Peccato Originale

Mer

07

Ago

2019

Vivi e lascia morire

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Avevo un certo bisogno di buttare giù alcune righe sulla mia condizione attuale. È una cosa piuttosto ambigua, siccome io stesso forse non so più se pendo più da una parte o più dall’altra.

Mi spiego: negli ultimi mesi la mia vita è lentamente cambiata. In passato soffrivo di depressione ed ero molto solo, mestre adesso, pur essendo altrettanto solo, mi sentoavvolto da una ventata di menefreghismo. È possibile, e non lo so per certo, che io sia stato cosí male per la mia passata condizione, che adesso l’unico dato di fatto è che non ho nulla da perdere.

A cosa mi ha portato questa presa di coscienza? In primo luogo non sento più lo stesso impellente bisogno di socializzare come una volta. In passato mi struggevo al pensiero di stare perdendo la mia adolescenza senza aver assaporato la felicità; invece adesso che sto per compiere la maggiore età, mi sento molto più indifferente.

In secondo luogo, precedentemente ero fin troppo influenzato dai pensieri e dalle dicerie altrui, e mi vedevo schiavo di quell’ostracismo che quei pochi conoscenti che avevo mi stavano infliggendo. Oggi, al contrario, ho l’impressione di poter essere loro contrario, nelle parole e nei fatti, senza la paura di perdere posizione rispetto a loro, forse perchè non ne ho mai avuta una.

Potrei anche finire nel torto dicendolo, ma in questo caso io “vivo e lascio morire”: nessuna persona al mondo potrebbe mai turbare il mio stato di autosoddisfacimento, e per quanto qualche crudele persona si sforzi a compromettermi, io percepisco che non mi interesserebbe comunque, e vado per la mia strada.

Certo, una fonte inesauribile di tristezza e nessun supporto per contrastarla sono una combinazione ben più che dolorosa. È una condizione debilitante, patologica ed autosostenuta. Ma nonostante questo, sento che l’ansia sociale non mi perseguita più come prima. Forse sto diventando apatico, o forse il mondo è stato fin troppo apatico verso di me, ed ora sto solo inconsciamente reagendo. 

Sab

22

Giu

2019

Perchè odio l’estate

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Per quanto possa andare controcorrente, io ammetto di non trovare nulla di positivo nell’estate, per lo meno da un punto di vista sociale ed emotivo.

Certo, il sole, la libertà, un po’ di respiro dalla routine, non nego che apprezzo queste cose. Quello su cui voglio soffremarmi è la mia condizione in questo periodo dell’anno e come essa influisce sul mio apprezzare la vita.

Si parla a volte di “depressione stagionale”. Per quanto questa espressione sia vicina al mio caso, a differenza della maggior parte delle persone che ne soffrono, io ho un motivo ben preciso per provarla, di continuo, giorno e notte, fissa, logorante e difficile da mandare via.

Dico stagionale e dico estate perchè, in poche parole, questi tre mesi sono il periodo in cui, in assoluto, io mi ritrovo più solo, se non forse anche Natale, ma non è esattamente periodo per parlarne.

La mia vita, come avró modo di raccontare meglio in altre occasioni, si è basata finora perlopiù sulla scuola, non tanto perchè sono un tipo ansioso per il rendimento, ma piuttosto perchè le mie uniche conoscenze di coetanei e gli unici ragazzi con cui abbia rapporti sono, appunto, i miei compagni di classe.

È difficile ammettere che, in effetti, questo rapporto si sia limitato a favori che davo e non ricevevo, aiuti che offrivo e poi nessuno avrebbe ricambiato, presenza che assicuravo ma che poi, nel bisogno, non mi veniva restituita. Io, ingenuo, ho sempre continuato ad essere il classico buon samaritano di quei 26 ingrati che, e chi mi conosce lo sa, mi hanno fatto e detto cose orribili di cui peró questo non è il momento per raccontare.

