acciso

Lun

18

Lug

2016

3 anni fuori corso, a 26 anni. Non so cosa fare, non studio quello per cui mi mantengono i miei.

Sfogo di Avatar di accisoacciso | Categoria: Accidia

Ciao, tu che mi leggi.

Quello che mi rode e che alimenta la mia accidia è la mia situazione dalla quale non so come uscirne.

Si sta per concludere il mio sesto anno accademico. Ho superato 5 esami 5. meno di uno all' anno. Giustamente di questo passo ci vorranno na decina di anni.

In questi anni non ho seguito ancora tutti i corsi, ho passato una percentuale bassissima di tempo a studiare gli esami, non mi sono creato una rete di relazioni con i colleghi, esco pochissimo per studiare quando so che rendo meglio fuori, perchè stando a casa davanti al pc, mi distraggo facilmente. Non mi sono calato nei panni di uno studente. Passo la maggior parte del tempo a navigare su internet, a leggere e non solo, gli argomenti più disparati, a cercare soluzioni, pensare.

Sono staccato dai miei impegni. Mi sento come se potessi rimandare sempre tutto, senza scadenze. Aspetto il giorno in cui mi deciderò a fare quello che voglio fare. Ma intanto il tempo passa e tranne qualche fiammata, rimane tutto come è. Sono diventato quello che sicuramente non volevo diventare. Quello che disprezzavo. Forse ero superbo e ho sbagliato indirizzo. Boh.

Lo sfogo è lungo. Non credo nella psicoterapia. Che si fottano.  

Temo molto il giudizio degli altri, mi reprimo e deprimo. Avevo tutte altre aspettative su di me, che ho tradito e sento di tradire ogni giorno. Dato che non raggiungo nessun risultato degno di nota, conduco una vita parsimoniosa, mi concedo solo cibo e beveraggio. Ma niente viaggi, niente gite, niente tecnologie avanzate, niente orologi o vestiti firmati(di questi non me ne frega un cazzo), niente ragazze perchè ho l' autostima bassa per provarci, e qualcuna che mostra interesse la respingo perchè voglio evitarle l' incontro, faccia a faccia con un disastro. Fisicamente e mentalmente.

Sono ridotto cosi. Tra altini e bassissimi. Non me ne fotte un cazzo certe volte, mi dico che è solo la mia vita. E mi ha portato questa esperienza pessima. Perchè vivere cosi non è la vita che mi immaginavo di dover vivere. Sento che ho comunque la scelta di poter cambiare qualcosa, ma non la esercito. Mi perdo nel mio discorso interiore. Che comincia dal mattino, dopo la colazione. Mi siedo, ho da studiare, e non lo faccio. Scelgo di non farlo. Io ho già deciso di abbandonare l' università, nella primavera del 2011. A sentire la mia decisione, mi fu rimproverato di essere poco responsabile. Si trattava del mio terzo abbandono agli studi in tre anni. Ho provato tre facoltà in tre città diverse. Venivo da due abbandoni e dopo qualche mese mi ero reso conto che volevo abbandonare. Ma ci fù un richiamo alla responsabilità che mi impedì di abbandonare gli studi. Definitivamente. Non credo che ci avrei riprovato. Il mio obiettivo era imparare qualcosa, non prendermi il pezzo di carta. Mi piaceva l' idea di diffondere cultura che liberasse dalle paure e dalle meschinità che affliggono la nostra società. Per indirizzare il tutto alla gioia e alla felicità che sono possibili, le ho provate sulla mia pelle. Vorrei un mondo, una comunità in cui vivere migliore, felice. Non negare il negativo, ma comprendendo che è solo una parte, della medaglia. 

Ero uscito dalla dualità. E ci sono rientrato. non sono centrato in me stesso.  

Quel periodo lo ricordo perchè ci furono una serie di avvenimenti che mi fecero passare dal ventenne rampante che ero, entusiasta di conoscere il mondo, le persone, le culture diverse dalla mia, la musica, la letteratura, a vecchio ventenne con la morte dentro, la tristezza nella gola. Un rospo, una cosa che mi porto dentro da almeno 5 anni. Che mi ha raso al suolo internamente. Ho smesso di credere che io potessi fare quello che volevo nella vita. Allora, forse per protesta, è cominciata una deriva auto distruttiva. Ma un' autodistruzione silenziosa, senza troppo rumore, discreta. E' come se avessi detto un sonoro vaffanculo interiore, che sentivo solo io. Ma nel vaffanculo ero incluso anche io. Io tutti, e tutto.

 Ora mi ritrovo qua a scrivere queste cose, confuse e forse banali e risentite. La grandezza della mia morale è proporzionata al mio successo.[cit.]

 Ogni notte mi riprometto che cambierò, ci credo, ma questo non succede mai. Tranne qualche volta.

 Dicevo, domani avrei un esame, per il quale non ho studiato un cazzo. Non ho sostenuto nessun esame quest' anno. Neanche provato. Non ci sono andato proprio. Non so con che parola definirmi, anche perchè non amo etichettare le persone. Forse quello che fanno. Ma quando uno capisce che una persona non è quello che fa, ma quello che è, non ha speranze inutili di cui nutrirsi. Non sento il bisogno di dimostrare niente a nessuno. Neanche a me stesso. Mi sento dio nella mia cameretta e una merda secca nel resto del Mondo. 

Non so chi è  riuscito a sorbirsi tutto questo scritto.

Se qualcuno ha qualche osservazione, commento, mi farebbe piacere.

Grazie a te che ha retto fin qui.

 

Ciao 

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