Mer

21

Ago

2019

Viva i bambini!

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Ora molti mi odieranno. Ma chi se ne importa! Io scommetto per il futuro. Sostengo chi desidera figli, disprezzo coloro che abortiscono e addirittura se ne vantano come ho appena letto tra i commenti di certi sfoghi. Personalmente penso che sia un crimine a tutti gli effetti. I figli possono essere migliori di noi, sono individui che portano felicità seppure qualche problema. Ma anche la solitudine, la vecchiaia ne porta, e pure i soldi portano problemi. Non chiamate egoisti chi mette al mondo dei figli. Sono dei coraggiosi egoisti che non solo fanno il bene proprio ma anche quello del mondo. 

Fate figli. Non chiedono altro che di essere voluti bene! 

Tags: figli

101-161 commenti di 161 totali

Oh cocchina, sciacquati la bocca quando parli di noi e malvagitá lo vai a dire a tua madre che ti ha probabilmente indottrinata e ti ha fatto il lavaggio del cervello per bene. Malvagi sarete voi che vorreste far morirer le donne in un lago di sangue dalle mammane, che organizzate presidi da fanatici insultando e facendo violenza psicologica su persone giá vulnerabili, persino su coloro che sono costrette a ricorrere ad aborti terapeutici per via di malformazioni gravi e che un figlio lo vorrebbero. Del resto é tipico degli psicoipatici voler esercitare il controllo sulla vita degli altri, vi sentite fighi e potenti eh? Forti con I deboli e deboli coi forti, tipico dei vigliacchi ipocriti quali siete, che vi trincerate dietro la scusa di difendere un grumo di cellule per esercitare il controllo e la vostra cattiveria e frustrazione su persone vere e vive. Taci va, che fai piú bella figura.

Ah Lottacoso, sí certo, siamo noi a fornirti le argomentazioni, intanto hai accuratamente evitato le mie risposte, ma non sono sorpresa, siete tutti uguali voi fanatici, siete bravi solo ad infierire contro chi é giá psicologicamente prostrato, ma appena trovate chi vi risponde a tono vi sciogliete come neve al sole, sapeste quanti ne ho distrutti d’individui cosí.

 Siamo riusciti a scacciare diversi presidi dai consultori della mia cittá e denunciare le dottoresse feccia che facevano ostruzionismo per interruzione di pubblico servizio, ottenendo anche risarcimenti per le vittime, e tutte le leonesse e I leoni si ammansivano e frignavano come lattanti.

Tutti uguali loool

Avatar di AnonimoAnonimo alle 11:28 del 23-08-2019
e perché colto e istruiti sono sinonimi.

Più o meno come ignorante e incolto. Sei tu che li hai distinti, mio colto utente.

Non ti ritieni illuminato ma ritieni di non essere neanche bigotto, quindi come ti definisci, barzotto?

Avatar di AnonimoAnonimo alle 11:36 del 23-08-2019

Parlando e scrivendo, quando si utilizzano due sinonimi uno vicino all'altro, significa rafforzare un concetto

Come quando si dice "non scenderò a compromessi o vie di mezzo". Compromesso e via di mezzo sono sinonimi, ma li usiamo entrambi nella stessa frase per ribadire il concetto. Come ho fatto io con ignorante e incolto.

Bigotto non è contrario di illuminato e viceversa. 

Paradossalmente un bigotto può essere illuminato dalla fede. Vedi le definizioni di "illuminato". 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 12:02 del 23-08-2019

Se quella che doveva scomparire dalla conversazione, vome aveva annunciato, vuole risposte da me, mi faccia delle domande precise. Se no se ne vada veramente senza promesse e senza minacce.

Non mi sento né fanatico né altro. Non ho mai scritto che le fonne debbano morire in pozze di sangue ne mai l'ho sperato.

Ho dimostrato lessicalmente e biologicamente che l'aborto è un assassino. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 12:05 del 23-08-2019
Paradossalmente un bigotto può essere illuminato dalla fede.

Questo sì che è un passaggio illuminante

Avatar di AnonimoAnonimo alle 12:22 del 23-08-2019

" Se quella che doveva scomparire dalla conversazione, vome aveva annunciato, vuole risposte da me, mi faccia delle domande precise"

 Certo certo, ahahaha 

Se vado via sono codarda e non lotto per le mie idee, se resto non sono degna di risposta, nonstante abbia smontato tutti I vostri argomenti. Altri specchi su cui arrampicarsi, si scivola eh?

 

Peccato che le conseguenze siano quelle, quindi vietare l’aborto é di fatto auspicare la morte e la violenza psicologica, cosí come voler portare avanti a forza una gravidanza non voluta.

 

Un ammasso di cellule che non e una persona né fidicamente né ontologicamente non avra mai la precedenza su una persona vera, non hai dimostrato una cippalippa, nazista.

Avatar di AnonimoAnonimo alle 12:28 del 23-08-2019

Vedi cara anonimuccia, io non ho mai parlato di persone, né di ontologia né di morale. Ho parlato di lessico e di biologia.

Persona è un concetto ideologico, antropologico e sociale che non ha nulla a che vedere con la realtà medica e biologica, unico argomento di cui ho parlato.

Non sai neanche capire quello che leggi. 

E non capire ciò che si legge vuol dire essere analfabeti funzionali.

Io parlo di biologia e tu mi rispondi con l'ontologia? Pazzesco.

Brava, ti sei sbugiardata da sola senza che dovessi intervenire. 

E come avrai ben letto, ma non capito, io non mi sono arrampicato su alcuno specchio. Se mi fossi arrampicato sugli specchi qualcuno mi avrebbe smontato, ma non è successo e non succederà.

Evidentemente sono specchi fatti col piombo. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 12:36 del 23-08-2019

Ah se le tue motivazioni scientifiche sono le stesse per cui il sesso anale causa danni irreversibili forever and ever allora ho la certezza che le tue “prove inoppugnabili” le estrapoli da fonti autorevoli tipo Focus e il Corriere dei Piccoli, ahahah buffone misogino.

Avatar di AnonimoAnonimo alle 12:39 del 23-08-2019

All'anonima evidentemente diventata acida perché scaduta, se hai veramente lavorato in un consultorio e non sai quale sia la forma di un feto di 8 settimane mi vengono i brividi. Chiamarlo ammasso di cellule è decisamente riduttivo. Sia ben chiaro che non sono contro l'aborto, ma sono dell'idea che ci siano metodi migliori per evitare tale scelta (alcuni andrebbero decisamente migliorati o più pubblicizzati). 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 12:40 del 23-08-2019

Le estrapolo da tesi di ricerca e articoli accademici che trovo su sci-hub.

Cambiare argomento quando si è alle strette. Fate pena. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 12:43 del 23-08-2019

Eh anonimo delle 12.40 hai ragione. Purtroppo quando qualcuno si trova sconfitto, in qualsiasi tipo di confronto, si inacidisce perché non accetta la sconfitta e prima cerca di riemergere rispondendo ad A con B, poi cambiando argomento, nel vano tentativo ti tornare a galla, senza considerare la palla di ferro pregna di stronzate che ha attaccata al piede e che la sta trascinando negli abissi.