Basti sapere che io, dopo quattro anni di scuola con questa gente, ancora non ho un’estate in cui a qualcuno venga in mente di chiedere come sto, se ho bisogno di compagnia. Che ci crediate o no, le proposte di uscite insieme, pizze, passeggiate, feste, giornate al mare da parte mia, le ho sempre fatte, ma saprete già che tipo di rifiuto mi veniva rifilato ogni volta.

Inutile credere nella propria autostima quando con questi precedenti, e con tante altre situazioni collaterali, ogni volta che finisce la scuola sapró di passare i tre mesi di solitudine più dolorosi dell’anno. A fare altre attività estive ci ho provato, ed anzi ho avuto successo alcune volte, ma la ferita aperta e riaperta, ricalcata ogni anno, quella è arrivata a compromettermi.

Non perdonatemi se io, da signor nessuno quale sono, dica che disprezza quella gente, le loro azioni e la loro ipocrisia verso di me. E non mi pento di dire a chiunque abbia intenzione di leggere questo affare che non è una mia responsabilità se mi è capitato tutto questo.

Anche se non sono riuscito a farmi rispettare (colpa mia), anche se non sono riuscito a stringere amicizia (colpa mia), ed anche se non sono riuscito a convincere nessuno a condividere anche una piccola parte dell’estate con me (colpa mia), io mi rifiuto di ammettere che sia una mia responsabilità se tra 26 persone nemmeno una ha la coscienza morale di domandare “come stai?”, una piccola frase di cui forse in pochi capiranno la vera potenza, ed è una frase che io, che soffro di depressione di mio, rivolgo spesso a molti dei miei compagni, ma che nessuno ha mai speso per me, che ne ho avuto sempre bisogno.

Chiamatemi lagnone, chiamatemi vittimista, io ho detto quello che dovevo dire e l’ho fatto in un posto dove sfogarsi, anche così, è il pane quotidiano degli utenti. 

Mer

19

Giu

2019

Non provo

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Non tutte le cose da raccontare devono seguire un filo rosso. Molte circostanze avvengono solo per un maledetto gioco del caso, anche se sembra che a volte sia tutto fin troppo assurdo per essere casuale.

I primi di giugno: mia sorella ed io ci mettiamo al lavoro per questa stagione estiva come animatori, lei capo, sesta esperienza, io in ruolo, seconda esperienza. Parliamo con il nostro capo agenzia che ci affida un villaggio, a detta sua, acquisito. Organizzo la programmazione, gli incontri di formazione, i ruoli.. e veniamo a sapere che in realtà quest’occasione era stata persa e non avevamo impiego praticamente.

Mentre mia sorella parlava direttamente con il capo, mi mise in contatto con un’altra agenzia che, nonostante la mia giovane età, pareva molto ben disposta a tenermi. Questo altro capo mi aveva chiesto molte cose, entusiasta, voleva sapere della mia scorsa stagione, le mie qualifiche, e mi aveva già inserito nel nuovo gruppo dei suoi ragazzi. 

Nel frattempo anche mia sorella ci ha rinunciato alla vecchia proposta e stava parlando con il nuovo capo agenzia per poter entrare in ruolo, anche in un villaggio diverso dal mio: io e lei eravamo in contatto con la nuova agenzia come persone distinte ed indipendenti.

Alla fine lei è stata designata come capo nel villaggio in cui io ero stato inserito. Tutto abbastanza normale, siccome so come vanno queste cose a volte. Ero pronto alla partenza nel giro di qualche settimana e ad un colloquio da lí a qualche giorno, ma il datore mi diceva che praticamente ero ingaggiato.

Quando mia sorella decide di controllare il suo contratto, non essendo soddisfatta, decide garbatamente di tirarsi indietro. Anche qui nulla di anomalo, anzi meglio per me, pensavo. A me dopotutto il contratto non interessa nemmeno, quanto più l’esperienza in sè.

