Lun

05

Ago

2019

.Ossessione.

Sfogo di Avatar di DonovanDonovan | Categoria: Lussuria

La caffettiera borbottava e il vapore si faceva spazio nella stanza silente che, pian piano, guadagnava tono mesto.

Le luci soffuse illuminavano quel che bastava, sul suo viso, per scorgere disperazione, e le lacrime che rigavano gote di fuoco- anche se lei era fredda.

A gocce, il mondo era a gocce.

Che strisciavano qua e la su vetri e muri, i muri freddi del parco.

E poi sangue, sangue che strisciava anch’esso ma via dalla pelle dura e rossa per quel clima pungente, la sua testa.

Non aveva nessuno da aspettare oggi, ma se ne stava là comunque, come in guardia.

Aveva il viso pensoso, la conosco, non me lo nasconde.

Lei pensava, si, ma a cosa?

Qualcosa di brutto, si, si, ha gli occhi fermi ma tremolanti.

Cos’altro?

Le mani, strette in due pugni ossuti e nodulosi.

Rabbia.  La leggo.

Le labbra socchiuse e sofferenti per i coltelli bianchi che vi si stridevano sopra. Impulsi, il sangue che affluisce lesto al cuore e riscende giù verso il segreto di Eva, fa ancora un giro e sosta al cervello chiedendo all’Adamo di cui necessitava, di svelargli il celato.

Era dolce ma aspro.

Io volevo essere la sua testa, le sue braccia, volevo essere la sua voce. O quel poco che bastasse.

Ticchettìo sui vetri. E grandinava.

Qualche ingranaggio si sbloccò.

Si portò via dal salotto in cammino verso meta occulta.

Faccio il giro.

Camera sua era pulita non solo di fatto, era un concetto a se, in linea con la serata andante:  soffocata, costretta, come avesse da sproloquiare su chissà cosa.

Ed era così donna e padrona  quando si voltava verso la parete, a spalle nude. Che nonostante credesse d’esser sola, lo faceva lo stesso.

Era come una falena, come la Zygaena appesa alla parete.

Non seppi descrivere in che modo o perchè. Ma lo sapevo, io lo sentivo, lo leggevo, le vibrazioni delle sue braccia, del suo viso e tutte le scariche che le passavano per il corpo o magari quelle che passavano per il mio.

Mentre si cullava sulla sedia, guardala, era vento e tempesta e al contempo era sole e calore.

Due stagioni rinchiuse nello stesso corpo che si intrecciavano  come un giovane e possente albero, sempre immerso nel suo cortile folto, roseo ma spinoso e livido.

E si lasciava andare, posava le lunghe liane sul cumulo di foglie e chiudeva le ciglia folte come ninfa e, al contempo, come linfa.

E mi fu lieto solo guardarla. Sei anni or sono.

1 commento

Che noia

Avatar di AnonimoAnonimo alle 20:50 del 18-08-2019

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