Avatar di LottascudoLottascudo alle 12:50 del 23-08-2019

Aridaje con questa accusa di essere analfabeta funzionale solo perché non sapete che altro dire, poveri geni incompresi, siete talmente criptici anche quando dite cose ovvie che e davvero difficile rendervi contenti eh?

 

La veritá é che pensavate di essere in superiorita numerica con gli altri scimpanzé a spalleggiarvi l’un l’altro, ma quando vi ho smerdato allora avete  ritirato la mano dopo aver lanciato il sasso e sono io a non capire, degni di adolescenti emo frignanti quali siete.

Altro che ho smontato,m ti ho smerdatro e schiacciato, ma sei libeirssimo di ribattere punto per punto come ho fatto io, a tutti I miei post, e saró pronta a disturggerti altre mille volte come ho fatto con I tuoi simli in tanti anni di attivismo.

Avatar di AnonimoAnonimo alle 12:51 del 23-08-2019

Caro anonimo “ non sono razziasta ma.., non sono omofobo ma…, non sono contro l’aborto ma…”, so benissimo com’é fatto, e non é una persona, la madre verrá sempre prima,  persino quando ci sono complicazioni con feti di 6-7-8 mesi la madre avrá sempre la scelta e la precedenza, questo é.

Forse sono inacidita perché ho imparato che é l’unico modo contro chi vuole soverchiare sugli altri, e mi sono ritrovata a difendere chi non poteva in quel momento, che dici?

Avatar di AnonimoAnonimo alle 12:59 del 23-08-2019

E in tutto questo schifo io mi sono beccato del buffone, del misogino, del nazista e non so che altro, quando io ho espresso le mie dimostrazioni non mancando di rispetto a nessuno. Perché quando sai di aver ragione non ti servi di insulti e appellativi di dubbio gusto per screditare gli altri.

Quelli li lascio a chi non sa costruire discorsi solidi. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 13:01 del 23-08-2019

E con questo stavolta levo le tende davvero, inutile continuare a discutere con poveracci. 

 

La legge resta, potete pure continuare a piagnucolare, poveracci ahahah

 

Pigliate e portate a casa looooooooooooool 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 13:01 del 23-08-2019

Mi fai compassione. Parli di distruggere, di smerdare e di sbugiardare. Te l'ho già spiegato. I miei temi erano A e tu mi hai risposto con B. Analfabetismo funzionale. Non sei in grado di sostenere in discorso, manfrine al massimo. E quando le sostieni fai un macello e dici che sarai pronta a distruggermi. Non sei in grado neanche rompere le palle adeguatamente, ma cosa vuoi distruggere? Tolto che distruggere è un termine pessimo, ma che si addice alla cultura di morte e a chi la appoggia.

Io chiudo, non voglio più avere un dialogo con chi vuole distruggere, perché nelle mie intenzioni non c'è distruzione e non vi devono essere nemmeno nei miei interlocutori. Soprattutto se non sono in grado di smerdare e distruggere.

Mi rincuora il fatto che ti sei qualificata per quello che sei e che tutti l'hanno capito. Ma se fossi in te non me ne cruccerei, tanto sei anonima.

Poverina. 

Quello che dovevo dire l'ho detto, l'ho ripetuto e ribaditi in ogni salsa. Ed è a prova di dinamite.

Chiudo com'è iniziata: Viva i bambini!

 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 13:13 del 23-08-2019

Un’ultima cosa lottino, le tue fonti accademiche e autorevoli sono le stesse secondo le quali ci dovremmo tutti cagare adosso come le papere perche l’ano non ha terminazioni nervosa e lo sfintere non é elastico? Sicuramente il Dottor Paperino é una fonte eminente in manioera.

 

Ahahahahaha ciao mitico, ci vediamo al prossimo Family Day tra gli altri falliti.

Avatar di AnonimoAnonimo alle 13:16 del 23-08-2019

Lottascudo, non hai colto il filo del discorso, te la metto in modo inequivocabile:

 

hai delle ovaie ed un utero dal quale poter far uscire un bambino? Puoi concepirlo dentro di te? Se la risposta è no, tu e ribadisco TU, non puoi parlare dell'argomento, non puoi conoscerne le sofferenze, le implicazioni, ora visto che l'argomento non ti riguarda direttamente tu chi sei per poter esprimere con tanta veemenza un'opinione contraria? Chi sei TU per parlare di cosa possano o meno fare GLI ALTRI? 

 "Come ho già scritto, me li date voi gli argomenti con cui controbattere, pensate voi per me. Io non faccio proprio nulla."

 

In realtà da come rispondi è evidente che non puoi includermi nel tuo club dei "voi" visto che è palese che non hai argomentazioni sensate da mettere sul piatto. Un esempio?

Il tuo splendido e meraviglioso paradosso:

 sei contro l'aborto e definisci assassini coloro che ne usufruiscono, però il criminale ucciso, anche fosse da un colpo di fucile, quello non è un assassinio? O il significato di assassino, ovvero colui che uccide volontariamente un altro essere umano, vale solo quando ti fa comodo? 

Non c'è logica, non c'è senso in ciò che esprimi, solo voglia di polemizzare e rigettare le tue frustrazioni. Ho sperato vivamente che riuscissi a portare qualcosa di sensato in questa discussione ma cavare sangue dalle rape non è possibile.

Con questo considero chiusa la discussione

 

Ah, dimenticavo, hai ragione. 

 

 

Avatar di SetantaSetanta alle 14:52 del 23-08-2019

Setanta quindi secondo il tuo nobile ragionamento anche le donne sterili non sono autorizzate ad avere voce in capitolo. Ehi l'hai scritto tu. Se non possono concepire non devono avere voce in capitolo.

Non hai scritto A o B; hai scritto A, B quindi come congiunzione. Se entrambe sono vere allora sì, se una o entrambe sono false allora è no.

Quindi tu hai pontificato che le donne sterili che non riescono a concepire nemmeno con la tecnica (e ce ne sono che nonostante si affidino ad agenzie e ambulatori, non riescono proprio a concepire, cioè non ad avere una gravidanza, ma nemmeno a iniziarla, per rigetto), ecco queste hanno il veto sull'opinione sull'aborto.

Ma io e gli altri le nostre opinioni le diciamo lo stesso.

Tu continua pure a dire che non possiamo. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 15:09 del 23-08-2019

Se la gravidanza non inizia non c'è concepimento.

Avatar di LottascudoLottascudo alle 15:10 del 23-08-2019

Io non sono schifato delle opinioni espresse, ma dal modo. Trattare temi così delicati come se si trattasse di una partita di calcio, con insulti e sfottò fra le curve, è veramente un insulto sia ai bambini non nati che alle madri. 

 

Avatar di FingertipsFingertips alle 15:13 del 23-08-2019

Forse per Setanta anche le donne a cui hanno asportato utero o ovaie o entrambi, non possono poter dire la loro sull'aborto. Ripeto, l'hai scritto tu.

Chi lo sa?! 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 15:20 del 23-08-2019

Finger: è il gioco della retorica. Non si vince per i contenuti ma per il modo in cui li si esprime. La vita è indecidibile sulla base dei contenuti perché ciascuno ha sfaccetature sfumate. Logica fuzzy. Di sicuro chi tiene un contegno durante la discussione ha dalla sua maggiori argomenti e ce ne vuole prima di farlo inalberare. Chi si serve di slogan invece può dire ben poco e occupa il resto dello spazio del discorso lanciando insulti o minacciando.

