nei confronti del mio amico, dicendo ad esempio che gli avrei spaccato la faccia se si fosse permesso un’altra volta a parlare con la ragazza che mi piaceva. Ne feci tre di questi audio, uno peggio dell’altro, dopo di che li inviai a Camilla.
La mia complice, a sua volta, aveva il compito di inviare questi audio a Giovanni, come da me indicato, in maniera contestualizzata. Così Camilla, seguendo passo per passo le mie indicazioni, lo contattò quel pomeriggio, mostrandosi estremamente preoccupata per lui, dicendogli che voleva condividere le note vocali da me inviate a lei perché al loro interno erano contenute numerose minacce, aggiungendo anche che non mi aveva mai sentito così furioso. Il mio obbiettivo era quello di terrorizzare Giovanni a tal punto da fare in modo che non si intromettesse più fra me ed Elena.
Il mio piano era andato come sperato, era filato tutto liscio, adesso non restava altro che aspettare le reazioni. Nei giorni seguenti a quello in cui si attuò il mio piano malefico le cose procedettero normali, io e Giovanni continuammo ad incontrarci in fermata del bus, anche se il suo entusiasmo era molto meno rispetto agli altri giorni. In ricreazione si fece vivo molto più raramente e non bestemmiava più. Fui entusiasta che le cose stessero andando come previsto.
Io sapevo che lui sapeva, lui non sapeva che io sapevo e che tutto ciò era stato progettato da me, eppure lui non mosse un dito, non fece un fiato, continuò a frequentarmi, seppur con meno grinta rispetto al solito. Suppongo che questo suo attaccamento nei miei confronti fosse legato al fatto che, oltre a me, Giovanni non avesse nessun altro amico, e che pur di restarmi vicino fosse disposto ad incassare questi duri colpi e ad adattarsi alla situazione, in modo autodistruttivo e masochista. Si potrebbe fare riferimento alla sindrome di Stoccolma, all’amore verso il proprio persecutore, ma non ne sono certo. E’ più probabile che certe persone sono talmente legate ad altre che, nel momento in cui queste ultime non coincidono le aspettative, le prime tendono ad evadere dalla realtà, a mentire a loro stessi e ad illudersi che le cose non siano diverse da come se le sono immaginate, che il male non è insito nell’esistenza umana, che tutti i sogni possono essere realizzati, che tutti hanno pari opportunità e che per tutti c’è un lieto fine.
Un sabato sera non molto distante dal giorno in cui Camilla inviò le mie note vocali al diretto interessato, io, Camilla ed Elena (n.d.s./Nota Di ScarsoFeccia; anche io ero presente ma al momento ignoravo completamente la situazione, notavo solo che Giovanni stava il più lontano possibile da lui) venimmo invitati ad una festicciola in un locale, in cui si esibiva un band composta da studenti della mia scuola. In quell’occasione ebbi un ulteriore conferma che tutto fosse andato come avevo sperato, visto che Giovanni non si azzardò nemmeno una volta a rivolgere il suo sorriso ad Elena, a malapena la salutò. Passarono una decina di giorni senza che nulla di strano accadesse, ero più che certo che il mio fosse stato un colpo perfetto, senza alcuna ripercussione negativa nei miei confronti, ma avevo cantato vittoria troppo presto.
Il giorno in cui arrivarono le conseguenze delle mie azioni meschine io stavo preparando la valigia. Il giorno successivo sarei partito per la Francia, con i miei compagni di scuola. Quel pomeriggio ricevetti una serie di messaggi carichi di insulti e minacce dal padre di Giovanni che aveva scoperto tutto. Da quello che riuscii a capire da quei messaggi rabbiosi e stracolmi di errori grammaticali quanto di offese, i genitori di Giovanni avevano visto il figlio traumatizzato, e che in quel periodo stava avendo attacchi di panico molto frequentemente. Dopo averlo inquisito a lungo, Giovanni cedette e confessò tutto, fece ascoltare i miei audio ai suoi genitori, che per prima cosa pensarono di venire a casa mia per chiarire la questione, ma a quanto pare Giovanni, essendo ancora profondamente legato a me, gli scongiurò affinché loro non venissero a farmi visita.
