Gio

18

Apr

2019

Ultima matrioska

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Mi sembra di aver gettato via la mia vita, di non essere mai nato, che il me attuale sia un estraneo, che io non stia incarnando il vero e stesso. Sin quando ero piccolo i miei genitori mi hanno ripetuto che "lo studio viene prima di tutto", mi criticavano se non prendevo un voto molto sopra la sufficienza, mi paragonavano agli altri bambini: volevano il figlio perfetto. Mi hanno sempre usato per realizzare i loro sogni: mio padre, da ragazzo, voleva diventare un calciatore e mia madre laurearsi e fare carriera. In tutto questo mi sembra di non essere mai riuscito a capire che cosa veramente volessi io, quali fossero i miei talenti, mi sembra di avere sempre vissuto come in catene, come in una coltre di fumo in cui ho perduto me stesso. Ormai sono anni che non esco più, sono anni che non faccio altro che ripetere la solita routine casa-università-casa. Da quando avevo sedici anni la mia vita è solo studio, solo dovere: il mio spiacevole aspetto fisico, le mie difficoltà a relazionarmi,  hanno fatto sì che , dopo un periodo in cui ho subito pure bullismo (goccia che ha fatto traboccare il vaso), cadessi in depressione. Da allora mi hanno abbandonato tutti e ora sono anni completamente da solo. Il telefono non squilla mai da tempo. Sono un morto che cammina: la sensazione di non essere importante per nessuno, che nessuno mi ami, che a nessuno frega in fondo nulla di me (neanche ai miei) mi ha demolito la voglia di vivere. È vero, anche, che prima ero comunque solo, sebbene lo fossi in modo diverso: non ho mai avuto nessun confidente, mi sono sempre tenuto tutto dentro, me la sono dovuta sempre cavare da solo. I miei erano e sono sempre stati molto assenti e non c'è stato nessun altro che mi ha fatto da "guida". Ho sempre provato molto dolore per il rifiuto, tuttavia, la differenza tra il passato e ora è che prima avevo speranza: prima mi mettevo in gioco per fare amicizia, prima ci provavo con le ragazze, ma ora non più: anche se socializzo senza problemi (per rapporti superficiali e basta) con i miei colleghi all'università, pare che io non gli interessi (fuori da quel posto non esisto), forse sono noioso, forse ho disimparato a socializzare anche se pare si divertano in mia presenza, o forse fiutano la mia diversità, forse capiscono che sotto la maschera da simpaticone che indosso stia affogando in un mare di dolore e disperazione e per questo mi tengono alla larga. Ho il viso oblungo e asimmetrico, la pelle grassa, non sono alto e ho una marea di altri difetti che non elenco, quando ero adolescente avevo un acne molto severa e i denti parzialmente storti: credo siano stati questi e tutti gli altri difetti, compreso il mio carattere chiuso a farmi rifiutare da tutte le ragazze (nell'adolescenza e durante la giovinezza è innegabile che conti molto l'aspetto fisico). Probabilmente molti rideranno ma questo sfogo nasce da una banalità: ho scelto di perdere la verginità con una meretrice (mi rendo conto che, oggettivamente se non così, non potrò mai sperimentare il sesso) e mi sono reso conto che a 22 anni non so nulla di condom e ho paura di andare a comprarli perché la cosa mi mette in imbarazzo. Quando l'ho realizzato la mia mente è tornata al passato: una serie di immagini, di frasi: tutti quelli con cui uscivo hanno avuto le loro prime esperienze da adolescenti: la paura di andare a comprare i preservativi penso l'abbiano avuta tutti questi ultimi ma massimo a sedici/diciassette anni mentre io, ormai adulto, ancora sto messo così. Da quando ho sedici anni ho vissuto immerso nei libri: nel tempo libero leggevo filosofia, storia, libri di divulgazione scientifica, guardavo anime e giocavo -saltuariamente- ai videogiochi: erano le uniche cose che mi piaceva fare, i momenti più belli della mia vita li ho passati da solo. Ieri in un film ho sentito la frase "chi è stato da solo per molto tempo, probabilmente lo rimarrà per sempre": ho davvero paura di rimanere completamente da solo (ora ho i miei genitori e qualche amico d'infanzia), ho paura di finire come quelli che vengono ritrovati morti da soli nei loro appartamenti a causa del puzzo emanato dai loro cadaveri: trovo troppe difficoltà e barriere a creare nuovi legami, ho preso troppi no, troppi rifiuti, non c'è nulla che mi spinge a pensare che la prossima volta andrà bene, per me ormai è naturale non creare legami a meno che non prendono l'iniziativa gli altri (cosa che non accade mai). La scorsa settimana ho passato dei giorni turbolenti e la notte non riuscivo a prendere sonno. Per cercare di addormentarmi mi sono forzato a ricordare la sensazione di una carezza, di un abbraccio, di un bacio dato da una persona che mi ha voluto bene, ma nulla. Non ricordo neanche più cosa si provi a entrare in contatto con un corpo femminile. Questa società poi non aiuta: non si può essere se stessi nel rapportarsi con gli altri, non ci si può permettere di assumere atteggiamenti che viene spontaneo adottare, o meglio, lo si può fare a meno di essere naturalmente aderenti -nel comportamento- al modello di ragazzo apprezzato oggi: chi può negare che sia, inoltre, ancora in piedi lo stereotipo del maschio "macho scopatore", per cui chi ha più di vent'anni ed è vergine come me, viene definito "caso umano" (e mi fermo qui)? Alla fine la colpa è mia: non sono come dovrei essere né fisicamente, né caratterialmente per essere degno di attenzioni e di affetto dalla gente là fuori. Sto cercando un altro senso per vivere  rispetto a quello dato dalle relazioni umane, ma non lo trovo. Vorrei sapere se c'è qualcosa in grado di colmare l'infinito vuoto d'affetto dentro di me.