 

Intanto noi lo possiamo fare.

Avatar di AnonimoAnonimo alle 15:30 del 23-08-2019

Sfaccettature

Avatar di AnonimoAnonimo alle 15:32 del 23-08-2019

Io vorrei intervenire nella discussione da studente in Medicina solo per puntualizzare che c’é una bella differenza tra vita e impulso vitale, se si parla di solo impulso vitale allora anche cogliere un fiore o prendere un antibiotico e o medicinale contro virus e batteri é omicidio, stesso motivo per cui si parla di morte cerebrale anche il cuore continua a battere. Quindi chi parla di argomentazioni d’ “acciaio” vacilla un tantino.

Vita per contro é tutto quello che un essere umano é e vive col suo corpo, la sua psiche, la sua salute, la sua famiglia e cosí via. A livello medico sono due cose ben diverse e  non paragonabili, a livello etico dipende dalle idee personali ( ma qui si entra nel campo pure dell’eutanasia etc., quindi fuori tema).

Avatar di AnonimoAnonimo alle 15:58 del 23-08-2019

Omicidio = uccisione di un essere umano. Se uccidi chiunque non è un essere umano non è omicidio.

Cioè ma dico io... È scritto persino nella parola. 

Se vuoi possiamo aprire un dibattito anche sulla morte cerebrale (morte legale) che si è semplicemente deciso di stabilire e non ha alcun valore assoluto o biologico.

Un feto non ha un semplice impulso vitale. È vivo!

Respira, si nutre, cresce, si sviluppa e può cessare di vivere. Non procrea perché non può, ma nemmeno i bambini in età pre-puberale. Ma io non paragono un feto a un bambino. Dico solo che è vivo perché risponde alle caratteristiche della vita.

E nel discorso etico io non entro perché non mi interessa. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 16:41 del 23-08-2019

Vita non c'entra niente con famiglia e psiche. Un batterio è vivo e non tiene famiglia e non ha psiche.

È non diciamo che ucciderlo sia omicidio. Ho già spiegato il perché.

Io mi sono mosso sul terreno lessicale, semantico e biologico. Se volete smontarmi state state su questo terreno e sarò lieto di avere un dibattito costruttivo. 

Di etica, morale e religione non me ne frega niente. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 16:44 del 23-08-2019

Di fatto un essere umano dichiarato cerebralmente (legalmente) morto) è biologicamente vivo.

Avatar di LottascudoLottascudo alle 16:46 del 23-08-2019

Io invece che parlo dal punto di vista della morale dico che concordo: ogni creatura è un essere vivente quindi porta in sé la vita. Ma visto che nello specifico io sono un essere umano mi sento di simpatizzare con gli essere umani più che con le piante ed i batteri. Conosco le emozioni che un essere umano può provare vivendo e non quelle che prova un fiore e per questo vorrei che ogni potenziale essere umano avesse l' occasione di vivere quelle emozioni. Il terreno della morale è più relativo di quelli della biologia ecc ma è anche quello più vicino alla fatidica domanda: e se fosse toccato a me?

Avatar di AnonimoAnonimo alle 16:57 del 23-08-2019

Per quella che si vanta che tanto ormai l'aborto è tutelato dalla legge... C'erano tempi in cui la legge tutelava la schiavitù, l'ignominia o addirittura la lapidazione delle adultere, la pena di morte c'era e ora solo alcuni paesi l'adottano ancora. Il fatto che ci sia nella legge vuol dire poco: la legge si può riscrivere adattandosi ai tempi. Con questo non voglio dire che andrebbe eliminata (più per paura del fanatismo che per altro) ma almeno ristretta a specifici casi. Ciò costringerebbe anche ad essere più accorti nei rapporti, come sappiamo ciò che ci aspetta se non paghiamo le tasse ecc. Per cambiare le cose bisogna pensarle e discuterle. Ed anche se nessuno di noi qui ha la facoltà immediata di cambiarle se non altro ci ragioniamo sopra e chissà: prepariamo una riconsiderazione. È sbagliato vietare la discussione: tutti noi siamo in grado di ragionare su temi molto più grandi di noi. E se non lo facciamo noi chi lo dovrebbe fare?

Avatar di AnonimoAnonimo alle 17:13 del 23-08-2019

Testimonianza n. 1:

 "Giugno 2019

La mia ITG: Interruzione Terapeutica di Gravidanza.

Ero incinta del mio secondo bambino. Tutto normale, tutto perfetto fino al 6 giugno.... Giorno della morfologica.... In cui tutto è cambiato. 
Il nostro bambino aveva delle malformazioni, delle malformazioni che non gli avrebbero permesso di vivere una vita dignitosa. 
Usciti dallo studio è iniziata la maratona della disperazione.
Il ginecologo che mi seguiva per questa gravidanza mi ha liquidata in due secondi al telefono: non se ne occupa.
Ed è qui che comincio a confrontarmi con la realtà dei fatti in Italia: se sei incinta e vuoi ricorrere ad una interruzione terapeutica di gravidanza SEI SOLA! Reperire informazioni è difficilissimo se non hai canali e conoscenze giuste, considerando che devi affrontare una dura corsa contro il tempo per essere nei tempi legali in Italia. 
Amniocentesi d'urgenza, ed Ecografie al bambin Gesù, consulenze genetiche, e corsa all'ambulatorio della legge194 di un ospedale di Roma.
Tutto con l'ansia di non trovare qualcuno che ci aiutasse nella nostra volontà di non portare avanti la gravidanza. 
Ed alla disperazione e all'angoscia che non sto a descrivere si aggiunge tutto il resto ... Ogni frase fuori luogo:una coltellata nel cuore...
Un dottorone pediatrico durante una consulenza mi ha rivolto queste frasi :
"Se vuole interrompere che c'è venuta a fare qui da me? io al massimo si ricordi posso essere solo il medico di suo figlio se decide di farlo nascere"...
"Signora lei ha già figli ?" Sì, rispondo io, uno di due anni e mezzo 
"Ah e come si chiama?" Ed io " Niccolò "
" É un bel bambino signora?".... Certo rispondo io in lacrime ....
" E questo altro bambino ce l'ha un nome signora ? " ed io... In lacrime riesco solo a dire "la prego." ....( Dentro di me mi dicevo di ignorarlo perché avevo bisogno solo di un suo referto) 
E lui
"Andiamo avanti" ...
Mentre aspettavo, in uno dei tanti corridoi dell' ospedale, vedo una ragazza fermare un'inserviente per chiedere indicazioni per l'ambulatorio di interruzione di gravidanza, la "signora" le risponde. E poi, guardando me ( con una pancia di sei mesi) e pensando che fossi lì per controlli di routine, dice "eh... La stanza omicidi" ..... le ho solo urlato STRONZA in lacrime.