A quel punto raccontai tutto al padre, gli dissi del perché avessi fatto ciò che ho fatto a suo figlio e come avessi attuato il tutto. Raccontai di Elena, di Camilla e così via. Mentre scrivevo mi sentivo fiero di aver elaborato e portato a termine un colpo così dannatamente perfetto e che nessuno mi avesse fermato in tempo non accorgendosi di nulla. Il padre, non aveva le capacità di ragionamento necessarie in grado da capire tutte le dinamiche che avevano portato a quella situazione, perciò mi chiese il motivo delle mie azioni, io risposi in modo accurato, ma lui non capì nulla, voleva solo giustizia per il suo figlio povero mentecatto destinato a rimanere solo a vita, la quale non arrivò mai. Dopo qualche altra minaccia buttata là, come ad esempio il fatto che gli audio li avrebbe tenuti per sé, mi intimò di non avvicinarsi più a suo figlio, e mi disse che suo figlio si fidava ciecamente di me, mi considerava una brava persona e io l’ho tradito, l’ho deluso, dopo di che non mi scrisse più nulla.
Partii per Parigi, mi dimenticai totalmente di questa storia, sia perché non ricevetti nessun altro messaggio minatorio, sia perché il senso di colpa non sfiorò nemmeno per un instante il mio animo. Al mio ritorno le cose procedettero come tutti i giorni, come se nulla fosse, a differenza che Giovanni non si è più avvicinato a me e non mi ha più guardato negli occhi. Inutile dire che tutto ciò mi rese molto felice, le cose andarono meglio, non venni più additato come l’infermiere dell’handicappato con la sindrome di Tourette e trascorsi con Elena delle ricreazioni più tranquille. I genitori di Giovanni, ancora oggi, si limitano a guardarmi con disprezzo se mi incrociano per strada. Fino ad oggi non ho subito conseguenze, né me ne sono pentito, anzi, sono addirittura grato verso la mia parte malvagia di aver progettato tutto questo, perché se tutto ciò non fosse mai accaduto io non avrei mai scritto questo racconto. Racconto questa storia ai miei amici, e loro ridono, mi ammirano e sostengono le mie gesta, dicendomi che ho fatto bene. Questo racconto è la prova che Dio, il Karma ed altre scemenze simili sono solo delle trovate originali mirate ad illudere le persone, convincendole che esiste un ordine supremo che premia i meritevoli e fa il contrario verso coloro che vanno contro i canoni morali.
Che ne pensate?
Lun
16
Lug
2018
Baciami
s'il te plaît.
Je ne parle pas français.
Fallo e basta, non fare le pulci a tutto quello che dico.
Dom
15
Lug
2018
Sono un cervo anzi un"alce
Ho scoperto da poco (tramite un'agenzia specializzata) di avere le corna, non una.non due. Ma decine e praticamente da sempre con relazioni che sono durate anche anni.
Naturalmente sono sposato con figli, famiglia a carico casa mia ...e distrutto sia psicologicamente che moralmente.
Lei dice che ha sbagliato, che mi ama e anche i figli,che è pentita...
Sono un bell'uomo sempre allegro (ero) abbastanza intelligente ,ben dotato,molto resistente e fantasioso. , mai stato geloso o apprensivo
Ora sono un uomo a pezzi.uno.zombie praticamente un morto che cammina
Mario.