Una di quelle sere esco con lei. Viene telefonata dal nuovo capo agenzia. Le dice che se lei non c’è, non se la sente di avermi a lavorare, lui dice, per la mia età.

Qui comincia il mio flusso di coscienza:

Ero pronto a partire, senza che mi importasse del contratto, anche da solo, ed ero tirato da tutta questa voglia di conoscermi del capo agenzia, quando vengo a scoprire che praticamente lui mi accosta a mia sorella.

Da un punto di vista personale mi sento preso in giro, siccome mi aveva ingaggiato per primo senza di lei, e io con lei non c’entravo niente, ma nonostante questo mi ha usato come ricatto per mia sorella affinchè pertisse anche con un contratto irregolare.

Ma da un punto di vista umano.. da un punto di vista umano mi sento ridotto a poco più che un numero, una convenienza, una transizione.

Non solo quest’uomo mi aveva illuso che sarei partito al 100%, ma mi ha reso anche disposto a lasciare la vecchia agenzia per la nuova, la vecchia un po’ problematica, ma almeno fidata da molto tempo e per la quale, salvo l’inconveniente che ho raccontato, avrei lavorato quest’estate.

E quando mi sono visto chiudermi la prima porta per un problema di terzi non ci sono stato benissimo..

Ma quando la seconda porta si è chiusa per un problema che mi viene additato a convenienza, che prima non esiste e poi mi compromette i piani, beh quando è successo questo..

Non ho provato, e non provo, niente.

Sarà perchè le delusioni affettive della mia vita sono state tante, perchè tutti i miei amici sono fuggiti da me, alcuni mi hanno abbandonato dall’oggi al domani rivelandomi tutta la loro falsità e tutta la mia ingenuità, sarà forse perchè sono abituato alle brutte sorprese della vita, cosí abituato che non sono più sorprese, ma giuro che non ho provato niente, non tristezza, solo un grande senso di vuota rassegnazione, e ho continuato la serata con mia sorella come se nulla fosse, come se quella telefonata non avesse compromesso tutti i miei piani, i miei sogni e le mie aspettative per quest’estate.

Aspettative. Già, meglio non averne. Ma infondo sapevo che qualcosa sarebbe andato storto fino alla fine, come se le cose si allineassero giusto per non farmi godere la vita, e l’ennesima delusione spunta dal meno atteso, ma più ovvio, degli angoli.

Per finire, anche se ci tengo solo a sfogarmi senza troppo ritegno, anticipo qualche idea: lo so che dipende solo da me dare una svolta, lo so che se penso che le brutte cose accadranno poi accadono davvero, lo so che arrendermi a quest’età è assurdo..

Voglio solo nuotare in quella che, in mancanza di un termine migliore, si chiama “sfiga” a tutti gli effetti.

Se cambierà qualcosa di quest’estata dipenderà da me, dalla fortuna e dalla sfortuna, ma adesso, dopo un lungo brutto periodo, diversi incidenti di percorso e delusioni più o meno inattese, ho solo una grande voglia di casa.

Mi pento di essermi riempito di aspettative, anche se spero che sognare sia ancora lecito, e nel mio pentirmi mi lascio trascinare dalla corrente delle circostanze, solo un’altra volta.. 

Mer

20

Mar

2019

Abbandono

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Premetto che si tratta di uno sfogo in piena regola, un papiro in cui compiango me stesso e la mia situazione. Non cerco approvazione, compassione e magari nemmeno ascolto. Lo scopo per cui butteró giù un po’ di righe così amare è potermi liberare da un peso psicologico che, purtroppo, nessuno puó aiutarmi a lenire. Non avendo amici, essendo escluso dalla normale vita che un 17enne cone me dovrebbe avere, non posso scaricare tutta la tensione di un avvenimento della mia vita se non qui, almeno. Quindi io condivido con voi questa parte di me senza pretendere nulla, solo rispetto per un essere umano che soffre.