Ho ancora addosso gli sguardi di chi, fissandomi in quell'ambulatorio,pensava: poveraccia questa...ed io che volevo solo svegliarmi da quell'incubo. 
Mail con dottori all' estero per cercare contatti, telefonate su telefonate con medici amici.
Alla fine ricevo l'ok dei medici qui ... A Roma. 
Mi danno una pillola, la famosa RU... E mi rimandano a casa.
Dopo due giorni mi ricoverano.
Il 19 giugno. 
Non all'ambulatorio della 194, ma mi mandano al reparto di ginecologia in una stanza con una donna nella mia stessa situazione che viene da fuori Roma.
Mi sdraio sul letto, e sono sola, il primo che entra? Il cappellano ... Sì il cappellano, che chiaramente non ha evitato di fare commenti su quanto fosse scellerata la mia scelta. L' ho liquidato rispondendo: " Sono madre ho già un figlio, so cosa sto facendo. Se ne vada. "
Viene una dottoressa dell'ambulatorio della 194 che mi inserisce degli ovuli per indurre il parto. Dopo un'ora avevo già i dolori, dolori forti che aumentavano sempre più.... Un travaglio peggiore di uno naturale perché chimico, perché indotto molto velocemente e perché psicologicamente sai cosa stai facendo. E tutto questo lo devi fare da sola perché per loro tu non sei una partoriente, sei una degente di ginecologia, non di ostetricia. Chiedo all' infermiere di darmi qualcosa per il dolore.
Risposta: " eee e già vuoi qualcosa! " 
Chiedo " scusi ma come funziona? Come mi accorgo quando è il momento di chiamarvi? ( Per essere assistita da qualcuno....) 
Risposta:" eeeh te sei messa il pannolone? Mettiti subito il pannolone e non viene nessuno perché devi fare tutto da sola.. avoja ancora! Non é un parto normale, non c'è niente da salvaguardare. Quando hai finito chiami ti portiamo su in sala parto e mi raccomando non aprire il pannolone perché loro devono visualizzare il MATERIALE"....
Sì... Il materiale.... "e attenta a non andare troppo in bagno che rischi che lo fai lì..." 
Dopo 4 ore rompo il sacco vengo portata in sala parto da sola, senza mio marito o mia madre, e le ostetriche aprono il pannolone e dicono 
"Eh ma la signora non ha espulso!..."
Vengo assistita da alcune ostetriche nella fase finale.
Scelgo di vedere mio figlio, di abbracciarlo e di salutarlo e sono sola.
Dimessa il giorno dopo.
Il percorso di supporto psichiatrico me lo sono trovata da sola grazie alla dottoressa **********.

Io rispetto a tante altre donne sono stata fortunata: ho avuto il completo appoggio e sostegno della mia famiglia, le conoscenze giuste che mi hanno permesso di fare visite con i migliori medici in una settimana. Vivo a Roma e non in un paesino senza ospedali e senza strutture di terzo e secondo livello.
Ho avuto la possibilità di pagare subito senza pensieri quasi 2000 euro di superamniocentesi.

Ma per molte donne non è cosi: perché vengono lasciate sole, non sanno a chi rivolgersi. Io ero al limite legale in Italia, ero con i passaporti in mano pronta per partire per l' Inghilterra, per il Belgio o per la Francia.... Perché ad esempio in Belgio si può effettuare una ITG anche ad età gestazionale avanzata e, cosa non da poco, la paziente viene sostenuta ed aiutata .....

Ho scritto questo post con la speranza che le persone sappiano cosa accade nei nostri ospedali e cosa una donna arriva a sopportare solo per veder rispettato un proprio diritto..." 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 17:27 del 23-08-2019

Scusa. Grazie del testo commuovente e che mi ha commosso davvero ma non cambia nulla. Pensa a tutte le donne che hanno avuto un figlio il cui male l' hanno scoperto dopo... Che facciamo? Li ammazziamo anche loro?

Detto questo qui si racconta un fatto limite. Non si sa di che natura è la malformazione: questo è lasciato all' immaginazione...

Direi che una brutta vicenda ancora non controbilancia la morte, mi spiace... 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 17:57 del 23-08-2019

Testimonianza n. 2:

 

Quattro modi per destigmatizzare l’aborto in ogni conversazionein data luglio 22, 2019


L'aborto è già profondamente stigmatizzato , ma misure politiche sempre più restrittive cementano l'idea nella coscienza pubblica che c'è qualcosa di intrinsecamente sbagliato in esso. Numerose organizzazioni, tra cui l'American Civil Liberties Union e Planned Parenthood, hanno promesso di combattere queste nuove leggi.
È importante. Ma lo è anche la responsabilità che tutti abbiamo: sfidare i miti, la disinformazione e lo stigma che circondano l'aborto che contribuiscono a una cultura in cui tali leggi sono considerate valide.
Qui ci sono quattro modi in cui tutti possiamo combattere lo stigma dell'aborto nelle nostre vite quotidiane.
1. Evitare di creare una gerarchia dell’aborto
Alison Norris e i suoi colleghi hanno spiegato in un documento di ricerca del 2011 come può essere problematico differenziare, dunque stigmatizzare, i diversi tipi di aborto. Scrivono: "La comunità a favore della scelta, i ricercatori e i sostenitori devono evitare il linguaggio che approva le ragioni “buone "e" cattive"degli aborti. Le persone a favore della scelta non dovrebbero prendere le distanze dall'aborto, invocando un linguaggio legale e limitato (quindi in opposizione agli aborti multipli), che perpetua lo stigma. "Quando le persone fanno questo, spiegano, rafforzano l'opinione che certi aborti siano legittimi e altri no”.
In definitiva, nessuno, a parte la persona incinta, è qualificato per decretare se è la decisione "giusta".
Un altro problema con questa dicotomia è che colpisce in modo sproporzionato le persone che sono già emarginate o appartenenti alla fasce più deboli e dunque già stigmatizzate. Uno studio, pubblicato nel 2016, ha rilevato che alcuni medici hanno privilegiato l’accesso all'aborto "quando le donne praticano e rappresentano una sessualità normativa di genere, tra cui emerge l’angoscia per l'aborto, senso di colpa per incapacità di contraccezione e desiderio di maternità".
Essere costretti a soddisfare i criteri per la dignità dell'aborto significa che molte persone saranno squalificate.
2. Non assumere come narrazione che l'aborto sia una scelta devastante con implicazioni pericolose per la salute mentale
Molte persone ritengono che le persone che hanno abortito saranno, o dovrebbero essere, profondamente in conflitto con l'esperienza. Esprimere sentimenti semplici può lasciare qualcuno bollato come senza cuore o superficiale. La persistenza di questa convinzione può significare che le persone che hanno aborti possono sentire la pressione di esprimere più conflitto sull'esperienza di quanto realmente sentano. Ciò serve ad approfondire la percezione che l'aborto sia sempre una scelta straziante.
C'è anche l'assunto che l'aborto danneggerà inevitabilmente la salute mentale di una persona. Ma la ricerca non lo conferma. Ad esempio, uno studio che esamina l'impatto sulla salute mentale di chi ottiene un aborto rispetto a chi questo diritto se lo vede negato, ha scoperto che il più grande predittore di esiti negativi sulla salute mentale non era se la persona avesse abortito, ma piuttosto che avesse una storia precedente di violenza, abuso o negligenza. Un altro studio , condotto da ricercatori dell'Università della California a San Francisco, ha rilevato che circa il 95% delle donne che hanno abortito non ha rimpianto la propria scelta. I ricercatori hanno anche determinato che lo stigma e la segretezza, e non il fatto di ottenere un aborto, causano alle persone più angoscia per la procedura.
Ci sono molte risposte normali all'aborto, ma dipingere l'esperienza con un singolo pennello invalida la gamma di esperienze che le persone hanno effettivamente.
3. Parlare di aborto come una parte dell’assistenza sanitaria riproduttiva
L'aborto è così comune che circa 1 su 4 donne ne avrà uno entro i 45 anni. Tuttavia, spesso trattiamo l'aborto come se fosse completamente separato da altri aspetti della salute riproduttiva. Ciò può far sentire le persone che terminano le loro gravidanze molto sole.
Un modo per combattere questo è per gli operatori sanitari e gli educatori di salute sessuale per includere l'aborto nelle discussioni sulla salute riproduttiva e sessuale. Naturalmente, questo è più facile a dirsi che a farsi. Trentasette Stati richiedono che i programmi di educazione sessuale includano l'astinenza. Come spesso accade in questi stati, le conversazioni sull'aborto sono tipicamente imprecise o assenti.Anche così, quando possibile, è utile per tutti noi intrecciare conversazioni sull'aborto accanto a argomenti come la contraccezione, il sesso sicuro e il trattamento dell'infertilità. Fare questo farà molto per normalizzare il servizio di assistenza sanitaria.
4. Condividi storie di aborto
Lo stigma dell'aborto significa che le persone in genere mantengono il loro aborto un segreto per tutti tranne che per le persone più intime (e neanche, a volte).
Certamente, sempre più persone stanno cercando di cambiare questa cultura della segretezza. Ad esempio, We Testify , un programma di leadership di storytelling per aborti alla Rete Nazionale di fondi per l'aborto, centra le esperienze di persone di colore. Le persone possono anche trovare storie di aborti sul sito web Shout Your Abortion . Nei giorni scorsi, l’hashtag #YouKnowMe è stata di tendenza man mano che sempre più persone si aprivano sui loro aborti. Leggere queste notizie è un buon promemoria del potere derivante dalla condivisione di esperienze personali. Questo non vuol dire che tutti debbano trasmettere i dettagli intimi della loro assistenza sanitaria al mondo intero; abbiamo tutti diritto alla privacy medica e sanitaria. Tuttavia, anche una singola conversazione uno a uno può aiutare a destabilizzare la retorica sull’aborto e avere un impatto positivo sul tema.

