te8
Ven
08
Mar
2019
infatuazione per una cliente pazza
Ciao a tutti. Sono sposato ma non sono felice.
Vengo contattato da una persona che ha bisogno di un lavoro. Al telefono mi sembra una tipa un pò "particolare". Mi informo un pò sul suo conto su internet, googlando il suo nome. Scopro che ha vinto alcune competizioni ciclistiche locali, ma famose a livello nazionale. Anche io sono un ciclista appassionato (con prestazioni abbastanza ridicole). Incontro questa cliente al bar del suo paese. Nota subito la fede al dito. Mi sembra molto "particolare", e anche abbastanza bruttina. Andiamo a parlare in comune per capire se il lavoro che le serve è fattibile. Questa ragazza dice al funzionario comunale che è un demone e che la ipnotizza. Follia. Mi scuso, con il labiale, con il funzionario comunale, che pare conoscere già questa tizia. Il lavoro deve essere fatto a casa di questa ragazza. È in mezzo ad un bosco: inaccessibile con la mia macchina. Mi carica sul suo fuoristrada. Chiama il collega che le aveva fatto il preventivo prima di me e disdice, oltre al lavoro, una notte di sesso con lui. Sono basito. Magari si conoscono da una vita e c'è confidenza. Attacca dance anni '90 e musica trance a volumi spropositati. Inizia a parlarmi di demoni, santi e madonne. Sono abbastanza sconcertato ma tranquillo. Conosco una persona che, come lei, parla di santi demoni e madonne e non è assolutamente pericolosa. Mi parla di un ragazzo del quale è innamorata. Lo chiama sempre *nome*amore mio, sempre. Sul tragitto verso casa saluta un albero. Ad un certo punto apre il finestrino e urla un nome femminile abbastanza desueto. Arriviamo a casa. Davanti alla porta ha un orsacchiottone di peluche che, a suo dire, fa la guardia. Mi fa entrare in casa. Si cambia gli occhiali. Appare molto carina. Avrà una quarantina d'anni. Lineamenti gradevoli. Non è una figona stellare. Si trascura vivendo in mezzo ad un bosco. Tuttavia, se lavata e rimessa "in sesto", farebbe la sua ottima figura. La casa non è molto pulita, ma mi aspettavo peggio. L'arredamento è scarno, minimale. Immagino siano pezzi di recupero. Mi dice "mi accompagni in bagno". Inebetito acconsento. Il bagno è senza porta. Vista la confidenza che, volente o nolente si è instaurata, uso anche io il bagno. Mi porta fuori a vedere dove va fatto il lavoro. Continua a parlare di santi, madonne, demoni etc etc. Torniamo in casa. Mi dice che si deve cambiare. Mi chiede di accompagnarla al piano di sopra. Eseguo. Deve levarsi il costume perchè non andrà a nuotare. Lei va a nuotare quasi tutti i giorni. Si cambia (senza che io veda nulla) e scoppia in lacrime, abbracciandomi. Dice di non sentire più Gesù. Ricambio l'abbraccio e la consolo. Le dico che Dio le da la forza per affrontare tutte le sfide che le pone. Provo a consolarla. Le asciugo le lacrime. Scendiamo al piano di sotto. Mi fa il caffè: una brodaglia all'americana. Ci mettiamo al tavolino. Inizia di nuovo a piangere. Le asciugo le lacrime. Le do un bacio sulla guancia. Lei sorride. Le do un altro bacio sulla guancia che si trasforma in un bacio a stampo. Subito ci ritraiamo. "sei sposato". Continuiamo a parlare del più e del meno. Mi dice che vorrebbe tanto un ragazzo. Mi parla in lungo e in largo, ma in maniera vaga, delle sue delusioni amorose. Sembra farneticare spesso. Parla di Dio, Gesù, angeli, demoni, spiriti ed energia. Mi dice che andava in bici (già lo sapevo). Mi fa vedere la bici da corsa. Bella, databile metà anni 2000. Mi ha detto che l'eremita le ha detto di non andare più in bici. Mi ero immaginato che lei fosse una ragazza brillante, "normale" che, a seguito di qualche tragico avvenimento, si fosse bevuta il cervello. Le propongo di fare un giro in bici più avanti. Penso che le possa fare bene al cervello e per me sarebbe un piacere pedalare con un'atleta che si è piazzata così bene. Accetta. Mi carica in macchina e mi chiede di mia moglie. Sono evasivo e le racconto qualche bugia. Mi immagino che si sia proprio bevuta il cervello di brutto. Lungo il tragitto saluta l'albero e urla il nome femminile. Mi chiede il mio segno zodiacale. Si ferma in mezzo alla strada (siamo in un bosco) e calcola il mio ascendente con un app. Ci salutiamo con un mezzo abbraccio e due baci sulla guancia. Mi sembra che si voglia trattenere dall'andare oltre. Ci stacchiamo e me ne vado.