Dom
15
Lug
2018
ho fatto sesso con il ragazzo di mia cugina.:(
Ebbene sì.Ho fatto sesso con il ragazzo di mia cugina. È successo qualche settimana fa mentre mi dava ripetizioni per recuperare il debito di matematica.Lui è un ragioniere appena laureato è molto più grande di me io ho 17 anni lui ne ha 26.Come tutti i martedì si è presentato alle 5 a casa mia ,indossava una camicetta bianca stretta tanto che i capezzoli li si vedevano benissimo,poi una stretta cinta nera ed un paio di jeans strappati azzurri tendenti al grigio.Fisicamente non è tanto muscoloso è normale ha gli occhi azzurri e i capelli neri ,di viso è molto carino.Ci siamo seduti in cucina come sempre ,ha iniziato a spiegarmi le parabole,io intanto non lo ascoltavo ero troppo distratta a vedere il suo viso e ad osservare i suoi grandi occhi azzurri e i suoi capezzoli sporgenti.A un certo punto lo interrompo e mi avvicino a lui di soppiatto e senza dire niente provo a baciarlo ,lui inizialmente mi respinge dicendo che non era giusto nei confronti di mia cugina e che lui era innamorato di lei.Ma io sapevo che anche lui provava qualcosa per me.Non resiste alla fine ,in casa non ci sono neanche i miei solo noi.Allora iniziamo a baciarci ,mi mette le mani intorno ai fianchi io intorno al collo iniziamo a baciarci sempre più appassionatamente poi li slaccio la camicetta bottone dopo bottone lui mi toglie la maglietta e mi mette seduta sul tavolo.Mentre mi bacia mi slaccia il reggiseno ,inizia con le labbra a baciarmi il collo poi scende va dalle parte del mio seno ed inizia a leccarmi i capezzoli ,poi a mordermeli ,mi fa male.Mi toglie piano la gonna a fiori che avevo indosso ,inizia a leccarmi l interno delle coscie poi si rialza in piedi mi apre le gambe ,mi toglie delicatamente le mutandine bianche sloggi e inizia a leccarmi la vagina ,non avevo mai provato un' emozione simile.Gli dico di smetterla ma lui continua ad un certo punto lo spingo ,scendo dal tavolo abbasso i suoi jeans poi le mutande e inizio a leccarli prima la cappella con la punta della lingua ,poi vado più a fondo .Ad un certo punto mi butta di nuovo sul tavolo mi apre le gambe e infila il suo grande pene dentro la mia vagina spinge tantissimo ,il tavolo continua a tremare ed io avevo la ansia che i miei sarebbero rientrati da un momento all' altro.Dopo decido di farlo eccitare un altro po' massaggiandoli i capezzoli e leccandoglieli.Sentiamo dei rumori velocemente ci rivestiamo e ci risediamo ai nostri posti.Era mia madre chiedeva se era andato bene la lezione,se io avevo capito.Lui dice di sì ,si prende anche la sua bella paga.Per cosa poi? Decidiamo che resterà un nostro segreto ,ma io infondo lo amo ,provo qualcosa per lui,come posso fare con mia cugina?dovrei dirglielo?o no?sono sicura che anche lui provi qualcosa per me.Non possiamo andare avanti così.Questa sarà la prima di tante volte ,sono sicura.
Ven
13
Lug
2018
SiLaDoMaQuiNo
Ieri notte SiLaDo me l'ha data!!!!! Dice che Qui non la dà, ma altrove sì che la dà... eccome se la dà!!! Ooooh, è stato stupendo.... SiLaDo, dopo questa nottata di fuoco e fiamme credo di amarti. :')
Dom
08
Lug
2018
Ehi...
Amore mio, le nostre strade hanno preso percorsi diversi, ma ti amerò sempre. Con dolore ti lascio andare, perché lo devo a me, la vita a volte non è giusta, e, incoerente. So che non lo saprai mai, che ti amo. Odio la filosofia e le poesie, come anche a te. Ma questo l'ho scritto con il cuore e un tocco di malinconia. Quando sarò felice un giorno, tutto questo sarà solo un ricordo ossimoro, intriso di felicità e tristezza.
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