 

Mi è sempre stato difficile fare amicizia da piccolo. Era come se tutti mi odiassero in silenzio, per chissà quale ragione. Tutto mi fu più chiaro con il bullismo delle medie. Insomma, sono sempre stato il tipico ragazzo a cui tutti chiedevano favori ma che allo stesso tempo tutti evitavano, criticavano ed emarginavano.

Mi sembró incredibile che dopo 16 anni ai margini, dopo essermi aperto con un mio compagno di classe rigurado la mia depressione, finalmente avessi avuto un amico. Non gli nascondevo nulla di me, non potevo mentirgli del resto. Lo amavo autenticamente, lo ringraziavo ogni volta che potevo di essermi stato accanto quando nessuno sarebbe stato disposto, condividevo i suoi interessi, mi sentivo finalmente più vivo e felice. Sapevo di avere una spalla su cui piangere, un corpo da abbracciare, un amico, vero, finalmente. Lui lo era per me e io lo ero per lui.

Ma la narrazione è all’imperfetto, no? Purtroppo dopo 6 mesi mi disse per messaggio che si era stufato di me, che era mio amico solo perchè gli avevo fatto pena, e che era già da tempo che aveva intenzione di non essere più mio amico. Sembra un fatto banale, ma mi crolló il mondo addosso. Mi sentivo come un senzatetto a cui avevano appena dato un assegno di €100000 e subito dopo glielo avevano tolto dalle mani per sempre.

È inevitabile che nella mente di chi sta leggendo questo possa balenare l’idea che io sia stato un po’ troppo appiccicoso, pressante, invadente forse, ma mai, mai ingrato. Del resto era la mia prima e unica amicizia, o per lo meno pensavo che fosse autentica. Non avrei mai potuto compromettere di mia iniziativa l’unica cosa che mi aveva finalmente reso felice e l’unica persona al mondo a cui tenessi veramente. Tra amici c’è dialogo, confronto, e se da un lato io non avevo problemi a fare osservazionioni sul nostro rapporto, lui ha sempre finto che andasse tutto bene. Di conseguenza mi viene da pensare che fosse tutto un atteggiamento di facciata, mentre nel profondo per me non provava niente.

Dopo un anno, continuo a soffrire per questa cosa. La mia depressione si è aggravata spaventosamente, diventando una bestia indomabile, ma questa è una cosa che racconteró in seguito. Basti sapere che da allora la mia testa è sferzata da pensieri di nostalgia, rimorso e rimpianto, il mio petto mi da una costante sensazione di vuoto. Ogni volta che lo guardo in classe, il mio cuore fa un salto, ma lui mi ha negato la parola, e purtroppo anche io non riesco a controllare una nota di rabbia nelle mie parole verso di lui, quando rarissimamente gli parlo per necessità scolastiche.

Ho pensato infinite volte a come sarebbe potuto andare, a dove avrei potuto fare meglio, a dove io ho fatto un errore di cui non mi ero resoconto: la mia conclusione era una, ovvero che non c’era motivo di abbandonarmi in un modo simile. Non lo dico per presunzione, davvero, ci ho pensato per mesi e moltissime volte mi sono accusato e punito per aver fatto errori che, riflettendoci, non avevo mai commesso, ma che lui aveva impiantato nella mia me te, sfruttando la fiducia che nutrivo verso di lui.

Ho passato ore delle mie giornate a scorrere le vecchie chat, a pensare come e perchè, a piangere sul ricordo di quel breve ma bellissimo periodo di amicizia, ad immaginarmi un finale diverso. La mia testa ribolle ogni giorno per questi pensieri. Fa male alzarsi dal letto, fa male mangiare, fa male respirare. 

Posso essere preso come il re dei vittimismi per questo racconto. Io conosco la mia verità, i sorrisi che sono diventati indifferenti, l’affetto che è diventato allontanamento, le belle parole che sono diventate una cacciata dal luogo di felicità che mi ero tanto faticosamente costruito, la sincerità diventata menzogna, un amico diventato, improvvisamente un estraneo. E chissà, se a volte, lui mi pensa quanto lo penso io.

