Sab
22
Giu
2019
Confusa
Qualche tempo fa ho assistito ad un convegno che trattava i maltrattamenti e l’abuso su minore. Un intervento mi ha colpita particolarmente. Elencava in dettaglio le situazioni e le caratteristiche del maltrattamento sui bambini parlando di VITTIME.
Mano a mano che scorreva l’elenco ho ripercorso la mia infanzia e la mia adolescenza...ho sempre saputo di aver affrontato situazioni pesanti e di non aver avuto un infanzia “normale” (concedetemi il termine), ma non avevo mai pensato a me come vittima. Mi ha turbato non poco. Ne ho parlato anche con una psicologa con cui sto facendo un percorso, ma non riesco a togliermi questa sensazione che non so definire. Mi fa sentire debole, diversa, fragile. So che quel periodo è passato e che ora ho strumenti adeguati, ma mi sento comunque a disagio.
A volte vorrei solo poter abbracciare quella bimba e dirle che tutto quell’orrore finirà, che andrà meglio e che troverà qualcuno che la accetta e la ama; che ci sarà un momento in cui si sentirà finalmente al sicuro.
7 commenti
In verità dovresti proprio stritolarla da parte mia! 154 bacini. Contali, mi raccomando! No sconti.
Notte
Come ti capisco!!!
anche io ci ho messo anni capire gli abusi subiti..
e poi ti rivedi... in quella bambina spaventata, umiliata e mortificata... quella bambina ancora soffre...
ora sei adulta e la puoi abbracciare e magari allontanarti da tanto male..
É intrinseco in ognuno di noi vederci con gli occhi di chi ha avuto la pretesa di educarci...
Quella bambina piange ancora nelle sere in cui non hai da fare e lei silenziosa piange... ora tu la
senti... abbracciala forte.. anche io ho iniziato un percorso per liberarmi... è doloroso ma ti porterà lontano..
immagina di essere tu la madre di quella bambina e dille tutto ciò che ti è mancato!!!
Eggià. Ne so qualcosa. L'infanzia non vissuta in modo spensierato ma spesa per sopravvivere e diventare grandi, così da poterci difendere. Questa, almeno, era la mia idea.
Poi ci si accorge che manca qualcosa. Sopravvivere non è lo stesso che vivere. Ci si accorge di avere dei ritardi evolutivi.
Ci ho lavorato tanto, ho studiato psicologia, ho fatto la "guerra"...
E poi il tempo passa in fretta e ci si ritrova non più giovani e con un brutto passato alle spalle.
Non sei l'unica. Siamo un esercito.
Vorrei che in questo momento potessi incontrare anche la futura te, quella che ti direbbe che andrà tutto bene, che riuscirai a ricucire tutti gli strappi di questo bellissimo e delicato tessuto della tua vita e che questo momento sconvolgente invece altro non era che il pezzo mancate per poter ricostruire la tua interezza. Vedila così, finora poteva essere un po' come girare con un occhio bendato,certo vedevi, però figurativamente parlando mancava tutta la dimensione che ti permette di valutare bene le distanze. Non so se anche tu hai passato del tempo incerta sulla vicinanza e la lontananza rispetto alle altre persone. Penso che una delle tare del vivere convinti che quell'infanzia era soltanto difficile sia il fatto che non si è mai di sicuri come porsi nel bene e nel male, come se mancassero quei punti di riferimento certi. Questo mentre nel tuo cuore non c'è mai la tranquillità, come se ogni emozione fosse macchiata da qualcosa che non ti fa mai sentire nel giusto, ne quando potresti gioire, ne quando c'è motivo di essere triste, ne quando c'è motivo di arrabbiarsi. C'è anche chi va avanti senza farsi troppe domande, con tutte le conseguenze del caso, fino al punto in cui non è più possibile. Poi arriva un momento come questo, e per quanto doloroso, porta proprio le risposte mancanti, quelle che servono per ricostruire la propria interezza e anche i punti di riferimento tarati per sopravvivere. Il problema è riuscire a reggere quelle risposte, riuscire a guardare con entrambi gli occhi. Quella benda invece di stare sull'occhio doveva stare sul tuo cuore, ma un bambino preferisce chiudere gli occhi, perché riconoscere di essere stati feriti proprio da chi ci doveva proteggere è un dolore troppo grande. Come si potrebbe biasimare una bambina per aver fatto a stento trovato un modo per sopravvivere. Quando sarai pronta, prendila per mano e togliete insieme questa benda dal suo occhio e mettetela sul tuo cuore. Vedrai che quella momentanea visione sdoppiata in cui riemerge il dolore e scema l'illusione col tempo diverrà uno sguardo luminoso che ti permetterà di procedere verso il futuro col passo sicuro. Un abbraccio
puoi farlo, sei tu. fallo.
Ciao, ti capisco immensamente.. Abbracciala quella bambina, fortissimo... Rivivi nella tua mente gli episodi più brutti e immagina te, adulta, che irrompi nella scena e ti salvi e ti porti via... E ti abbracci, ti stritoli d'affetto. E ti giuri che d'ora in avanti sarai al sicuro. Fallo, fallo infinite volte... Ogni volta che puoi. Io lo faccio la sera prima di dormire, sdraiata nel letto, e mi poggio una mano su una guancia come una carezza. Mi aiuta moltissimo... Aiuta a tirar fuori e piano piano diminuire almeno un poco il dolore.
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