https://rewire.news/article/2019/05/20/four-ways-to-destigmatize-abortion-in-everyday- 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 17:59 del 23-08-2019

To be continued

Avatar di AnonimoAnonimo alle 17:59 del 23-08-2019

Ma questa seconda testimonianza dovrebbe far flettere un antiabortista verso l' esserne a favore?????

Avatar di AnonimoAnonimo alle 18:10 del 23-08-2019

Io penso che se medici e personale ospedaliero, giornalisti o persone comuni mostrino delle difficoltà rispetto all':aborto è perché è un problema vero. Solleva la madre da un impegno ma non è detto che sia giusto. Altrimenti dovremmo ammettere l' uccisione anche di tutte quelle persone che ci stanno scomode ( vedi disabili, anziani ecc che richiedono altrettanta cura di un bambino)

Avatar di AnonimoAnonimo alle 18:16 del 23-08-2019

Mostrano

Avatar di AnonimoAnonimo alle 18:16 del 23-08-2019

Da queste testimonianze ho appreso solamente che se uno vuole uccidere qualcuno e farla franca, deve fare in modo che quel qualcuno si trovi in un utero.

Scacco matto giurisprudenza!

Avatar di LottascudoLottascudo alle 18:36 del 23-08-2019

Testimonianza n. 3

 

 Ho scoperto di essere incinta.

Una bellissima notizia. Anche se abbiamo un lavoro precario e abbiamo le ansie di tutta la nostra generazione addosso...come faremo? Siamo pazzi a farlo? Riusciremo a mantenerci? Ad assicurargli il giusto?

I miei genitori prima di concepirmi avevano conquistato il "posto", due stipendi dignitosi. Forse per quella generazione avere un figlio era considerata in qualche misura una normalizzazione. Sono stato giovane, adesso lavoro, mi sistemo e metto su famiglia. 

La scelta di fare un figlio per la nostra generazione è invece un NO.

Molti ci arrivano tardissimo, altri frustrati dalla mancanza di un posto sicuro si sono sentiti responsabilmente di non scegliere di farlo. Per noi che a 25 anni iniziamo a rigirarci nel letto, in ansia, guardandoci nella nostra stanza presa in affitto cercandoci di immaginare di li a dieci, quindici anni, dove saremo...un figlio!?

Noi abbiamo pensato che non è giusto che questo mondo che ha incominciato a far girare indietro le lancette della storia ci tolga anche questa gioia e lo abbiamo voluto tenere. A Napoli anche le famiglie più popolari con mille sacrifici cercano di essere seguiti da ginecologi privati e partorire in una "Villa", una clinica privata.

Chiacchiere in sala d'aspetto e forum online ci parlano di un mercato: 150 euro a visita, 100 euro per le ecografie, anche 3.500 per il parto con il "tuo dottore". 

Quando abbiamo detto alle nostre famiglie che saremmo andati all'ospedale pubblico c'era una certa apprensione, sempre a fare "i comunisti", riusciamo ad andare dal ginecologo privato, non preoccupatevi...

Noi scegliamo l'ospedale, è più sicuro, è pubblico.

Il primo giorno tra code per pagare e code all'ambulatorio aspettiamo quattro ore.

Uno spaccato di società devastata. Un solo esempio: c'è una ragazzina di 17 anni alla seconda gravidanza. ha contratto la toxoplasmosi, una malattia molto pericolosa in gravidanza... ma a 17 anni, già mamma, come si fa a portare avanti una gravidanza in maniera responsabile? si vede che ha lasciato la scuola, è accompagnata da un'amichetta più piccola di lei.

E col cazzo che si può dire che "se l'è cercata".

Una ragazzina con 0 strumenti, culturali, economici, sociali è una sconfitta di tutta questa società.

Chiacchieriamo con un'operatrice di Emergency che accompagna una donna immigrata con una gravidanza a rischio. Lei non è di Napoli ed è sconvolta che qui non si sia seguiti dai consultori territoriali e si ingolfi così l'ospedale (al consultorio io ci sono andata ma purtroppo non c'è l'opportunità di fare alcune analisi fondamentali, quindi alla fine scegli di iniziare e finire il percorso in un'altra struttura).

In sala d'aspetto una ragazza racconta che deve fare controlli approfonditi perchè nella sua famiglia ci sono malattie genetiche gravi, una signora dice che in tv si vedono tanti down che lavorano e sono felici, nel caso dovrebbe tenerlo, che una vita è un dono di dio. 

la ragazza sa cosa significa dover crescere con un handicap grave in questa società la manda prontamente a fare in culo.

Ogni tanto passa una donna in lacrime, sorretta da un compagno o sola. Più su, nello stesso edificio, si fanno le interruzioni volontarie di gravidanza e gli aborti terapeutici.

Mentre tra di noi ci diciamo che è davvero un po' sadico che chi ha scelto o è stato costretto a interrompere la gravidanza debba passare in mezzo a donne incinte e felici, si apre l'ascensore.

Sullo specchio c'è una scritta enorme, ingiuriosa e fanatica.