Il dubbio della mia coscienza è sempre stato se perdonare, dimenticare o tentare di ricostruire insieme. Tutto è bloccato da un silenzio disarmante. L’unica volta che presi il coraggio per cercare un contatto fui malamente ricacciato, quindi non riuscii più a farci nulla da allora, se non pensarci in modo maniacale.

Non augurerei a nessuno di trovare un simile tesoro dopo una vita di solitudine, per poi scoprire che era solo una montatura. Non augurerei a nessuno una simile frustrazione. E se pensate che io mi stia solo lagnando di una persona che ha esercitato solo la propria libertà di scegliere le proprie amicizie, vi faccio appello per la fiducia, costruita in sei mesi, e poi demolita in un giorno. Non è una questione di perdite che non si possono recuperare, ma di ferite che non si possono risanare, e questo evento mi accompagnerà in questo modo per tutta la vita. 

 

 

 

 

 

 

 

Mar

19

Mar

2019

Bestemmio come voglio

Sfogo di Avatar di Peccato OriginalePeccato Originale | Categoria: Ira

La gente mi rimprovera costantemente il fatto che nei momenti di rabbia urlo bestemmie contro madonna, santi e trinità, perchè si aspetta che un ateo come me non possa, per coerenza, insultare una cosa contro la cui presunta esistenza si batte come mi batto io. Questa è la stessa gente che dice “se dici di non credere in dio, automaticamente ammetti che esiste”, ma questo è un disocorso a parte. Fermo restando che ognuno è libero di pensare come vuole, io penso di avere il diritto di tirare giù paradiso e pirgatorio quando mi sale il sangue al cervello dalla rabbia. Non significa che di punto in bianco sono diventato credente, ma che il contesto in cui sono nato, vissuto e cresciuto mi ha offerto ottimi spunti per incolorire le mie bestemmie. Non credo che faccia una piega.

Tags: bestemmie

Sab

16

Mar

2019

L’erba del vicino

Sfogo di Avatar di Peccato OriginalePeccato Originale | Categoria: Invidia

Provo sempre molta invidia verso la maggior parte dei miei coetanei. Vedo la loro vita molto più bella, facile e soddisfacente della mia. Vedo le loro giornate scorrermi davanti come un film a cui non posso partecipare e del quale non potró mai essere protagonista.

Vengo qui a confessarmi e pentirmi perchè sono consapevole che la vita del prossimo non è quadi mai come sembra, che tutti hanno dei problemi eccetera eccetera. A dir la verità, peró, parlandoci sinceramente, esiste la vita più o meno facile delle altre o più o meno difficile delle altre. È inutile fare di tutta l’erba un fascio: le persone la cui vita è oggettivamente triste rispetto alle altre esistono.

Con questo non voglio criticare il mondo intero, voglio soltanto ammettere che io ho sempre invidiato quelle persone che sembrano sempre desiderate, richieste e amate. Anche se le apparenze possono ingannare, non credo che si possa sbagliare completamente un’impressione su qualcuno. Sono una persona che osserva molto, tutti i piccoli dettagli: persino le volte che qualcuno è chiamato per conversare, per fare battute, per fare selfie, per andare a fare una pizza, una birra, una camminata.

Da parte mia, la vita non è mai stata oggettivamente facile o buona con me. Sono sempre stato gettato nella solitudine, abbandonato dalle persone di cui speravo di potermi fidare, ignorato da tutti loro per ogni mia richiesta d’aiuto, tanto è vero che non ho amoci a tal punto che “loro” sono solo il mio gruppo classe, al di fuori del quale non ho alcun contatto umano ulteriore, e già all’interno ne ho scarsissimo.

Mi pento di essere così superficiale nel guardare le vite altrui, ma purtroppo desiderare di essere al posto di qualcun altro è diventata una costante nella mia vita solitaria ed infelice. Spero solo che un giorno io possa essere grato di essere me stesso e non qualcun altro, ma è un giorno che io vedo lontanissimo e ció non fa che abbattere le mie speranze.

