ZenneZ
Lun
15
Ott
2018
01
Mi sento tradito, nei ricordi, da una donna che reputavo tutto, che io stesso ho lasciato e per questo non mi capacito di come io non abbia digerito la cosa e lei si, eccome. Si è portata avanti con tante avventure, ora con una pseudo relazione,ma questo non mi stupisce. Non mi stupiscono le follie, nemmeno le scopate per riempire i momenti bui, mi stupisce superare un anno con qualche sciocchezza giovanile.PEr come eravamo legati, per come mi sembrava presa, tutto ciò non può avere senso se non con una semplice spiegazione: ho visto stati d'animo, occhiate e istanti che da me son state mal interpretate. E questo non vuol dire che fingesse, ma semplicemente mi era parso provasse A+, quando invece probabilmente provava B-.
Tutto ciò mi atterra, mi sento preso in giro, ma la colpa è mia fin dal principio. Mi son aspettato troppo. Oggi l'ho odiata e ho smesso di farlo nel mentre, oggi ho capito che non era la persona speciale, a prescindere dal rapporto, che io pensavo, ma una delle tante.che posso ancora avere. Mi ha dato tanto, ma c'è di meglio e questo mi fa ben sperare.
Magari soffro, ma abbraccio la vita, mi ha fatto passare da uno stato all'altro con una rapidità fulminea. Sto male, ma è stata una bella esperienza. Non so se torneremo amici, non so se ci terremo per sempre lontani, io chiedevo un rapporto amicale soltanto. Ora mi auguro di averne di migliori, se potrò recuperarne uno, ben venga. Ma non sarà più lo stesso, magari per lei si, per me no. Spero quasi non ci si riavvicini più o che almeno scompaia questa mia idea che possa tornare. Nonostante la consapevolezza di quello che voglio e quello che devo fare, l'animo vigliacco e la memoria fallace fanno riemergere ricordi non ben accetti ma tanto cari
Viva la vita, comunque vada
Gio
11
Ott
2018
Cercasi sogni
Il più grande rimpianto che avete?
Dom
07
Ott
2018
Inizio
Paradossale come agli inizi della mia adolescenza mi sia fatto ammaliare da un personaggio tanto vuoto quanto il Cirano. Questa figura che finisce per fallire, sapendo di essere stato il nulla, ma il meglio che potesse desiderare. Un carattere diviso e condiviso dai lettori, c’è chi lo ha compreso e chi non vi ha dato seguito, ma ha sempre avuto la possibilità di brillare agli occhi di chi lo scopre. L’esistenza dello spadaccino si ferma con la consapevolezza di avere combattuto il mondo con la ragione e mai di averlo abbracciato con dolci parole, il suo tempo si arresta senza esser mai iniziato se non nella mente di un uomo che muore.
Eppure, nonostante tutto, gli avrei dato ragione: un individuo che solca la vita con la sincerità dei propri principi non può che essere un punto di riferimento, soprattutto per chi si definisce razionale come me. Non è una scelta, ma, per noi, è parte della nostra natura farsi guidare dalla forza del Vero e non da ciò che si presenta nell’immediato, nel banale sentimento che ci sembra familiare. A piccoli sorsi ci si avvicina a una forma di stoicismo contraddistinta da eterne riflessioni e infiniti rifiuti, ma, ciò che fino a ieri mi appariva un percorso, oggi mi si presenta come una forma di equilibrio: perseverare con l’intelletto, con il desiderio di distacco non ci può che portare all’estremo volere di sposare la vita e rigettarla per sempre.
Il primo caso rappresenta gli ultimi istanti di Cirano, mentre si confida all’amata, combattendo i nemici del passato sotto il chiaro di luna, nonostante sia tutto troppo tardi, ma il secondo bivio lo scopro solo oggi con Pessoa. Egli non è un combattente, né in senso letterale né in senso figurato, la vita lo ha spinto dove più ha desiderato e lui accorto, ma imbelle, si è sempre fatto trascinare dallo scorrere degli istanti. Nel bel mezzo della sua esistenza giunge alla pienezza della sua razionalità, un senso di estrema apatia che lo può condurre solo a scegliere di non vivere. Nulla ha senso se non concludere un percorso che non ci si sente proprio.