In quel momento non penso più a me e a quello che devo fare ma penso che nessuna, nemmeno una sola donna che vuole o deve interrompere la gravidanza deve essere costretta a leggere quella cattiveria. Non siamo dei campioni di altruismo, dei supereroi, ma gli anni di militanza ci hanno abituato a far scattare un automatismo: dove c'è un'ingiustizia, anche piccola, una sofferenza inferta da un meccanismo di potere, dobbiamo cercare sempre di fare qualcosa.

Sono abbastanza certa che l'abbia scritto qualcuno che lavora qui. 

La percentuale di medici obiettori in Campania è altissima e il fastidio che creo quando vado a dire all'addetto alle pulizie e al personale nel gabbiotto all'ingresso che quella scritta va cancellata conferma quest'impressione.

Mi dicono che un'altra ragazza quella mattina l'ha segnalata, mi dicono che non si cancella, che ci hanno già provato, che tanto la riscrivono, che ci sono scritte del genere dappertutto, che "non lo sapete come vanno le cose", e poi iniziano... ci sono quelle che abortiscono 4-5 volte. insomma giustificano la scritta.

Insisto, dico che è un ospedale pubblico e che non è accettabile ed è grave anche se loro non se ne vogliono accorgere, anche se per loro "è normale".

Dicono che scriveranno alla direzione generale per farlo presente...

E allora proviamo col vecchio trucco, gli dico di non preoccuparsi che farò una foto e avvertirò una mia amica che scrive su la repubblica (in realtà penso di andarla a cancellare io e di scriverlo alla pagina dell' ** ***).

Ci credono, evidentemente, perchè appena mi giro li vedo correre a cancellarla.

Alla seconda e alla terza visita, subito dopo aver preso il mio numero, vado a dare un'occhiata in ascensore. quello specchio pulito mi strappa un sorriso.

Avatar di AnonimoAnonimo alle 18:54 del 23-08-2019

Testimonianza n. 4

Pochi giorni fa è stata data notizia che a luglio un medico obiettore di Napoli è stato licenziato dalla Asl in cui lavorava dopo che si è rifiutato di prestare cure mediche a una donna alla 18esima settimana di gravidanza. La donna è arrivata al presidio in travaglio, con il feto già privo di battito cardiaco e necessitava di un aborto farmacologico, che il ginecologo non ha voluto praticare appellandosi all’obiezione di coscienza. La paziente è stata salvata da un altro medico, chiamato di urgenza da un’ostetrica. L’Asl di Napoli ha licenziato l’obiettore per omissione di assistenza, e presto il caso passerà alla Procura e all’Ordine dei Medici. In Italia, 7 ginecologi che operano negli ospedali su 10 sono obiettori. La percentuale di obiezione supera l’80% in ben sette regioni, arrivando al 96,9% in Basilicata, senza contare gli anestesisti (48.8%) e il personale non medico (44%). A questo si aggiunge la galassia sommersa di “farmacisti obiettori”. Le virgolette sono obbligatorie, dato che secondo la legge 194/78 (la legge che ha depenalizzato l’aborto in Italia, promulgata nel 1978), “L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza”. Ma, come specificato dall’OMS, la pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo – che spesso i farmacisti si rifiutano di vendere adducendo fantasiose giustificazioni su ricette mancanti (che non sono obbligatorie per le maggiorenni) o il grande classico: “Mi spiace ma l’abbiamo finita”, guarda caso quando serve a te  – non ha alcun effetto abortivo, pertanto l’obiezione non si può applicare. In Germania gli obiettori sono il 6%, in Francia il 3% mentre in Svezia e in Finlandia non esistono nemmeno.  

Avatar di AnonimoAnonimo alle 20:03 del 23-08-2019

Testimoniaza n.5

 

CI VOLETE ANCELLE, CI AVRETE RIBELLI!

"Non solo negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo, il personaggio dell’Ancella è diventato un simbolo forte: in Irlanda, in occasione del referendum sull’aborto, a Gerusalemme, per rivendicazioni da parte di membri ultraortodossi del Consiglio municipale, in Argentina, durante manifestazioni a favore della legalizzazione dell’aborto. In Italia, il 22 maggio 2018, quando un gruppo di donne ha sfilato davanti al Duomo di Milano in occasione dell’anniversario dell’approvazione della legge 194 con cui si legalizzava l’aborto, ma anche per denunciare il fatto che in Italia in media il 70% dei medici è obiettore di coscienza. Sempre a Milano, il 22 novembre 2018, alcune esponenti del movimento “Non una di meno” hanno attirato l’attenzione con i vestiti da Ancella durante la discussione in Consiglio comunale sulla mozione anti-legge 194, proprio quella per cui si celebrava l’anniversario a maggio, proposta dal consigliere di Forza Italia Luigi Amicona. A Verona, il 26 luglio 2018, sempre le attiviste di “Non una di meno” hanno partecipato, con i loro mantelli rossi e copricapi bianchi, al consiglio comunale in cui si discutevano le due mozioni antiabortiste (434 e 441) proposte dai consiglieri della Lega Nord. La protesta è stata accolta con un saluto fascista del consigliere Andrea Bacciga - gesto punibile dal nostro Codice penale, ma ritenuto un semplice equivoco dal presidente del consiglio Ciro Maschio.
[...]

Aborto, stupro, violenza fisica e psicologica, femminicidio, disparità salariali. Oggi, la nostra battaglia non può dirsi ancora finita. Se queste donne che lottano e protestano attraverso le immagini di The handmaid’s tale hanno trovato un’unione, un modo per essere vicine da ogni parte del mondo, la forza del messaggio veicolato dalla Atwood è davvero diventato universale. Come tale, dobbiamo pensare che ogni aspetto della cultura di Gilead non è finzione, ma reale in qualche parte del mondo, in qualche punto della storia, passata, presente o che sarà futura. Non dobbiamo credere che sia solo una storia, perché “non è una storia che sto raccontando”, dice Offred. Lei stessa non si curava, prima di Gilead, delle battaglie femministe portate avanti dalla madre, poiché ormai viveva in un mondo in cui la donna poteva dirsi emancipata. Solo dopo ne capisce l’importanza, ma ormai lo fa troppo tardi. O forse no? C’è scampo a Gilead?" 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 20:15 del 23-08-2019

Testimonianza n. 6

Cosa voleva dire abortire in Italia prima della legge 194

 

 Un viaggio su un pulmino invaso dal silenzio. Ho 16 anni e ho appena abortito. Illegalmente. Sto tornando da questa drammatica trasferta. Siamo in venti, di età diverse. Donne, ragazze. Alcune giovanissime. Non ci parliamo. Ognuna ha qualcuno seduto accanto, perlopiù amici. Io invece sono sola. Il mio fidanzato è al mare, proprio oggi ha accompagnato la madre in villeggiatura. Ciò che è appena successo non è già più affar suo. Ho abortito in una struttura protetta dal segreto di una catena umana di persone che rischiano per aiutarci. Funziona così: un aborto sicuro, praticato da professionisti, ma clandestino.

Siamo nel 1968 e abortire in Italia è ancora illegale. Chi mi ha operato però forse ancora non sa che ciò che ha appena fatto contribuirà a cambiare la storia delle donne italiane per sempre.