Gio

14

Mar

2019

Catene sociali

Sfogo di Avatar di Peccato OriginalePeccato Originale | Categoria: Accidia

Oggi il gruppo della mia classe è stato intento tutto il pomeriggio a discutere in chat sulla “proposta” di fare sciopero domani.

Metto le virgolette perchè in realtà la maggioranza (23 persone su 27) ha praticamente costretto la minoranza a rinunciare ad entrare, cosicchè sarebbe stata un’assenza di classe netta e nessun professire avrebbe potuto darci compiti per ripicca tramite i pochi entrati.

Parlo senza peli sulla lingua: a me scioperare fa anche bene, per il semplice fatto che penso, ogni tanto, di meritarmi un giorno di “festa”, anche perchè il liceo classicoè davvero molto pesante e stressante per come lo vivo io e, a quanto pare, tutti i miei compagni. Tuttavia ammetto di avere un forte buon senso e forse fin troppi scrupoli, quindi, siccome quest’anno uno sciopero l’ho già fatto, pensavo innocentemente di entrare.

Come prevedibile mi sono saltati tutti addosso, senza nemmeno darmi il tempo di argomentare. Mi hanno sputato le peggiori sentenze e frecciatine, pur di farmi desistere. La mia colpa è stata dare loro ascolto, ho accettato la loro pretesa e ho scelto di non entrare domani.

Magari questo è un episodio niente di che, ma volevo prenderlo come riferimento per riflettere sulla mia condizione in quella classe. La mia condiIone (di cui vi assicuro che parleró un giorno) non è semplice. Non ho amici, e quelle persone sono le uniche con cui ho contatti, solo la mattina per giunta. Sono stato vittima della mia fragilità, della paura di fare brutta figura con loro, e per questa causa ho immolato la mia identità.

Non parlo di oggi, ma è una cosa quotidiana, che va dal dare compiti a chiunque li chieda, a soprassedere a fatterelli non proprio onesti, a far finta di nulla quando mi bullizzano più intensamente. Il fatto di essere stato messo con le spalle al muro da questa situazione mi ha reso schiavo del loro buono e cattivo tempo.

Questo è il mio peccato: più che l’accidia, è l’ignavia, ossia l’incapacitá di prendere in mano la mia vita, le decisioni, le scelte, le azioni, ed evitare di farmi inibire nei desideri, nelle passioni e nelle intenzioni da queste persone. Di ció mi pento, perchè so che è una debolezza che si ripercuoterà su di me per il resto della vita e me ne vergogno per me stesso, ma dall’altra parte non ho la forza di reagire, di essere indipendente e di fregarmene delle altrui opinioni.

Credetemi, questa contraddittorietà mi fa stare più male di quel che sembra. 

Mer

13

Mar

2019

La solitudine del realista

Sfogo di Avatar di Peccato OriginalePeccato Originale | Categoria: Superbia

Mi ritengo più maturo degli altri ragazzi della mia età. Io penso che, più che una semplice opinione personale, questo sia un dato di fatto. Almeno i coetanei che conosco io, che sono solo i miei compagni di classe, si appassionano a cose come il calcio, uomini e donne, il collegio, fanno sempre battute scomode su argomenti seri, si rifiutano di argomentare quando sanno di non avere ragione, non accettano la realtà dei fatti manco avessero 5 anni e si lamentano della loro condizione che, per quanto possa saperne io, è di fortuna e amore ricevuto senza limiti.