Il pomeriggio penso a lei. A quanto, poverina, si sia rincoglionita dopo un ipotetico tragico avvenimento. Decido che la mia missione sarà quella di salvarla. Le compro il grasso per la catena della bicicletta. Spero che rimetterla in sella le faccia scattare nuovamente la scintilla dell'agonismo e possa sistemarsi la testa. Penso di proporle di prepararci insieme per una gara ciclistica che si terrà a breve. Immagino lei che, risalita in bici, in una gara, ha un flash della sua vita "normale" e rinsavisce dalla sua follia. Ci sentiamo via messaggio. Le dico che servirebbe anche un'altra figura professionale per fare bene il lavoro. Mi dice che vuole solo me. Sento questa altra figura professionale e mi faccio dare le dritte per raccogliere le informazioni che gli servono.
Vado da lei mercoledì per misurare il terreno e raccogliere le informazioni per l'altra figura professionale. Nota le tendine parasole dei cartoni animati attaccate alla mia macchina. Mi chiede se ho un figlio. Le dico di si. Ricorda che le ho detto di no la volta prima. Mi carica in macchina. Mi dice che da ragazza si è fatta di coca tagliata male. Mi dice che le manca un corpo al quale avvinghiarsi la notte. Sottolinea che non vuole me perchè sposato. Mi dice che ha dormito con la maglia di lana perchè aveva freddo. Non aveva nessuno a scaldarla. Lungo il tragitto saluta l'albero dell'altra volta e ripete il nome femminile già urlato l'altra volta. Arriviamo in casa. La accompagno in bagno dietro sua richiesta. Non uso il bagno io. Le do la bomboletta di grasso che le avevo comprato. Ringrazia ma non da troppo peso a questo regalo. Mi porta dalla bicicletta. Scoppia a piangere. Dice che sua madre la odia e che un sacco di persone vogliono il suo male. La abbraccio ma lei non ricambia "perchè sei sposato". Le dico di ricambiare tranquillamente l'abbraccio e lo fa. Le do un bacio sulla guancia. Mi da un bacio sulla guancia molto intenso. Me ne da un altro. Penso alla mia famiglia e non insisto. Mi dice "mi sto bagnando". Le rispondo, scherzando, di essere eccitato anche io. Ci stacchiamo "perchè sei sposato". Mi racconta di un suo problema alla vista. Per le misure devo utilizzare uno strumento laser. Lei ha paura del laser e scappa in casa. Provo a fare da solo. È impossibile. Vado da lei chiedendomi se può "prestarmi" il vicino di casa. Il vicino è già uscito a piedi. Lei lo chiama al telefono. Mentre squilla mi dice "se non arriva tanto tardi potremmo ammazzare il tempo coccolandoci a letto". Brivido. Questo vicino arriverà a sera tardissima. Rinviamo il rilievo. Mi vuole dare un acconto. Mi porta in casa. Mi da l'acconto e scrive, di suo pugno, una dichiarazione ove indicavo di aver ricevuto l'acconto. La data la mette nella maniera formale "*luogo*, li *data*". La dichiarazione finisce con "in fede". Segno che ricorda alcuni aspetti formali. Mi fa vedere un foglio dove ha scritto le parole che le avevo detto per consolarla durante la sua prima crisi di pianto, mentre si stava cambiando. Le parole mi sembrano le mie. Si è ricordata tutto. Mi porta a fare un giro lungo la strada che il vicino vorrebbe sistemare. Cerca sempre un contatto: braccetto, la mano. Camminiamo. Mi dice "da lì a poco c'è un muro". Mi aspettavo di trovare una parete in pietra e/o in cemento e, con sommo stupore, trovo una discesa molto ripida. Nel gergo ciclistico, il muro è una salita ripida e abbastanza breve. Sono stupito della sua lucidità. Parliamo un pò del fatto che entrambi preferiamo pedalare lungo un "muro" piuttosto che in un falsopiano. Mi fa vedere dove ha avuto un incidente con suo padre. Per colpa di suo padre a suo dire. Mi fa vedere un piccolo stagno. Mi dice che, nel bosco, ce n'è uno più grande dove, il giorno del suo compleanno, fa i suoi riti. Compreso il bagno vestita. Torniamo indietro seguendo un'altra strada. Cammina relativamente lentamente. Mi dice "non sono in gara" toccandosi la schiena dove si mette il dorsale in gara. È molto lucida. Sa di parlare con un ciclista e fa battute e metafore mirate. Arriviamo a casa. Mi carica in macchina. Musica alta. Saluta l'albero. Urla il nome femminile. Mi dice: "voglio essere penetrata, leccata, succhiata, accarezzata". Sottolinea che non mi vuole in quanto sposato. Mi chiede un pò di mia moglie. Sono vago ed evasivo. Avrei voglia di riversarle addosso tutte le cose che non mi vanno bene del mio matrimonio. Oggi mi è sembrata lucida, quindi "pericolosa". Le voci girano e, quindi, sono vago ed evasivo. Arriviamo. Ci fermiamo. Ci salutiamo con un bacio sulla guancia. Abbastanza intenso. Si accascia con la testa sul mio ginocchio. Dopo alcuni convenevoli vado.
Dopo qualche ora mi manda un messaggio: "sei il mio angelo custode". Penso a mia moglie. Penso al fatto che se avessi visto questa cliente una terza volta avrei fatto un danno irreparabile. Oltre al tradimento (che potrebbe non essere mai scoperto) c'è la possibilità di malattie veneree. Questa tizia non è pulita. Cerco, nella mia testa, un modo per uscirne illeso. Sento un pò di persone. Sento anche il collega che si è visto sfumare una notte di sesso. Tutti mi confermano la stessa cosa. Questa è nata matta. Avevo valutato male io. Non è una bella ragazza diventata minchia dopo un tragico evento. È nata minchia. Ha fatto casini in discoteca da giovane. Robe da ricovero. Sento il cognato, che scopro di conoscere. Capisce la situazione (raccontatagli per sommi capi) e mi consiglia una via d'uscita. Sento una persona che avrebbe dovuto collaborare per fare il lavoro, della quale lei mi ha dato il numero. Gli dico che non intendo fare il lavoro. Evidentemente questa persona comunica alla cliente il mio ritiro (i cazzi tuoi no eh?). La cliente mi manda un messaggio chiedendomi spiegazioni. Le dico che l'avrei chiamata l'indomani mattina. Non molla. Messaggi su messaggi e chiamate su chiamate. La blocco. Le comunico che le restituirò l'acconto lasciandoglielo in una busta al bar. Bloccata. Non la sento più.
Oggi stavo andando in ufficio in bici e sento un clacson. È lei. Vuole parlarmi. Sono evasivo. Si ferma ad aspettarmi più avanti. Cambio strada. Mi insegue e si affianca. Vuole parlare. Sono evasivo. La semino. Le mando un messaggio dicendole che mi è apparso un santo intimandomi di non frequentarla. Risponde ok.
I fatti, dunque, si fermano qui. La cosa che mi ha stupito è la sensazione di dispiacere che ho provato nel "lasciarla". È una persona bisognosa di aiuto e io le ho negato il mio. Ho solo avuto paura di far succedere il disastro. Mi attrae. Sono attratto da una matta cazzo. È carina, gradevole, ma non è tutta sta figona. Non si lava tanto spesso e avrà settecento miliardi di malattie veneree. Chi te lo fa fare di scopartela? È pazza. Chi te lo fa fare di averci a che fare? Invece a me farebbe piacere frequentarla. Forse sono pazzo anche io? La sua "particolarità" mi affascina? Il mio inconscio spera che, prima o poi si lavi e si faccia scopare come si deve? Non lo so. Non so più cosa fare.
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