 Durante il viaggio il silenzio è rotto da respiri strozzati. Molte di noi prima d’ora non sapevano che gli antibiotici annullano l’effetto della nuova pillola, che è molto utilizzata tra le più giovani. Guardo oltre il finestrino, tutto mi scorre davanti senza toccarmi. Non piango, voglio solo scendere da qui. All’arrivo vado subito a casa: i miei genitori non sanno nulla. Mia madre non sopporta di aver partorito una figlia così strana, ribelle. È cattolica, per lei l’aborto è un atto del diavolo. Ora sono ancora più sola, e sono in frantumi. Tra non molto però tornerò su questo pulmino seduta in testa a tutte. Il viaggio lo conosco, sarò io ad accompagnare le altre.

 Un anno dopo infatti collaboro con il consultorio come volontaria. La ragazza che ero ora è già una donna. Dopo quello che è successo a me non posso restare a guardare. Devo ricambiare. Al consultorio mi insegnano ad assistere chi ha fatto la mia stessa scelta. Un giorno mi trovo davanti a una signora dalla voce straziata dal dolore ma severa. Ha un figlio malato, che trasporta ogni giorno sulle spalle in un palazzo popolare, senza ascensore. Il marito l’ha stuprata e ora non dà al medico altra scelta: o mi fate abortire o preferisco morire. Poi qualche mese dopo aiuto una giovane cameriera che lavora in casa di un’amica, un appartamento del centro. Mentre le figlie della borghesia vanno all’estero, a pagamento, il suo destino è segnato. Accompagno ragazze come lei fuori città. Rivivo quel giorno dei miei 16 anni, ma ora sono io la loro spalla. Quando non c’è nessuna struttura disponibile però si opera in casa. E così pochi anni dopo, il momento arriva anche per me.

  Ricevo una chiamata, serve un appartamento per cinque donne che non possono lasciare la città. Offro subito il mio. Lo divido con una coetanea, consenziente. Abbiamo solo 21 anni e per noi è una scelta politica, un atto di disobbedienza necessaria. Arrivano tutte insieme, hanno età diverse. Entrano in casa in silenzio: i vicini non devono sospettare nulla. Giù in strada, intanto, un medico è seduto in auto a luci spente. In caso di bisogno è pronto a sfrecciare verso un ospedale, sa cosa rischia. Di sopra siamo riunite in sala, già allestita come una sala operatoria. Prepariamo un tè per tutte. Tra i loro volti mi rapisce quello di una ragazzina. È stata stuprata dal padre. È arrivata con la madre, che non le lascia la mano. Provo a immaginare che cosa stia provando: odia questo figlio da prima ancora di concepirlo. Odia tutto. Il padre, la famiglia e la madre che non fiata e vuole metterci una pietra sopra. Odia persino se stessa, si sente sporca. Mi chiedo cosa ci sia dentro al silenzio di quella donna che la stringe a sé. Non lo saprò mai.

Qui c’è un altro medico, un professionista che offre il suo tempo per impedire i rischi del tipico aborto clandestino. Ora il metodo è l’aspirazione, meno invasivo del raschiamento. L’intera casa è disinfettata, non c’è tempo da perdere: la prima si stende sul lettino, mentre le altre si dividono nelle stanze. Nell’attesa parliamo di tutt’altro, l’appartamento è invaso da una sorellanza fortissima. Non servono spiegazioni, nomi, giustificazioni: siamo donne che aiutano altre donne. Dobbiamo far sì che si sentano al sicuro. Passiamo le ore successive ancora tutte insieme. Nessuna però dorme lì. Quando la casa si svuota esco anche io, mi rifugio al cinema. Mi abbandono sulla poltroncina. Le immagini scorrono vuote, le voci degli attori sono solo un sottofondo. Poi a notte fonda torno a casa a pezzi, mi stendo sul letto ancora vestita. Chiudo gli occhi, non voglio pensare più a nulla.

Oggi ho settant’anni e ho cambiato vita. Però vedo ancora quei volti. Li sento, i loro occhi nei miei. Non ho mai più incontrato nessuna di loro. Con alcune ci siamo scambiate lunghe lettere, senza mai tornare sull’argomento ma raccontandoci le nostre vite. Non si dimentica: di più, si rimuove. E ora si rischia di tornare indietro. Penso all’Alabama, dove una senatrice ha firmato la legge più restrittiva d’America che riporta l’aborto all’illegalità. O al Missouri dove l’ultima clinica abortista è a rischio chiusura. Mi indignano le donne che ancora pensano che se ne possa fare a meno. Voi ragazze non date mai i vostri diritti per scontati. 

 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 20:22 del 23-08-2019

Anonima: stavo per scrivere la settima testimonianza da parte di un feto abortito e... Nulla, perché nessuno ha mai potuto sentire le parole di un bambino mai nato.

Siamo caduti nel patetico...

 

Avatar di AnonimoAnonimo alle 20:52 del 23-08-2019

Commento moderato 

Avatar di CibeleCibele alle 21:17 del 23-08-2019

Commento moderato 

Avatar di CibeleCibele alle 21:19 del 23-08-2019

Commento moderato 

Avatar di CibeleCibele alle 21:21 del 23-08-2019

Cibele ti sei dimenticata le pillole?

 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 21:26 del 23-08-2019

Commento moderato 

Avatar di CibeleCibele alle 21:29 del 23-08-2019

Ehi ciao! Quando frequentavo il sito anni fa non c'erano ******** ******  come l'individuo qua sopra, cosa è cambiato? Qjualcuno puì spiegare?

Avatar di CibeleCibele alle 21:31 del 23-08-2019

Grazie Cibele che sei arrivata a fare il giullare e a portate un po' di risate in questo sfogo diventato troppo serioso.

Prendi le pillole prima di dormire. E non mettertele in culo. Lì ci vanno le supposte. 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 21:33 del 23-08-2019

@Cibele  Ti chiedo di moderare i termini dei tuoi commenti. Grazie 

Avatar di SiLaDoMaQuiNoSiLaDoMaQuiNo alle 21:34 del 23-08-2019

Ciao ********! Come ci si sente ad avere decine, cnetinaia di donne morte e famiglie distrutte sulla coscienza?

 Metto nomi e congnomi di gente VERA, 

Valentina Miluzzo:

 

 Una donna di 32 anni è morta a Catania in seguito a complicanze della sua gravidanza: il medico si sarebbe rifiutato di intervenire perché obiettore di coscienza

Tutte abbiamo avuto più o meno a che fare nella nostra vita con degli obiettori di coscienza: quando ci è servita la pillola del giorno dopo, negata al pronto soccorso pubblico dove siamo andate in piena notte; quando abbiamo cercato di comprarla e il farmacista si è rifiutato di venderla; quando abbiamo deciso di abortire ed era impossibile trovare un medico che effettuasse l’operazione. Queste esperienze – subite da moltissime donne – rappresentano delle vere e proprie umiliazioni, nonché la negazione esplicita di quell’universale diritto alla salute definito dal Sistema Sanitario Nazionale: vedersi rifiutate le cure in una struttura pubblica non è proprio una stella al merito nell’avanzamento della civiltà.