Io, purtroppo, non sono un ragazzo così solare, divertente e “adolescente”. Per quello che mi è capitato in 17 anni e mezzo di vita posso peró dire che ho sviluppato una mente molto più realista, onesta e sincera rispetto agli altri, una cosa che spesso mi porta ad odiare la vita, ma almeno è una considerazione autentica, senza artifici o menzogne. Penso di essere superiore non riguardo l’intelligenza “scolastica”, o la fortuna nei rapporti umani, o altre qualità relative in cui chiunque con un po’ di culo puó eccellere; io mi vedo superiore riguardo la consapevolezza di me stesso, del mio ruolo nel mondo e della mia condizione di giovane ragazzo, cosa che gentaglia come loro, che o vuole crescere troppo in fretta o restare bambino per sempre, non potrà mai sperare di avere. 

Mar

12

Mar

2019

Che bello il mio gruppo-classe

Sfogo di Avatar di Peccato OriginalePeccato Originale | Categoria: Altro

Oggi é stata una giornata tutt’altro che facile. Due interrogazioni, una frenetica spiegazione pre-compito e un’ora che lo passata a fare il postino per una docente incapace, mentre veniva spiegato un argomento molto importante. Durante tutto il tempo il mio compagno di banco (che se avete letto il mio svogo di qualche giorno fa conoscete bene) non ha mai smesso di lagnarsi, di fare mosse, versi, di assillarmi di domande idiote e senza senso fino all’esasperazione.

Alla fine, lo ammetto, è colpa mia, gli ho risposto male: “OOOOH ma che tieni?! Stai bene?!” Al che tutti si girano verso di me fulminandomi con lo sguardo e dicendo cose tipo: “mi sa che sei tu quello che non sta bene, sto coglione, vedi di calmarti, forse un pugno nei denti ti insegnerà l’esucazione, sto maleducato, bullo, vergognati a trattare così la gente, stronzo” giusto per dirne alcune.

Ora, punto primo: in questa classe sono sempre stato guardato dall’alto in basso, trattato con sufficienza e senza il minimo rispetto che una persona divrebbe avere, specie se non se la passa proprio bene emotivamente, come me. Punto secondo, e qua la cosa mi fa bollire il sangue, io mi pento di aver risposto male al mio compagno di banco, ma le persone che mi hanno gridato dietro dopo che l’ho fatto sono le stesse che prendono in giro anche lui. Cioè, dove sta la coerenza? Prima trattano malissimo sia lui che me, poi, pur di screditarmi, trattano bene lui e insultano me.

È ipocrisia allo stato puro, una vergogna in tutti i sensi, l’apice della falsità, della cattiveria, del bullismo subdolo che mi sta consumando da sette anni ormai, dalla prima media fino ad oggi, e la fanno tutti franca.

Tutti sono bravi a fingersi paladini del rispetto e dell’uguaglianza, ma la verità è che io vengo preso di mira sempre, qualsiasi cosa io faccia, nel bene e nel male, c’è qualcosa per cui criticarmi. Io sono il mezzo con cui tutta quella gente vuole sentirsi giusta e corretta, perchè vengo visto come il male da combattere, mentre la loro falsità viene nascosta sotto il tappeto.

Pecco di egocentrismo scrivendo tutto cio? Forse, ma voglio far riflettere tutti riquardo a quanto è successo oggi e a come la realtà possa essere capovolta, manipolata e rovesciata in ogni situazione da questi individui, solo per potersi sentire migliori di quei falsi ipocriti che sono. 

Lun

11

Mar

2019

La vie est studio

Sfogo di Avatar di Peccato OriginalePeccato Originale | Categoria: Accidia

Anche se allo studio ci tengo tantissimo, confesso che in questo periodo, più o meno da un mesetto, non riesco più a seguire la tanella di marcia.

la mia volontà di studiare è praticamente inesistente, per non parlare della concentrazione in classe. Vorrei che fosse colpa mia, ma non è così. Io vorrei davvero ricominciare a brillare ma davvero non ho la forza nemmeno di alzarmi da letto per andare a scuola a volte.

Questo certamente mi fa sentire in colpa verso le mie aspirazioni che, facendo un liceo classico, sicuramente non possono essere conciliabili con una simile svogliatezza di fare compiti, esercizi ed interrogazioni. 

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