L’autore, che rimane pur sempre incapace di imbracciare una scelta decisa, sfrutta il caso per risorgere e morire negli scritti del Barone suicida di Teive, con tali conclusioni:
“Gladiatore servo e compulso, la spada che, servendo, sarà la mia sconfitta, sarà, ripudiandola, libertà, e io saluto alto il Destino con il penultimo gesto - il gesto prima di quello con cui, confessandomi vinto, mi intuisco vincitore.
Nell’Arena in cui il Cesare ci ha lanciati, perché ci degladiassimo, quegli che muore è vinto e quegli che uccide è colui che vince.
Come il gladiatore nell’arena in cui è stato messo dal destino che schiavo lo ha esposto come condannato, saluto, senza tremare, il Cesare che ci sia in questo circo circondato da stelle. Lo saluto di fronte, senza orgoglio, che non lo può avere lo schiavo; né allegria, che non la può fingere il condannato. Ma lo saluto, perché non manchi alla legge colui che manca ogni legge. Ma, finendo di salutare, mi immergo nel petto il gladio che non mi servirà in combattimento. Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo, confessandomi vinto, mi intuisco vincitore.”
Oggi rinnego entrambe le visioni, colgo con gioia tale constatazione, no so se sia più misera la prima visione o la seconda, ma supero tali dispiaceri per smuovere la mia persona verso l’immediatezza del tempo e discostandola dalla semplicistica visione imprenditoriale “soffro ora per stare meglio domani”, con tutto quello he ne comporta
Gio
04
Ott
2018
Tempus edax rerum
In questo periodo ho avuto modo di confrontarmi con più persone, mi hanno parlato di quanto fosse importante per loro abbracciare i ricordi, collezionare oggetti e incidere su carta quello che si sentono. Se non ho mai avuto il feticismo dei primi due, sento di desiderare che i miei pensieri possano essere trascritti da qualche parte. Non ho paura che questi mi abbandonino, ho molta ansia che questi mi restino immacolati, eterni e medesimi come il tempo che ho di fronte. Se non ho mai sentito come pensanti i rintocchi dell'orologio, mi son sempre pesati quelli che devono venire. Non so cosa mi duole e non so cosa veramente mi manchi, se un senso alla vita che trascorro o se l'ebbrezza di non pensarci, ma penso sia fondamentale risolverlo. A volte sogno di condividere questo peso, ma poi pensandoci capisco che sarebbe la morte dell'avvenire, sarebbe come affermare che tutto ciò è privo di senso e che non ci spetta che l'attesa. Conosco un uomo, indirettamente, che vive l'incubo della SLA, non è credente, non teme la morte, ma ha una moglie e due figli. Oggi è steso su un letto, fa fatica anche solo a muovere gli occhi, ma ogni giorno si alza e sceglie di vivere. Ogni giorno conferma la sua scelta, nonostante le avversità, nonostante sua figlia (che io conosco) abbia modo di condividerci poco tempo, nonostante ogni giorno sia peggio, lui oggi vive. Domani vivrà se gli verrà concesso. Nella sua sfortuna, nel suo epilogo così misero ha trovato la cosa più bella che si potesse avere in questa vita,:un'estrema motivazione ad andare avanti. In qualche maniera, nonostante tutto, c'è una forma di invidia che necessito di nutrire. Spero di abbracciare l'esistenza così strettamente un giorno
Ven
28
Set
2018
Voce muta
Il tuo odore che permane,
Quel tuo sapore arabico
Che macchia I ricordi
Di un anno concluso.
Ti ho spinta lontano
Per paura di noi
Della nostra vicinanza
Eccessiva forse,
Ma insufficiente.
Ti chiedo scusa per il male che ho fatto,
per il male che mi son fatto,
per il legame perso.
Lo so che tutti pensano di essere speciali,
di avere amori speciali,
ma so quel che dico:
so di aver perso
chi non ricontrero' mai.
Mer
26
Set
2018
AAA cercasi complice
Siamo soli, siamo incompresi, ma la quiete e la complicità non si possono che ricercare nelle parole di una persona vicina, non per forza identica, ma affine
Cerco conforto in dialoghi distanti quanto vicini
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