Nel caso di Valentina Milluzzo – una donna di 32 anni incinta di 2 gemelli grazie alla fecondazione medicalmente assistita – entrare in un ospedale è stato addirittura fatale. Ancora non sono chiarite le cause della morte della donna e dei feti. C’è di certo che sarebbe stato necessario intervenire tempestivamente con un aborto terapeutico d’emergenza che avrebbe salvato la vita di Valentina, laddove invece le condizioni dei feti erano già irrimediabilmente compromesse. Invece Valentina è stata lasciata agonizzare per ore, come testimonia il marito, per l’indisponibilità del medico a intervenire finché il battito di entrambi i feti non fosse cessato.

Nonostante l’aborto in Italia sia garantito e normato dalla legge 194, gli obiettori di coscienza invece che diminuire sono aumentati nel corso del tempo rendendo di fatto inapplicata e inapplicabile una conquista fondamentale delle donne in Italia. In alcune regioni, come il Lazio o la Lombardia, è ormai molto difficile abortire, mentre in Sicilia – la regione in cui viveva Valentina Milluzzo – è praticamente impossibile. L’avanzata dell’obiezione nei reparti di ostetricia e ginecologia è spesso determinata da una scelta di comodo per la carriera – è gioco-forza rimanere marginalizzati nei repartini quando i medici non obiettori si contano ormai sulla punta delle dita. I reparti in cui si pratica l’IVG (anche terapeutica) chiudono uno dopo l’altro e non c’è direzione ospedaliera, ente regionale o ministero della Salute a provvedere alla continuità di un servizio fondamentale per la vita delle donne. A ciò si accompagna il disinvestimento nella formazione per cui i futuri medici ginecologi non sapranno proprio più come si pratica una IVG.

Il caso di Valentina è diverso, dice il primario di Ginecologia e Ostetricia del Cannizzaro: non si tratta di aborto volontario e quindi non c’entra che il medico sia un obiettore. Sarebbe un’ancor più grave omissione di soccorso per un caso di aborto spontaneo. Si, Valentina quei figli li voleva, ma voleva vivere, aggiungiamo noi.

Il punto è che si torna a morire di aborto, di setticemia o di parto – come accade sempre più spesso – ed è un fatto sconcertante quanto inaccettabile. Le indagini sulla morte di Valentina Milluzzo sono in corso, e non è chiaro se ci troviamo di fronte a un gravissimo caso di malasanità o di fronte a un vero e proprio omicidio. Probabilmente si tratta di entrambe le cose. Fatto sta che negli ultimi anni i finanziamenti dello Stato rivolti ai servizi sanitari pubblici sono drasticamente diminuiti, portando a un peggioramento delle prestazioni rivolte alla popolazione, in particolare per quanto riguarda la salute delle donne, e ad una conseguente riduzione dell’accesso ad esse. Con l’avanzare della crisi economica e con il dilagare delle politiche di austerity, il Sistema Sanitario Nazionale è stato oggetto di tagli lineari e indiscriminati (tanto che addirittura i chirurghi si lamentavano del fatto che venissero comprati bisturi scadenti che non incidevano…). . Non è assolutamente chiaro quale sia il finanziamento previsto dalla legge di stabilità per la sanità, tra stanziamenti diretti e tagli ai trasferimenti regionali. Si vocifera inoltre, che il governo di Matteo Renzi abbia deciso di diminuire di un ulteriore miliardo e mezzo i fondi destinati alla sanità pubblica. Tutto questo a fronte di una massiccia avanzata di strutture private convenzionate che assorbono quote sempre più consistenti di fondi pubblici, mentre le strutture sanitarie pubbliche diventano sempre più inefficienti, dequalificate e costose per i pazienti. D’altronde quando aumenta il costo dei ticket e le attese nei presidi pubblici sono infinite, la soluzione, per chi se lo può permettere, è quella di rivolgersi al privato. È così che viene progressivamente smantellato il Sistema Sanitario Nazionale e la salute diventa un business, non un diritto fondamentale da garantire a tutti.

In quest’ultimo periodo le donne sono diventate bersagli di una violenza senza precedenti: fisica, verbale, psicologica, lavorativa e anche “sanitaria”. Si, perché la violenza non riguarda solo i femminicidi – uccisioni volontarie da parte di uomini ossessionati dalla cultura del possesso – ma anche casi come quelli di Valentina, uccisa da un medico che non ha voluto salvarle la vita. Anche l’obiezione di coscienza è violenza, nel momento in cui pongono di nuovo in contraddizione la libertà di scelta delle donne e la loro stessa vita. Parliamo del caso di Valentina ma parliamo anche del ritorno all’aborto clandestino, in particolare tra le adolescenti e le immigrate, e del suo carico di morte.

Ragazze di 16 anni violentate, impalate e uccise; ragazze di 30 che si suicidano perché gli amici mettono sul web un video mentre fanno sesso; donne bruciate vive, uccise da una coltellata o da un colpo di pistola. Donne sfregiate con l’acido, donne che muoiono in un ospedale perché il medico si rifiuta di farle abortire. La violenza ha molte facce: è tempo di distruggerle tutte.

Per questo il 26 Novembre saremo in piazza a Roma, al grido #NonUnaDiMeno; e il 27 Novembre ci ritroveremo assieme per costruire dal basso un’alternativa reale a questa cultura fatta di sessismo.

Se il Medioevo è già qui, anche le Streghe tornano ad invadere le strade.

Avatar di CibeleCibele alle 21:36 del 23-08-2019

Sto bene grazie.

Avatar di LottascudoLottascudo alle 21:37 del 23-08-2019

Donne uccise e famiglie distrutte per i vostri dogmi religiosi. Mai sentito parlare di violenza sanitaria, ********?  

Avatar di CibeleCibele alle 21:38 del 23-08-2019

Ah mi ero persa il commento sulla quindicenne, quale elevata caratura morale deve avere una persona che andrebbe a dare della "cogliona" ad una ragazzina, che magari proviene da un contesto sociale povero e disagiato e non ha i mezzi per accedere all'educaizone sessuale e deve pure sentirsi dare della "cogliona" da un moralista e dalla sua compagine e vi elevate pure su di un piedistallo sputando sentenze sugli altri?

Complimenti, ******** ********

Avatar di CibeleCibele alle 21:43 del 23-08-2019

In questo sfogo nessuno ha mai fatto riferimento alla religione. Sì può essere contrari pur essendo dei mangiapreti.

Avatar di LottascudoLottascudo alle 21:43 del 23-08-2019

La cogliona poteva frequentare un biblioteca. Ce ne una praticamente in ogni paese.

Avatar di LottascudoLottascudo alle 21:44 del 23-08-2019

Ce n'è*

Avatar di LottascudoLottascudo alle 21:45 del 23-08-2019

Bravo, ti ti hanno già sputtanato abbastanza [parte moderata] 

 

 

Avatar di CibeleCibele alle 21:47 del 23-08-2019

Fai ridere. Dico sul serio

Come quando uno salta fuori dal nulla e si mette a dare di matto con gli occhi iniettati di sangue, delirando e dicendo cose senza senso, buttandoci qualche insulto qua e là.

Il politically correct vuole che queste persone inducano un po' di compassione in chi le osserva, ma sappiamo tutti che ci scappaerebbe una risata.

 

Avatar di LottascudoLottascudo alle 21:52 del 23-08-2019

Big Ben ha detto stop.

Buona serata a tutti 😊

Avatar di SiLaDoMaQuiNoSiLaDoMaQuiNo alle 21:59 del 23-08-2019

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