Ven

22

Giu

2018

Dubbio o deduzione?

Sfogo di Avatar di Anonimo | Categoria: Altro

Quando sono entrata nel mio attuale ambiente lavorativo, sette anni or sono, pensavo solo a voler dare il meglio e farmi una buona reputazione.

Non immaginavo certo di trovare delle arpie che sminuissero la mia persona, mettendo dei paletti alla mia carriera ancora prima di cominciare.

Ricordo che le prime volte che mi trovavo in quegli uffici, l’impiegato “Billy” parlava di un collega, senza fare il nome, che soffriva di attacchi di panico ed era in cura dal dottor V (uno psichiatra).

Ero rimasta perplessa e non mi spiegavo come mai ne avesse parlato in mia presenza.

In fondo, che cosa me ne doveva importare a me che mettevo piede lì dentro per la prima volta?

Dopo poco tempo, il solito Billy, parlando invece di altri colleghi un po’ severi, ne aveva nominato uno in particolare di nome X.Y., dicendo che quando costui telefonava nel nostro ufficio presentandosi con il suo tono di voce misterioso, saliva il panico. Ma io non capivo.

Passava qualche anno, e non davo mai peso alle battute del signor Billy, che comunque è sempre stato un burlone.

Poi, col tempo, mi sono iscritta a Facebook ed ho potuto curiosare nelle pagine di tante persone che ho incontrato nella mia vita, come ex compagni di scuola, ex insegnanti…

Tra questi, ho trovato anche Z.Y., una mia insegnante della prima media, con cui all’epoca mi era capitato un episodio che non mi sono mai scordata. Ma ormai non ci pensavo più da un sacco di tempo, a quella crisi di panico… d’altronde, erano trascorsi almeno 15 anni da allora.

Per cui, non stavo certo a pensare che quella professoressa di nome Z.Y. potesse avere stretti legami, magari di parentela, con quel misterioso X.Y. che porta il suo stesso cognome.

Z. e X., guarda caso, sono anche in contatto su facebook.

Solo col tempo mi sono fatta un’idea: quel vigliacco di X.Y. potrebbe aver diffuso quella voce nel nostro ambiente lavorativo, prima ancora che io entrassi a farne parte, senza che io me ne accorgessi. Raccontando un episodio, tra l’altro, accaduto molti anni prima, ai tempi della mia preadolescenza.

Così, sono giunta alla conclusione che è a causa sua se mi hanno relegata ad un ruolo diverso da quello dei miei colleghi, un ruolo chiamato “più tranquillo”, perché altrimenti non sarei stata in grado di gestire l’ansia (secondo lui). Lasciandomi da sola, nella mia stanza, isolandomi anche dal resto del gruppo ed impedendomi di instaurare un rapporto più profondo con i miei colleghi. Questo a casa mia si chiama mobbing.

Per non parlare del danno arrecato alla mia immagine, alla possibilità che potevo avere di acquistare prestigio e valore all’interno di quell’ambiente.

Troppo tardi ormai per denunciare, troppo ridicolo farlo senza avere delle prove, rischiando che tutta questa storia si riveli solo una mia fantasia.

Una denuncia che si fa senza entrare in possesso di prove è come una stanza senza soffitto, in via dei matti. Questo penserebbero: che sono matta e niente più.

Spero solo che un giorno la verità venga a galla.

Il tempo è gentiluomo, tutto torna prima o poi.

 

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