Dom

07

Ott

2018

Inizio

Sfogo di Avatar di ZenneZZenneZ | Categoria: Altro

Paradossale come agli inizi della mia adolescenza mi sia fatto ammaliare da un personaggio tanto vuoto quanto il Cirano. Questa figura che finisce per fallire, sapendo di essere stato il nulla, ma il meglio che potesse desiderare. Un carattere diviso e condiviso dai lettori, c’è chi lo ha compreso e chi non vi ha dato seguito, ma ha sempre avuto la possibilità di brillare agli occhi di chi lo scopre. L’esistenza dello spadaccino si ferma con la consapevolezza di avere combattuto il mondo con la ragione e mai di averlo abbracciato con dolci parole, il suo tempo si arresta senza esser mai iniziato se non nella mente di un uomo che muore.

Eppure, nonostante tutto, gli avrei dato ragione: un individuo che solca la vita con la sincerità dei propri principi non può che essere un punto di riferimento, soprattutto per chi si definisce razionale come me. Non è una scelta, ma, per noi, è parte della nostra natura farsi guidare dalla forza del Vero e non da ciò che si presenta nell’immediato, nel banale sentimento che ci sembra familiare. A piccoli sorsi ci si avvicina a una forma di stoicismo contraddistinta da eterne riflessioni e infiniti rifiuti, ma, ciò che fino a ieri mi appariva un percorso, oggi mi si presenta come una forma di equilibrio: perseverare con l’intelletto, con il desiderio di distacco non ci può che portare all’estremo volere di sposare la vita e rigettarla per sempre.

Il primo caso rappresenta gli ultimi istanti di Cirano, mentre si confida all’amata, combattendo i nemici del passato sotto il chiaro di luna, nonostante sia tutto troppo tardi, ma il secondo bivio lo scopro solo oggi con Pessoa. Egli non è un combattente, né in senso letterale né in senso figurato, la vita lo ha spinto dove più ha desiderato e lui accorto, ma imbelle, si è sempre fatto trascinare dallo scorrere degli istanti. Nel bel mezzo della sua esistenza giunge alla pienezza della sua razionalità, un senso di estrema apatia che lo può condurre solo a scegliere di non vivere. Nulla ha senso se non concludere un percorso che non ci si sente proprio.

L’autore, che rimane pur sempre incapace di imbracciare una scelta decisa, sfrutta il caso per risorgere e morire negli scritti del Barone suicida di Teive, con tali conclusioni:

“Gladiatore servo e compulso, la spada che, servendo, sarà la mia sconfitta, sarà, ripudiandola, libertà, e io saluto alto il Destino con il penultimo gesto - il gesto prima di quello con cui, confessandomi vinto, mi intuisco vincitore.

Nell’Arena in cui il Cesare ci ha lanciati, perché ci degladiassimo, quegli che muore è vinto e quegli che uccide è colui che vince.

Come il gladiatore nell’arena in cui è stato messo dal destino che schiavo lo ha esposto come condannato, saluto, senza tremare, il Cesare che ci sia in questo circo circondato da stelle. Lo saluto di fronte, senza orgoglio, che non lo può avere lo schiavo; né allegria, che non la può fingere il condannato. Ma lo saluto, perché non manchi alla legge colui che manca ogni legge. Ma, finendo di salutare, mi immergo nel petto il gladio che non mi servirà in combattimento. Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo, confessandomi vinto, mi intuisco vincitore.”

Oggi rinnego entrambe le visioni, colgo con gioia tale constatazione, no so se sia più misera la prima visione o la seconda, ma supero tali dispiaceri per smuovere la mia persona verso l’immediatezza del tempo e discostandola dalla semplicistica visione imprenditoriale “soffro ora per stare meglio domani”, con tutto quello he ne comporta


 

10 commenti

Non sono riuscito a capire del tutto il tuo pensiero, però mi rallegro di leggere, una tantum, un post che parli di poesia e di filosofia di vita. (opposit to cialtron themes) haha

Avatar di OldJoeOldJoe alle 23:14 del 07-10-2018
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Cosa non ti è chiaro? 

Avatar di ZenneZZenneZ alle 23:25 del 07-10-2018
Cosa non ti รจ chiaro?

Conosco poco il Cirano e Pessoa, per cui non credo che io possa capirti del tutto, comunque riporto il pezzo in cui mi "perdo":

A piccoli sorsi ci si avvicina a una forma di stoicismo contraddistinta da eterne riflessioni e infiniti rifiuti, ma, ciò che fino a ieri mi appariva un percorso, oggi mi si presenta come una forma di equilibrio: perseverare con l’intelletto, con il desiderio di distacco non ci può che portare all’estremo volere di sposare la vita e rigettarla per sempre. ?


mi dispiace, da lì in poi ho perso il filo.

infine non mi è chiaro il virgolettato

“Gladiatore servo e compulso, la spada che, servendo, sarà la mia sconfitta, sarà, ripudiandola, libertà, e io saluto alto il Destino con il penultimo gesto - il gesto prima di quello con cui, confessandomi vinto, mi intuisco vincitore.