6 commenti

Amare te stesso.

Avatar di AnonimoAnonimo alle 18:46 del 18-04-2019
La puoi vedere così o cosà.

O sei un morto che cammina, o sei una persona completamente libera. Non hai nulla da perdere. Tutto da vincere .

Avatar di AnonimoAnonimo alle 20:09 del 18-04-2019

Cerca di spostare il focus. 

La vita è fatta di tante, tantissime cose e molte delle quali puoi conquistarle e godertele in totale autonomia.

Le relazioni con l'altro sesso sono una parte della vita ma non tutta, e a differenza di quello che molti pensano esiste la possibilità di vivere anche senza.

Tieni presente che forzare te stesso ad uno stereotipo pur di far colpo su qualcuna è una strada sicuramente fallimentare. Prima o poi emergerà la tua vera persona e finirai per essere lasciato stando peggio di come non fossi stato se non la avessi manco conosciuta. 

Fai ciò che ti piace, amati, dedicati alla tua vita fottendomene di come appari alle ragazze e se mai qualcuna dovesse farsi avanti che lo faccia nei confronti di quello che sei. Se poi non  si farà avanti nessuna non temere, conosco persone con il doppio dei tuoi anni che sono felicemente sole, piene di amici, libertà e passioni e se la vivono alla stragrande.

Avatar di OzymandiasOzymandias alle 06:17 del 19-04-2019

*fottendotene

Avatar di OzymandiasOzymandias alle 06:18 del 19-04-2019

PS: Voglio aggiungere anche un'altra cosa:

Dopo che  a 18 mi lasciai con la mia prima ragazza storica,  ero tormentato dai tuoi stessi identici pensieri: paura di invecchiare solo, di morire solo, di non "sistemarmi" ecc... ecc.. 

Se solo potessi tornare indietro per parlare una mezz'ora al ragazzo che ero... credo che siano state tutte angosce date dall'istinto e completamente ingiustificate. 

Ricorda queste parole: nella vita sentimentale come nel lavoro non compiere MAI scelte in funzione della sola paura. La paura obnubila la mente portandoci a commettere stupidi errori dalle conseguenze spiacevoli.

Nelle condizioni attuali sei vulnerabile e completamente esposto:  ti metteresti con la prima che passa senza esitazioni un po' come un disperato che sta morendo di fame si butta sul primo pezzo di pane ammuffito che trova in un bidone. 

La grande differenza è che senza mangiare non si vive... senza relazioni stabili si.

Avatar di OzymandiasOzymandias alle 06:43 del 19-04-2019
ciao

trovo che Ozy ti abbia dato dei grandi consigli. Anche l'anonimo lo ha fatto. Da quello che leggo sei una persona molto colta e presumo anche intelligenete. Se rileggi il tuo sfogo con occhi esterni a te potresti vedere tutti i limiti che ti poni da solo.

Ogni conclusione che dai è solo ed esclusivamente una tua convinzione, una tua verità che per altri non esiste magari.

Stai ponendo dei limiti sul concetto degl'altri, sei severissimo con te stesso ( forse come lo sono stati i tuoi da bambino con te?)

vivi male. Perchè? perchè non ti impegni a capire di più te stesso? come eri da più giovane? eri più bello? no avevi meno paturnie nella testa e basta. Se gli altri non ti si avvicinano forse è perchè nemmeno tu vorresti stare vicino a te stesso. Questo è amarsi, avere piacere di stare vicino a te stesso. Togliti dalla mente quello verità, combattile e intendo:

sono brutto

sono timido

non piaccio

non mi caga nessuno

ecc...

Sai c'è una bellissima frase che vorrei scriverti:

Prima di aiutare qualcuno accertati che sia pronto a lasciare andare ciò che lo ha fatto ammalare.

Quindi chiedo a te, se vuoi migliorare sei disposto a cambiare tutto? a metterti in gioco? a fare tutto quello che è davvero in tuo potere per vivere felicemente? sei disposto a cambiare le tue convinzioni per migliorarti?

se anche solo una di queste risposte è no, beh allora ti piace crogiolarti nel tuo dolore, quasi ti piace e ti conforta a volte, Ti fa piacere essere compreso qui, magari vorresti che ti scrivessi parole dolci e confortanti. o forse cercare qualcuno che ti dica anche io sono cosi. Ma se cosi facessi non ti aiuterei.

Se vuoi puoi migliorare la tua vita, ma per farlo c'è molto lavoro. Sei disposto a farlo?

ciao ciao  

Avatar di otelloboyotelloboy alle 08:47 del 19-04-2019

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