Lun
06
Ago
2018
Riflettiamo...
Leggo di persone che incolpano gli altri o la vita stessa perché stanno male per X motivi.
Ho sentito dire di alcune mie amiche che "hanno avuto solo culo nella vita".
Io stessa ho fatto molto spesso la vittima per il cazzo.
Poi, come mi piace sempre dire, il momento arriva: il momento in cui ti rendi conto che, forse, non puoi attribuire tutto quanto alla fortuna o alla sfortuna.
Sì, la fortuna gioca un ruolo di vitale importanza, in certi casi. Ma davvero possiamo dire che la vita va avanti a fortuna o sfortuna?
Si leggono sfoghi in cui ci sono donne che vivono una relazione di merda, con un uomo, a detta loro, di merda. Eppure, continuano a restarci insieme e, peggio, meditano pure di farlo rovinandogli la vita in ogni modo. Non sarebbe meglio lasciarlo e ricominciare da un'altra parte? Ok, magari un certo desiderio di maternità non verrà soddisfatto subito, d'accordo. Forse anche mai. Ma non è meglio dare a un figlio una madre felice, che ha compiuto delle scelte per il suo benessere psicofisico, piuttosto che una madre giovane a tutti i costi? O una madre per forza? Tra l'altro, non è neanche detto che ci riesci ad avere figli con "lo stronzo", quindi, davvero, tanto vale cercare di essere felici sul serio! Alla fine, è il pensiero che mi ha spinto a non avere figli prima dei trent'anni, come avrei tanto voluto, perché all'epoca non ero felice e non volevo dare questo pessimo esempio a dei bambini. Né lo voglio tutt'ora (che l'unica cosa che è cambiata è il fatto che sono sulla trentina, mica sono incinta o ho prospettive di figliare a breve).
E perché bisogna attribuire per forza alla fortuna il fatto che a certe persone va bene? Sì, il colpo di fortuna capita. Può capitare che, mentre neanche cerchi, ti ritrovi un lavoro ben retribuito, che ti piace. Ma alla fine devi essere sempre tu a saper sfruttare quel colpo di fortuna. Devi essere tu ad andare a lavoro e impegnarti al massimo. Fa davvero così tanta paura assurmersi le responsabilità della propria vita?
Ho un amico che ha fatto la scuola per fumettisti. Si fa il mazzo da anni e, a forza di dai, ha trovato anche dei bei contratti per dei fumetti. Inizialmente ero tra quelli che, per pura invidia, diceva "ha avuto culo". Poi, ho capito che, in realtà, lo ammiravo. Si è smazzato un sacco e quell'opportunità se l'è guadagnata. E io voglio fare come lui! Prendere il mio sogno nel cassetto e portarlo avanti!
Ho fatto io stessa la vittima. Che poi, bisogna dirlo, vittima di atteggiamenti stronzi lo sono stata sul serio. Ma era davvero il caso di chiudermi in me stessa e piangermi addosso, facendomi angosciare da tutto e da tutti? Esaurendomi giorno, dopo giorno, dopo giorno? Stavo arrivando all'autolesionismo, pur di sentirmi meglio. Poi ho ingigantito il malessere che sentivo dentro, fino a desiderare di morire. L'ho fatto di proposito, volevo arrivare al limite. Un rischio enorme, ma ha funzionato. A quel punto, sono scattate le domande: volevo davvero perdermi il mio compagno? Volevo davvero perdermi la bellezza di Venezia? Il mare? Le montagne? Le risate con i miei amici? Morendo, non saprei mai se diventerò una scrittrice. Non saprei mai che aspetto avrebbero i miei bambini, se mai ne avrò. Non saprò mai in che casa vivrei, dopo questa.
Non è semplice cambiare rotta, ma non voglio più essere così. Io voglio veramente prendere in mano la mia vita e smetterla di piangermi addosso e maledire tutti. Ho ricontattato la mia ex psicologa (non la stronza, ma quella che frequentavo qualche anno fa). Aspetto una sua risposta per un appuntamento, anche se non so se accetterà.
Devo dire che devo ringraziare certe di persone di cui ho letto e con cui ho parlato. Dopotutto, sarò anche stronza a dire così, ma mi hanno messo paura: paura di finire come loro, in una vita detestabile. Posso veramente fare il criceto sulla ruota? No, non più.
Dopotutto, sì, sono vittima di certi atteggiamenti. D'accordo. E quindi? Ora che devo fare? Risolverò qualcosa piangendo a più riprese? Risolverò qualcosa con il panico? Risolverò qualcosa restando lì come un pulcino spaurito? E soprattutto, cosa mi dirò, fra dieci anni? Fra venti? Cosa dirò quando varcherò le soglie dell'aldilà, se proprio proprio vogliamo metterla sul tragico? Dirò "potevo cambiare la mia vita e invece ho scelto di piagnucolare", oppure "sì, non posso dire di avere sempre vissuto bene, ma ci ho provato e sono felice di questo"?
Io direi che basta, ho pianto abbastanza. Adesso è ora di andare avanti.
Buona vita a tutti. Spero che chi finora si è ritenuto vittima della sfortuna possa uscire da quel loop.
E spero di riuscirci anch'io.
5 commenti
Adorabile e inutile ...😁
Grande forza
Ti invidio, vorrei essere come te, ma... Non ci riesco.
Mi fa davvero piacere per te, ma la consapevolezza non basta a superare la fragilità interiore. La fragilità crea danni lungo il percorso, che diventano un macigno e una zavorra insostenibili, direttamente proporzionali alla durata del periodo di instabilità emotiva. Reagire è fondamentale, ma occhio che le difficoltà della vita riapriranno vecchie ferite, cioè le rievocheranno, e tu dovrai essere pronta a questo,restando determinata e non lasciandoti tentare dall'abisso che ti sei lasciata alle spalle. Il passato farà sempre male, ma costituisce un monito per non abbandonarsi al dolore, a ricordarsi di non sprecare altro tempo, lasciandoselo passivamente scivolare addosso. Tutto questo per dirti di non illuderti di aver superato il problema, perché potresti restare delusa. Datti tempo e mettiti alla prova. L'autostima richiede anni per costruirsi, e necessita di un solo elemento per rimandere intatta. Purtroppo nessuno ci avverte per tempo di questo fattore, e molte volte tocca scoprirlo da sé.Si tratta di Esperienze dure che richiedano alla persona di superare dei limiti, siano essi veri o presunti. Non ci sono alternative. Prova dopo prova ti rafforzerai.ma ci vorranno molti anni per raggiungere un vero equilibrio. Auguri.
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