Nell’Arena in cui il Cesare ci ha lanciati, perché ci degladiassimo, quegli che muore è vinto e quegli che uccide è colui che vince.

Come il gladiatore nell’arena in cui è stato messo dal destino che schiavo lo ha esposto come condannato, saluto, senza tremare, il Cesare che ci sia in questo circo circondato da stelle. Lo saluto di fronte, senza orgoglio, che non lo può avere lo schiavo; né allegria, che non la può fingere il condannato. Ma lo saluto, perché non manchi alla legge colui che manca ogni legge. Ma, finendo di salutare, mi immergo nel petto il gladio che non mi servirà in combattimento. Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo, confessandomi vinto, mi intuisco vincitore.”

Scusa. Sto facendo fatica, è tardi.  Ne parliamo domani con calma.

Avatar di OldJoeOldJoe alle 00:56 del 08-10-2018
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In realtà sarebbero due alternative

1)sposare la vita(cirano riesce a farlo solo negli ultimi istanti della sua vita, accorgendosi di quanto ha perso) 

2) rigettare la vita, il barone infatti si suicida consapevole che questa vita non ha senso vissuta con così tanto stoicism. Tutto non ha più valore, l'esistenza in primis. 

Il virgolettato è il finale dello scritto del barone dove dice di essere un gladiatore, schiavo di Cesare, che uccide rimanendo schiavo e può morire rimanendo schiavo. Nel suo atto di interrompere la vita sostituisce per un attimo l' imperatore, saluta l'arena da signore del proprio destino, e lascia il suo ultimo istante da vincitore

Avatar di ZenneZZenneZ alle 11:31 del 08-10-2018

Trovo curioso che da adolescente ti affascinasse la figura di un perdente come Cyrano. Uno che ha nascosto sé stesso dentro sé stesso fino alla fine. Poi lo ha lasciato andare, ma a cosa è servito? Tragico, nobile individuo. Preferisco quelli perfidi, che hanno condotto una vita sbagliata, ma costruito un'identità che non sarà dimenticata. Tipo il visconte di Valmont, che alla fine ha capito di essersi condannato all'infelicità, ma è rimasto coerente con sé stesso. Essere deriso sarebbe stato peggio che morire solo e infelice. Trovo dell'assurdo nella tragedia se questa svela solo stupidità. Comunque posso anche sbagliarmi, visto che non ho letto l'opera, la conosco solo di fama. Quanto a Pessoa... L'immagine del gladiatore schiavo che somma in sé il perdente e il vincente scegliendo di morire è davvero bella. Lì c'è l'orgoglio di un uomo che afferma la propria libertà e individualità. Non so se questo Tieve che si suicida sentendosi come il gladiatore fosse davvero all'altezza della figura retorica che ha usato. Anche in questo caso ignoro l'opera da cui è tratta. Infine, giustamente dici di non condividere più nè l'una nè l'altra visione. Sei una persona vera, e non un personaggio romantico assorbito dai suoi tormenti. Forse una parte di te li condivide, ma c'è un'altra parte a cui piacciono le frivolezze, le piccole cose senza nessuna eco letteraria che ti fanno sorridere ogni giorno. Molto meglio così.

Avatar di SpleenSpleen alle 15:30 del 08-10-2018
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Sta settimana vedrò di rileggere le Relazioni Pericolose, grazie spleen per la tua considerazione e e i tuoi complimenti 

Avatar di ZenneZZenneZ alle 17:05 del 08-10-2018

Ieri ho letto la trama del Cirano (che non conoscevo / ricordavo) e ci ho trovato una somiglianza con la storia raccontata in Romance Sonámbulo di F. G. Lorca. Non so se la somiglianza c'è solo per me oppure ce l'hanno vista anche altre persone.

ZenneZ: finalmente ho capito quella frase "sposare la vita e rigettarla per sempre". Grazie per avermelo spiegato (e grazie di nuovo per questo bello sfogo "intellettuale"). Ho imparato qualcosa. Grazie ZenneZ.

 

 

Avatar di OldJoeOldJoe alle 19:29 del 08-10-2018
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Non ho presente la storia che dici tu, sarà il secondo libro che leggerò dopo quello di spleen. Grazie a te di essere sempre spunto di riflessione 

Avatar di ZenneZZenneZ alle 21:47 del 08-10-2018

Romance Sonámbulo di F. G. Lorca è un poema, e fa parte della raccolta Romancero gitano.

Avatar di OldJoeOldJoe alle 21:53 del 08-10-2018
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Mi cogli ignorante, cosa già risaputa, vedrò di leggere e informarmi se mi dici che ne vale la pena

Avatar di ZenneZZenneZ alle 22:14 del 08-10-2018

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